la gara d'appalto

L’UE accelera sull’AI: al via il piano per sette gigafactory da 30 miliardi



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La Commissione europea apre il bando per realizzare fino a sette Gigafactory AI entro il 2028. Sul tavolo 10 miliardi di fondi pubblici per mobilitare altri 20 miliardi privati e rafforzare la capacità europea di sviluppare modelli avanzati senza dipendere dagli hyperscaler extraeuropei

Pubblicato il 31 lug 2026



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L’Unione europea passa dalla fase degli annunci a quella dell’esecuzione. La Commissione ha indetto una gara d’appalto per la istituire fino a sette Gigafactory dedicate all’intelligenza artificiale in Europa, infrastrutture destinate a ospitare la prossima generazione di sistemi di calcolo ad alte prestazioni per l’addestramento e l’esecuzione dei modelli AI più avanzati.

L’iniziativa mette sul tavolo 10 miliardi di euro di risorse pubbliche, cofinanziate da Bruxelles e dagli Stati membri, con l’obiettivo di mobilitare almeno altri 20 miliardi di investimenti privati, per una massa complessiva di circa 30 miliardi di euro.

Per l’Europa il tema non riguarda soltanto la disponibilità di potenza di calcolo. La partita coinvolge la competitività industriale, la capacità di sviluppare modelli di AI sul territorio europeo e la riduzione della dipendenza dalle infrastrutture controllate dai grandi operatori extraeuropei.

Il bando: fino a sette Gigafactory operative dal 2028

La procedura resterà aperta fino al 12 novembre 2026. Dopo la valutazione delle candidature da parte dell’impresa comune EuroHPC, le aggiudicazioni sono previste all’inizio del 2027. La costruzione dovrebbe partire nello stesso anno e le infrastrutture dovrebbero entrare in funzione entro 18 mesi dalla firma dei contratti, quindi indicativamente nella metà del 2028.

La Commissione ha ampliato il progetto iniziale, che prevedeva quattro o cinque impianti, portando il numero massimo delle Gigafactory a sette. La scelta punta sia ad aumentare la capacità di calcolo disponibile sia a distribuire le infrastrutture su un numero maggiore di Paesi europei.

Due lotti, due livelli di capacità

Il bando è articolato in due lotti, con ambizioni differenti.

Il primo finanzierà fino a quattro Gigafactory. Ogni progetto potrà ricevere fino a 100 milioni di euro nella prima fase e altri 400 milioni nella seconda. L’obiettivo tecnico è installare almeno lo stesso numero di acceleratori AI presenti oggi nella più potente AI Factory europea e triplicarne successivamente la capacità.

Il secondo lotto riguarda invece fino a tre infrastrutture di dimensioni ancora maggiori. Il contributo europeo arriva fino a 200 milioni di euro nella prima fase e altri 800 milioni nella seconda. In questo caso le Gigafactory dovranno partire con almeno il doppio dei processori installati nell’attuale AI Factory europea più potente e arrivare successivamente a quadruplicarne la capacità.

Nel complesso, il finanziamento pubblico disponibile arriva a 10 miliardi di euro, la metà rispetto ai 20 miliardi inizialmente ipotizzati nella fase di presentazione del progetto InvestAI. La Commissione ritiene tuttavia che queste risorse possano fungere da leva per attrarre almeno altri 20 miliardi di capitali privati.

Chi può partecipare

La Commissione non si rivolge esclusivamente ai grandi operatori infrastrutturali. Possono candidarsi consorzi o società veicolo che riuniscono imprese private, enti pubblici, investitori e altri partner industriali. Le Gigafactory potranno sorgere in un unico sito oppure essere distribuite su più sedi, anche in più Stati membri.

Diciotto Paesi, tra cui l’Italia, hanno già sottoscritto l’accordo con EuroHPC che consente la partecipazione alla procedura congiunta di acquisizione della capacità di calcolo.

Che cosa sono le Gigafactory AI

Nella visione della Commissione europea le Gigafactory rappresentano un’evoluzione delle attuali AI Factory coordinate da EuroHPC.

Non si tratta semplicemente di nuovi data center. Le Gigafactory dovranno integrare acceleratori AI di ultima generazione, software specializzato, servizi cloud, reti ad alta velocità e infrastrutture energeticamente efficienti. Saranno utilizzate per l’addestramento, la messa a punto e l’inferenza dei modelli di AI più avanzati e saranno accessibili a startup, scale-up, PMI, industria, pubblica amministrazione e ricerca.

Secondo Bruxelles queste infrastrutture, insieme alla rete delle 19 AI Factory già previste, dovranno consentire all’Europa di sviluppare sistemi di intelligenza artificiale sulla propria infrastruttura, nel rispetto delle regole europee sulla sicurezza, la protezione dei dati e l’etica dell’AI.

Le Gigafactory nascono dal piano InvestAI

Il bando rappresenta uno dei tasselli operativi del programma InvestAI, presentato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen all’AI Action Summit di Parigi nel febbraio scorso.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di creare in Europa un’infrastruttura di calcolo paragonabile a quella di cui dispongono Stati Uniti e Cina, mettendo a disposizione delle imprese risorse che oggi sono concentrate nelle mani di un numero ristretto di hyperscaler.

Per Bruxelles, la disponibilità di grandi cluster di calcolo è diventata una condizione necessaria per sviluppare modelli linguistici, sistemi multimodali e applicazioni industriali senza dipendere interamente da infrastrutture esterne al continente.

L’Italia prepara la candidatura

Anche l’Italia punta a ospitare una delle Gigafactory.

Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, il consorzio italiano potrebbe coinvolgere TIM, Eni, Leonardo, FiberCop, Fastweb-Vodafone, Cineca, AI4I di Torino. Tra le possibili sedi vengono citati il nuovo data center di Eni in provincia di Pavia, il Tecnopolo di Bologna e Genova. Al momento, tuttavia, la candidatura ufficiale non è ancora stata presentata.

Lo stesso amministratore delegato di TIM, Pietro Labriola, ha confermato l’interesse del gruppo, precisando che un’eventuale partecipazione sarà valutata sulla base della sostenibilità industriale e della disciplina finanziaria.

Hardware europeo, ma con una porta aperta ai produttori americani

Uno degli aspetti più delicati riguarda la filiera tecnologica.

La Commissione prevede che l’hardware possa essere acquistato da fornitori europei oppure da aziende di Paesi che condividono gli stessi principi dell’Unione. Nello stesso tempo, per garantire la disponibilità degli acceleratori necessari, Bruxelles ha già firmato lettere di intenti con AMD, NVIDIA e Qualcomm.

È una scelta che fotografa il punto in cui si trova oggi l’industria europea. L’obiettivo è rafforzare la sovranità tecnologica, ma la produzione dei chip più avanzati continua a dipendere da una filiera globale dominata da aziende extraeuropee.

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