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OSD: perché è meglio scegliere l’archiviazione ad oggetti

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Storage

OSD: perché è meglio scegliere l’archiviazione ad oggetti

11 Ago 2014

di redazione TechTarget da Digital4

L’Object Storage Device (OSD) è una soluzione che molti storage manager stanno valutando con attenzione per tutta una serie di caratteristiche che aiutano a gestire l’onda montante dei Big Data. In questo articolo, le cose da sapere e gli attori sul mercato

Per archiviare i dati e gestire l’accesso alle informazioni esistono criteri diversi.

Un sistema è quello di una modulazione composta da blocchi di dati dalle dimensioni predefinite. Un altro è una modulazione dei file gestiti all’interno di una struttura costituita a sua volta da file. Un altro ancora è una modulazione che prevede la costituzione di oggetti archiviati attraverso metadati che descrivono le informazioni.

I sistemi a blocchi e quelli NAS (Network-Attached Storage) sono tra i più popolari.

Gli Object Storage Device (ODS) non sono propriamente nuovi, ma stanno guodagnando campo grazie a una serie di plus importanti:

  • una scalabilità più consistente,
  • un’accessibilità più ampia,
  • un’immutabilità dei dati più duratura,
  • un’autoprotezione
  • una validazione dell’integrità più elevate.

L’aspetto più importante delle soluzioni di archiviazione ad oggetti non è tanto la tecnologia intrinseca o la realizzazione di particolari specifiche quanto, piuttosto, la capacità di risolvere problemi che (quando si tratta di aree caratterizzate da una forte crescita capacitiva) non vengono affrontati in modo efficace dall’archiviazione per blocchi o dai meccanismi di archiviazione per file.

Sia nel caso di cloud pubblici gestiti dai provider sia nel caso del private cloud gestito dai responsabili IT, attraverso un OSD è possibile gestire miliardi di oggetti nell’ordine dei petabyte o degli exabyte, governando senza problemi repository di grandi dimensioni e Big Data analytics.

Gli oggetti possono essere contenitori per vari tipi di informazione: ad esempio semplici file o altri dati creati dalle applicazioni e che vengono memorizzati attraverso metadati ma con una modalità di accesso diversa come, ad esempio, Amazon Web Services S3 o l’interfaccia Nube Data Management, utilizzando comandi quali GET e PUT.

Questi oggetti vengono memorizzati a blocchi sui vari dispositivi di archiviazione (di solito i dischi). Un oggetto ID riconosce in maniera univoca l’oggetto e le applicazioni che richiedono l’accesso riconoscendo così quali siano gli oggetti, rispetto agli altri sistemi di storage basati su file o un accesso diretto per blocchi di dati per volumi.


I dati continuano a crescere

Oggi la crescita esponenziale dei dati è ascrivibile a diversi fattori più o meno concomitanti. Alla base c’è una crescita dei servizi e di conseguenza dei flussi di informazioni legati ai nuovi processi. Nuove applicazioni multimediali richiedono grande capacità di memorizzazione e poi ci sono altre fonti da cui si generano nuove informazioni: i sensori utilizzati in maniera sempre più massiva, il traffico dei social media e altre fonti non tradizionali esterne di dati a supporto delle nuove applicazioni di analisi. Il punto è che a fronte di questa lievitazione dei dati, i responsabili dei sistemi informativi non sono favorevoli a procedere con la cancellazione anche nel caso le informazioni non vengano utilizzate con frequenza. L’opzione più gettonata e mantenere questi dati in archivio per un periodo più lungo.


I vantaggi dell’OSD
L’OSD è una tecnologia di storage che affronta alcuni dei principali problemi legati alla memorizzazione e alla gestione delle informazioni, in particolare sul fronte dei dati non strutturati, offrendo diversi vantaggi.

  • Scalabilità: l’OSD soddisfa le richieste legate al maggiore afflusso di informazioni, progettando l’archiviazione di miliardi di oggetti – in misura superiore a quanto non possano fare i file system tradizionali perché non usa un sistema gerarchico ed ogni oggetto riveste lo stesso livello. Il tutto garantendo semplicità e prestazioni efficienti.
  • Durata: i sistemi OSD oltre a una maggior disponibilità e una più elevata sicurezza aggiungono caratteristiche di resilienza. Nel caso di accessi da più punti geograficamente distribuiti sul terrritorio, la resilienza è particolarmente importante. Inoltre, la dimensione degli archivi di dati richiede sistemi di storage con elevati livelli di autoprotezione, dal momento che i processi tradizionali di sicurezza su una scala così massiccia non offrono garanzie sufficienti.
  • Immutabilità: i dati vengono memorizzati in modo invariabile, il che garantisce le informazioni nel tempo, a fronte di copie, aggiornamenti o nuove versioni. Si tratta di una caratteristica non banale per gli amministratori di sistema, preservando la natura delle informazioni anche dai codici di correzione degli errori delle applicazioni.
  • Migrazione senza interruzione: il tema dell’obsolescenza tecnologica è un dato di fatto incontrovertibile a fronte di una longevità dei dati che attraversa i decenni. La condizioen ideale è che i responsabili IT possano mantenere i dati sempre al passo con l’evoluzione delle nuove tecnologie senza dover eseguire migrazioni. L’OSD include algoritmi particolari che consentono aggiornamenti automatici e trasparenti.
  • Meta management: l’OSD gestisce metadati che includono informazioni sui sistemi, utenti o applicazioni memorizzate tramitei oggetti e possono contenere anche regole per accessi, controlli di conservazione, proprietà, identificazione delle app o degli utente che hanno creato l’informazione, consentendo una governance molto solida.

Per accedere alle informazioni in modo trasparente tramite soluzioni OSD vengono utilizzati programmi che utilizzano particolari API. Queste applicazioni sono basate su file tradizionali e consentono di accedere agli oggetti attraverso dispositivi gateway o sistemi ad oggetti che supportano questo tipo di interfacce. Gli API Object forniscono l’accesso a entrambi i sistemi di storage sia on-premise che su cloud.


I fornitori OSD

Sul mercato ci sono diverse soluzioni disponibili, che variano per dimensioni e complessità. Alcune conservano i file system in cluster, mentre altri gestiscono gli oggetti come elementi di dati attraverso dispositivi di archiviazione collegati.

Alcuni usano un sistema di archiviazione collegata alla rete per mappare gli oggetti ai file senza la scalabilità e i vantaggi di gestione dei metadati di un vero sistema di storage a oggetti. Ecco una lista dei fornitori di OSD e delle loro soluzioni.


Casi d’uso frequenti

L’OSD viene utilizzato in molti casi di cloud computing e le modalità di utilizzo si comprendono meglio attraverso una classificazione per categorie, indipendentemente dal fatto che i servizi siano forniti da cloud provider oppure siano portati avanti dall’IT tradizionali nella forma del private cloud.

  • Repository di contenuti. Questa è un’area molto ampia, legata alla grande capacità di archiviazione dell’OSD. Un repository di contenuti può essere variegato, ma ha generalmente contenuto fisso letto da più sedi geografiche. Le richieste di accesso possono variare, ma in ogni caso sono quasi sempre molto alte e richiedono una connessione a banda larga.
  • Big Data Analytics. La memorizzazione delle informazioni provenienti da fonti come sensori e altri fattori non tradizionali è una sfida, e l’ago della bilancia spesso è incline verso l’OSD come soluzione di riferimento. Le analisi in tempo reale sono importanti ma il valore aggiunto è l’integrazione con le analitiche associate alla business intelligence.
  • Archivio. Quando l’informazione non deve più essere letta in maniera continua, può essere spostata in un sistema di archiviazione meno costoso e con un profilo diverso in merito alla protezione dei dati. Le informazioni archiviate possono provenire da applicazioni dotate a loro volta di particolari politiche per gestire la conservazione e circolazione dei dati. Anche in questo caso l’OSD offre una resilienza notevole, grazie alla sua scalabilità che può arrivare a gestire miliardi di oggetti mantenendo un livello di auto-protezione e di integrità dei dati.
  • Collaborazione e condivisione. La collaboration sta diventando sempre più comune a livello mondiale. Il che significa nuovi prodotti di collaborazione e software di sincronizzazione dei file, sia on-premise che cloud-based. L’archiviazione ad oggetti permette di gestire efficacemente anche questi aspetti.

Il valore economico dell’archiviazione ad oggetti è confermata in diversi casi. Con l’OSD le aziende possono miglorare la conservazione e recuperare le informazioni sia in ambito di cloud pubblico che privato e gli esperti sottolineano come nel corso del tempo questa scelta sarà sempre più diffusa.

redazione TechTarget da Digital4

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