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I Cio alla guerra del cloud

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I Cio alla guerra del cloud

20 Mar 2013

di Elisabetta Bevilacqua

Un’indagine Forrester evidenzia come la scarsa collaborazione fra l’It e altre unità di business, come marketing e commerciale, comporti notevoli rischi sia per il ruolo del Cio sia per la competitività aziendale. Ne commentiamo i risultati con Mimmo Zappi, Regional Director Colt, che l’ha commissionata.

Nell’attuale situazione economica di turbolenza, le aziende hanno l’esigenza di accedere a dati di mercato puntuali e tempestivi sul comportamento dei clienti, sull’attività dei competitor e sui risultati di vendita. E affidano sempre più all’Ict il compito di supportare la propria competitività. Tuttavia meno della metà dei Cio afferma di collaborare ripetutamente o spesso con le funzioni marketing (43%) e vendite (30%), che tendono, di conseguenza ad acquistare sempre più autonomamente servizi e infrastrutture It. Questo comportamento viene percepito come un rischio da oltre il 60% dei Cio che ritiene una minaccia al proprio ruolo lasciare alle singole unità di business la responsabilità degli investimenti.
Sono questi alcuni risultati  evidenziati da un’indagine di Forrester Consulting commissionata da Colt Technology Services e  realizzata attraverso interviste a 400 Cio di aziende europee [clicca nell’area download per scaricare un estratto della ricerca ndr]. A Mimmo Zappi, Regional Director presso Colt, che accetta di commentare in anteprima per ZeroUno la ricerca, chiediamo innanzi tutto se il fenomeno “shadow” It, ossia l’acquisizione di soluzioni tecnologiche senza passare per l’It, abbia effettivamente oggi una diffusione tale da rischiare di rendere i Cio figure di secondo piano in azienda. “Al contrario, è questo il momento per l’affermazione di un nuovo ruolo del Cio che dovrà diventare sempre più una figura proattiva, cogliendo le opportunità che arrivano da cloud e dai servizi as a service in generale – risponde Zappi – È vero che da tempo diciamo che il Cio deve conoscere e stare a stretto contatto con le diverse unità di business, per rispondere alle loro esigenze, ma oggi ci sono davvero le condizioni per concentrarsi meno sulla parte tecnologica, visto che il servizio può essere demandato a un service provider”.
Il nuovo Cio dovrebbe dunque da un lato concentrarsi sugli aspetti contrattuali e dall’altro accogliere le richieste del marketing o delle vendite per comprare sul mercato quei servizi, erogati as a service, che meglio rispondono alle esigenze dei clienti interni, diventando in pratica un broker di servizi.
Ci sono già testimonianze di queste nuove figure di Cio, a cui Zappi fa riferimento: per tutti il caso di  Leroy Merlin, che ha portato il proprio datacenter nella nuvola Colt, dove ha trasferito applicazioni strategiche come l’Erp, la gestione magazzini ecc. Ciò ha permesso all’It interno di liberarsi di problematiche tecnologiche legate alla sicurezza o all’integrazione dei sistemi per essere più focalizzato sulle tematiche core, come le esigenze dei punti vendita.
Ma anche i  Cio più tradizionali, a cui il dipartimento finanziario (quello per inciso con cui i rapporti sono più frequenti secondo Forrester: 79%) taglia i budget, devono comunque mantenere o migliorare i livelli di servizio e possono vincere la sfida. “Anche per questi Cio è il momento di assumersi dei rischi, se pur calcolati, grazie alla logica cloud di per sé molto meno vincolante di altre soluzioni, visto che in qualunque momento, grazie a contratti flessibili, si possono prevedere ‘uscite’ facili dalla nuvola”.
La scelta di lavorare con provider esterni piace ai Cio: viene vista dall’80% come una possibilità di ridurre i costi e per l’82% come un modo per fornire un servizio più adatto ai dipartimenti e migliorare la qualità del servizio.
I nuovi paradigmi cloud (pubblico, privato o ibrido; SaaS, Paas o Iaas) rappresentano una sfida per il Cio che deve restare una figura di riferimento per la competitività aziendale.
“Il rischio del sorpasso da parte delle business unit che possono, proprio grazie al paradigma as a service, diventare interlocutori per i vendor, va evitato, non solo perché minaccia il ruolo del Cio, ma soprattutto perché porta aumento di complessità e confusione, aprendo problematiche su sicurezza, privacy, gestione dei dati… Con rischi anche per il business aziendale”, conclude Zappi.

 

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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