L’avanzamento rapido del quantum computing sta trasformando le priorità politiche e industriali di Europa, Stati Uniti e Italia. Le dichiarazioni rilasciate nel corso del convegno Quantum Shift: the future starts now organizzato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano delineano una fase di passaggio in cui istituzioni e imprese iniziano a strutturare investimenti, governance e politiche industriali per un ecosistema destinato, nelle parole dei relatori, a «non essere più una frontiera remota, ma un futuro concreto». Da questa prospettiva emerge un quadro internazionale complesso, segnato da nuove strategie, finanziamenti record, iniziative europee e uno scenario italiano in movimenti profondi.
Indice degli argomenti
Un anno di accelerazioni globali nel quantum computing
Secondo l’analisi di Marina Natalucci, Direttrice dell’Osservatorio Quantum Computing & Communication, il 2025 può essere definito un anno di “shift”, un passaggio tra la sperimentazione e l’adozione strategica delle tecnologie quantistiche. Natalucci osserva che negli ultimi cinque anni si è registrato «un interesse mai visto prima», sia da parte delle istituzioni sia con riferimento alla crescita dei finanziamenti privati, con segnali chiari provenienti da più fronti.
Il ruolo della geopolitica e delle tecnologie dual-use
Le tecnologie quantistiche – e il quantum computing in particolare – entrano nella lista europea delle dual-use technologies, come riferito da Natalucci. L’Unione Europea ha deciso di includerle nella categoria di tecnologie critiche da presidiare sia sul fronte civile sia su quello militare, con implicazioni sulla sicurezza, sull’export e sulle collaborazioni internazionali.
Natalucci sottolinea come questo cambiamento rifletta un legame storico tra investimenti in difesa e avanzamenti tecnologici: «pensiamo a Internet, pensiamo ai computer classici». In un quadro globale segnato da tensioni geopolitiche, il quantum computing viene quindi considerato una tecnologia da presidiare con attenzione crescente.
Gli Stati Uniti spingono sugli investimenti strategici
Il 2025 vede anche l’annuncio di nuove iniziative negli Stati Uniti. Natalucci cita il caso di JP Morgan, che destina «1,5 trilioni di dollari in un piano di investimenti per i prossimi dieci anni», finalizzato a energie, difesa e tecnologie emergenti, fra cui il quantum computing. Un dato che mostra il peso del quantum nella strategia economica e tecnologica statunitense.
Allo stesso tempo, aziende come Xanadu annunciano l’intenzione di quotarsi in borsa, affiancandosi a realtà come IonQ e Quantum Computing Inc. Una dinamica che conferma il processo di maturazione di un mercato fino a pochi anni fa dominato solo da grandi laboratori e centri di ricerca.
L’Europa prova a coordinarsi: strategie comuni e Quantum Act
Nella stessa sessione, Oscar Diez, Deputy Head of Unit for Quantum Technologies della Commissione Europea, presenta le direttrici della strategia europea sulla tecnologia quantistica. Diez evidenzia la necessità di superare la «frammentazione storica» che ha caratterizzato gli investimenti nazionali, orientandoli verso una visione comune.
Le nuove infrastrutture quantistiche europee
L’Unione Europea sta costruendo una rete coordinata di risorse e investimenti, con obiettivi che includono:
- lo sviluppo di computer quantistici e simulatori integrati nei supercomputer europei;
- la creazione del Quantum Internet Pilot, iniziativa cruciale per sperimentare architetture di comunicazione quantistica;
- l’avvio della Quantum Skills Digital Academy, prevista per l’anno successivo, per colmare il gap di competenze.
Diez sottolinea inoltre la preparazione del Quantum Act, la futura norma quadro europea ispirata al Chips Act e all’AI Act. Il suo scopo non sarà regolatorio, ma orientato a «portare queste tecnologie al mercato» e a rafforzare l’intera catena del valore, dall’hardware ai capitali.
La roadmap per la Post Quantum Cryptography
Natalucci ricorda anche la pubblicazione della roadmap europea per la transizione alla Post Quantum Cryptography, con l’obiettivo di rendere gli Stati membri “quantum ready” entro il 2035, adeguando i sistemi crittografici alle potenziali capacità dei futuri computer quantistici.
Gli investimenti pubblici crescono: strategie nazionali e fondi dedicati
Uno dei segnali più concreti del momento riguarda l’aumento dei fondi pubblici. Natalucci ricorda che nel 2025 sono stati allocati 7 miliardi di dollari in iniziative governative dedicate e che, complessivamente, nell’orizzonte 2012–2035 i fondi pubblici annunciati superano 50 miliardi di dollari.
Parallelamente, si registrano 20 strategie nazionali operative nel mondo, con cinque nuove pubblicazioni nel 2025, inclusa quella italiana.
L’Italia tra eccellenze, nuove alleanze e nodi da sciogliere
L’intervento di Paolo Cremonesi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, offre un quadro dettagliato delle dinamiche italiane, tra opportunità e limiti strutturali.
Cremonesi evidenzia come l’Italia disponga di poli di ricerca diffusi e di eccellenza, con competenze riconosciute a livello internazionale nella quantum communication, nella fotonica e nella sperimentazione su hardware quantistico. Esistono esempi di computer quantistici prodotti da enti di ricerca italiani, così come installazioni acquistate da attori esteri.
Un ecosistema che cresce ma rimane fragile
Accanto ai punti di forza emergono però anche alcune criticità:
- debolezza del Venture Capital nazionale, non comparabile con quello di altre nazioni europee;
- assenza di produttori nazionali di hardware quantistico;
- rischio di creare «cattedrali nel deserto» se i fondi PNRR non avranno continuità.
Secondo Cremonesi, la strategia nazionale italiana prevede la creazione di un polo quantistico, un comitato permanente e una fondazione dedicata, con una proposta di finanziamento pari a 200 milioni di euro l’anno per cinque anni, finanziamento che però «non è ancora stato realizzato» al momento del convegno.
Le nuove iniziative italiane
Il 2025 è anche l’anno di due nuove iniziative: l’Alleanza Quantistica Italiana, nata a giugno, che vede tra i fondatori il Politecnico di Milano, e Q-Alliance, presentata a Cernobbio, che coinvolge IonQ e D-Wave con investimenti nel Paese.
Cremonesi descrive un sistema «in fibrillazione» e in rapida evoluzione, dove collaborazioni pubblico-private e ricerca spingono verso una maggiore coesione.


















