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Ilm: storage flessibile e strumento di business

pittogramma Zerouno

Ilm: storage flessibile e strumento di business

02 Apr 2005

di Giampiero Carli Ballola

La necessità di ridurre i costi dell’infrastruttura It e di rispettare le nuove norme sul trattamento dei dati, porta le imprese a guardare con attenzione alle soluzioni per la gestione del ciclo di vita delle informazioni. Cerchiamo, con l’aiuto dei vendor del settore, di inquadrare il problema e valutare lo stato di avanzamento delle possibili soluzioni

Se l’acronimo Ilm è abbastanza recente, il concetto di Information lifecycle management non è certo una novità. L’idea di gestire, secondo regole definite e in modo automatizzato, le informazioni digitalizzate in possesso di un’azienda lungo tutto l’arco di tempo che va dal momento in cui queste sono generate o acquisite a quello in cui vengono definitivamente cancellate (poiché di questo si tratta), aveva già dato origine, anni fa, ai sistemi di storage gerarchico (vedi riquadro), i cui princìpi sono vicini a quelli dell’Ilm (vedi anche il servizio su ZeroUno n. 273). Vi sono però due punti differenzianti. In primo luogo, il concetto di Ilm copre la gestione dei dati in modo molto più esteso dell’Hsm, considerandoli aggregati in ‘informazione’ e valutandone non solo i parametri quantitativi (frequenza e velocità di accesso) ma anche qualitativi, ossia il valore che questi hanno per l’operatività dell’impresa e il suo business. Pertanto, ed è il secondo punto, l’Ilm vede l’Hsm come semplice piattaforma ‘operativa’, rispetto alla quale si pone a un livello logico superiore, agendo in base a policy predefinite in modo non solo trasparente all’utente, ma se possibile senza interventi dell’amministratore di sistema, pilotata dalle applicazioni che detengono la ‘proprietà’ dell’informazione lungo il suo flusso all’interno del sistema aziendale.
Da quanto detto, l’implementazione d’una soluzione Ilm rappresenta un progetto che, prima ancora degli aspetti tecnologici, deve considerare quelli organizzativi. Come osserva Sergio Resch, Emea marketing manager Storage networking solutions di Ibm (www.ibm.it): “Mentre un progetto Hsm normalmente viene gestito con un software installato da un tecnico, in un progetto Ilm bisogna innanzitutto capire, con i responsabili del settore applicativo, quali sono le esigenze e le regole di gestione dell’informazione per l’area di business interessata”. Infatti il fine dell’Ilm non sta solo nel risparmio economico derivante dall’ottimizzazione di risorse di storage pregiate ma nei vantaggi, anche intangibili, che la conformità alle norme di legge ed il pieno controllo sui contenuti e sulla proprietà delle informazioni aziendali può dare nei confronti del business.
Questo concetto è bene espresso da Roberto Patano, Software & Nas business manager della divisione StorageWorks di Hp (www.hp.com/italy): “L’Ilm non è né una tecnologia né un prodotto, ma un processo, che comprende soluzioni e servizi e ovviamente si mappa sui prodotti, dove l’informazione viene seguita in tutti gli aspetti del suo impiego e della sua messa a frutto come asset primario dell’impresa”. Significativo il fatto osservato dal manager Hp (e che dovrebbe far meditare i Cio), che la domanda di soluzioni Ilm parta dal top management e non dalla funzione It. La ‘messa a frutto’ dell’informazione è sottolineata anche da Walter Moriconi, Storage & Data management product sales representative di Sun Microsystems (www.sun.com), che osserva come “L’approccio Ilm s’impone all’azienda che voglia usare l’informazione come valore competitivo nei confronti del business. Con l’aggiunta di ridurre i costi derivanti dalla complessità dei sistemi storage attraverso una maggiore efficienza del loro impiego”.

Risparmio e compliance 
“Magari con altre parole – dice Stefano Paradisi, technical manager di Terasystem (www.terasystem.it) – una richiesta di soluzioni Ilm in Italia c’è già. Questa richiesta nasce soprattutto per motivi economici, per poter usare storage molto capacitivo (ma meno pregiato), ma anche per le nuove necessità di archiviazione dettate dalle leggi sulla gestione e conservazione dei dati che anche da noi si vanno applicando”.
Questa impressione è sostanzialmente condivisa da tutti i principali vendor del settore. Per Vincenzo Matteo, responsabile prevendita di Storagetek (www.storagetek.com): “L’Ilm porta vantaggi economici, ma la domanda è oggi stimolata anche dai requisiti imposti dalle norme sulla documentazione elettronica. Si pensi ad esempio al valore probativo di recente attribuito alle e-mail: occorre conservare i messaggi per anni, ma anche poterli recuperare rapidamente all’occasione”. Gli fa eco Patano (Hp), per il quale “Un aiuto non banale alla domanda Ilm giunge dalle varie normative che obbligano le aziende a verificare i loro sistemi di gestione e archiviazione dati per raggiungere il necessario livello di conformità”.
Pur riconoscendo il valore della ‘compliance’ per Renato Simone, Marketing manager di Emc Italia (www.emc.com), “L’Ilm risponde all’esigenza di porre i dati sulle piattaforme più convenienti per servire il business. E la riduzione dei costi It ne è il driver dominante, permettendo di utilizzare strutture nelle quali si è sovrainvestito. Mi spiego: non è che le imprese abbiano acquistato troppi terabyte; è che hanno assegnato a tutte le loro applicazioni uno storage con pari, ed elevato, livello di servizio. Ora, attraverso l’Ilm, si tratta di ridistribuire questa ‘capacità di servizio’ in modo di dare all’applicazione solo ciò che le occorre davvero, spostando i dati meno critici sulle tecnologie meno performanti”.
Il fattore economico è prioritario anche per Roberto Salucci, Storage product manager di Hitachi Data Systems (www.hds.com), che però si mostra prudente sulla maturità della domanda: “L’idea di abbattere i costi dello storage diversificando i supporti in funzione dell’uso del dato è presente presso i clienti, ma va, per così dire, strutturata in una soluzione che vedo di lungo termine. Certamente vi sono utenti evoluti, tipo le telcom, che hanno ben chiaro anche l’aiuto che l’Ilm può dare al business in termini di maggiore flessibilità operativa, aspetto da noi peraltro sottolineato; ma credo che per la maggioranza l’obiettivo sia la riduzione dei costi”. Prudente è anche Henk Jan Spanjaard, Regional director di Network Appliance (www.netapp.com) con responsabilità del mercato italiano: “In Italia si parla molto dei problemi di compliance e dei vantaggi dello spostare certi dati su sistemi a basso costo, ma i progetti di Ilm sono pochi e tutti limitati a banche o grandi imprese”. La situazione però, aggiunge Spanjaard è quella di un mercato in crescita.

Roberto Patano
Software & Nas business manager della divisione StorageWorks di Hp

Sergio Resch
Emea marketing manager Storage networking solutions di Ibm

 
Walter Moriconi
Storage & Data management product sales representative di Sun Microsystems

 
Stefano Paradisi
Technical manager di Terasystem 

Primo, conoscere i propri dati
Il nodo principale di un progetto di Ilm è quello di realizzare il complesso obiettivo di ridurre i costi globali dello storage e di ottenere la necessaria ‘compliance’ alle norme che riguardano il settore d’attività dell’impresa, senza per questo far mancare alle applicazioni il massimo livello di servizio possibile in relazione al valore che il dato, nei vari momenti di vita, ha per l’impresa. Si tratta dunque, prima di tutto, di capire quali sono le informazioni importanti ai fini del business, altrimenti, osserva Resch: “…può capitare che l’azienda diventi perfettamente ‘compliant’ ma poi chiuda perché ha perso di vista i suoi affari”.L’analisi e la comprensione dei dati è un primo passo che può sembrare ovvio, ma non è affatto banale. “Molte imprese non sanno né dove siano alcuni loro dati, né quale applicazione servano né a quale business siano necessari” dice Simone, e il parere del manager Emc è condiviso all’unanimità dal mondo dell’offerta, le cui strategie in ambito Ilm sottolineano tutte, senza eccezioni, la necessità di partire con una fase preliminare di consulenza. Questa, come precisa Matteo, inizierà dall’analisi del patrimonio dei dati aziendali per poi pianificarne la gestione considerando il valore che questi hanno nel loro arco di vita sia per il business sia per le normative cui l’azienda si deve conformare”. E in materia di compliance, aggiunge Resch, “…la consulenza può giungere a proporre una riorganizzazione delle funzioni aziendali, con l’inserimento di figure professionali garanti della conformità normativa dell’impresa”.

 

Roberto Salucci
Storage product manager di Hitachi Data Systems

 
Renato Simone
Marketing manager di Emc Italia

 
Vincenzo Matteo
Responsabile prevendita di Storagetek

 
Henk Jan Spanjaard
Regional director di Network Appliance

Soluzioni ad hoc e lavori in corso
Dal punto di vista tecnologico, un progetto Ilm deve considerare due aspetti: uno è la definizione, in base ai propri bisogni e possibilità, della gerarchia di memorie da impiegare; l’altro la scelta del software che dovrà spostare le informazioni da un livello all’altro. Per entrambi questi aspetti, va tenuto presente che il ciclo di vita dell’informazione è ben superiore a quello della tecnologia. Occorre quindi, sin dall’inizio, prevedere la possibilità di una facile migrazione delle informazioni tra tecnologie di tipo diverso.In un processo di Ilm il dato può avere due stati: attivo, cioè disponibile per l’applicazione e rapidamente consultabile; o inattivo, archiviato e disponibile in caso di necessità. È chiaro che quando il dato è attivo è l’applicazione che deve averne il controllo e quindi bisogna dotarla di strumenti opportuni. Un dato storico, inattivo, viene invece gestito da altri prodotti, che lo indicizzano, lo archiviano, lo proteggono da manomissioni e quant’altro. Siccome il passaggio dall’uno all’altro stato è fluido e dipende dalle funzioni applicative, la soluzione di Ilm dovrà ‘parlare’ con l’applicazione per conoscere in modo dinamico la condizione del dato e indirizzarlo di conseguenza sul supporto di storage adatto.Ora, la conclusione tratta dagli incontri avuti con i protagonisti dell’offerta è che una tale soluzione non esista se non come risultato di progetti condotti ad hoc in alcune grandi imprese (banche e telco sono le più citate). Come osserva Salucci: “Oggi siamo ancora lontani dall’avere un ambiente automatico di Ilm, perché mancano quei punti di aggancio all’interno delle applicazioni che al cambiare del valore dell’informazione innescano la migrazione dei dati. Riteniamo che si sia imboccata la strada giusta con la creazione all’interno della Snia [Storage Networking Industries Association – ndr] di un gruppo di lavoro per emettere una serie di specifiche, dalla definizione degli attributi dei dati a quella delle interfacce verso le applicazioni, che porterà a sviluppare gli strumenti in grado di automatizzare il processo. Ma credo che questo non sarà prima di un anno”. Chiaramente, al di là di una futura soluzione ‘standard’, parametrizzabile sull’ambiente applicativo ed infrastrutturale dell’impresa, i lavori in ambito Ilm sono in corso. La stessa Hitachi offre con l’Universal Storage Platform (vedi ZeroUno n. 273) un ambiente di virtualizzazione multilivello e ha una soluzione di storage area management con un monitoraggio degli eventi riportato a livello applicativo che oggi si ferma al controllo, “ma che un domani – aggiunge Salucci – passerà all’intervento. Per cui un’istanza del database farà sì che venga dinamicamente allocato lo spazio necessario sul supporto ritenuto adatto al completamento dell’istanza stessa”.Storagetek ha posto sul mercato all’inizio del 2005 una soluzione di storage management che s’interfaccia con Db2 mainframe (e rilasci per altri database sono attesi); mentre l’Application storage manager (Asm), permette di gestire la memorizzazione del dato a più livelli, venendo visto dall’applicativo come un file system unico. “Chiaramente – aggiunge Matteo – queste soluzioni lavorano al meglio in un ambiente storage le cui risorse siano virtualizzate, e il nostro Virtual storage manager, presenta al server ‘n’ librerie virtuali fisicamente create da un’infrastruttura composta di poche grandi unità”. Con l’acquisizione di Documentum, Emc dispone di un software, Css, che Simone definisce di ‘storage awareness’ rispetto all’applicativo. “Il modulo Css sta entro un sistema di content management per ‘conoscere’ la relazione fra i dati e l’infrastruttura e movimentare i dati, in base a politiche predefinite, direttamente dall’applicazione, con l’esatto concetto dell’Ilm”. Parlando di dati inattivi, Tivoli Storage Manager, di Ibm, da anni è integrato con le attività di database come Oracle e Db2, di Erp come Sap o di pacchetti d’information exchange come Lotus Notes. “Per cui – spiega Resch – il database o l’applicazione ‘dicono’ quali oggetti vanno spostati e come, e i componenti di Tivoli SM si occupano di farlo”. A febbraio è stata poi presentata la release 2.1 del sofware di virtualizzazione (Total Storage San Volume Controller), che potenzia e semplifica le migrazioni di dati tra disk array eterogenei: “Se aggiungiamo che Tivoli SM supporta sistemi storage anche non Ibm, posso dire che sulla strada dell’Ilm ci sentiamo messi bene”. Hp ha una soluzione Ilm integrata che si chiama Riss (Reference information storage system) che dialoga con i più diffusi server di posta elettronica e, in seguito a policy predefinite, trasporta su storage dedicato i documenti da custodire, con firma digitale e marca temporale, indicizzandoli in modo da avere tempi di risposta di pochi secondi. Sta inoltre lavorando, ove necessario, con terze parti, per soluzioni adatte a rispondere alle esigenze di archiviazione e compliance di mercati verticali, dal medicale al finanziario.La strategia Ilm di Sun segue invece, come dice Moriconi, “Le quattro ‘C’: consolidamento dei dati, content management, compliance e continuità del business”. Un prodotto base è l’Enterprise storage manager, che collega visivamente, ai fini del monitoraggio da parte dell’amministratore ‘umano’ dell’infrastruttura la risorsa storage e l’istanza applicativa, che è poi l’entità responsabile del servizio. “Per passare alla fase successiva, cioè automatizzare il processo, stiamo lavorando con gli Isv”. A febbraio è stata annunciata la Compliance & Content Management Solution, un software realizzato in partnership con Axs-One che s’interfaccia con i database dei sistemi Erp. Moriconi ricorda infine che Sun propone soluzioni di storage virtualization anche di fascia midrange, aggiungendo però che “Il lavoro di consulenza necessario all’analisi e alla formalizzazione del ciclo di vita dei dati richiede un investimento iniziale che rappresenta uno scoglio per molte imprese”.


Prima pietra, lo storage gerarchico
Verso la metà degli anni ’80 le organizzazioni con grandi Centri dati incominciano a rendersi conto che, anziché continuare a riempire costoso spazio su disco in modo indiscriminato, limitandosi a una periodica ‘pulizia’ con spostamento da disco a nastro dei dati più vecchi, conviene sfruttare le risorse che la tecnologia dei dispositivi storage va fornendo in modo più razionale. Si sviluppa quindi il concetto di storage gerarchico (Hsm, Hierarchical storage management), in base al quale i dati vengono spostati dall’uno all’altro supporto in funzione sostanzialmente di tre parametri: la frequenza con la quale vi si accede, la velocità di accesso richiesta dalle applicazioni che ne fanno maggiormente uso, il livello d’integrità che viene loro attribuito ai fini del business o di normative legali.
Così, dopo che il tasso di consultazione di un dato scende sotto un certo livello, questo viene automaticamente spostato, tramite un software che si interpone tra i server e i dispositivi di memorizzazione, dal supporto più ‘pregiato’ (tipicamente sistemi a disco Raid direttamente connessi al server o a una San) a più economici dischi a tecnologia Serial Ata e/o a librerie a dischi ottici o nastri a seconda della velocità di accesso desiderata, con l’opzione Worm per quei dati che vanno protetti da eventuali manomissioni.
Soluzioni Hsm sono oggi fornite da tutti i principali vendor storage e in alcuni casi costituiscono la base sulla quale si stanno sviluppando i sistemi di Information lifecycle management. (G.C.B.)

Storage consolidation? Ve la spiega Mauden
Poco nota ai più (nata nel 1987 ha tenuto al sua prima conferenza stampa lo scorso febbraio), ma apprezzata da società come Alitalia, Banca Fideuram, Banca Intesa, Istat, Zurigo Assicurazioni e altre grandi imprese che da anni sono sue clienti, Mauden (www.mauden.com; tel 02.452761) è una Spa italiana da oltre 20 milioni di euro di fatturato che da 18 anni lavora nell’It aziendale. Business partner di Ibm e Premier Var di Storagetek, ha una competenza specifica nelle soluzioni di server e storage consolidation e di backup centralizzato, per le quali, oltre all’infrastruttura hardware, offre servizi di consulenza, progettazione della soluzione e supporto sistemistico. Con 22 persone, una sede a Milano e una filiale a Roma, opera in tutta Italia.
Ciò detto, perché mai un vendor con questo tipo d’offerta e clienti, come è intuibile raggiunti per relazione diretta, sente oggi il bisogno di presentarsi in pubblico? La risposta di Roberta Viglione, presidente della società, è di una franchezza disarmante: “Perché le fusioni e acquisizioni in atto, specie tra banche e assicurazioni, fanno sì che ogni anno il numero dei nostri clienti diminuisca. Dobbiamo rivolgerci a nuove realtà, e bisogna quindi farsi conoscere”. Sulle imprese presso le quali farsi conoscere, Mauden ha una strategia ben precisa: guarda infatti alle medie aziende alle quali poter proporre progetti di storage consolidation. Secondo Viglione “Queste realtà hanno quasi sempre un gran bisogno di riorganizzare il proprio storage, ma non avendo una cultura specifica finiscono per aggiungere dischi, spendendo denaro per poi trovarsi dopo un anno con lo stesso problema”. A questo target di mercato oggi, si sa, puntano un po’ tutti. Ma siccome di competenza in area storage in giro non ce n’è tanta, è probabile, ed è anche il nostro augurio, che Mauden possa giocare un ruolo di primo piano. (G.C.B.)

 

 

 

 

 

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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