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Un valore concreto intangibile

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Un valore concreto intangibile

02 Apr 2004

di A.Ceccotti e E.Iannelli

Vi sono beni, come il capitale intellettuale e umano, che pur costituendo la maggior ricchezza di un’azienda sfuggono ai tradizionali sistemi di analisi finanziaria. Tramite gli strumenti della business intelligence se ne può calcolare il valore economico. Si tratta però di trovare metodologie standard, e non è facile, e di far capire alle imprese l’importanza del problema, che in Italia è la vera sfida

La business intelligence mette a disposizione varie soluzioni, dai tool di reportistica agli strumenti di enterprise performance management, che, se applicate in area finanziaria, consentono di migliorare la comprensione delle componenti che vanno a costituire il valore economico dell’impresa, facilitando il processo decisionale dei responsabili finanziari. In Italia, secondo Maurizio D’Ascenzo, Product marketing manager di Business Objects, le esigenze delle aziende nei confronti di tali soluzioni non sono diverse da quelle di altri paesi, ma scontano il problema della crisi economica e sono condizionate dal nostro ritardo rispetto ad altre realtà, in particolare quella degli Usa, dove il financial reporting è salito alla ribalta anche a causa della necessità di aderire ai rigorosi controlli istituiti dopo i noti scandali finanziari. Anche da noi, però, l’esigenza di aderire allo IAS (International Accounting Standard – vedi riquadro nell’articolo precedente) o, in ambito bancario, alle normative Basilea 2 (vedi riquadro pagina successiva), impongono alle aziende di pensare ad un approccio più rigoroso e sistematico all’analisi e alla reportistica in ambito finanziario. Chiediamo dunque a D’Ascenzo la sua opinione sulle prospettive di questo nuovo settore applicativo.

ZeroUno: Quale potrebbe essere l’evoluzione degli strumenti finalizzati al controllo da parte del Chief Financial Officer della situazione e delle prestazioni finanziarie dell’impresa?
D’Ascenzo: La nostra visione è quella di una business intelligence che sia allo stesso tempo pervasiva, strategica ed “embedded”. Pervasiva, in quanto capace di fornire informazioni accurate e di presentarle in modo da garantirne la massima condivisione, disponibili quindi non solo al CFO ma ad ogni utente nell’organizzazione abilitato a riceverle e su qualsiasi device. Strategica, in quanto in grado di aiutare le aziende ad allineare strategia, risorse ed obiettivi consentendo ai manager di capire, controllare e gestire le prestazioni aziendali. Ed infine “embedded”, in quanto incorporabile in ogni applicazione realizzata dalle comunità dei partner e degli sviluppatori per tutte le maggiori piattaforme ed architetture disponibili sul mercato. Nello specifico delle esigenze dei CFO, immaginiamo che presto nessuno di essi potrà rinunciare ad avere dei dashboard di alto livello che consentano di tener sott’occhio tutti i Key performance indicator dell’azienda, sia quelli relativi al business come quelli in grado di descriverne la ‘salute’ finanziaria. Naturalmente parliamo di dashboard di ultima generazione, con funzioni di alert che “catturano” anomalie ed eccezioni in modo proattivo e capacità di approfondimento, con analisi e report specifici, basati sulle best practices del settore.

ZeroUno: In particolare, quali sono gli strumenti applicabili all’analisi dei beni tangibili, ad esempio le risorse e i flussi d’investimento, la tesoreria o la gestione del rischio finanziario, e quali quelle per i beni intangibili, ad esempio l’immagine aziendale e il capitale intellettuale?
D’Ascenzo: Le nuove soluzioni di financial reporting integrano dati provenienti dalle più disparate fonti, automatizzando all’interno di un ambiente controllato tutte le funzionalità richieste di consolidation, reporting, audit, e compliance. Quest’architettura, adottata anche dai nostri ‘cruscotti’ di management, consente una visione olistica e coerente dei dati e delle prestazioni di tutti i dipartimenti, offrendo l’agognata ‘verità unica’ sullo stato dell’impresa. Auditor e analisti vengono messsi in condizione di effettuare dei drill-down attraverso i numeri sino ad arrivare al dettaglio della singola transazione da verificare. Controlli, definizioni, processi di workflow e “audit trails” sono incorporati ed automaticamente applicati. Il monitoraggio delle eccezioni e la notifica istantanea consentono di tenere sotto esame eventi che possono determinare rischi per l’impresa e di comunicarle alle persone deputate a gestirli. Per i beni intangibili la business intelligence sfrutta le linee guida offerte da metodologie ormai consolidate, come ad esempio il Balanced Scorecard di Kaplan & Norton, fra i primi a comprendere l’importanza di bilanciare, appunto, le performance finanziarie dell’azienda con la gestione di indici-chiave basati anche sull’intangibile, come ad esempio la crescita professionale e la formazione dei knowledge workers. Vi sono poi strumenti che consentono di sfruttare l’investimento fatto in sistemi di gestione delle risorse umane e permettono di analizzare processi che vanno dal recruiting alla matrice delle competenze. Infine, non si può non accennare alle soluzioni di Customer intelligence, che vanno ad analizzare e a massimizzare gli indicatori relativi al capitale-cliente, altro asset intangibile i cui indici chiave sono, ad esempio, dai tassi di retention, redditività e soddisfazione.

ZeroUno: Quali sono le attuali linee di sviluppo dell’analisi dell’intangibile, e quali le principali difficoltà?
D’Ascenzo: Le attività immateriali sono sempre più decisive nel determinare il valore di un’azienda. Secondo uno studio del Bookings Institute, se nel 1982 i valori contabili delle attività materiali rappresentavano il 62% del valore di mercato di un’impresa, nel 1995 questo valore si era ristretto al 38%. Una ricerca condotta nel gennaio 2000 da Baruch Levy, professore della New York University, prevedeva una contrazione di tale percentuale al 10-15%. Per dare un’idea: alla fine del 1999, in piena bolla speculativa della ‘new economy’, il valore contabile di Aol costituiva solo il 3% della capitalizzazione di mercato, mentre quello di Coca Cola si attestava al 7,9%. L’economia mondiale sta attraversando un processo di trasformazione in conseguenza del quale le nuove tipologie di azienda presentano rapporti di contabilità finanziaria non più in linea più coi reali valori di mercato.
Il bene intangibile per eccellenza è sicuramente il capitale intellettuale, che possiamo vedere come la risultante della conoscenza esistente in azienda: informazioni, skill, best practices, esperienze individuali e collettive. Ed è ormai convinzione consolidata che il capitale intellettuale influenzi fortemente altri asset intangibili, come ad esempio il brand. La valutazione di questi tipi di beni implica un approccio differente da quello adottato nell’analisi degli asset materiali. Occorrono metodologie ad-hoc, elaborate ricorrendo ad una pluralità di esperienze consolidate e selezionando le più adatte al tipo dell’intangibile analizzato. Le difficoltà stanno nella scelta delle corrette metodologie e nella traduzione delle stesse in metriche significative. Diventa fondamentale il lavoro di consulenti ed analisti in grado di ‘numericizzare’, se così si può dire, questo patrimonio. Se ci focalizziamo solo sul capitale intellettuale, che come detto costituisce il principale intangibile, ci sono almeno sei metodologie consolidate per la sua analisi, dalle Balanced Scorecard al modello Skandia (vedi in dettaglio articolo precedente). Ad oggi, comunque, non esistono algoritmi universalmente accettati per la valutazione degli intangibles, e la previsione è quindi quella di una ulteriore crescita e raffinazione dei modelli d’analisi.

ZeroUno: Ritiene che queste esigenze siano sentite dalle aziende italiane?
D’Ascenzo: Nei grandi gruppi, così come nelle filiali delle multinazionali, l’analisi dell’intangibile è sicuramente nel radar del management, anche se non con gli investimenti che si registrano negli Usa e in Scandinavia, dove la sensibilizzazione verso questa filosofia è molto forte. La corretta valutazione degli intangibili non solo mette in evidenza patrimoni ignorati o di difficile individuazione, ma permette, quando non obbliga, l’azienda a ripensare alla sua missione, con un impatto rivoluzionario su tutti i livelli coinvolti. Di certo, è impossibile ignorare il contributo dei beni intangibili alla determinazione dei veri valori delle imprese e pertanto i procedimenti contabili dovrebbero in tempi stretti prevedere nuove formule, che siano in grado di considerarli. L’opera di ‘evangelizzazione’ che le società di consulenza e tutti noi maggiori software vendors abbiamo svolto nell’ultimo decennio inizia sicuramente a dare i frutti. Se da una parte quindi il nostro impegno consiste nel far scaturire investimenti sempre più massicci da parte di chi ha già maturato questa sensibilità, dall’altra la sfida ancora più impegnativa è quella di far radicare questi concetti nella piccola e media impresa, che rappresenta la vera forza economica del nostro Paese, ma che da questo punto di vista è ancora un terreno vergine.


Basilea 2: più credito alla trasparenza
Il nuovo accordo di Basilea sul patrimonio di vigilanza delle banche (detto Basilea 2), che diventerà operativo fra il 2006 e il 2007, modificherà in modo sostanziale l’approccio al rischio creditizio e, di conseguenza, le relazioni fra banche e imprese. Le banche stanno identificando le procedure da applicare ai clienti per ottenere informazioni di tipo economico, finanziario e qualitativo. Le imprese dovranno, da parte loro, fornire un quadro più dettagliato della propria situazione, con particolare attenzione alla chiarezza, veridicità e affidabilità dei bilanci. Anche le aziende che hanno buoni indici di credibilità e redditività dovranno avere sistemi capaci di formalizzare i loro processi in modo standard e secondo criteri e cadenze imposte dai regolamenti. Soprattutto le Pmi dovranno prevedere una maggiore apertura ai mercati finanziari per compensare le maggiori difficoltà di accesso al credito. Il rating, ossia la valutazione della solvibilità della società e della sua capacità di far fronte agli impegni finanziari, sarà determinante sia per ottenere credito sia per spuntare tassi convenienti. E dal momento che le singole banche definiranno sistemi differenti di valutazione, dove ai valori forniti da agenzie specializzate si sommeranno stime interne, sia specifiche sull’azienda sia sul quadro economico generale, le imprese dovranno dotarsi di strumenti di analisi capaci d’identificare le banche che adottano il sistema di rating per loro più vantaggioso.

A.Ceccotti e E.Iannelli

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