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Fault Tolerance: perché la tolleranza ai guasti è la vera svolta del Quantum Computing



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AWS e QuEra rafforzano la partnership siglata nel 2022 con l’obiettivo di far uscire il computer quantistico dai laboratori di ricerca per portarlo sul mercato. L’intento dichiarato è rendere disponibile Libra, il sistema fault tolerant sviluppato da QuEra, sul servizio cloud Braket di Amazon Web Services già nel 2028

Pubblicato il 22 giu 2026



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La Fault Tolerance, o tolleranza ai guasti, è il passaggio che separa un esperimento promettente da una tecnologia davvero affidabile e utilizzabile nel quotidiano dell’elaborazione dati.

Nel quantum computing questo tema è ancora più cruciale perché senza correzione degli errori e stabilità operativa i qubit restano troppo fragili per sostenere calcoli lunghi e complessi.

L’annuncio con cui AWS e QuEra hanno rafforzato la loro collaborazione va letto proprio come pietra miliare della strategia, promossa da entrambe le aziende, che punta a far uscire il quantum dai laboratori di ricerca per dimostrare la propria validità “sul campo”. Ovvero, nelle aziende.

Cos’è la Fault Tolerance

Nel linguaggio dell’informatica, la Fault Tolerance indica la capacità di un sistema di continuare a funzionare anche quando una parte dei suoi componenti produce errori o si degrada.

Nei sistemi tradizionali questo si ottiene con ridondanza, controllo e recovery automatica.
Nel quantum, invece, il problema è molto più delicato perché l’informazione quantistica è estremamente sensibile al “rumore di fondo”.

I computer quantistici tolleranti agli errori sono progettati per eseguire calcoli più lunghi, complessi e affidabili rispetto ai sistemi attuali. Questa distinzione è essenziale, perché il punto non è avere più qubit in astratto, ma riuscire a farli lavorare abbastanza a lungo da produrre risultati significativi.

Come cambia il concetto di tolleranza ai guasti nel quantum

Nel Quantum Computing la Fault Tolerance cambia natura, non solo intensità.

Un qubit non si comporta come un bit classico: può perdere coerenza, accumulare errori e compromettere l’intero circuito prima che il calcolo sia completato. Per questo servono architetture capaci di correggere gli errori in tempo reale, ridurre l’overhead computazionale e mantenere stabile l’esecuzione.

Andy Ory, CEO di QuEra Computing la startup americana specializzata nello sviluppo di computer quantistici basati sulla tecnologia degli atomi neutri, nel presentare il rafforzamento della partnership con il colosso del cloud ha evidenziato come la roadmap dell’azienda sia costruita su un percorso pubblico e validato: «Il Quantum Computing fault tolerant passa dall’essere una pietra miliare scientifica all’essere una vera e propria roadmap di ingegnerizzazione e implementazione».
Di fatto, quindi, il suo valore si sposta dal tradizionale piano della ricerca a quello industriale e commerciale.

L’accordo AWS-QuEra

Proprio in questo contesto va letto l’ampliamento della collaborazione strategica tra AWS e QuEra che mira a portare Libra, il primo computer quantistico fault tolerant sviluppato da QuEra, su Amazon Braket – il servizio cloud che permette a ricercatori e sviluppatori di accedere a computer quantistici e simulatori da un unico ambiente gestito – già nel 2028.

L’obiettivo è offrire ai clienti dei servizi cloud di AWS l’accesso a un sistema pensato per supportare i primi workflow scientifici e commerciali in aree come chimica quantistica, fisica ad alta energia e sviluppo dei materiali.

La scelta di Amazon Braket non è casuale, perché la piattaforma è pensata per integrare applicazioni quantistiche e infrastrutture classiche, garantendo il supporto nativo a risorse di High Performance Computing, intelligenza artificiale e Machine Learning, così da rendere possibile un lavoro ibrido tra calcolo quantistico ed elaborazione tradizionale.

Molto più di un teaser tecnologico

Dietro questo accordo c’è molto più di un semplice deployment in cloud. AWS sta rafforzando Braket come ambiente centrale per il quantum di nuova generazione, mentre QuEra sta trasformando i risultati scientifici già pubblicati in una traiettoria commerciale credibile.

La collaborazione tra le due tech company risale al 2022, quando QuEra Aquila è diventato il primo computer quantistico ad atomi neutri disponibile su Braket. Da allora, il percorso si è spostato dalla sperimentazione alla costruzione di un sistema tollerante ai guasti vero e proprio, con una logica di continuità che rende l’annuncio del 2026 molto più solido di un semplice teaser tecnologico.

QuEra insiste molto sul fatto che il progetto non è basato su promesse generiche. L’azienda ricorda di aver inaugurato l’era della correzione degli errori quantistici nel 2023 e di aver continuato a progredire verso la Fault Tolerance con una serie di risultati peer-reviewed pubblicati in diversi articoli scientifici su Nature e Physical Review Letters da alcuni dei fondatori della startup, che gravitano attorno a università prestigiose come Harvard e MIT.

Libra e il salto di scala

Libra viene descritto come un sistema MegaQuop, ovvero progettato per eseguire circa un milione di operazioni quantistiche logiche affidabili. Questo dettaglio è fondamentale, perché nel quantum non conta solo il numero di qubit logici, ma anche quante operazioni si possono portare a termine prima che gli errori rendano il risultato inutilizzabile.

Libra avrà oltre 256 qubit logici corretti dagli errori e un tasso di errore logico pari a 10⁻⁶. Sono numeri che servono a spiegare perché il sistema venga presentato come il primo passo verso applicazioni concrete e non solo come una demo in scala maggiore rispetto alle precedenti. In altre parole, il focus non è la spettacolarità della macchina in sé, ma la sua affidabilità operativa.

AWS definisce l’estensione dell’accordo come l’inizio di una nuova fase di evoluzione del portafoglio di prodotti, con i servizi di calcolo ad alte prestazioni che, secondo i suoi vertici, diventeranno una parte integrante della propria offerta commerciale, accanto a CPU, GPU e acceleratori AI/ML.

È finito il tempo delle sperimentazioni

Il tempismo dell’annuncio è importante quanto il contenuto. QuEra e AWS stanno comunicando al mercato che il tempo dell’esplorazione sta lasciando spazio a una nuova fase in cui le aziende devono iniziare a costruire competenze, processi e casi d’uso prima che il sistema sia disponibile su larga scala.

Yuval Boger, Chief Commercial Officer di QuEra, è stato molto esplicito rispetto ai rischi che corre chi rimane indietro. «Aspettare il 2028 per definire una strategia quantistica rappresenta un rischio competitivo, perché chi arriva tardi non dovrà solo comprare la tecnologia, ma recuperare il ritardo strategico accumulato».

Cosa cambia per le aziende

Le prime applicazioni indicate da QuEra riguardano la simulazione molecolare e lo sviluppo e ottimizzazione di nuovi materiali. Sono ambiti in cui il quantum potrebbe, nel tempo, superare gli approcci computazionali classici, che iniziano a mostrare evidenti limiti di scalabilità. Ma per arrivarci, come sottolineano i vertici dell’azienda, serviranno sforzi di co-progettazione tra produttori di hardware, software e utenti finali. Perché la verità è che non esiste un percorso “pronto all’uso” verso il quantum advantage.

In questo senso, la Fault Tolerance non è solo una proprietà tecnica. È, invece, il criterio che stabilisce quando il Quantum Computing smette di essere una promessa e diventa uno strumento che è possibile mettere in produzione. E l’accordo tra AWS e QuEra mostra che quel confine si sta avvicinando.

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