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Nuove tendenze italiane: tutti al lavoro con smartphone e tablet

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Nuove tendenze italiane: tutti al lavoro con smartphone e tablet

Attraverso interviste condotte in 10 paesi europei su un campione di 2.245 persone che lavorano in aziende con oltre 5.000 dipendenti è emerso un quadro che vede una penetrazione sempre più spinta in azienda delle tecnologie consumer e dell’utilizzo dei dispositivi mobili personali (cellulari, notebook, netbook, smartphone, tablet, ecc.) per attività lavorative

28 Mar 2012

di Nicoletta Boldrini

A rivelarlo è Trend Micro che ha commissionato all’istituto indipendente Loudhouse di Londra un’indagine sulla consumerizzazione dell’It in azienda. Attraverso interviste condotte in 10 paesi europei su un campione di 2.245 persone che lavorano in aziende con oltre 5.000 dipendenti (in Italia sono state effettuate 300 interviste ad ottobre 2011), ne è emerso un quadro che vede una penetrazione sempre più spinta in azienda delle tecnologie consumer e dell’utilizzo dei dispositivi mobili personali (cellulari, notebook, netbook, smartphone, tablet, ecc.) per attività lavorative. Interessante lo spaccato con i dati italiani. Il 59% delle grandi aziende consente l’utilizzo dei personal devices per attività lavorative (superati solo da quelle olandesi con 67% e seguite da quelle francesi con il 52%). Gli strumenti utilizzati dagli italiani sono prevalentemente laptop (72%), smartphone (58%) e tablet (35%); sebbene per la maggior parte dei casi si tratti di dispositivi forniti dall’azienda, c’è un buon 30% di intervistati che dichiara di aver scelto ed acquistato in autonomia gli strumenti che poi utilizza anche per lavorare.

I lavoratori italiani ritengono che i benefici della consumerizzazione siano la comodità (55%), la possibilità di lavorare da remoto o da casa (43%) e l’utilizzo del medesimo strumento sia per il lavoro che per attività personali (40%). Anche le aziende si dicono soddisfatte: attraverso la consumerizzazione si aspettano benefici relativi all’incremento della produttività (48%) e una riduzione dei costi operativi (40%). Attenzione però, c’è un rovescio della medaglia che riguarda sicurezza e protezione delle informazioni. Le aziende intervistate, a fronte della diffusione molto rapida dei personal devices tra i propri dipendenti, ammettono di essere state colte impreparate ad affrontarla attraverso una gestione pianificata e

organica.

Le procedure di sicurezza adottate dalle imprese italiane sono spot e non coprono tutte le tecnologie e apparecchiature. Solo il 49% prevede “policy” per gli smartphone e solo il 40% per i tablet, sia per il loro utilizzo da casa o in ufficio, e il 30% delle imprese italiane non ha ancora previsto delle procedure per il loro utilizzo in ambito lavorativo. Un dipendente su 4 (24%), che utilizza i personal devices per lavoro, non è a conoscenza neppure degli strumenti e tecniche di base per la protezione dei dati e delle informazioni, mentre il 33% non è a conoscenza delle procedure di sicurezza adottate dall’azienda.

Eppure, una percentuale considerevole di imprese italiane intervistate consente l’accesso attraverso dispositivi mobili anche ad aree riservate contenenti informazioni strategiche come database (32%), Crm (17%), dati finanziari (11%) e documenti di strategie e pianificazione (11%).

Nicoletta Boldrini

giornalista

Segue da molti anni le novità e gli impatti dell'Information Technology e, più recentemente, delle tecnologie esponenziali sulle aziende e sul loro modo di "fare business", nonché sulle persone e la società. Il suo motto: sempre in marcia a caccia di innovazione #Hunting4Innovation

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