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Università Marconi: cloud, una scelta strategica

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Università Marconi: cloud, una scelta strategica

16 Apr 2013

di Nicoletta Boldrini

L’università telematica sceglie di abbracciare il public cloud per la parte infrastrutturale come strategia per liberare risorse Ict da dedicare alla qualità e all’efficacia dei servizi erogati agli utenti, sviluppando progetti innovativi

L'Università degli Studi Guglielmo Marconi è un'università telematica non statale con sede centrale a Roma ma che comprende e coordina una rete di poli decentrati in diverse sedi regionali. L’Ateneo ha adottato un modello didattico basato prevalentemente sul sistema di e-learning, ovvero lezioni a distanza tramite supporto informatico, ma anche, in parte, attraverso sistemi di insegnamento tradizionali. L’Università infatti attraverso il ricorso a soluzioni tecnologiche e informatiche avanzate integra sessioni d’aula con corsi realizzati tramite aule virtuali, attività laboratoriali e videolezioni, esperienze di studio pratico-applicative e simulazioni multimediali. Gli studenti possono effettuare la scelta fra un percorso interamente on line e un percorso con lezioni in aula, o entrambi, integrando l'uso dei diversi canali comunicativi che l'Ateneo mette a disposizione: una piattaforma di e-learning chiamata Virtual Campus accessibile da qualsiasi Pc (basta avere una connessione a Internet), sistemi per dispositivi mobili  e lettori Mp3 (iPod, Pda, Pocket Pc, Smartphone), nonché servizi televisivi garantiti  dalla WebTV Marconi Channel.

Inevitabile dunque, per la natura telematica dell’Università e del modello di erogazione dei servizi didattici, che l’It abbia un ruolo centrale e determinante nel core business dell’organizzazione.

Marco De Nicola, Area Sistemi dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi

“La quasi totalità dei servizi che eroghiamo agli studenti – commenta infatti Marco De Nicola, Area Sistemi dell’Università – è indirizzata ad utenti esterni e poggiano sulla rete Internet. Gli studenti e le persone iscritte ai nostri corsi (l’Università realizza anche master, corsi di specializzazione, corsi di alta formazione o perfezionamento, ecc.) utilizzano diversi sistemi telematici per seguire le lezioni, lo studio, la preparazione agli esami, effettuare alcune prove pre-esame [l’esame finale, per avere validità legale, deve sempre avvenire fisicamente in aula – ndr] o interagire con i tutor. Per ogni materia del proprio piano di studi lo studente riceve l'assistenza e la consulenza di un tutor che lo segue nello studio e lo aiuta nella preparazione dell’esame”.

Il ruolo centrale dell’Ict è quindi garantire 24 ore su 24 il servizio: “Trattandosi di un’Università telematica, dobbiamo assicurare agli studenti la possibilità di accedere ai nostri servizi e al materiale didattico messo loro a disposizione in qualsiasi ora del giorno”, evidenzia De Nicola. “Questo significa, sul piano tecnologico, avere alla base un’infrastruttura altamente performante”.

Cloud: l’Ict evolve in funzione delle performance

L’Università disponeva di un data center proprio dal punto di vista della proprietà dei sistemi, ospitato però nei locali di un provider esterno, Interoute, che garantiva alimentazione elettrica e offriva i servizi di connettività. Le sedi operative (dislocate sul territorio di Roma e dintorni) sono tutte interconnesse tra loro e poggiano sui servizi di connettività di Interoute. “I servizi telematici verso gli utenti esterni sono erogati dalla nostra sede centrale che ha in carico anche la gestione operativa interna, ossia tutti i servizi It a supporto delle varie aree dell’Università, dall’amministrazione ai servizi burocratici di interscambio e logistici, fino alla segreteria e agli uffici che si occupano dei rapporti con la Pubblica Amministrazione – spiega De Nicola -. Tutti i dati inerenti l’operatività interna passano tramite la rete di connettività su applicazioni varie, quali e-mail, file sharing ecc.; lo stesso dicasi per quanto riguarda la parte di operatività esterna, ossia tutti i servizi erogati allo studente che poggiamo sul data center esterno all’interno del quale però avevamo preferito inserire hardware di nostra proprietà”.

Le esigenze di performance del business, per il quale il servizio telematico reso all’utente rappresenta una componente critica che incide direttamente sui risultati dell’organizzazione, hanno mutato gli scenari e costretto l’Ict a rivedere la propria strategia originaria. “La necessità di dover supportare in modo più efficace il business concentrando le risorse Ict nell’area dedicata all’erogazione dei servizi all’utente finale ha comportato la decisione di liberare il reparto It dalle incombenze derivanti dalla gestione dei sistemi hardware – spiega De Nicola -. La manutenzione dei sistemi richiedeva molte risorse dedicate, sia come skill sia economiche, con impatti che a volte hanno inciso anche sulla qualità del servizio erogato”.

“A fronte delle necessità di performance del business e di dover garantire servizi di qualità ed efficaci all’utente finale abbiamo deciso di passare a un modello di cloud computing – sottolinea De Nicola -. La formula scelta è stata quella Iaas, un public cloud grazie al quale accediamo a risorse di computing, storage, connettività e altri pacchetti di servizi in modo virtuale e flessibile. Abbiamo contrattualizzato una sorta di ‘offerta flat’ all’interno della quale rientrano, a fronte di una spesa certa e predeterminata, una serie di servizi garantiti da specifici Sla. Ma la flessibilità maggiore si ha nell’opportunità di accedere a risorse extra, qualora se ne presenti la necessità, senza alcun intervento né sul piano contrattuale né su quello tecnologico: laddove dovessimo superare le soglie prestabilite di accesso alle risorse, pagheremo ciò che abbiamo consumato in più rispetto all’offerta flat e solo per il tempo reale di consumo. E pagheremo un prezzo che abbiamo già concordato preventivamente, quindi senza ‘sorprese’ successive”.

“Per poter avere un controllo specifico e puntuale delle risorse a nostra disposizione – riferisce ancora il manager Ict – sfruttiamo un pannello di controllo messo a disposizione da Interoute grazie al quale riusciamo ad avere l’immediata visibilità su ciò che stiamo ‘consumando’ e sulle specifiche risorse infrastrutturali che stiamo sfruttando per supportare l’erogazione del servizio, che è diventato il vero core business dell’Ict”.   

A garanzia della continuità di servizio e per assicurare backup e restore, l’Università ha scelto di appoggiarsi a due data center distinti: “Il data center operativo è situato a Londra – racconta De Nicola – il quale è collegato a un secondo sito, ad Amsterdam, che sfruttiamo come infrastruttura per il disaster recovery”.     

Il passaggio al cloud, da un punto di vista tecnico-organizzativo, ha richiesto un’operazione di migrazione di tutti i sistemi e le architetture applicative dai “vecchi” hardware di proprietà dell’Università alle infrastrutture abilitate per gli ambienti cloud predisposte da Interoute. “Il processo di migrazione, nel complesso, è durato circa un mese perché abbiamo preferito procedere per gradi – esplica De Nicola -. Fortunatamente non abbiamo avuto alcun tipo di problematica né sul piano tecnico né da un punto di vista organizzativo e dei processi coinvolti”.

“Il progetto si è concluso solo da pochi mesi ma posso già riscontrare un positivo effetto sulle performance dei sistemi e, quindi, dei servizi erogati agli utenti – commenta De Nicola -. Da non sottovalutare poi l’enorme beneficio che abbiamo avuto sul fronte organizzativo: non dovendoci più occupare della manutenzione e della gestione dei sistemi (scelta grazie alla quale abbiamo rilevato notevoli risparmi economici) possiamo indirizzare le risorse e le competenze Ict a progetti di innovazione e maggior valore sul piano del business”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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