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Smart Working: cosa pensano le aziende di normative, management, sicurezza

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Executive Meeting

Smart Working: cosa pensano le aziende di normative, management, sicurezza

12 Gen 2017

di Valentina Bucci

Normative in fase di lavorazione, un management che deve cambiare, l’importanza della sicurezza delle persone e dei dati: sono alcuni dei punti trattati dai relatori e dalle aziende ospiti durante l’Executive Meeting realizzato da ZeroUno in collaborazione con Hp sul tema dello smart working.

L’Executive Meeting  realizzato da ZeroUno in collaborazione con Hp “Smart Working: accessibilità e sicurezza oltre la mobility” è stata l’occasione per riflettere con i relatori, le aziende presenti e i partecipanti collegati all’evento da remoto, su leve e criticità che le imprese, nell’avvicinarsi al modello del lavoro agile stanno incontrando. Ha moderato l’evento Nicoletta Boldrini, Giornalista di ZeroUno, che ha introdotto l’incontro dando alcuni dati relativi allo scenario delle aziende italiane; tra i relatori Fiorella Crespi, Direttore Osservatorio Smart Working, Politecnico di Milano, ha invece elencato falsi miti e difficoltà reali del lavoro agile.

Di questo servizio fanno parte anche i seguenti articoli:
LO SCENARIO – Smart working: di cosa hanno paura le aziende?
I DATI – Smart working: quali sono i vantaggi?
LE SOLUZIONI – Lo Smart working secondo Hp: ecco tre soluzioni

Ecco alcune sottolineature emerse nel corso dell’evento:

  1. I relatori dell’Executive Meeting, da sinistra: Giampiero Savorelli, Personal System Business Group Director, Hp, Fiorella Crespi, Direttore Osservatorio Smart Working, Politecnico di Milano, e Nicoletta Boldrini, Giornalista di ZeroUno

    Normative, lavori in corsoNon esistono ad oggi normative specifiche sullo smart working – diversamente da ciò che accade per il telelavoro, ben regolamentato. Ricordiamo che nel primo caso, il lavoratore  sceglie liberamente come alternare il lavoro in ufficio con il lavoro da altri luoghi (per esempio altre sedi della propria stessa azienda, spazi di coworking), nel secondo invece è stabilmente a casa; nello smart working ci è quindi un’autonomia decisionale che è più difficile sottoporre a norme. La tematica dello smart working è attualmente dibattuta in Commissione Europea attraverso gruppi di lavoro tecnici che stanno lavorando sulla comprensione del fenomeno per poter avere le basi su cui costruire un sistema normativo.

  2. Per il management nuovi stili di leadership – Nelle aziende dove la cultura manageriale è conservatrice, come si può proporre e promuovere il modello dello smart working? I relatori hanno suggerito di mostrare al management alcuni casi di successo e far capire in che modo aziende molto tradizionali siano riuscite a cambiare; “Può essere anche utile – dice Crespi – invitare il management a  ragionare sui propri comportamenti [come gestisce le riunioni, il tipo di controllo che esercita sulle persone, le regole che impone ecc.- ndr] perché possa capire come spesso questi siano approcci più dettati dalla routine che dalla loro effettiva efficacia”. È infine utile, come fa notare Giampiero Savorelli, Personal System Business Group Director, Hp, che il management decida di abbracciare con convinzione i principi dello smart working e cambi i propri stili di leadership: “I manager e il Ceo devono diventare un modello per tutti i dipendenti: l’engagement delle persone è molto influenzato da questo aspetto”.
  3. La diffusione dello smart working in Italia – Fonte: Osservatorio Smart Working

    Il livello di maturità delle aziende italiane – Le aziende presenti si sono dette ancora all’alba del percorso, e tuttavia (complici gli utenti che sempre più chiedono di poter lavorare in modo smart) c’è sensibilità sull’argomento e concretamente già molto impegno sul fronte della flessibilizzazione (per esempio meno rigidità a livello di orario di lavoro e concessione di parziali autonomie) in attesa di abbracciare il modello più pienamente (per esempio concedendo completa autonomia al lavoratore nella scelta anche dei luoghi di lavoro).

  4. Attenzione alla sicurezza – Lo smart worker è un lavoratore mobile che sfrutta device mobili e come tale rappresenta un elemento di criticità per l’impresa sul piano della sicurezza. Si registrano reazioni controverse sul tema del Byod: da un lato, come fa notare lo stesso Savorelli, per evitare che i dati sensibili aziendali possano essere a rischio, molte imprese stanno cercando di evitare il Bring Your Own Device: “La maggioranza delle realtà con cui ci confrontiamo stanno muovendosi per far sì che la flotta di device mobili dei dipendenti sia uniforme”; tuttavia c’è chi sostiene la scelta, al contrario, di lasciare all’utente la libertà di usare i propri device personali e scegliere l’esperienza d’uso che preferisce, dotandosi come It dell’infrastruttura e degli strumenti necessari a mantenere il controllo sui dati e le applicazioni anche in un parco eterogeneo.
  5. Preparare gli utenti – La fase di formazione e comunicazione del progetto è fondamentale. “Le aziende che approcciano un cambiamento così grande devono sicuramente spiegare bene alle persone cosa avverrà, quali sono regole di riferimento e quali le motivazioni che hanno spinto l’azienda a muoversi verso il lavoro agile”, dice Crespi. Utili i gruppi che si formano anche spontaneamente sui social aziendali dove chi sta sperimentando il lavoro agile mette a fattor comune problemi e vantaggi ottenuti per imparare attraverso la condivisione.

Per approfondire queste tematiche vai alla sezione Collaboration & social networking di ZeroUno

Valentina Bucci
Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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