Il tema della maturità digitale in azienda non riguarda solo la disponibilità di infrastrutture e soluzioni tecnologiche, ma anche il modo in cui le imprese interpretano il valore della connettività nei propri processi industriali.
Nel suo intervento al Convegno dell’Osservatorio 5G & Connected Digital Industry del Politecnico di Milano, Gianpiero Carocci Silvagni, Manager of 5G & IoT Products di Fastweb + Vodafone, offre una lettura operativa dei quattro profili aziendali identificati dai ricercatori dell’Osservatorio, traducendola nel linguaggio della domanda che un provider incontra quotidianamente.
Le sue considerazioni riflettono esigenze, vincoli e aspettative delle imprese italiane, fornendo una prospettiva utile per comprendere come si evolve il rapporto tra business, tecnologia e reti avanzate.
Indice degli argomenti
Essential Utility: connettività come servizio di base
La prima dimensione riguarda le aziende che si collocano nel quadrante Essential Utility, caratterizzate da una maturità digitale ancora preliminare. Carocci Silvagni osserva che queste imprese chiedono principalmente «ambiente stabile e costi più bassi» e che per loro la connettività rimane «un costo da minimizzare e mantenere sotto controllo».
In altri termini, la connettività è considerata un servizio necessario, non strategico. Questo significa che gli investimenti vengono orientati verso la continuità operativa e la riduzione delle spese, mentre l’evoluzione verso applicazioni più avanzate è percepita come secondaria.
Carocci evidenzia anche che molte di queste aziende non esprimono esigenze tecniche articolate e si aspettano una gestione semplice, affidabile, senza necessità di personalizzazione. È una fotografia che conferma quanto rilevato dall’Osservatorio: gran parte delle imprese italiane assegna alla rete un ruolo funzionale, senza integrarne le potenzialità all’interno della strategia di business.
Performance Backbone: la rete come fondamento dell’operatività
Nel quadrante Performance Backbone, secondo Carocci Silvagni, la maturità digitale in azienda raggiunge un livello più elevato. Qui le imprese percepiscono la rete come parte integrante del funzionamento quotidiano dei processi, soprattutto nei contesti produttivi più regolati o dove continuità e affidabilità sono determinanti.
Carocci spiega che queste aziende «cercano sicurezza, continuità, affidabilità», mettendo al centro la qualità del servizio e la capacità di supportare applicazioni mission critical anche in modo non sperimentale. In questi casi, la connettività non è più un semplice costo, ma un elemento dell’infrastruttura aziendale che deve essere in grado di garantire prestazioni elevate e prevedibili.
Un altro elemento interessante riguarda la governance: le imprese di questa categoria iniziano a sviluppare competenze interne più solide e mostrano una maggiore apertura a soluzioni personalizzate. Tuttavia, rimangono concentrate sugli aspetti core del proprio business, senza ancora adottare un approccio sperimentale o di trasformazione dei processi.
Development Playground: il valore della velocità nelle fasi di sperimentazione
La maturità digitale assume una forma diversa nel profilo Development Playground, che secondo l’interpretazione di Carocci Silvagni rappresenta le aziende più interessate a sperimentare nuove tecnologie. La loro priorità non è la stabilità assoluta, ma la capacità di testare rapidamente soluzioni e casi d’uso, spesso in collaborazione con partner e fornitori.
Carocci evidenzia che in questi contesti «il fattore abilitante è la velocità», perché l’obiettivo è verificare in tempi brevi se un’innovazione può portare benefici concreti all’organizzazione. Questo comporta cicli di apprendimento più rapidi e un approccio iterativo, in cui POC, test sul campo e valutazioni tecniche diventano parte della routine.
Il Manager di Fastweb + Vodafone sottolinea che per queste imprese la connettività deve essere «agile, adattabile e pronta a ospitare applicazioni diverse», senza la rigidità tipica di contesti più tradizionali. È un terreno fertile per soluzioni che integrano cloud, edge computing e reti avanzate, spesso sviluppate in collaborazione con centri di ricerca e hub tecnologici.
Business Transformer: quando la connettività diventa leva strategica
Il gradino più avanzato della maturità digitale in azienda è rappresentato dal profilo Business Transformer, dove la connettività non è più un fattore abilitante ma un vero elemento strategico. Carocci Silvagni osserva che qui «si parla con tutte e tre le funzioni: IT, OT e business» e che l’approccio è fondato su co-progettazione, integrazione profonda e sviluppo congiunto di nuovi modelli di servizio .
La rete viene vista come un asset che abilita trasformazione dei processi, nuove modalità operative e in alcuni casi nuovi servizi o modelli di ricavo. Uno degli elementi distintivi, secondo il manager, è la capacità di collegare le esigenze tecniche a una visione strategica: la connettività non è un investimento isolato, ma fa parte di un percorso di revisione più ampio delle operations e del modo in cui l’azienda organizza la propria catena del valore.
Carocci porta un esempio concreto: il Porto di Ravenna, citato come caso emblematico di questo quadrante. Si tratta di un contesto in cui la connettività avanzata è stata integrata in modo profondamente coordinato con le esigenze logistiche e operative, dimostrando come una rete ben progettata possa trasformare processi complessi e abilitare nuove modalità di gestione e controllo.
Le sfide dei provider: interpretare bisogni diversi con linguaggi diversi
Il contributo di Carocci Silvagni offre anche uno sguardo sulle sfide che i provider devono affrontare. La maturità digitale in azienda non cresce in modo uniforme e i quattro profili richiedono linguaggi, tempistiche e modalità di collaborazione molto diversi.
L’intervento evidenzia una tensione costante tra due esigenze: da un lato fornire continuità e affidabilità alle aziende che prioritariamente cercano stabilità, dall’altro supportare sperimentazione e innovazione rapida per quelle che vogliono esplorare nuovi modelli operativi. Per questo, Carocci insiste sull’importanza di comprendere non solo il livello tecnologico, ma anche la cultura organizzativa dei clienti, la loro predisposizione al cambiamento e la capacità interna di governare applicazioni avanzate.
La varietà dei cluster descritti non è dunque solo un esercizio teorico: rappresenta la realtà con cui i provider devono confrontarsi ogni giorno, calibrando competenze, processi e modalità di ingaggio.













