Piattaforme analitiche: valore percepito, ma scarsa conoscenza tecnologica

In un contesto articolato e in forte cambiamento nel campo della Business Intelligence, le cosiddette Analytical Platform non sembrano essere ancora molto conosciute. Le aziende ne percepiscono il valore, soprattutto in prospettiva alle nuove sfide di analisi real time, su dati sempre più voluminosi e di diversa tipologia, nonché destrutturati. Tuttavia, la conoscenza tecnologica è ancora piuttosto limitata. Ecco i risultati di una Websurvey di ZeroUno

Pubblicato il 30 Gen 2013

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Piattaforme analitiche: valore percepito, ma scarsa conoscenza tecnologica

Soluzioni in grado di recepire i dati da più fonti, integrarli e analizzarli in real-time per fornire le informazioni più idonee a supporto delle decisioni, con report aggiornati tempestivamente. Sono le Analytical Platform. Qual è il livello di conoscenza di queste piattaforme in azienda? E quale il grado di penetrazione? Se ne percepisce chiaramente il valore? Per rispondere a queste domande ZeroUno ha realizzato, in partnership con Sybase, la web survey “Next Generation BI: il ruolo delle Analytical Platform” alla quale hanno partecipato 52 aziende e i cui risultati sono stati analizzati con la collaborazione di Paolo Pasini, docente di Sda Bocconi.

Un primo campo di indagine è stato il budget, in particolare la presenza di budget riservato alla BI. Il 44% del panel (composto in maggioranza di aziende di medio-grandi dimensioni con oltre 250 addetti e più di 250 milioni di euro di fatturato che, probabilmente, costituiscono il target privilegiato delle Analytical Platform) dichiara di disporre di un budget dedicato alla BI, e di queste imprese il 43% dichiara un budget che rappresenta oltre il 6% del complessivo budget It aziendale, un valore forse non elevato (e in effetti sensibilmente inferiore ai valori medi di altre ricerche nazionali), ma in continua crescita sia in valore assoluto, sia in valore percentuale.

Dopo la quota del budget dedicato alla BI, un’altra dimensione fondamentale della BI Governance è l’ownership dei progetti, sia It, sia di BI: “È interessante notare che la maggior parte delle scelte attuali di ownership sia ancora in capo alla funzione It, sia per i progetti It (63%), sia per i progetti di BI (56%); tuttavia è necessario sottolineare quel 23% e quel 21% (44% totale) in cui l’ownership dei progetti di BI risulta in capo alle funzioni utenti o alla direzione generale (figura 1)”, commenta Pasini. “Molti studi evidenziano anche in questo caso una responsabilizzazione in crescita graduale, ma inesorabile, delle funzioni di business su budget e progetti di BI”.

Figura 1: Ownership dei progetti e dei budget It e di BI fonte: ZeroUno – Web Survey Next Generation BI: il ruolo delle Analytical Platform – novembre 2011 – campione 52 aziende

Un ulteriore contributo alla comprensione della BI e della sensibilità aziendale verso i cambiamenti del sistema delle informazioni disponibile per le imprese, riguarda la data explosion, o i “big data” come fenomeno conseguente: il 58% delle imprese del panel è assolutamente d’accordo sul fatto che questo fenomeno è in corso, continuerà a manifestarsi con tassi di crescita elevati, e continuerà a crescere nei prossimi anni creando opportunità formidabili di informazione delle attività di controllo e di decisione aziendali, con fonti e formati di dati sempre diversi.

Le architetture attuali sono un limite

Entrando nel merito dell’analisi tecnologica e osservando le criticità che oggi mostrano le architetture dati dedicate alla BI nelle imprese del panel, si osserva che il limite maggiormente citato riguarda l’incapacità di trattare i dati non strutturati con i Dbms attuali (42%). In seconda battuta l’utilizzo di dati storici e mai real time sembra essere l’altro limite maggiore per il 33% del panel (figura 2). “Quindi le possibilità di sfruttare i dati di contenuto testuale, del web, audiovideo, ecc., nonché i dati più ‘freschi e tempestivi’ sembrano essere le maggiori attese di miglioramento nelle tecnologie di gestione dati da parte del panel di imprese indagato”, osserva Pasini. A seguire e a pari merito, per poco più di un quarto del panel, si ritrovano gli eterni vincoli dei costi di investimento, delle architetture dati inefficienti (quali la successione o la stratificazione di datamart indipendenti), dei tempi di risposta nei casi di volumi importanti di dati da accedere e trattare, della rigidità dei modelli di dati molto strutturati.

Figura 2: I limiti dei datawarehouse attuali nell’alimentazione di applicazioni di BI fonte: ZeroUno – Web Survey Next Generation BI: il ruolo delle Analytical Platform – novembre 2011 – campione 52 aziende

“È altresì interessante osservare cosa non è considerato un limite di rilievo da parte del panel: l’utilizzo del solo linguaggio Sql, l’eventuale decadimento delle performance dovuto al crescere di utenti concorrenti, i costi di esercizio e di manutenzione degli ambienti di dati per la BI”, riflette Pasini. “Probabilmente si tratta di criticità già risolte sul piano tecnologico e, per quanto riguarda i costi, potrebbe comunque essere complesso stabilire i costi di manutenzione specifici per gli ambienti di BI che, verosimilmente, rientrano in una voce di spesa più ampia all’interno della quale sono riportati tutti i costi di manutenzione delle infrastrutture in generale”.

È interessante anche comprendere quali sono le maggiori criticità dal punto di vista della BI, e non solo dalla prospettiva dello strato dei dati che alimentano la BI. A questo riguardo emerge che per un terzo del panel l’investimento crescente è il problema maggiore, seguito da una scarsa significatività delle informazioni prodotte dalla BI (espressa dalla correlazione tra le informazioni e gli obiettivi personali degli utenti), una scarsa capacità di trattare a livello analitico i dati non strutturati interni ed esterni all’azienda (per esempio i dati web), una bassa capacità analitica del management, tecnologie di BI che per certi versi sono considerate ancora poco usabili (e con tempi di apprendimento lunghi).

La ‘nuova’ BI è ancora difficoltosa, ma necessaria

Approfondendo il contesto in cui oggi si trova a operare la BI in azienda, le situazioni maggiormente critiche che il panel dichiara di dover affrontare più frequentemente sono: la crescita delle richieste utente di analisi sempre più sofisticate (coerentemente anche alla crescita del numero di utenti sempre più interessati alla BI, dichiarato in precedenza); la difficoltà di integrare la BI nell’architettura aziendale del sistema informativo e la crescente necessità di capacità elaborativa e di storage per la BI (in relazione a quanto dichiarato per il numero crescente di utenti della BI, ma molto meno in relazione alla data explosion, poiché contemporaneamente si dichiara che il supporto e la gestione dei Big data oltre i 100 Tb, non sembra essere una situazione frequente da gestire).

Tuttavia, esistono aree aziendali nelle quali si manifestano richieste di analisi avanzate su elevati volumi di dati e con la ‘pretesa’ di buoni tempi di risposta. Queste, in particolare, solo le aree di: Direzione generale e Amministrazione, Finanza e Controllo; Pianificazione strategica; Marketing e Unità di Business (di prodotto o di mercato).

Le prime due spiegano le loro necessità perché interessate maggiormente a far evolvere le capacità di analisi dei dati interni, soprattutto relativi alle performance aziendali che si desidera osservare da diverse prospettive di analisi e con livelli di profondità maggiori; la seconda e terza area aziendale spiegano invece il crescere delle loro esigenze di analisi con la necessità di integrare dati interni con dati esterni (di mercati o segmenti di clientela nuovi, di nuovi mercati geografici, di concorrenza, di innovazione, di normative, del social web, ecc.).

Piattaforme analitiche: forse ancora poco conosciute

Volendo riassumere brevemente il contesto emerso dalle risposte fin qui analizzate, possiamo notare che crescono molto i dati che è possibile oggi trattare, crescono gli utenti che si approcciano alla BI, esistono alcuni vincoli pesanti nelle attuali architetture di dati dedicate alla BI e nei sistemi di BI stessi. Ma che ruolo possono avere in questo contesto le cosiddette Analytical Platform? Prima di tutto, sono conosciute? Per il 79% del panel diciamo ‘non molto’. Entrando più nel dettaglio delle risposte, il 37% del panel non le conosce, se non come ‘etichetta tecnologica’, il 42% le conosce un po’, e solo il 21% dichiara un’elevata conoscenza al riguardo (figura 3). “I motivi risiedono probabilmente in aspetti di comunicazione limitata da parte dei software vendor, ma molto è dovuto alla relativa novità delle Analytical Platform e a una ‘naturale’ distrazione da parte degli It manager verso le tecnologie di BI e da parte delle funzioni di business che le considerano una tecnologia da addetti ai lavori Ict”, commenta Pasini.

Figura 3: Grado di conoscenza delle Analytical Platform fonte: ZeroUno – Web Survey Next Generation BI: il ruolo delle Analytical Platform – novembre 2011 – campione 52 aziende

Il grado di conoscenza esistente o le percezioni di conoscenza dichiarate mostrano che la caratteristica più conosciuta di queste piattaforme è la disponibilità di strumenti per la creazione di applicazioni analitiche, associati a un motore che permette la loro esecuzione nello stesso ambiente software. Seguono la componente di Dbms non relazionale che memorizza e gestisce sia i dati sia le applicazioni di analisi, in strutture dati innovative; infine, la disponibilità di tool che consentano di estrarre e preparare i dati provenienti da fonti eterogenee.

In definitiva, anche se la conoscenza tecnologica non pare molto approfondita, se ne intuisce il valore, sia in termini tecnologici stessi ma anche e soprattutto in termini di vantaggi di business.

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