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Quantum computing: come evolve il mercato tra roadmap, filiera e finanziamenti



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Il mercato del quantum computing cresce tra roadmap hardware sempre più chiare, investimenti record e una filiera ancora fragile. L’analisi del Politecnico di Milano rivela le traiettorie globali del settore

Aggiornato il 29 dic 2025



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L’accelerazione del quantum computing non si misura solo attraverso annunci di prototipi o esperimenti in laboratorio, ma soprattutto attraverso il ritmo con cui si stanno muovendo investitori, aziende e leader tecnologici. Nel corso del convegno Quantum Shift: the future starts now, organizzato dall’Osservatorio Quantum Computing & Communication del Politecnico di Milano, Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio, ha offerto un quadro puntuale del mercato internazionale, mettendo in evidenza sia le conquiste più rilevanti sia i limiti strutturali di un settore che cresce rapidamente ma non in modo uniforme.

La crescita delle aziende native quantistiche e il peso degli investimenti

Piva sottolinea che i finanziamenti destinati alle aziende specializzate nel quantum computing sono aumentati in modo significativo. Le società nativamente quantistiche hanno raccolto capitali crescenti, spesso grazie all’interesse di fondi globali e programmi di investimento che riconoscono alla tecnologia un potenziale strategico di lungo periodo. Tuttavia, la distribuzione di queste risorse non è uniforme e riflette differenze geografiche evidenti. Il mercato nordamericano, osserva Piva, continua a concentrare la maggior parte dei capitali, seguito dall’Europa e dall’Asia, ma con scostamenti importanti nella capacità di scala e nelle tempistiche con cui si riuscirà a industrializzare le tecnologie.

L’intervento evidenzia che le aziende native quantistiche non solo raccolgono più capitali rispetto al passato, ma si muovono lungo roadmap tecnologiche sempre più dettagliate. Piva mostra come la comunità scientifica e industriale abbia iniziato a tracciare piani di sviluppo più nitidi rispetto agli anni precedenti, delineando obiettivi di performance e milestone temporali. Le roadmap delle principali società internazionali scandiscono l’evoluzione attesa di architetture diverse – dagli approcci ion-trap alle piattaforme basate su superconducting qubits – e indicano che il decennio in corso sarà cruciale per verificare quali tecnologie riusciranno davvero a scalare.

Le roadmap hardware mostrano una corsa che non rallenta

Secondo Piva, il 2025 segna un momento in cui molti attori industriali hanno pubblicato o aggiornato le loro roadmap hardware, rendendo più chiari gli obiettivi di breve e medio termine. Questo movimento non si limita ai grandi player internazionali, ma riguarda anche startup in rapida crescita che stanno sperimentando architetture nuove o varianti di modelli esistenti.

Le roadmap permettono di confrontare strategie diverse e rivelano come le aziende stiano puntando su aspetti complementari: chi investe nell’aumento del numero di qubit, chi nella qualità del qubit e nella riduzione del rumore, chi nella modularità delle macchine per facilitare l’integrazione in supercomputer classici. Piva chiarisce che la velocità di evoluzione del settore impone una valutazione continua e che, rispetto a pochi anni fa, il mercato è più consapevole nel distinguere tra dimostrazioni di laboratorio e tecnologie con reale potenziale di scalabilità.

Le differenze geografiche: Stati Uniti avanti, Europa in consolidamento, Asia in espansione

Una parte rilevante dell’intervento di Piva è dedicata alla geografia degli investimenti. Gli Stati Uniti mantengono una posizione dominante, grazie alla combinazione di capitali privati, fondi pubblici e un ecosistema industriale che da anni investe in tecnologie deep tech. Piva evidenzia che la capacità americana di trasformare ricerca in asset industriali è ancora superiore a quella europea, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di hardware competitivo.

L’Europa, pur registrando una crescita significativa, sconta ancora una certa frammentazione. I programmi di investimento comunitari e nazionali sono aumentati, ma secondo Piva sarà necessario armonizzare tempi, strumenti e priorità per evitare duplicazioni e dispersioni. Nel continente convivono eccellenze scientifiche e iniziative industriali promettenti, ma manca una visione capace di unire costruttori hardware, sviluppatori software, laboratori di ricerca e aziende end-user in una filiera coerente.

L’Asia, infine, mostra un’espansione rapida, soprattutto in Cina, Giappone e Corea. Pur non entrando nei dettagli delle singole iniziative, Piva sottolinea come l’area stia costruendo capacità tecnologiche e infrastrutturali che potrebbero spostare gli equilibri globali nel medio periodo.

Nuovi attori, nuovi modelli di business e un mercato in trasformazione

Piva osserva che il mercato del quantum computing non cresce solo in termini di finanziamenti, ma anche grazie alla diversificazione degli attori coinvolti. Negli ultimi anni sono nate startup focalizzate su capacità molto specifiche – dalla criogenia ai materiali quantistici, dai sistemi di controllo elettronico al middleware – mentre le aziende storiche stanno sviluppando nuovi modelli per offrire accesso remoto a macchine quantistiche attraverso servizi cloud.

Questa evoluzione modifica anche il ruolo delle imprese end-user. Sempre più aziende, soprattutto nei settori finanziari, farmaceutici, energetici e manifatturieri, iniziano a esplorare applicazioni sperimentali e proof-of-concept. Piva evidenzia però che la domanda è ancora limitata rispetto alla narrativa del settore, e che il passo successivo sarà ampliare il numero di organizzazioni pronte a integrare tecnologie quantistiche nelle loro strategie di lungo periodo.

Le criticità della supply chain e i rischi di dipendenza tecnologica

Nonostante l’entusiasmo e la crescita degli investimenti, Piva racconta un mercato ancora fragile. La supply chain del quantum computing è in costruzione e soffre di carenze strutturali. Le dipendenze da pochi fornitori, la scarsità di materiali critici, la complessità dei componenti hardware e la mancanza di standard consolidati rendono la filiera esposta a rischi significativi.

Piva evidenzia che queste fragilità non sono solo tecnologiche, ma anche industriali. Alcuni Paesi rischiano di restare esclusi dalle fasi più strategiche della filiera, soprattutto quelle legate alla produzione hardware. È uno scenario che ricorda altre transizioni tecnologiche del passato, in cui chi ha perso la fase iniziale ha poi dovuto inseguire per decenni. Per questo motivo, spiega Piva, è cruciale sviluppare capacità locali e investire su tecnologie che possano portare a una maggiore autonomia nel lungo periodo.

Un settore a metà tra promessa e capacità industriale

L’intervento di Piva mette in evidenza una tensione costante: il quantum computing è una tecnologia dal potenziale enorme, ma le sue capacità attuali sono ancora limitate. La promessa di risolvere problemi complessi in chimica, logistica, finanza o cybersecurity è reale, ma dipende dalla capacità di superare i limiti del rumore, di aumentare il numero di qubit utili e di costruire macchine affidabili.

Secondo Piva, i segnali degli ultimi mesi indicano un settore più maturo. Le aziende non comunicano più solo risultati di laboratorio, ma piani industriali che collegano gli avanzamenti scientifici a modelli di business sostenibili. Tuttavia, questo non elimina la necessità di prudenza. Il quantum computing non è ancora una tecnologia general purpose e richiede investimenti continuativi, un tessuto di competenze sofisticato e un ecosistema industriale capace di sostenere cicli di innovazione lunghi.

Il ruolo delle istituzioni e i prossimi passi

Se il mercato sta cambiando, anche le istituzioni stanno adattando i propri piani. Piva ricorda che governi e organismi sovranazionali stanno definendo nuove strategie, investendo in infrastrutture, laboratori e programmi di formazione. La crescita degli investimenti pubblici, evidenziata anche nella prima parte del convegno, si intreccia con la necessità di rafforzare la ricerca di base, sostenere la competitività delle aziende innovative e coordinare gli attori industriali.

Piva suggerisce che i prossimi anni saranno decisivi per capire se il quantum computing riuscirà a trasformarsi da tecnologia emergente a pilastro di un nuovo paradigma industriale. L’esito dipenderà dalla capacità di ridurre la distanza tra ricerca accademica e produzione di soluzioni applicabili, una sfida che richiede visione strategica, continuità dei finanziamenti e collaborazione tra pubblico e privato.

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