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I tre paradossi della sovranità digitale



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Livello di autonomia, compliance e ostacolo all’innovazione sono i temi su cui ruota il dibattito. In realtà non esiste un modello unico. La sovranità varia a seconda dei processi, dei workload e dell’approccio al rischio. L’analisi di Capgemini

Pubblicato il 4 feb 2026



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Il tema della sovranità digitale non appartiene più a un dibattito teorico confinato alle politiche pubbliche: come osserva Nicolas Gaudillere, VP Agentic AI for Enterprise Transformation e CTO Invent France presso Capgemini, sta diventando un elemento strutturale delle strategie aziendali.

Nel suo intervento ad un convegno online di Capgemini incentrato sulle 5 principali tendenze tecnologiche da tener d’occhio nel 2026, Gaudillere descrive una trasformazione che coinvolge l’intera filiera digitale e ridisegna il modo in cui imprese e istituzioni affrontano la dipendenza da tecnologie critiche.

La sovranità tecnologica, spiega, «si è spostata da una conversazione da back office a un tema strategico da board» e per questo nel 2026 acquisirà un peso ancora maggiore nelle decisioni operative e negli investimenti di lungo periodo.

Perché la sovranità digitale è diventata una priorità strategica

La discussione intorno alla sovranità digitale nasce dall’esigenza crescente di controllare i segmenti più sensibili della catena digitale, spesso esposti a rischi geopolitici, dipendenze infrastrutturali o vulnerabilità dei fornitori. Gaudillere spiega che oggi tutti cercano di ottenere un livello maggiore di controllo su ciò che è essenziale per il proprio funzionamento: dati, AI, cloud, software, sicurezza informatica, hardware, connettività ed energia. La lista riflette la consapevolezza che ogni strato della tecnologia moderna contribuisce alla continuità operativa.

Il tema non riguarda solo le nazioni ma anche le imprese, che hanno iniziato a considerare la sovranità «un imperativo strategico per resilienza e fiducia» e non un semplice tema regolatorio. La continuità del business, sottolinea Gaudillere, è il punto di partenza: garantire che l’azienda possa funzionare anche in caso di shock esterni richiede visibilità e controllo su ogni livello della filiera tecnologica. In questa prospettiva, la sovranità digitale si configura come una delle principali leve per prevenire interruzioni operative e mitigare l’impatto di crisi geopolitiche o market disruption.

La catena digitale come spazio critico: dai dati all’energia

L’intervento chiarisce che la sovranità non riguarda un singolo dominio, ma l’intera catena del valore digitale. I dati e l’AI sono i primi elementi citati da Gaudillere, perché rappresentano i beni più sensibili e determinanti per il vantaggio competitivo. Tuttavia, l’attenzione si estende anche al cloud, definito «ovviamente» cruciale, e al software, dove «risiede la logica che governa il business».

La cybersecurity incide sulla capacità di proteggere l’integrità dei sistemi; l’hardware e la connettività determinano l’accesso fisico e logico alle infrastrutture; e perfino l’energia diventa un fattore strategico, poiché «la potenza conta ora» e aziende e istituzioni stanno iniziando a considerare la disponibilità di energia come parte integrante della propria autonomia digitale.

Questa visione allargata evidenzia come il concetto di sovranità digitale si stia ampliando per comprendere tutte le componenti che influenzano l’affidabilità della catena tecnologica.

I tre paradossi della sovranità digitale secondo Gaudillere

L’analisi di Gaudillere si articola attorno a tre paradossi che stanno ridefinendo la discussione sulla sovranità digitale.

Il primo riguarda il concetto stesso di autonomia: «non è più definita dall’isolamento», perché l’autonomia totale «non esiste ed è probabilmente irrealistica». Il nuovo paradigma è l’interdipendenza controllata, cioè la capacità di gestire in modo selettivo le dipendenze critiche senza rinunciare alla flessibilità globale.

Il secondo paradosso riguarda la percezione che la sovranità sia soprattutto un requisito di compliance. Gaudillere ribadisce che si tratta invece di una leva strategica, orientata alla resilienza: riguarda la protezione dalle interruzioni operative e dalle conseguenze di tensioni internazionali, non semplicemente l’aderenza a un quadro normativo.

Il terzo paradosso emerge dall’idea che la sovranità possa rappresentare un ostacolo all’innovazione. Al contrario, Gaudillere osserva che il mercato sta reagendo con una crescente varietà di soluzioni: versioni “sovrane” di piattaforme esistenti, software sviluppati su base regionale, modelli AI locali, ecosistemi open, nuovi chipset progettati per rispondere a esigenze nazionali o settoriali. «È un panorama complesso e in evoluzione rapidissima», afferma, ma anche uno spazio fertile per nuove opportunità.

Tra corsa cieca e paralisi: due reazioni sbagliate al tema della sovranità

Una parte significativa dell’intervento è dedicata al modo in cui le organizzazioni stanno reagendo alla pressione legata alla sovranità digitale. Secondo Gaudillere, si osservano due comportamenti opposti ma ugualmente problematici. Da un lato, alcune aziende «corrono molto velocemente, alla cieca», adottando soluzioni tattiche e frammentate, senza una strategia coerente. Dall’altro, alcune restano bloccate: «paralizzate dalla complessità» del tema.

In entrambi i casi manca un principio guida. La proposta di Gaudillere è di ribaltare l’approccio: partire non dal che cosa acquistare o implementare, ma dal perché. Il punto centrale è comprendere quali rischi si vogliono mitigare e quali obiettivi di resilienza si desidera raggiungere. Solo in seguito è possibile costruire un framework di sovranità coerente con le priorità dell’organizzazione.

Perché la sovranità digitale non è un modello unico

Una delle parti più rilevanti dell’intervento riguarda la spiegazione del carattere modulare della sovranità digitale. Gaudillere sottolinea che non si tratta di un framework monolitico: «è componibile, modulare, non è un approccio valido per tutti». La sovranità varia a seconda dei processi, dei workload e dei livelli di rischio.

Le organizzazioni possono quindi costruire il proprio sistema selezionando i domini più critici. Gaudillere distingue quattro livelli principali su cui è possibile intervenire: i dati, i sistemi di AI e data processing, le tecnologie operative e l’ambito giurisdizionale. I controlli applicabili sono molteplici: data localization, gestione degli accessi, regole sull’operatività e sul supporto, requisiti regolatori.

L’idea di una sovranità modulare permette di affrontare l’eterogeneità dei contesti, evitando sia l’eccesso di isolamento sia la dipendenza totale dai fornitori globali. Significa poter definire controlli diversi per ambiti diversi, combinandoli per raggiungere un equilibrio sostenibile tra autonomia, efficienza e sicurezza.

La strategia necessaria secondo l’analisi di Capgemini

Le riflessioni di Gaudillere confermano che la sovranità digitale è diventata un elemento trasversale che tocca ogni fase della progettazione tecnologica. Nel 2026, il suo impatto sarà visibile nella capacità delle organizzazioni di «costruire fiducia, garantire resilienza e raggiungere il giusto livello di autonomia strategica» per ciascun dominio tecnologico.

La visione proposta non presenta la sovranità come un obiettivo assoluto, ma come un equilibrio dinamico. Gaudillere insiste sull’importanza di governare le interdipendenze piuttosto che eliminarle, perché la frammentazione e la dipendenza totale rappresentano entrambe rischi significativi. La possibilità di progettare una sovranità “a strati”, calibrata sulla natura dei processi e dei dati coinvolti, definisce un nuovo paradigma operativo.

Il confronto con il 2025 mette in luce un’accelerazione: se negli anni precedenti l’attenzione era prevalente sul rispetto normativo o sulla riduzione del rischio cyber, oggi la prospettiva si amplia al tema dell’autonomia decisionale e dell’affidabilità della supply chain tecnologica. Ciò spiega perché nei boardroom la discussione non riguarda più solo chi fornisce la tecnologia, ma quale livello di controllo è necessario per proteggere il business.

La sovranità digitale appare dunque come una costruzione progressiva, fatta di scelte, equilibri e controlli mirati. Le imprese sono chiamate a decidere quali dipendenze accettare, quali mitigare e quali eliminare, senza cadere nella tentazione di risposte uniformi o modelli universali. Il ragionamento di Gaudillere invita a spostare l’attenzione dall’idea di autonomia assoluta a una governance consapevole delle interdipendenze, condizione essenziale per garantire continuità e autonomia operativa in un contesto globale sempre più complesso.

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