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Enterprise mobility: come sfruttare le opportunità

pittogramma Zerouno

Breakfast con l'Analista

Enterprise mobility: come sfruttare le opportunità

22 Set 2015

di Riccardo Cervelli

Un Breakfast con l’Analista organizzato da ZeroUno fa il punto sui cambiamenti e sulle criticità introdotti dalla diffusione degli strumenti mobile e delle mobile biz-app nelle imprese. Emerge la necessità di un approccio che coniughi apertura alla consumerizzazione dell’It, disponibilità a rivedere i modelli organizzativi, ricorso a strumenti di governance adeguati e scelta di partner esperti.

Una famosa multinazionale americana del largo consumo ha ridotto drasticamente i costi di It help-desk adottando il Bring-your-own-device. Ha cioè permesso, semplicemente, che i propri collaboratori utilizzassero, nella propria attività lavorativa, i dispositivi mobili che preferivano ed impiegavano anche nella loro vita privata. È questo solo uno dei tanti esempi dell’impatto dirompente e multiforme che la crescente pervasività dell’utilizzo dei device mobili di recente generazione (smartphone e tablet, in particolare), soprattutto in una logica Byod, sta avendo sull’Ict aziendale e sul business.

Come ha affermato Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, in apertura di un Breakfast con l’Analista organizzato dalla nostra testata in collaborazione con BlackBerry, “la mobility è oggi all’origine di profonde modificazioni dei modelli organizzativi e competitivi d’impresa. Un tema che va visto in un contesto di evoluzione delle aziende verso una sempre maggiore liquidità nei confronti delle nuove variabili di business. L’argomento mobility rientra come protagonista all’interno di questo disegno di flessibilizzazione, caratterizzato da logiche avanzate quali quella di consentire alle persone di poter lavorare anytime ed anywhere. Per agevolare questi cambiamenti sono necessari device ad alte prestazioni, connessioni efficienti, ma anche modelli organizzativi coerenti rispetto alle nuove strategie e agli strumenti innovativi di collaboration. Attenzione, quindi: l’enterprise mobility non si risolve solo in scelte tecnologiche.

Un momento di confronto all’interno del Breakfast

Tuttavia, tra i punti di partenza verso nuovi approcci sono necessarie piattaforme di Enterprise Mobility Management che consentano di gestire la sicurezza dell’ecosistema di mobility e controllare anche il Total cost of ownership (Tco) delle tecnologie e dei servizi Ict. A questo proposito, merita di essere considerata anche l’opzione dell’Emm in cloud, che non richiede importanti installazioni, pesanti investimenti iniziali, mentre, al contrario, permette di rispondere più velocemente alle esigenze del business”.

Dalla posta elettronica alle app integrate ai processi

L’evento, dal titolo “Gestione intelligente e sicura della mobility d’impresa”, aveva l’obiettivo di sviscerare la natura, gli aspetti di criticità e le possibili soluzioni, degli attuali scenari di adozione della mobilità a vantaggio degli utenti aziendali e del business. Come analista ospite è stato invitato il professor Paolo Catti, direttore della Ricerca Osservatorio Mobile Enterprise della School of Managament del Politecnico di Milano. Un esperto in materia, in quanto l’Osservatorio è stato uno dei primi fra quelli introdotti dalla Business School e ha iniziato a fotografare i trend della mobility aziendali fin dagli anni in cui questa voleva ancora dire quasi esclusivamente email ed sms.

Gli Speaker del Breakfast, da sinistra: Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, Paolo Catti, direttore della Ricerca Osservatorio Mobile Enterprise della School of Managament del Politecnico di Milano, Diego Ghidini, Sales Director di BlackBerry Italia e Andrea Perna, Solution Manager di BlackBerry

Passando all’ultimo decennio, Catti rileva in particolare due rivoluzioni tecnologiche cambiare lo scenario degli endpoint utilizzati dagli utenti per interagire con i processi di business, e questi ultimi evolvere facendo leva con i vantaggi specifici dei nuovi dispositivi mobili. “La prima – ha ricordato il docente – è stata l’avvento degli smartphone, che hanno introdotto nell’ambito dei mobile device elementi di novità, che sono stati progressivamente sfruttati a livello di business, come, per esempio, le videocamere integrate. La seconda rivoluzione, iniziata negli ultimi anni, è rappresentata dall’apparizione dei tablet, che hanno dato il via a una nuova dimensione di mobilità e hanno reso effettivamente pervasivi paradigmi di mobility dei processi che erano già stati pensati in passato, ma che non avevano avuto il successo inizialmente sperato”. Un esempio, ha esemplificato Catti, sono le applicazioni che permettono di mostrare prodotti e servizi direttamente presso l’utente e iniziare da lì i processi di vendita. “Per questi scopi si era iniziato a utilizzate i notebook, ma per alcune limitazioni intrinseche di questi strumenti (ad esempio di connettività, ndr), non si era visto quell’aumento di produttività degli utenti che ci si aspettava. I tablet, invece, hanno permesso di superare questi scogli e oggi ne vediamo una diffusione esponenziale all’interno di molte organizzazioni. Una dimostrazione è l’elevato tasso di sostituzione, con questi nuovi device, dei terminali industriali”.

I partecipanti al Breakfast

“Nel nostro caso – ha testimoniato Marco Possa, Cio di Sifte Berti – i primi progetti di enterprise mobility sono consistiti nel portare dentro i device mobili degli utenti app integrate con i processi aziendali tipici di un’azienda di logistica e trasporti come la nostra”. E gli end user hanno subito gradito. Anche nel gruppo Salini Impregilo, la molteplicità di device mobili oggi disponibile ha reso più semplice la vita di lavoratori e manager che lavorano in cantieri aperti in tutto il mondo, spesso in condizioni ambientali non facili. “Soprattutto in seguito alla fusione per incorporazione da parte di Salini – ha raccontato Andrea Bazzi, It Area Coordinator – il parco device mobili si è notevolmente ampliato e diversificato, anche con dispositivi di tipo Byod. Nel frattempo, sono molto aumentate le applicazioni che mettiamo a disposizione sia dell’utenza interna sia di quella esterna”.

Un ecosistema da gestire sotto molti aspetti

Un momento di confronto all’interno del Breakfast

Considerando varietà di device, applicazioni e utenti – ma aggiungiamo anche i differenti servizi dei provider utilizzati nei diversi paesi – oggi non si può più considerare la enterprise mobility come un problema di gestione di terminali. “Per noi – ha sottolineato Catti – la enterprise mobility è da vedere come un ecosistema costituito da un trinomio formato da Mobile Device, Mobile Biz-App ed Enterprise Application Store. Con quest’ultimo termine noi intendiamo quello che i vendor come BlackBerry chiamano Enterprise Mobility Management, ovvero tutto ciò che si occupa dell’integrazione e della governance di dispositivi e applicazioni”. Una gestione della mobile enterprise, quindi, deve tenere conto di tutte le implicazioni reciproche che questi tre aspetti hanno fra di loro e che, ha aggiunto Catti, “tende a rappresentare la punta di diamante che rompe un muro dietro il quale c’è la consumerizzazione dell’It. Consumerization significa che oggi gli end-user e le Line of Business tendono a scegliere da soli dispositivi e in alcuni casi le soluzioni mobili, con il risultato che i responsabili dei sistemi informativi rischiano di perdere il controllo delle applicazioni e a faticare per garantire la sicurezza di tecnologie che gli utenti conoscono spesso meglio di loro. L’obiettivo è trasformare questo rischio in una ricchezza”.

In che modo una soluzione di Emm può aiutare l’It e le imprese a cogliere le sfide e le opportunità di questo nuovo scenario? “Con Bes12 – ha spiegato Diego Ghidini, Sales Director di BlackBerry Italia – noi offriamo una piattaforma che è in grado di gestire qualsiasi tipo di device, ma che come approccio parte prima di tutto dalla gestione dell’utente. Non si possono impostare le stesse policy per un addetto alla reception e un amministratore delegato: i dati cui devono accedere sono molto diversi”. Accanto alla user experience, la sicurezza è emersa dal dibattito ancora come l’altro aspetto più rilevante da tenere in considerazione nell’impostazione e nell’implementazione di una strategia di mobile enterprise. “Noi – ha continuato Ghidini – per molti anni abbiamo investito nella sicurezza sia nei nostri device sia nell’infrastruttura di comunicazione su cui di appoggiavano. Oggi siamo diventati agnostici e abbiamo anche stretto delle partnership con competitor, come Samsung, ad esempio, per la gestione della loro tecnologia Knox (una soluzione di containerizzazione che permette di creare, all’interno di un device Byod, una partizione gestita con policy corporate, ndr), per consentire di mettere in sicurezza i dati sia quando sono ricevuti e salvati su un dispositivo, sia quando sono in transito”.

La mobile enterprise, insomma, è molto più che permettere agli utenti di utilizzare il mobile device più sexy (“E oggi – ha fatto notare Catti – accanto agli smartphone e ai tablet, iniziano a farsi largo altri form factor o strumenti su cui molte aziende stanno cominciando a fare dei ragionamenti”), ma coinvolge aspetti come lo sviluppo applicativo che sfrutta appieno le feature dei device mobili per offrire la migliore user experience, l’integrazione con vecchi e nuovi processi aziendali e la governance. Tutto questo non può che essere gestire da un It veloce ad anticipare e a rispondere alle esigenze degli utenti, e con strumenti e partner adeguati a supportarlo in questo cammino.


Bes12, Enterprise Mobility Management intelligente

Per gestire una flotta di device eterogenei in sicurezza BlackBerry propone la piattaforma software Bes12, disponibile sia come soluzione da installare on-premise sia come Software-as-a-Service (SaaS) via cloud. Bes12 supporta dispositivi mobile con tutti i principali sistemi operativi: BlackBerry OS, Android, Apple iOS e Windows Phone. A seguito di un accordo siglato con Samsung, la piattaforma gestisce anche gli ambienti Android for Works di Google e Samsung Knox Workspace, che consentono di creare – all’interno dei dispositivi – un parte business completamente separata da quella personale, oppure di gestire uno smartphone o un tablet Byod secondo policy esclusivamente corporate.

Bes12 utilizza un modello basato su metodologie attribute-driven ed endpoint-permissions. Questo consente di gestire, da una singola console, dispositivi, app e dati, con una granularità da persone a gruppi, indipendentemente dall’approccio di mobility adottato: Byod (bring your own device), Cope (corporate owned, personally enabled) e Cobo (corporate owned business only).

Bes12 Cloud si installa nel giro di pochi minuti, tramite un’interfaccia web. Accedendo a un portale con le proprie credenziali anche il singolo utente può modificare la propria password o bloccare un device smarrito, o cancellarne la memoria (wipe). Bes12 Cloud, inoltre, consente di centralizzare la gestione dei device, delle app, dei servizi cloud e di quelli dei provider. Il modello cloud, infine, solleva le aziende clienti dai costi iniziali legati all’implementazione in un data center e, grazie al pagamento con canoni mensili, consente di spalmare i costi nel tempo e di legarli all’uso effettivo del software.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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