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Aruba regala il cloud alle startup

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Aruba regala il cloud alle startup

18 Mag 2015

di Arianna Leonardi

Il provider aretino offre alle neonate aziende tecnologiche un credito cloud di 6.000 o 75.000 euro in tre anni per favorire la crescita del business. Stefano Sordi, direttore marketing della società, chiarisce scopi e dinamiche del programma

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Il cloud come motore di innovazione e volano per la crescita delle realtà italiane più giovani e promettenti. È questo il concetto alla base del Programma Aruba Cloud Startup, rivolto a tutte le neonate società tecnologiche, che potranno disporre di un credito cloud triennale da 6.000 o 75.000 euro, a seconda della formula scelta, Boost oppure Elite.

Stefano Sordi, Direttore Marketing, Aruba

“In sostanza –  spiega Stefano Sordi, Direttore Marketing di Aruba – l’iniziativa utilizza il cloud come finanziamento tecnologico, una sorta di moneta. L’obiettivo è fornire alle startup un aiuto in termini sia economici sia di risorse: Aruba è stata una startup e sa quanto sia importante una mentorship, soprattutto all’early-stage dell’attività. Inoltre, siamo consapevoli di quanto sia decisivo per un’azienda agli albori orientarsi già al cloud, così da ottenere la flessibilità necessaria a supportare l’espansione del business”.
Investire per il futuro
Per il provider aretino si tratterebbe insomma di favorire la crescita di quelli che potrebbero essere i clienti del domani, ma anche i partner tecnologici per progetti futuri oppure diventare, in caso di business particolarmente affini o appetibili, società partecipate in varie forme da Aruba stessa.
Per prendere parte alle selezioni è necessario che le startup vengano presentate da un’azienda aderente al Programma, per esempio incubatori privati o pubblici (come la toscana Nana Bianca e la veneta H-Farm), acceleratori d’impresa, università o venture capital; ciononostante Aruba ha dimostrato flessibilità in tal senso, accettando anche startup non incubate, purché in grado di usare questa tecnologia correttamente.
“La domanda – prosegue Sordi – è gratuita e aperta a tutte le realtà che soddisfino due requisiti fondamentali: essere una startup secondo le caratteristiche (fatturato, dipendenti, anno di fondazione eccetera) descritte dall’Agenda Digitale italiana e appartenere al settore tecnologico con una proposta innovativa. Una volta entrate nel Programma, le startup vengono promosse all’interno di un sito dedicato e possono beneficiare di corsi formativi sul cloud organizzati da Aruba. Per accedere alla formula Elite, i richiedenti devono essere già partiti con il Programma Boost e dimostrare la necessità effettiva di ulteriori finanziamenti, senza sprechi o sottoutilizzi dell’eventuale upgrade. I candidati saranno valutati da una giuria di esperti Aruba durante i Pitch Day che si tengono due volte all’anno e dovranno presentare le prospettive di crescita del business, ma soprattutto il progetto d’infrastruttura cloud based”.
Ma cosa manca al sistema italiano per fare maturare le neonate aziende tecnologiche e quale ruolo possono giocare i vendor nel favorire il loro sviluppo? Sordi riporta alcune considerazioni raccolte durante gli incontri con le startup. In sintesi, negli Stati Uniti ad esempio, i giovani imprenditori trovano più interlocutori (banche, venture capitalist, fornitori di tecnologia eccetera) disponibili all’ascolto e interessati al loro business. “In Italia – conclude il manager – vige ancora un blocco culturale, per cui gli attori che dovrebbero assistere le startup sono più propensi ai settori che producono beni materiali [tangibili e meno rischiosi, ndr] e non digitali. I vendor possono offrire supporto con iniziative di finanziamento tecnologico (come la nostra), organizzando iniziative per stimolare il networking tra aziende, intensificando le collaborazioni con gli incubatori. Ma per emergere, una startup deve innanzitutto credere nel proprio differenziale: come ha fatto Aruba, che ha sfidato i big americani del cloud grazie alla ‘glocalità’ del business e alla lungimiranza, che ha portato anche all’acquisto del dominio .cloud bruciando sul tempo la concorrenza”.

Arianna Leonardi

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