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Innovazione aziendale nel Triveneto: la sfida tra intelligenza artificiale e sistemi legacy



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Le imprese del Nord-Est accelerano sul digitale, ma la modernizzazione delle infrastrutture resta una sfida. AI e nuove strategie cloud stanno trasformando processi produttivi e gestione del dato. I principali trend emersi durante Tech Excellence, l’evento organizzato da Nextwork360 con IBM e i suoi partner.

Pubblicato il 24 lug 2026

Vincenzo Zaglio

Direttore ZeroUno


IBM Point of View

Innovazione aziendale Triveneto
Da sinistra: Roberta Bavaro, Director of Ecosystem & Select Territory di IBM Italia – Raffaello Balocco, Professore Politecnico di Milano e Co-founder Digital360 e Nextwork360
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Il tessuto economico del Nord-Est si trova ad affrontare una fase cruciale di trasformazione, sospinto dalla necessità di modernizzare le proprie strutture e adottare tecnologie emergenti. I dati emersi dal recente convegno organizzato da Network360 in collaborazione con IBM e i suoi partner (BlueIT, Impresoft GN Techonomy, Pragma Management Systems e Vidata) tracciano una radiografia dettagliata delle dinamiche in atto nel Triveneto, incrociando i dati macroeconomici dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano con le rilevazioni sul campo effettuate su un campione di aziende del territorio. 

Tech Excellence - Quando la tecnologia genera successo

Emerge un quadro caratterizzato da forti ambizioni sul fronte della digitalizzazione, dove l’innovazione aziendale si configura come la priorità assoluta per competere a livello globale, pur dovendo fare i conti con nodi strutturali legati ai sistemi informativi preesistenti e alla carenza di competenze interne.

Lo scenario macroeconomico: il Triveneto al vertice della digitalizzazione nazionale

L’analisi territoriale condotta dagli Osservatori del Politecnico fornisce una solida base quantitativa per comprendere lo stato di salute digitale della regione. Attraverso l’indice DESI Regionale, che misura l’economia e la società digitale riadattandola su base territoriale, i dati evidenziano come l’area del Triveneto si posizioni stabilmente nella fascia alta del Paese.

A fronte di una media italiana attestata al 54%, il Trentino-Alto Adige si colloca al secondo posto tra le regioni d’Italia con un tasso del 58%, seguito a breve distanza dal Veneto e dal Friuli-Venezia Giulia, entrambi al 56%. I punti di forza macroeconomici di quest’area geografica risiedono principalmente nella capacità di digitalizzazione delle imprese e nel livello delle competenze informatiche diffuse.

La vitalità del comparto trova riscontro anche nell’andamento congiunturale delle imprese. Gianmarco Russo, Direttore Generale di Confindustria Veneto Est, riporta che dopo alcuni trimestri caratterizzati da una flessione negativa, l’economia locale ha registrato un recupero del 2,6% nel primo trimestre e un andamento del +0,8% nel secondo trimestre.

Si tratta di segnali incoraggianti che si scontrano, tuttavia, con l’esposizione a rischi globali e tensioni geopolitiche che spingono gli imprenditori a ricalibrare le rotte commerciali e a cercare stabilità nei processi interni. Secondo Russo: «Le nostre imprese stanno attraversando transizioni complesse: quella digitale, che impatta filiere ed ecosistemi sociali, quella ambientale/energetica, e quella demografica e occupazionale».

Le priorità strategiche e i nodi che frenano lo sviluppo

I dati raccolti dalla survey di Nextwork360 indicano con chiarezza le direttrici strategiche degli amministratori delegati. Il 65% del campione individua nella trasformazione digitale e nell’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale la massima priorità di intervento aziendale. La seconda esigenza più sentita, indicata dal 55% delle imprese, riguarda l’efficientamento dei processi produttivi e la contestuale riduzione dei costi operativi. Seguono l’innovazione di prodotto e le attività di ricerca e sviluppo al 27%, mentre l’attrazione dei talenti e la sostenibilità ambientale legata alle normative ESG si attestano entrambe al 22%. L’internazionalizzazione, ferma al 18%, non rappresenta più una priorità di vertice, essendo un processo già consolidato negli anni passati per la maggior parte delle realtà locali.

L’attuazione di queste strategie deve però superare ostacoli precisi che gli imprenditori avvertono come vincoli pressanti. In una scala di valutazione da uno a quattro, la complessità burocratica e normativa si conferma il fardello principale con un punteggio medio di 2,39. A seguire il costo dell’energia e delle materie prime, tallonato dalla difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata.

Questo specifico fattore delinea una forte contraddizione: se a livello macro la regione vanta buone competenze, sul piano pratico le aziende faticano a trovare profili specialistici per tradurre i piani di sviluppo in realtà operative. Il gap tecnologico rispetto ai concorrenti internazionali chiude la lista dei vincoli.

Gli investimenti e le sfide future per la sicurezza del dato

Le disponibilità finanziarie destinate alla digitalizzazione per l’anno in corso mostrano una sostanziale stabilità nel Nord-Est. Il 58% delle imprese mantiene i budget invariati rispetto all’anno precedente, il 24% dichiara un leve aumento e il 12% prevede un incremento sostanziale. Solamente una quota ridotta, pari al 6% complessivo, segnala una contrazione delle risorse destinate alle tecnologie.

L’analisi delle priorità di investimento, espressa in una scala da uno a quattro, vede al primo posto la cybersecurity e la protezione dei dati con un punteggio medio di 3,02. La centralità della sicurezza informatica è strettamente connessa alle nuove vulnerabilità introdotte dall’apertura dei sistemi e dall’uso dell’intelligenza artificiale generativa. Al secondo posto si attesta la modernizzazione applicativa con un punteggio di 2,63, seguita dall’intelligenza artificiale e dagli advanced analytics a 2,55. L’integrazione applicativa a 2,51 e la modernizzazione delle infrastrutture a 2,47 completano il quadro degli investimenti tecnologici programmati dalle aziende.

La certezza del quadro normativo e la stabilità degli incentivi fiscali, come le misure legate a Transizione 5.0 per la digitalizzazione e l’efficienza energetica, restano elementi fondamentali richiesti a gran voce dal mondo confindustriale per pianificare gli investimenti a lungo termine. Per superare i limiti dimensionali e il divario di competenze tecniche, l’evoluzione delle imprese del territorio passa inevitabilmente attraverso la collaborazione con un ecosistema di partner specializzati e certificati, capaci di estendere le capacità operative delle singole aziende lungo tutto il percorso di trasformazione architetturale.

Il divario nei sistemi informativi aziendali

La ricerca condotta sul territorio mostra un ecosistema informatico spaccato in due tronconi. Da un lato, il 51% delle imprese dispone di parchi applicativi moderni o evoluti con piattaforme integrate end-to-end; dall’altro lato, il 49% continua a basarsi su applicazioni isolate, sistemi datati e un ricorso massiccio a strumenti manuali o fogli Excel.

La medesima polarizzazione si riscontra sul fronte dell’integrazione applicativa. Il 47% delle aziende dichiara di avere processi connessi digitalmente o sincronizzati in tempo reale con fornitori e partner, mentre il 53% a che fare con flussi informativi parzialmente o scarsamente integrati, dove il trasferimento dei dati avviene ancora manualmente tra i diversi sistemi gestionali, la contabilità e i reparti di produzione.

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale: dalla fase di test all’efficienza nei processi

L’approccio delle imprese verso l’intelligenza artificiale generativa sta vivendo una profonda maturazione. Roberta Bavaro, Director of Ecosystem & Select Territory di IBM Italia, evidenzia un cambiamento radicale nell’orientamento del management rispetto ai mesi passati. «Siamo passati da una fase di pura sperimentazione a una concreta. Prima c’era la corsa all’AI generativa, magari relegata a compiti ripetitivi per puro vanto d’innovazione; oggi le aziende si chiedono seriamente come inserirla nei propri processi, mettendo a disposizione dati aziendali e risorse interne per ottenere efficientamento e un reale ritorno dell’investimento».

Gli ambiti applicativi ritenuti più rilevanti dalle aziende del Triveneto riflettono questa ricerca di concretezza. L’automazione delle attività operative e amministrative e la generazione automatica di contenuti, documenti o codice guidano le preferenze, indicate entrambe dal 39% dei rispondenti alla survey. Il supporto alle decisioni aziendali tramite l’analisi predittiva dei dati raccoglie il 33% dei consensi, mentre il miglioramento del servizio clienti e l’ottimizzazione della supply chain interessano il 22% delle organizzazioni. La modernizzazione del reparto applicativo si ferma al 14%, pari alla percentuale di imprese che dichiara di non stare ancora valutando alcuna soluzione legata all’intelligenza artificiale.

I quattro pilastri per scalare la tecnologia in azienda

Il passaggio dalla fase di sperimentazione isolata alla messa in produzione di soluzioni avanzate richiede un metodo strutturato, volto a mitigare la mancanza di competenze interne (ostacolo per il 35% delle imprese) e la resistenza organizzativa al cambiamento (32%). Leonardo Marazzi, Digital Transformation and AI Leader di BlueIT, identifica quattro passaggi fondamentali per governare questa transizione.

Il primo pilastro prevede la partenza da un progetto concreto e immediatamente utile, capace di dimostrare il valore pratico della tecnologia e al contempo di superare le criticità legate a un’innovazione così nuova e complessa. Il secondo principio impone di convincere e coinvolgere le persone, supportati da una visione strategica di cambiamento che cali l’AI nei processi quotidiani mettendo insieme competenze tecniche e di processo. Il terzo elemento riguarda la scelta tecnologica: di fronte a prodotti che evolvono rapidamente, è fondamentale selezionare una piattaforma software strutturata per gestire il cambiamento piuttosto che un singolo verticale. Infine, il quarto pilastro rimette al centro le risorse umane: «L’intelligenza artificiale non deve essere un elemento esterno, ma un motore di cambiamento governato dalle aziende stesse e dalle persone», spiega Marazzi.

L’architettura dei dati: governare l’integrazione e il patrimonio legacy

Il dibattito sull’innovazione aziendale tocca da vicino le strategie di gestione del patrimonio informativo accumulato negli anni. Gualtiero Biella, Managing Director di Impresoft GN Techonomy, suggerisce di cambiare prospettiva rispetto all’approccio tradizionale: «Si è parlato di application integration: la domanda è sempre più attuale e sui nuovi approcci mi sento di dare il consiglio di cambiare prospettiva. Di solito l’approccio è quello di integrare le applicazioni, ma credo sia più corretto parlare di integrare i dati e i processi di business». Secondo Biella, un approccio “process first” deve mirare a connettere i flussi logici dell’azienda e a valorizzare le applicazioni legacy preesistenti, frutto di grandi investimenti, facendole collaborare con i nuovi servizi in cloud e con i moduli di intelligenza artificiale. Il manager riassume questa visione attraverso una riflessione sulla centralità delle informazioni: «Se un tempo i processi producevano i dati, oggi sono i dati che, se opportunamente analizzati, condizionano e migliorano i processi».

Sul fronte della modernizzazione applicativa, Alberto Todeschini, Chief Technical Officer di Pragma Management Systems, sottolinea la necessità di evitare la sostituzione indiscriminata dei sistemi storici: «Non ci deve essere un pressing per modernizzare a tutti i costi buttando via il passato. Bisogna capitalizzare il patrimonio esistente attraverso un percorso di governance applicativa e infrastrutturale». E l’intelligenza artificiale generativa diventa una leva fondamentale per estrarre conoscenza dai codici stratificati nel tempo: «Oggi l’AI offre la capacità di comprensione del linguaggio, il che risulta estremamente utile nei sistemi legacy dove le continue stratificazioni di codice possono portare a perdita di controllo, di conoscenza e difficoltà di gestione. Per modernizzare serve un tool agnostico che riesca a raccontare come funziona il codice, estraendo la conoscenza per capire insieme ai clienti qual è il ruolo della singola applicazione e fare le scelte corrette per evolverla».

Il cloud come scelta strategica aziendale

L’adozione delle infrastrutture cloud non rappresenta più una valutazione confinata all’ufficio del CIO, ma si configura come una leva di allineamento per l’intero business aziendale. Lucio Graziani, Innovation Manager di Vidata, illustra come la scelta del modello infrastrutturale debba avvenire in totale sinergia con gli obiettivi strategici: «La scelta del modello di infrastruttura non è più solo una scelta tecnologica in carico al CIO, ma rappresenta una strategia aziendale che coinvolge tutti i dipartimenti. La scelta deve essere fatta in allineamento totale con il business». Come spiegato da Graziani, le decisioni oscillano tra mantenere determinati carichi di lavoro on-premise, sfruttare il cloud pubblico per far fronte a picchi improvvisi di calcolo, oppure rispettare precisi vincoli normativi sulla gestione dei dati.

In questo senso, la survey realizzata dagli Osservatori del Politecnico rileva che il cloud è una prassi diffusa fra le aziende del Triveneto, ripartito tra un 35% che limita l’utilizzo ad alcune applicazioni, un 29% con strategie consolidate per dati e applicativi, un 22% che ha adottato lo standard cloud-first o hybrid cloud. Solo il 14% delle imprese si affida esclusivamente a infrastrutture on-premise.

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