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Cloud pubblico sicuro come quello privato: la nuvola di Interoute

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Cloud pubblico sicuro come quello privato: la nuvola di Interoute

13 Mar 2013

di Nicoletta Boldrini

La qualità dei servizi cloud, social e mobili non può prescindere dalla capacità di networking. Un binomio su cui il provider inglese ha costruito la propria offerta di public cloud in grado di rispondere anche alle problematiche di sicurezza in tema di protezione dei dati. A spiegarlo sono il Cto, Matthew Finnie, e il direttore vendite Italia, Matteo Biancani

Il cloud computing sta raggiungendo livelli di maturità interessanti un po’ in tutta Europa ma, prima di poter concretizzare gli scenari di hybrid cloud prospettati da tempo dagli analisti, le aziende preferiscono ancora muoversi su un terreno ‘sicuro’, optando per modelli di tipo privato. Le esigenze di sicurezza rappresentano infatti l’elemento critico che ancora pone seri freni all’adozione del public cloud. Un fattore su cui Interoute ha però costruito il valore della propria offerta, in particolare di quella denominata Virtual Data Center. Ne abbiamo discusso con il Cto, Matthew Finnie, e il direttore vendite per il mercato italiano, Matteo Biancani.

Matthew Finnie, Cto, Interoute

“Ciò che chiedono le aziende – esordisce Finnie – è la possibilità di accedere a servizi tecnologici che garantiscano la stessa affidabilità, robustezza e accessibilità, con gli stessi livelli di servizio e la medesima capacità di controllo, delle infrastrutture e delle applicazioni interne, ossia che risiedono ‘fisicamente’ all’interno dei propri data center”.

A volte tali freni derivano però anche da policy molto stringenti e dagli obblighi normativi cui le aziende non possono certo sottrarsi. “Proprio per rispondere alla legislazione europea in materia di protezione dei dati e tutela della privacy, abbiamo adottato una strategia che consente alle aziende di beneficiare di tutti i vantaggi derivanti dall’adozione di un public cloud (ossia flessibilità, velocità e efficacia sul piano dei costi con modelli ‘pay per use’), con i livelli di sicurezza e di controllo ‘tipici’ di un private cloud”, spiega Biancani. “In pratica, gli utenti che desiderano accedere ai nostri servizi di Virtual Data Center possono scegliere l’infrastruttura fisica e virtuale all’interno della quale migrare le proprie applicazioni o dalla quale ricevere servizi infrastrutturali (server, storage, database e piattaforme, networking, computing, ecc.). Possono cioè scegliere specificatamente a quale dei nostri data center fisici appoggiarsi per ogni singolo progetto, sapendo quindi esattamente dove risiedono, da un punto di vista geografico ma anche tecnologico e architetturale, le infrastrutture da cui sono erogati i servizi (e quindi dove risiedono fisicamente i dati)”.

“Un altro importante fattore di sicurezza e, al tempo stesso, garanzia di affidabilità e qualità dei servizi cloud che eroghiamo – ci tiene a precisare il Cto -, sta nell’integrazione del Virtual Data Center (e di tutta l’offerta cloud, che oltre a garantire accesso alle risorse di computing, storage, backup, disaster recovery, comprende anche una vasta gamma di applicazioni) con la nostra infrastruttura di networking. È su questa integrazione che abbiamo costruito la nostra value proposition”.

Parliamo infatti di una rete panaeuropea Mpls (Multi Protocol Label Switching) completamente realizzata, gestita e controllata da Interoute la quale rappresenta un importante business per la multinazionale: oltre ad offrire connettività e servizi di rete per aziende e service provider, Interoute, infatti, realizza progetti di networking per le società di Telecomunicazioni.

“Il cloud computing, così come gli altri elementi che in questo momento stanno ‘forzando’ la trasformazione dei modelli di business delle aziende e le organizzazioni It al loro interno, quali mobility e social collaboration – commenta Finnie – poggiano tutte sul web e sono quindi abilitate dall’infrastruttura di networking. Anzi, senza di essa non esisterebbero nemmeno tali opportunità”.

Matteo Biancani, direttore vendite per il mercato italiano, Interoute

“È chiaro che ogni azienda è libera di adottare il proprio Telco provider [la proposta cloud di Interoute è ovviamente fruibile via web, indipendentemente dalle architetture e dalle reti di cui ogni azienda dispone ndr] – aggiunge Biancani – ma la nostra capacità di offerta integrata riteniamo possa garantire livelli di sicurezza, affidabilità e qualità superiori. Soprattutto, consente alle aziende di avere un monitoraggio end-to-end del servizio e di tutte le componenti ‘chiamate in causa’, network compreso. Cosa che non possiamo garantire, naturalmente, per la parte di servizi di rete erogati da altri provider”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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