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I big tech nel mercato hybrid e multicloud

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I big tech nel mercato hybrid e multicloud

La tendenza verso sistemi informativi ibridi, dove la fruizione di servizi da differenti provider in una logica multicloud è sempre più diffusa, impone ai big di questo mercato l’adozione di nuove strategie. Nell’articolo si illustrano i casi di AWS e IBM

13 Feb 2019

di Marina Natalucci, Luca Dozio

Il cloud è ormai riconosciuto come un tema chiave nel panorama della trasformazione digitale in Italia e nel mondo. È un mercato che non conosce crisi, un’ondata di trasformazione in cui, secondo le stime dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, le imprese italiane hanno investito oltre 2 miliardi di euro nel 2018 con una dinamica di crescita del 19% rispetto al 2017.

Il percorso verso la nuvola è dunque ormai avviato anche in Italia e anzi le aziende lo rendono sempre più parte integrante della propria strategia IT, ritenendolo una soluzione preferenziale per la realizzazione di nuovi progetti nel 25% dei casi e addirittura una scelta obbligata nel 6%.

Hybrid e multicloud: una realtà di fatto

Del resto, i big player del mercato Public Cloud mettono a disposizione dei propri clienti opportunità tali da non poter più essere trascurate: una vasta gamma di servizi sofisticati e allo stato dell’arte, anche su temi innovativi e complessi come Intelligenza Artificiale e Internet of Things, sui quali questi attori possono realizzare migliaia di nuovi rilasci in un solo giorno. Un ritmo impossibile da seguire per una qualsiasi azienda che non offra servizi informatici come proprio core business.

Dunque la domanda che si pongono le imprese non è più se partire ma quando e come farlo. Ed è proprio sul come che si introduce il tema dell’hybrid e multicloud.

Le aziende, infatti, per la stragrande maggioranza non sono nate sulla nuvola e, nel percorso di cloud migration, stanno affrontando la sfida di coniugare le diverse anime del proprio Sistema Informativo: l’on-premises, il Private e il Public Cloud, anche di provider diversi. Secondo i dati dell’Osservatorio, da un lato nel 72% delle aziende sono state realizzate forme di integrazione tra servizi esterni e applicativi interni, dall’altro i servizi in Public Cloud sono generalmente fruiti in logica multi provider con una media di 3 fornitori attivi.

In questo contesto, le strategie hybrid e soprattutto multicloud destano crescente interesse in quanto rappresentano un punto di snodo con cui le aziende possono rendere la nuvola “su misura” velocizzando il percorso di adozione. Infatti, coniugando le offerte di diversi provider, le aziende possono ottenere dei vantaggi, tra cui accedere a un portafoglio più ampio di funzionalità applicative, ridurre il rischio di lock in da parte del fornitore, garantire maggiore continuità del servizio e ottimizzare il costo complessivo dei sistemi.

Per poter raggiungere questi obiettivi la parola d’ordine è flessibilità: è necessario progettare i Sistemi Informativi affinché diventino un’architettura dinamica che sfrutta in maniera automatica diverse offerte sul mercato e modelli di delivery per rispondere efficacemente alle esigenze del contesto di business e del caso d’uso applicativo.

Come cambiano le strategie cloud di AWS e IBM

Al consolidarsi del percorso verso il cloud, il tema della flessibilità viene percepito con maggiore urgenza e necessariamente si riflette sulle dinamiche del mercato dell’offerta. In effetti la domanda sorge spontanea: come possono i big player coniugare la richiesta di flessibilità con il mantenimento del proprio vantaggio competitivo? Come possono cavalcare l’onda di questo nuovo trend dell’hybrid e multicloud?

Le strategie dei grandi provider sembrano andare proprio in questa direzione, in particolare con due casi recenti ed emblematici. Il primo è quello di Amazon Web Services, leader indiscussa dei servizi di cloud pubblico infrastrutturale, che nel 2018 ha lanciato AWS Outposts, ovvero la possibilità di portare l’infrastruttura e i modelli operativi di AWS in qualsiasi datacenter. L’offerta, che sarà disponibile nella seconda metà del 2019, permetterà di utilizzare l’hardware, le API e gli strumenti di AWS allo stesso modo nel cloud e on-premises. Dunque, anche un gigante della nuvola come AWS non promuove un approccio Cloud Only, ma punta sulla creazione di continuità tra ambienti diversi a supporto delle esigenze dei clienti.

Il secondo caso è quello di IBM che nell’ottobre 2018 ha dato una scossa alle dinamiche competitive del mercato con l’acquisizione di Red Hat, leader del mondo open source, per un valore di 34 miliardi di dollari, realizzando così la più grande operazione della propria storia. Big Blue punta sulla logica open per rilanciare la propria posizione sul mercato cloud. Red Hat infatti, che detiene partnership strategiche con Microsoft, AWS, Google e Alibaba, diventerà parte integrante della divisione Hybrid Cloud di IBM, che in questo modo metterà a disposizione dei propri clienti una vera e propria open cloud solution con l’obiettivo di massimizzare il valore percepito dall’utilizzo della nuvola.

Nella guerra del cloud non sono dunque ancora finiti i colpi di scena e non resta che osservare come il mercato recepirà le mosse realizzate da questi due colossi. In ogni caso queste strategie sembrano corrispondere ad un percorso di maturazione delle aziende, che hanno ormai compreso appieno i vantaggi derivanti dall’utilizzo della nuvola e sono pronte per il passo successivo.

Anche in Italia, dai dati dell’Osservatorio Cloud Transformation, emerge infatti un cambio di percezione: il 75% delle imprese dichiara di riconoscere nel cloud il ruolo di abilitatore per l’introduzione di tecnologie innovative e il 74% lo ritiene un fattore chiave per incrementare l’agilità dell’azienda. Il cloud non è più un fine nella ricerca di efficienza e semplificazione, ma diventa un mezzo per trasformare il business aziendale. In questo passaggio, le esigenze sono cambiate. I clienti più consapevoli chiedono ai fornitori di essere supportati nel disegno del proprio percorso verso il cloud. Un percorso unico, fatto di obiettivi e necessità diverse, che cambiano rapidamente nel tempo seguendo il ritmo veloce dell’evoluzione tecnologica.

In questo contesto il cliente deve poter scegliere con flessibilità e dinamicità in un pool di risorse aperto che garantisca un’esperienza di gestione unica. È questa la grande sfida non solo per i grandi player cloud, ma per tutta la filiera ICT, italiana e non, che deve saper cogliere l’opportunità derivante dalla crescente consapevolezza del mercato, supportando i clienti nella concretizzazione di nuovi scenari hybrid e multicloud.

Marina Natalucci

Ricercatrice dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano

Luca Dozio

Ricercatore dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano

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