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AI etica, perché Coop Alleanza 3.0 ha scelto di rallentare per innovare


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Anziché avviare progetti e POC a macchia d’olio, la cooperativa ha tolto il pedale dall’acceleratore: è stato definito un tavolo di lavoro interfunzionale con un responsabile etico interno chiamato a valutare “gli aspetti etici prima dello sviluppo delle soluzioni”. Le applicazioni pratiche

Pubblicato il 9 set 2026



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Di fronte a una tecnologia che evolve a ritmi esponenziali, la reazione immediata di molti reparti aziendali è quella di avviare progetti pilota a macchia d’olio, inseguendo la novità senza valutarne le ricadute operative e sociali.

Durante il convegno AI for OCX: le strategie delle aziende italiane – organizzato dagli Osservatori Digital Innovation presso il Politecnico di Milano – Francesca Grillo, Responsabile Customer Experience Management di Coop Alleanza 3.0, ha mostrato una rotta diametralmente opposta, spiegando come una delle maggiori realtà cooperative italiane abbia deciso di frenare la corsa all’adozione impulsiva per ancorare ogni innovazione ai propri valori fondanti.

Un percorso che dimostra sul campo come l’intelligenza artificiale etica costituisca il presupposto organizzativo per abilitare soluzioni scalabili, tutelare le persone ed evitare lo spreco di investimenti.

Perché rallentare l’adozione tecnologica è il primo passo verso un’intelligenza artificiale etica

All’avvento delle nuove soluzioni basate sui modelli generativi, la tentazione diffusa è stata quella di assecondare la spinta propulsiva proveniente dai singoli dipartimenti.

Anche la cooperativa si è trovata a gestire una prima fase contraddistinta da dinamiche simili: «All’inizio dell’avvicinamento all’AI abbiamo riscontrato la situazione nota: forte accelerazione tecnologica, entusiasmo e proposte frammentate giunte da varie funzioni interne», spiega Grillo.

Il rischio immediato di questo scenario risiedeva nel dare spazio a sperimentazioni estemporanee, capaci di soddisfare esigenze contingenti ma del tutto prive di scalabilità organizzativa, con l’effetto concreto di allontanare gli sforzi dagli obiettivi del piano industriale.

I pilastri di un’intelligenza artificiale etica tra trasparenza algoritmica e presidio umano

In questo senso, la governance ideata da Coop Alleanza 3.0 poggia su due cardini complementari, strutturati per impedire derive automatizzate nei flussi di lavoro.

Il superamento dei modelli a scatola nera per garantire la spiegabilità dei dati

Il primo pilastro è rappresentato dall’etica del dato e dalla trasparenza. La cooperativa ha stabilito un netto rifiuto verso le soluzioni a “scatola nera” (black box), imponendo che la logica di elaborazione di ciascun agente rimanga sempre esplicita, verificabile e comprensibile. Rendere trasparente il percorso logico seguito dalle macchine evita che decisioni rilevanti per il business o per le relazioni con il pubblico avvengano sulla base di presupposti imperscrutabili.

La mappatura dei livelli di rischio per mantenere il controllo umano sui processi critici

Il secondo principio cardine risiede nella responsabilità umana, che deve rimanere sempre in capo alle persone. Gli agenti software sono concepiti esclusivamente come strumenti a supporto delle attività quotidiane, senza alcuna delega decisionale definitiva.

Per rendere operativo questo postulato, è stata condotta una mappatura puntuale dei livelli di rischio interni a ciascun processo, così da garantire che nei punti di contatto più delicati e nelle aree a maggiore impatto sociale il presidio rimanga rigorosamente e inderogabilmente umano.

L’integrazione del responsabile etico nei processi di sviluppo

La messa a terra di queste linee guida ha richiesto la nascita di un tavolo interdisciplinare e interfunzionale, incaricato di definire la roadmap aziendale integrando competenze tecnologiche, normative, organizzative ed etiche.

Il vero tratto distintivo di questo organo collegiale è l’inclusione stabile del responsabile etico interno: «È un elemento distintivo, che serve per valutare gli aspetti etici prima dello sviluppo delle soluzioni e non a posteriori» spiega Grillo. Questo presidio continuo impedisce che i vincoli valoriali vengano applicati come un correttivo tardivo su architetture software già consolidate.

Le regole interne per arginare l’uso non certificato degli strumenti digitali

La priorità iniziale ha riguardato la formalizzazione di regolamenti e policy interne vincolanti. L’obiettivo era bloccare sul nascere il fenomeno della shadow AI, ovvero l’utilizzo autonomo, non governato e privo di certificazione di piattaforme esterne da parte delle singole funzioni aziendali, pratica che espone l’organizzazione a rischi legali e operativi critici.

I percorsi di formazione continua per comprendere le potenzialità e i limiti delle macchine

In parallelo è stato inaugurato un programma formativo a due livelli. Il primo modulo ha coinvolto direttamente il Board e i dirigenti, approfondendo le opportunità operative dell’automazione, la sostenibilità degli investimenti e i profili di sicurezza.

Il secondo step ha avviato un’opera di alfabetizzazione generale estesa all’intera organizzazione, finalizzata a trasmettere la reale comprensione dei limiti delle macchine, chiarendo con precisione quali compiti possano essere delegati e quali debbano restare sotto la diretta responsabilità dei dipendenti.

Le applicazioni pratiche di AI etica

La solidità delle regole preventive ha consentito la realizzazione di casi d’uso concreti, perfettamente integrati nei flussi operativi della cooperativa senza generare attriti o timori di sostituzione del personale.

L’assistente per la voice of customer a supporto dell’ascolto su larga scala

In vista dell’obiettivo strategico fissato per il 2026 di incrementare la soddisfazione dei soci, è stato sviluppato l’agente interno denominato Elide, dedicato a supportare il team Voice of Customer.

La piattaforma analizza le rilevazioni delle abitudini e delle esperienze di spesa su un bacino di oltre 1 milione di soci, gestendo flussi di invio giornalieri ed elaborazioni mensili.

Elide non sostituisce il lavoro degli analisti, ma processa i commenti a testo libero e genera una reportistica di dettaglio per i singoli punti vendita. In questo modo il personale può “dialogare con i dati”, mantenendo il controllo attraverso un’attività costante di supervisione e training sui modelli.

I sistemi di consultazione interna con inibizione automatica sulle informazioni sensibili

Un secondo caso d’uso è rappresentato da Vera, un assistente bibliotecario evoluto impiegato in modo trasversale dall’intera popolazione aziendale per reperire informazioni documentali. La caratteristica peculiare risiede nella presenza di vincoli algoritmici stringenti: il sistema si inibisce automaticamente di fronte a richieste che toccano ambiti a rischio, escludendo in modo categorico la selezione e la gestione del personale o il trattamento di dati sensibili.

La tutela dei valori come leva strategica per la sostenibilità economica e organizzativa

La scelta di anteporre la governance alla sperimentazione affrettata ha garantito la costruzione di basi durevoli. Come ha sottolineato Grillo nel tracciare il bilancio del percorso intrapreso, «aver rallentato consapevolmente ci ha permesso di costruire una regia solida e una governance di lungo periodo coerente con la nostra identità».

Sollecitata sull’effettiva esportabilità di un modello fondato su un presidio etico preventivo, la manager ha confermato l’efficacia di questa impostazione per l’intero panorama industriale: «Rispondo con una provocazione: sarebbe assolutamente opportuno. Crediamo che faccia la differenza nel lungo periodo per garantire coerenza, rispetto delle normative, tutela dei lavoratori e capacità di innovare senza generare blocchi interni. In questo modo non si disperdono risorse e si persegue una strategia solida al di là dell’opportunità del momento».

L’esperienza mette in discussione il dogma del “move fast and break things” e l’imperativo del fallimento rapido, spesso celebrati nella cultura digitale. Nel contesto aziendale ed enterprise, fallire senza una guida etica e senza trasparenza rischia di incrinare la fiducia dei lavoratori e dei clienti verso la trasformazione tecnologica.

L’intelligenza artificiale è la disciplina che studia la progettazione, lo sviluppo e la realizzazione di sistemi hardware e software dotati di capacità caratteristiche dell’uomo, come ragionamento, apprendimento, pianificazione e adattamento. Si tratta di un ramo della computer science che studia lo sviluppo di sistemi in grado di emulare le capacità cognitive umane, permettendo alle macchine di apprendere dall’esperienza, adattarsi a nuovi input e svolgere compiti che tradizionalmente richiedono l’intelligenza umana. L’AI non ha una definizione univoca e condivisa, poiché comprende un ampio spettro di discipline, dalla neurologia all’informatica, dalla neurobiologia alla matematica.

Le principali tecniche di apprendimento nell’intelligenza artificiale si suddividono in tre approcci fondamentali: l’apprendimento supervisionato, l’apprendimento non supervisionato e l’apprendimento per rinforzo. Nell’apprendimento supervisionato, l’algoritmo viene addestrato su un dataset etichettato per prevedere output corretti. L’apprendimento non supervisionato lavora su dati non etichettati per scoprire pattern o strutture intrinseche. L’apprendimento per rinforzo permette a un agente di imparare a prendere decisioni interagendo con un ambiente e ricevendo feedback sotto forma di ricompense o penalità. A questi si aggiunge il deep learning, una sottocategoria del machine learning che utilizza reti neurali artificiali con molti strati per modellare ed estrarre caratteristiche complesse dai dati.

L’intelligenza artificiale ha radici che risalgono al XVII secolo, quando furono costruite le prime macchine in grado di effettuare calcoli automatici da Blaise Pascal e Gottfried Wilhelm von Leibniz. Tuttavia, è nel 1943 che la gestazione dell’AI si avvicina al termine con il lavoro del neurofisiologo Warren Sturgis McCulloch e del matematico Walter Harry Pitts, che teorizzarono come semplici neuroni potessero essere combinati per calcolare operazioni logiche elementari. La locuzione “intelligenza artificiale” venne utilizzata per la prima volta nel 1955 dai matematici e informatici John McCarthy, Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon, in preparazione della conferenza di Dartmouth del 1956, considerata la vera “sala parto” dell’intelligenza artificiale. Dopo un periodo di grandi aspettative (1950-1965), l’AI attraversò una fase di difficoltà negli anni ’60, per poi rinascere negli anni ’80 grazie agli studi di Jay McClelland e David Rumelhart sul connessionismo e le reti neurali. Oggi, l’evoluzione delle nanotecnologie e lo sviluppo di algoritmi sempre più sofisticati hanno portato a una nuova generazione di AI capace di apprendimento autonomo e analisi complesse.

La differenza tra intelligenza artificiale debole (weak AI) e forte (strong AI) rappresenta una distinzione fondamentale nel campo dell’AI. L’intelligenza artificiale debole agisce e pensa simulando di essere intelligente, ma non lo è realmente. Essa risponde a problemi sulla base di regole conosciute, confrontando casi simili ed elaborando soluzioni razionali senza una vera comprensione. Si occupa essenzialmente di problem solving, simulando il comportamento umano senza comprendere totalmente i processi cognitivi. L’intelligenza artificiale forte, invece, possiede capacità cognitive non distinguibili da quelle umane. Include i “sistemi esperti” che riproducono prestazioni e conoscenze di persone esperte in un determinato ambito, utilizzando un motore inferenziale che, come la mente umana, passa da una proposizione assunta come vera a una seconda proposizione con logiche deduttive o induttive. La caratteristica distintiva di questi sistemi è l’analisi del linguaggio per comprenderne il significato, elemento essenziale per una vera intelligenza.

L’intelligenza artificiale trova numerose applicazioni pratiche nel mondo aziendale, trasformando processi e strategie. Nel settore finanziario, l’AI viene utilizzata per personalizzare tassi di interesse, rilevare frodi e migliorare i servizi finanziari attraverso l’analisi dei dati sulle abitudini di rimborso e altri comportamenti dei clienti. Nel marketing e nelle vendite, le tecnologie cognitive aiutano a ottenere una comprensione a 360 gradi dei clienti, prevedendo le loro esigenze e migliorando la loro esperienza, portando a un migliore ingaggio e strategie più efficaci. Nell’industria manifatturiera, l’AI viene implementata per la manutenzione predittiva, consentendo di prevedere guasti e anomalie prima che si verifichino, riducendo i tempi di inattività e migliorando l’efficienza operativa. Altre applicazioni includono l’automazione di processi, l’ottimizzazione della supply chain, il supporto decisionale basato sui dati e il miglioramento della sicurezza informatica.

Il machine learning è un sottogruppo dell’intelligenza artificiale che conferisce alle macchine la capacità di ricevere dati e modificare gli algoritmi man mano che acquisiscono più informazioni su ciò che stanno elaborando. Si tratta di sistemi di apprendimento automatico che permettono alle macchine di adattarsi e migliorarsi senza necessità di riprogrammazione da parte dell’uomo. Il machine learning automatizza la costruzione di modelli analitici, utilizzando reti neurali, modelli statistici e ricerche operative per trovare informazioni nascoste nei dati e rispondere a nuovi input esterni. Può essere implementato attraverso diversi approcci, come l’apprendimento supervisionato, non supervisionato e per rinforzo. Un esempio classico di machine learning è un sistema di visione artificiale capace di riconoscere oggetti ripresi da una videocamera: l’algoritmo distingue tra animali, persone e cose, memorizzando nuove situazioni che arricchiscono la sua conoscenza. Il machine learning rappresenta il metodo che “allena” l’AI, consentendole di sviluppare capacità sempre più sofisticate di analisi e decisione.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è supportato da diverse tecnologie hardware avanzate. Le GPU (Graphic Processing Unit), originariamente create per elaborare informazioni grafiche nei videogiochi, sono diventate fondamentali per l’AI grazie alla loro capacità di eseguire calcoli in parallelo, a differenza delle CPU che lavorano in modo seriale. Le TPU (Tensor Processing Unit), sviluppate da Google, sono circuiti specificamente progettati per operazioni di machine learning ad alto carico di lavoro, in particolare per ridurre il tempo dedicato alla fase inferenziale. Le ReRAM (memorie resistive ad accesso casuale) possono immagazzinare fino a 1 terabyte di dati in chip delle dimensioni di un francobollo, sono non volatili e consumano pochissima energia, rendendole ideali per costruire reti neurali. I computer quantistici rappresentano un’altra frontiera, operando secondo la logica quantistica che consente calcoli esponenzialmente più potenti rispetto ai computer tradizionali. Infine, i chip neuromorfici simulano il funzionamento del cervello umano, utilizzando una logica di funzionamento analogica che si attiva in maniera differente a seconda del gradiente di segnale scambiato tra le unità.

L’intelligenza artificiale presenta numerosi rischi e sfide etiche che devono essere attentamente considerati. Tra questi, la sicurezza informatica è particolarmente critica: l’AI può essere utilizzata per creare attacchi più sofisticati, come il phishing personalizzato o la manipolazione di sistemi di sicurezza, e le stesse tecnologie AI possono essere vulnerabili ad attacchi che compromettono la loro integrità. Un altro rischio significativo è rappresentato dalle allucinazioni, ovvero la generazione di risposte false o imprecise presentate come fatti plausibili, che possono avere conseguenze gravi in settori come la sanità o la finanza. Vi sono poi preoccupazioni riguardo alla privacy dei dati, alla possibilità di bias e discriminazione nei sistemi AI, e all’impatto sull’occupazione. Questioni etiche emergono anche nel contesto delle auto autonome, come evidenziato dall’esperimento “The Moral Machine” che ha esplorato le scelte morali che un’auto a guida autonoma dovrebbe compiere in situazioni di emergenza, rivelando differenze culturali significative nelle preferenze etiche.

Il ruolo del Chief Information Officer (CIO) sta subendo una profonda trasformazione con l’avvento dell’intelligenza artificiale. I CIO sono passati da gestori di sistemi IT a leader strategici che guidano l’innovazione e la trasformazione digitale all’interno delle loro organizzazioni. Sono ora responsabili di sviluppare strategie per integrare efficacemente l’AI nei processi aziendali, ottimizzando operazioni e riducendo costi attraverso l’automazione e l’analisi dei dati. I CIO devono garantire che i dati aziendali siano gestiti in modo sicuro e conforme alle normative sulla privacy, mentre implementano soluzioni AI che possono aiutare a identificare e mitigare le minacce alla sicurezza informatica. Devono anche pianificare e facilitare la formazione e lo sviluppo delle competenze necessarie per preparare il personale a lavorare con le tecnologie AI. La loro responsabilità si estende alla valutazione e alla scelta delle giuste piattaforme e infrastrutture per supportare soluzioni AI, considerando aspetti come scalabilità, interoperabilità e costi. Il CIO moderno deve gestire il cambiamento organizzativo che l’introduzione dell’AI comporta, affrontando le preoccupazioni dei dipendenti e promuovendo una cultura aziendale orientata all’innovazione.

La differenza fondamentale tra intelligenza artificiale e intelligenza umana risiede nella capacità di creare valore in un sistema aperto e infinito. Mentre l’intelligenza artificiale opera in un sistema chiuso di valori già definiti, l’intelligenza umana si confronta con l’esperienza e con l’infinita variabilità del mondo. L’AI utilizza algoritmi basati sulle probabilità che possono intercettare il rapporto causa/effetto senza realmente comprenderlo, trasformando l’informazione in conoscenza attraverso modelli matematici. Al contrario, l’intelligenza umana è in grado di utilizzare l’invenzione e la fantasia per osservare il mondo in modi nuovi e inaspettati, esplorando possibilità che le macchine, con i loro algoritmi predefiniti, non possono concepire. Il linguaggio naturale utilizzato dalle macchine è efficiente nel trattare grandi volumi di dati, ma manca della profondità semantica e della capacità di innovare che caratterizza il linguaggio umano. Mentre l’AI può facilitare e ottimizzare molti aspetti della nostra vita, è l’intelligenza umana che mantiene la chiave dell’innovazione dirompente, capace di vedere oltre l’ovvio e di creare valore in modi che sfidano le convenzioni.

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