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Scaleway apre la prima cloud region in Italia



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Nell’annunciare l’ingresso nel mercato del Belpaese, il CEO Damien Lucas rimarca l’indipendenza giuridica del cloud provider di Iliad rispetto a potenziali pressioni extraterritoriali legate a normative come il Cloud Act statunitense

Pubblicato il 30 mar 2026

Giorgio Fusari

Giornalista



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Damien Lucas, CEO di Scaleway

Un cloud immune alla legislazione extraterritoriale e, nello specifico, indipendente da legislazioni esterne all’Unione europea. Così Damien Lucas, Amministratore Delegato di Scaleway, definisce la piattaforma europea di public cloud e intelligenza artificiale del gruppo Iliad, in occasione dell’annuncio ufficiale in conferenza stampa dello sbarco in Italia di Scaleway a marzo, con una cloud region a Milano.

Quando gli si domanda, in un’intervista a margine dell’evento, quale sia il fattore distintivo nei servizi cloud di AI che differenzia Scaleway rispetto alla concorrenza, Lucas chiarisce meglio il concetto: «Pensi a concorrenti come OpenAI, Anthropic, Midjourney, e a tutti gli altri cloud provider in USA. Se lei decide di utilizzare i loro servizi, deve in sostanza acconsentire all’invio dei suoi dati. E quando dico invio intendo invio sul territorio statunitense. Ciò significa, fondamentalmente, che quei dati ricadono sotto la giurisdizione degli Stati Uniti e sono soggetti alle leggi in materia, come il Cloud Act».

Per inciso, il Cloud Act (Clarifying Lawful Overseas Use of Data Act) permette alle autorità statunitensi di richiedere dati alle aziende tecnologiche americane, indipendentemente da dove siano fisicamente archiviati: ciò include i dati conservati in Europa, portando a potenziali violazioni del GDPR, il regolamento generale sulla protezione dei dati.

I dati restano in Europa

Lucas fa un altro esempio. «Quando lei sta usando OpenAI per ottenere un report finanziario, sta letteralmente inserendo tutti i dati finanziari della sua azienda in OpenAI. Lei riceverà il suo rapporto, ma gli Stati Uniti conservano tutti i dati finanziari della sua organizzazione. In questo scenario, l’elemento che differenzia Scaleway è molto semplice. Quando un utente di Scaleway sta elaborando un rendiconto finanziario, nulla lascia l’UE. Nessun dato esce dall’Unione europea, inoltre quel dato è regolamentato esclusivamente dalla legislazione UE. L’unico caso in cui come cloud provider potrei dover fornire i suoi dati a terzi è qualora un’autorità giudiziaria governativa ricevesse un mandato da un giudice europeo che mi imponga di farlo. Questo è l’unico caso, e non è ciò che prevede il Cloud Act, che stabilisce che, se un’agenzia federale richiede i dati, è necessario fornirglieli, senza l’intervento di alcun giudice. Ecco perché preferisco chiamare il public cloud di Scaleway un cloud pubblico immune da leggi extraterritoriali, dunque veramente europeo. Non mi piace definirlo un cloud pubblico europeo sovrano, perché, ad esempio, AWS ha creato un cloud sovrano europeo in Germania, e io non credo che lo sia».

Indipendenza a 360 gradi

Rispetto alle dinamiche e interferenze extraterritoriali appena richiamate, Scaleway afferma di essere indipendente sotto vari aspetti. L’indipendenza dei suoi data center si fonda su una strategia multi-fornitore. Anche nell’acquisizione dell’hardware l’approccio è utilizzare più vendor, mentre lo stack software è sviluppato internamente con tecnologie open source e standard aperti, per consentire alle imprese di creare le applicazioni evitando il lock-in tecnologico con piattaforme chiuse o strumenti proprietari.

«Siamo indipendenti da un punto di vista tecnologico, non abbiamo alcun azionista, alcuna filiale, alcun dipendente al di fuori dell’Unione Europea, e rientriamo esclusivamente nella giurisdizione dell’Unione europea» chiarisce Lucas. Ragion per cui i vertici di Scaleway affermano di non essere nemmeno soggetti al cosidetto kill switch statunitense, ossia al rischio di interruzione della continuità operativa qualora le autorità USA imponessero alle aziende americane, e alle loro filiali estere, di cessare repentinamente la fornitura di servizi cloud per determinati clienti o aree geografiche, per ragioni geopolitiche o di sicurezza nazionale.

Servizi PaaS per semplificare lo sviluppo applicativo

La cloud region di Milano includerà tre availability zone (AZ), l’architettura standard che Scaleway adotta con l’obiettivo di garantire alta disponibilità e ridondanza nativa per i carichi di lavoro mission-critical.

La prima AZ, implementata in un data center a Settimo Milanese, dichiara il cloud provider, è già operativa, mentre le altre due, localizzate in data center diversi, saranno ultimate nei prossimi mesi e si troveranno a Basiglio e Milano.

Scaleway utilizza un modello di colocation, non possedendo direttamente i data center, ma affittando in queste strutture, che chiama “data halls”: spazio fisico, energia elettrica ridondata e sistemi di raffreddamento. Possiede, invece, e controlla i propri server fisici, i cavi, la fibra, gli apparati di rete e, cosa importante, il proprio stack software.

Oltre ai servizi IaaS (Infrastructure-as-a-Service), spiega Lucas, il cloud provider fornisce servizi PaaS (Platform-as-a-Service), tra cui, Database as-a-Service (DBaaS), Kubernetes as-a-Service (KaaS), intelligenza artificiale as-a-Service (AIaaS), pagabili in base all’effettivo consumo.

«Forniamo anche, ad esempio, Load Balancer as-a-Service, così un’organizzazione non deve sviluppare il proprio sistema di distribuzione del traffico reti. Tutti questi differenti strumenti sono già disponibili via cloud. Invece di dover sviluppare tutto da zero, con questa toolbox, questa cassetta degli attrezzi, è possibile sviluppare applicazioni in modo molto più semplice, conveniente, e molto più velocemente» sottolinea il manager.

Parallelamente all’avvio della region italiana, Scaleway ha aperto a Milano una filiale che punterà a rafforzare le competenze tecniche, la funzione vendite a livello locale e a garantire una crescita a lungo termine che consolidi la presenza in Italia.

Come fornitore di servizi cloud, l’azienda intende poi conseguire la certificazione ACN di livello 1, che è un requisito base richiesto dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale nei progetti per la pubblica amministrazione.

L’offerta di Scaleway comprende oltre 100 prodotti per adottare servizi cloud, con l’obiettivo di coprire il 90% dei casi d’uso delle imprese utenti, ed è rivolta alle esigenze delle organizzazioni di qualunque dimensione.

Il piano di espansione nel Vecchio Continente

La strategia dell’hyperscaler è accelerare la presenza in tutta Europa, che «non può affidarsi interamente agli hyperscaler stranieri per alimentare la propria economia digitale».

La presenza europea, dalle cloud region attualmente attive (Parigi, Amsterdam, Varsavia, Milano), nel 2026 è prevista in estensione anche a Stoccolma e Francoforte.

Scaleway sta accelerando anche nello spazio dell’intelligenza artificiale, forte di un programma di investimenti da tre miliardi di euro nel cloud e nella AI annunciato dal gruppo Iliad. Il piano è integrare un ecosistema cloud completo con funzionalità avanzate per la AI, fornendo potenza di calcolo di proprietà europea da mettere a disposizione delle imprese per il training e l’implementazione di modelli AI su larga scala.

L’azienda ha, inoltre, collaborazioni con partner come Hugging Face e Mistral AI, che le consentono l’accesso ad algoritmi di inferenza e modelli AI di ultima generazione da rendere disponibili per le attività di sperimentazione e implementazione all’interno delle imprese.

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