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Vendor e utenti a confronto sulla Bi

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Vendor e utenti a confronto sulla Bi

03 Mar 2009

di Antonella Ferrari

Disponibilità e analisi delle informazioni nonché dei processi non più di singole aree funzionali ma di interi dipartimenti aziendali. Tecnologia avanzata per dare valore al business in termini di benefici derivanti da decisioni più rapide, flessibili e dinamiche. Ecco cos’è la Business Intelligence oggi, dagli occhi di chi il mercato lo conosce e lo vive: vendor e utenti 

”Negli ultimi anni le esigenze dei clienti si sono evolute verso un’ottica più trasversale che si connota in ciò che oggi si intende per Business performance management (Bpm): non più necessità specifiche da soddisfare da parte di sottoaree aziendali, ma piuttosto bisogni di un intero dipartimento, quale, per esempio, le risorse umane, l’amministrazione, finanza e controllo e i sistemi informativi. Tali bisogni riguardano, dapprima, il monitoraggio a 360 gradi del processo che caratterizza ogni funzione e poi le analisi di dettaglio sugli aspetti critici di ogni singola fase del processo stesso, per esempio il budget o la pianificazione dell’allocazione delle risorse e delle attività” esordisce Pietro Betto (nella foto in alto), Business Development manager di Sas. “Tutto ciò si riflette anche nel fatto che l’attenzione si è spostata dalla tecnologia legata ai sistemi operazionali/transazionali, che rispondeva all’esigenza di consuntivo e, quindi, basata su tipiche attività di interrogazione dati e reportistica, a sistemi di tipo Dss (Decision Support System) o di Bpm impiegati per implementare una strategia a breve-medio-lungo termine e, dunque, per supportare il raggiungimento di obiettivi a diverso spettro temporale. Si tratta di sistemi che consentono di analizzare gli elementi di criticità e i fattori di successo, di concretarli nei piani d’azione di budget e forecast per i periodi a venire, di monitorare le azioni al fine di una loro ottimale riformulazione sulla base dei risultati di mercato ottenuti.” 
Naturalmente Betto si riferisce ai sistemi di BI Sas, che, in senso generale, offrono un supporto a due livelli: un livello superiore (per la direzione generale) che permette il monitoraggio di una serie di fattori richiamanti la strategia aziendale che raccordano, a loro volta, secondo una logica di correlazione automatica, indicatori provenienti dalle singole aree aziendali; un livello inferiore, costituito dalle soluzioni verticali per le diverse direzioni, la cui valenza consta nel fatto che, per ciascuna tematica affrontata, ha in sé racchiusa un’esperienza pluriennale di analisi (anche di tipo predittivo, elemento distintivo dell’offering di Sas) e modelli di dati predefiniti che accelerano i processi decisionali, agevolano il controllo continuo delle prestazioni e supportano l’ottimizzazione di tutti i processi aziendali.
“Il valore derivante dall’adozione della nostra tecnologia si rileva nella possibilità di governare quelle variabili che sono determinanti nella formulazione delle azioni che si concretizzano in un reale vantaggio competitivo” afferma il manager.
Fino a qualche tempo fa, Sas riscontrava difficoltà nel far percepire questo valore perché era presente una resistenza di natura culturale che oggi è stata superata, grazie alla concreta possibilità di valutare il contributo in termini di benefici di business fornito dalla tecnologia.
“Attualmente la principale criticità che ci troviamo ad affrontare nei confronti dei nostri clienti riguarda tempi e costi legati all’analisi delle informazioni. Si richiedono costi più ridotti e tempi più rapidi e questo comporta un aumento della qualità della domanda della clientela. L’unico modo per rispondere a queste nuove esigenze è puntare sul capitale umano e sulle competenze, vale a dire offrire un supporto al cliente non solo tecnologico, ma anche riguardante le sue specifiche problematiche di business” sostiene Betto.
Il valore della Bi per Sas si esprime, dunque, con la rilevazione degli effetti generati in termini di benefici aziendali derivanti da azioni intraprese, decise grazie al supporto dato dal monitoring prestazionale e dalle analisi dei dati. 
Inoltre si intravvede la necessità da parte degli utenti della Bi di focalizzare l’attenzione anche sugli aspetti di misurazione propriamente legati al processo di Bi per potersi assicurare una riduzione dei costi e dei tempi di produzione delle informazioni. 
“Le richieste di servizi di Business Intelligence (Bi) da parte delle varie funzioni aziendali è sempre più crescente – afferma Pier Paolo Ricci (nella foto), vice direttore sistemi informativi di Aspiag Service, importante cliente del settore retail di Microstrategy  –. Ciò è principalmente dovuto al fatto che la cultura verso l’analisi dei dati e la predisposizione verso l’impiego di strumenti di Bi, anche i più sofisticati, si sono evolute. Gli utenti vedono soddisfatti i loro bisogni e questo si riflette nel concetto di valore della Bi.”
Valore legato alla possibilità per i diversi attori dei livelli organizzativi di misurare le prestazioni dei processi di business di loro competenza, di conoscere in modo continuativo lo stato di salute dell’azienda nella sua completezza e di essere supportati nella presa di decisioni, siano esse operative, tattiche o strategiche.
“La Bi contribuisce anche all’ottimizzazione dei processi che di per sé genera un valore: per esempio, il disporre di metriche di produttività delle risorse umane operanti nei diversi punti vendita correlate agli obiettivi di budget prestabiliti consente un’ottimale pianificazione della loro allocazione” sostiene Ricci.
Anche la possibilità di usufruire di informazioni convalidate e certificate secondo il proprio bisogno specifico, la loro condivisione all’interno dell’organizzazione e, dunque, la diffusione del patrimonio aziendale rappresentano ulteriori vantaggi offerti dalla Bi che si concretizzano in una maggiore collaborazione e un miglior coordinamento delle attività svolte dai diversi utenti.
“La Bi ha in sé un valore intrinseco che va esplicitato attraverso l’uso cioè le modalità con le quali ci si avvale del supporto che gli strumenti di analisi offrono – sottolinea il manager -. Come qualsiasi nuovo strumento, l’introduzione della Bi nella nostra azienda ha comportato un’iniziale resistenza al cambiamento dovuta a una serie di fattori, quali la cultura, la familiarità ormai acquisita con altri strumenti di produttività individuale, la definizione dell’ambito informativo in cui operare (profili diversi di accesso ai dati). Per superare questa criticità abbiamo utilizzato un processo di adozione della Bi in due fasi principali: nella prima, si è operata la diffusione degli strumenti in tutte le aree aziendali (pervasività tecnologica); nella seconda, si è attuato un percorso di formazione per un ristretto numero di utenti “esperti”, i quali, una volta acquisita dimestichezza con lo strumento, sono diventati “trainer” per gli utenti meno esperti. Quest’ultima fase ci ha portato a una pervasività d’uso che ha contribuito ha far emergere il valore innato della Bi.”
Tuttavia, permane sempre una certa difficoltà nel far percepire il valore “quantitativo” della Bi, o meglio nel poter attuare un confronto “monetario” tra i costi da sostenere e i benefici attesi. Ciò è in parte dovuto alla non totale maturità da parte degli utilizzatori verso gli ampi potenziali offerti dalla tecnologia. “Però, questa criticità è legata anche alla mancanza di modelli di misurazione di riferimento, pur riconoscendone la limitatezza e la necessità di doverli contestualizzare. In questo senso, i fornitori di soluzioni di Bi dovrebbero fornirci un valido supporto” enfatizza Ricci. 
Ma per l’area dei sistemi informativi, qual è il valore che la Bi può generare?
“Alla base delle nostre attività vi è una funzione di servizio nei confronti delle diverse aree aziendali che si connota nel rispondere alle esigenze offrendo soluzioni sempre migliori nell’ambito di un processo di innovazione: la Bi si colloca proprio in tale processo. La sua evoluzione di questi ultimi anni ha comportato un cambiamento di paradigma: dall’analisi dei dati specificamente connessa alle varie aree funzionali al monitoraggio e misurazione delle performance aziendali, al corporate performance management. Questo passaggio ha consentito di elevare la Bi a strumento abilitante l’innovazione dei processi di business. E permette, dunque, alla nostra funzione di contribuire a promuovere tale innovazione” conclude il manager.
    


   
Cognos, an Ibm Company: il Cpm verso controlli di sostanza

Tre domande a Federico Della Casa, dal febbario 2008 Country Manager non più di Cognos Italia ma di “Cognos, an Ibm Company”. In un suo recente incontro con la stampa, gli chiediamo cosa vuol dire per Cognos essere entrata nell’universo Ibm, il valore di Cognos 8.4 come nuova soluzione di Corporate Performance Management (Cpm) e come evolverà l’utenza Cpm per effetto della crisi del credito.

ZeroUno: Cos’è cambiato per Cognos diventata an Ibm Company?
Della Casa: Tutto e niente. Da 15 anni Cognos e Ibm sono partner. Cognos 8 v4, ultimo rilascio del nostro software applicativo Cpm, è figlio della strategia Cognos di semplificazione massima della vita dell’utente. Ma è di Ibm l’interfaccia con Infosphere (prodotto Ibm di Information Management per l’estrazione dei dati e la creazione del Datawarehouse). Al di là del software c’è un’alta complementarità del nostro gruppo di 30 persone Cognos all’interno di Ibm Italia, di cui costituiamo la quinta divisione Software, l’Information Management appunto, insieme a Db2, Informix, FileNet e Ascential. 
ZeroUno: E cosa implica per il modus operandi?
Della Casa: Star dentro a Ibm comporta visibilità, capacità di investimento, copertura con il canale distributivo e il presidio territoriale che Ibm garantisce. Significa però anche che l’accordo, a fronte del costo (5,3 miliardi di dollari, la più grossa acquisizione di Ibm), è di tenere Cognos come “compagnia” in blocco all’interno dell’Information Management worldwide: la mia struttura marketing e vendite continua a riportare al sottoscritto come Country Manager Cognos. Ciò sia per l’indipendenza e la misurabilità dei risultati, sia soprattutto perché Cognos 8 v4 è metà prodotto Business Intelligence (con Etl, Dwh e forti legami It), metà applicazione di pianificazione e consolidamento, venduta alle Direzioni Commerciali e Amministrative. Per continuarne il successo, la capacità di vendita e il brand Cognos vanno protetti e non dispersi in una grande organizzazione. Possiamo dire che, insieme solo alle Acg, siamo un’eccezione alla scelta strategica Ibm di non invadere il mondo delle piattaforme puramente applicative.          
ZeroUno: Quale valore dall’annuncio di Cognos 8.4 per l’utenza aziendale? 
Della Casa: Ho accennato alla semplificazione della vita dell’utente finale, dato l’allargamento della popolazione utente (da chi si occupa di Bi, ai più svariati utenti aziendali che devono capire dal Cpm come vanno le cose). Di qui la possibilità di fruire del dato in modo semplice, da piattaforme mobili, di inviare un sottoinsieme di funzionalità informative (alert, report). Se due persone condividono in remoto un’analisi di marketing, al record che osservano aggiungono commenti in Chat che permangono insieme al record. Gli Utenti sono sempre meno passivi e più interattivi. 
ZeroUno: Come vede evolvere l’utenza Cpm dopo la crisi del credito? 
Della Casa: Ad anni di vigilanza solo formale su aree critiche seguiranno anni di vigilanza sostanziale, con un’espansione del mondo delle regole, in un sistema in cui qualcuno controlli nel merito. Dopo che il governo Usa ha nazionalizzato Freddie Mac e Fanny Mae e quello olandese ha acquistato l’8% di Ing Direct, nel consiglio di amministrazione di questi enti vorranno sedere un paio di membri che rappresentano la nuova proprietà. Ora il Cpm non è che un’automazione del Controllo di Gestione, che verifica l’osservanza di regole che qualcuno detta. Il grande tema sarà il passaggio da controlli formali come quelli di Basilea 2 – che garantiscano solo uno standard (che tutti parlino la stessa lingua) – a controlli di fatto e di sostanza, con regole che impongono una vera conformità. L’utenza “vorrà e dovrà capire” con strumenti come score card e dashboard e si allargherà oltre il vertice del Management (il Ceo e il Cfo) agli stessi Stakeholder che siedono in consiglio di amministrazione e al management decisionale distribuito in impresa. (R.M.)


Board: ecco la neonata versione 7

Ormai saldamente inserita nelle tre più autorevoli classifiche riguardanti i settori dell’It in cui opera – la Bi Survey 7 di Nigel Pendse e i Magic Quadrant di Gartner dedicati alle piattaforme per la Bi e al CPM BOARD International rilascerà a fine febbraio la versione 7 del suo Management Intelligence Toolkit. Un aggiornamento che, se da un lato continua a mantenere l’impostazione e le caratteristiche di base che ne hanno determinato il successo – l’integrazione tra Bi e Cpm in un ambiente che consente di sviluppare sofisticate applicazioni senza richiedere la scrittura di una sola linea di codice – si ripresenta sul mercato con notevoli contenuti innovativi. 
   
La Windows Presentation Foundation cambia BI e CPM
“Innovazioni – fa notare Andrea Alfieri (nella foto), Marketing Manager di BOARD International – che rappresentano un vero salto tecnologico e interessano più aspetti della nuova versione.  Interamente sviluppato utilizzando il framework .NET 3.5, BOARD 7 sfrutta tutte le potenzialità della WPF (Windows Presentation Foundation) per fornire una rivoluzionaria user experience, garantendo a qualsiasi utente una maggiore produttività e un minor tempo di apprendimento. Un moderno ambiente di Iv (Interactive Visualization)  consente non solo di rappresentare le informazioni in modalità nettamente più avanzate rispetto a quanto è stato fatto fino ad oggi, ma anche di interagire con i dati in un modo intuitivo, garantendo agli utenti business un vero e proprio ambiente di self-service analysis. Scegliendo un prospettiva tecnologica, la Wpf può essere vista come il motore grafico delle applicazioni del futuro, capace di cambiare profondamente il modo di progettare e rappresentare le interfacce utente,  passando da un modello statico ad uno dinamico e garantendo quindi  grandi benefici alle organizzazioni che  utilizzano  strumenti di Bi e Cpm”.
   
BOARD 7 e la SOA
BOARD 7, avendo adottato lo standard WCF (Windows Communication Foundation), che è il modello unificato di programmazione Microsoft per lo sviluppo di applicazioni orientate ai servizi, è anche a tutti gli effetti un toolkit SOA. “Una scelta questa – osserva Alfieri – dettata dalla convinzione che un sistema integrato per la BI e il Cpm deve anche essere in grado di far fronte alle future esigenze dei nostri clienti in questa specifica area. E anche se nel breve termine non vediamo ancora, salvo in alcune grandi aziende e per impieghi abbastanza particolari, svilupparsi una consistente richiesta di SOA, il fatto che BOARD 7 sia interamente basato su WCF e quindi sia nativamente strutturato per supportare le architetture Service Oriented costituisce per i nostri clienti una importante garanzia tecnologica per il futuro, a completa protezione del loro attuale investimento sul prodotto.”   Per quanto riguarda invece l’immediato, BOARD 7 propone altre innovazioni capaci di offrire ai clienti importanti vantaggi. La nuova architettura a 64 bit del toolkit, essendo in grado di indirizzare quantità enormemente maggiori di memoria RAM, consente ad esempio di  superare completamente le limitazioni che i database multidimensionali hanno circa il numero e il dettaglio dei dati che possono essere gestiti. Inoltre la WCF facilita una  completa integrazione con Office 2007, offrendo tra le altre possibilità anche quella di accedere ai servizi di Board direttamente da Excel e di lavorare sia in modalità on-line che off-line” “Con BOARD 7 – conclude Alfieri – abbiamo compiuto un passo tecnologico molto importante. Con la nuova versione del nostro toolkit siamo arrivati a un livello che secondo noi non è comune sul mercato. Inoltre la tecnologia che abbiamo incorporato nel prodotto è così nuova e avanzata da lasciarci ulteriori ampie possibilità di implementazione e di perfezionamento. (Carlo Cremona)


Superveloci e "verdi" i datawarehouse applicance di Netezza

Nata nel 2000 a Framingham (Massachusetts) e da sei mesi presente in Italia con una propria filiale a Milano, Netezza è una società focalizzata in area Datawarehousing/BI, cioè con soluzioni per eseguire analisi ad alta velocità su grandi volumi di dati, la cui offerta si basa su una famiglia di appliance, i Netezza Performance Server (NPS), dalla particolare tecnologia. 
L’architettura del NPS, che integra database relazionale, storage e server in una unità compatta ed energeticamente efficiente, presenta infatti una serie di FPGA (Field Programmable Gate Array), posti tra la (o le) basi dati e il motore di analisi, che hanno lo scopo di ‘filtrare’ i dati secondo logiche programmabili in funzione delle analisi stesse. Il fatto che i dati siano esaminati secondo algoritmi su silicio permette l’esecuzione delle query con poche istruzioni svolte ad altissima velocità da un motore formato da processori Power Pc in architettura AMPP (Asymmetric Massive Parallel Processing). L’insieme realizza ciò che Netezza chiama ‘streaming analytics’, cioè un’analisi che viene applicata ad un flusso-dati continuo ad altissima velocità che viaggia su un bus Gigabit Ethernet che collega lo storage al motore del Performance Server. Va infine detto che lo streaming analytics (che, cosa interessante, Netezza ha derivato dalla tecnologia dei videogame), oltre ad offrire prestazioni molto elevate, permette un notevole risparmio d’energia grazie alla minor frequenza (clock) dei processori e al minor numero di accessi alle unità a disco, il che riduce sia il consumo diretto sia quello per il raffreddamento. Le appliance Netezza sono già state scelte da centinaia di clienti, tra i quali segnaliamo Esselunga, Nationwide, Orange, Benetton, Virgin Media. (GCB)
   
   


Tagetik nel quadrante magico di Gartner

La casa italiana specializzata nelle soluzioni software per il Corporate Performance Management e la Financial Governance si posiziona nel Quadrante Magico di Gartner 2008 dedicato alle alle suite per il Cpm

Secondo Gartner il Corporate Performance Management (Cpm) è l’insieme dei “processi utilizzati per gestire le performance, come la strategia, il budgeting e il forecasting; le metodologie che supportano questi processi; le metriche usate per misurare le performance rispetto agli obiettivi strategici e operativi. Il Cpm comprende anche una serie di applicazioni analitiche, come il financial consolidation e il financial-reporting, che forniscono le funzionalità necessarie al Cfo o ai senior executive per gestire questi processi, metodologie e metriche”.
Tagetik è entrata nel Quadrante Magico 2008 che la società di analisi americana ha stilato per questo tipo di offerta. La società italiana propone al mercato internazionale una suite che unifica in un solo prodotto tutti i processi di Corporate Performance Management (budget, forecast, pianificazione, bilanci civilistici e gestionali, analisi sui dati, segment reporting, dashboard e scorecarding) e di Financial Governance (gestione nativa della partita doppia, adeguamento alle nuove normative, tracciabilità e audit sui dati, trasparenza delle informazioni finanziarie).
"Stiamo ampliando la nostra roadmap di prodotto insieme ad alcuni partner tecnologici per coprire nuovi processi ed avere una vista più ampia della BI e del PM oltre ai tradizionali processi di Corporate Performance Management”, dice Manuel Vellutini, Coo di Tagetik.
E per iniziare bene l’anno, la società ha stretto accordi con Information Builders, azienda indipendente che offre sistemi di Business Intelligence, per ampliare la propria offerta con una soluzione di Cpm di planning e reporting. Le due società hanno sviluppato una piattaforma unificata per fornire una più avanzata soluzione per gestire le performance e per supportare le aziende nei processi decisionali. (N.B.)

Antonella Ferrari

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