Il dibattito sulla trasformazione digitale ha superato la fase degli slogan per entrare in una dimensione di urgenza operativa e strategica.
Durante l’evento di presentazione dei Cybersecurity360 e Digital360 Awards 2026, svoltosi presso la sede di Assolombarda a Milano, i rappresentanti della community dei CIO e dei CISO si sono riuniti per inaugurare un percorso che culminerà nell’outdoor di Lazise.
L’incontro ha delineato i contorni di una leadership definita «Under Pressure», un termine che, come spiegato da Andrea Provini, Global CIO di Bracco Imaging e Presidente di AUSED, descrive perfettamente il sentire comune dei responsabili tecnologici.
«Appena è venuta fuori questa doppia parola, pur non essendo neanche un amante di quel tipo di musica, mi sono riconosciuto immediatamente in questo mood, quindi se voi vi ritrovate non c’è spiegazione che tenga, parla da sé» ha dichiarato Provini, sottolineando come il titolo scelto per l’edizione 2026 richiami la celebre collaborazione tra i Queen e David Bowie per descrivere la pressione a cui sono sottoposti i vertici dell’innovazione. Questa pressione deriva da una sovrapposizione di discontinuità: da un lato la disruption tecnologica guidata dall’intelligenza artificiale, dall’altro una profonda instabilità geopolitica che mette in discussione concetti consolidati di sovranità digitale.
Indice degli argomenti
La sovranità digitale tra interesse personale e priorità aziendale
Uno dei punti cardine emersi durante il kickoff dei Digital360 Awards riguarda la percezione della sovranità digitale, analizzata attraverso una serie di instant poll sottoposti alla platea di CIO e CISO presenti in sala e collegati da remoto. I dati raccolti mostrano una dicotomia significativa: se a titolo personale circa il 70% dei professionisti segue il tema con molta o abbastanza attenzione, la situazione cambia radicalmente quando si sposta l’osservazione sul piano organizzativo.
In ambito aziendale, il tema della sovranità digitale viene considerato marginale o puramente tattico da quasi il 70% degli intervistati, mentre solo un terzo lo ritiene rilevante o strategico. Andrea Rangone, Professore del Politecnico di Milano e Co-Founder di Digital360, ha evidenziato come questa discrepanza sia figlia di una complessità strutturale che va ben oltre la semplice adozione di un cloud nazionale. Secondo Rangone, è necessario riportare il discorso a una concretezza tecnica: «Come facciamo a parlare di sovranità digitale se poi alla fine non la caliamo in modelli come ad esempio l’ISO/OSI? Perché la sovranità digitale non è solo il cloud sovrano, bisogna andare su tutti i livelli».
Visioni a confronto: tra rimpatrio dei dati e rischio protezionismo
Questa visione è stata supportata da diversi interventi dei partecipanti. Un CIO ha condiviso un’esperienza diretta di rimpatrio delle infrastrutture: «Stiamo smantellando infrastrutture in AWS per governare i satelliti, passando a soluzioni fatte on-premise e realizzate in casa. Troviamo grosse difficoltà a non sfruttare più le potenzialità del cloud, ma per noi è un obbligo».
Al contrario, c’è chi esprime una posizione più critica verso la terminologia stessa: «Già il termine “sovranità digitale” è discutibile perché richiama eccessivamente la logica del protezionismo industriale. Il rischio è che possa degenerare in una centralizzazione e controllo del dato, con una possibile riduzione del pluralismo tecnologico».
La necessità di una politica industriale europea
Il dibattito scaturito nel corso dell’evento ha toccato la carenza di alternative tecnologiche prodotte nel Vecchio Continente. C’è chi ha posto l’accento sulla responsabilità dei legislatori, sottolineando che «i nostri legislatori dovrebbero pensare in termini strategici e sviluppare un sistema operativo della Comunità Europea». La mancanza di una politica industriale chiara è stata indicata come una delle cause della dipendenza da fornitori extra-europei, rendendo difficile una reale autonomia.
Anche sul fronte della sicurezza, si sostiene come le principali soluzioni di cybersecurity non siano europee, ma prevalentemente americane o israeliane, complicando la protezione dei dati secondo standard puramente locali.
L’intelligenza artificiale entra nella fase operativa
Se la sovranità digitale è ancora un tema in cerca di definizione, l’Intelligenza Artificiale ha mostrato, rispetto all’edizione precedente, una maturazione straordinaria. I dati presentati da Raffaello Balocco, Professore del Politecnico di Milano e Co-Founder di Digital360, indicano che la percentuale di CIO e CISO che dichiaravano di non saper valutare l’impatto dell’AI è sostanzialmente sparita. Oggi, la quasi totalità del campione considera l’AI una forza disruptive o comunque rilevante per il proprio ruolo.
Un cambiamento ancora più netto si registra nell’utilizzo effettivo della tecnologia all’interno delle direzioni ICT e Cybersecurity. Oltre il 50% dei responsabili ritiene che ci sia già oggi un impatto significativo sulle proprie operation, una cifra raddoppiata rispetto all’anno precedente. «AI sta diventando una parola che da slogan incomincia a entrare veramente nel vivo delle aziende» ha osservato Provini, evidenziando come la sfida si sia spostata dalla curiosità tecnologica alla gestione di quella che definisce una «anarchia digitale», dove le vecchie regole consolidate tra interno ed esterno dell’azienda stanno saltando.
Empowerment e nuove competenze per il Board
Un pilastro fondamentale dei Digital360 Awards 2026 è l’Empowerment Program, un percorso di sviluppo personale focalizzato sulle soft skill richieste ai moderni leader digitali. Il programma nasce da una necessità emersa chiaramente dai sondaggi: quasi un CIO/CISO su due non partecipa mai alle riunioni del Consiglio di Amministrazione della propria azienda.
Per colmare questo gap relazionale, il primo modulo del programma, previsto per il 16 aprile, sarà dedicato alle Board Relationship. L’obiettivo è fornire ai responsabili tecnologici gli strumenti per interloquire efficacemente con il top management. Il modulo vedrà la partecipazione di figure di rilievo come Maximo Ibarra, Marco Giorgino, Maria Elena Cappello e Antonella Ambriola. Come suggerito da Provini, la parziale assenza del tema della sovranità digitale dalle agende dei CdA rappresenta un’opportunità per i CIO: «Questo dimostra che è un problema che ci facciamo solo noi; al top management e al comitato rischi al momento non interessa, quindi possiamo cavalcare bene questo tema e diventare noi il punto di riferimento per il Board».
Un calendario ricco di appuntamenti
Il percorso di formazione proseguirà toccando temi cruciali per la resilienza del manager moderno. Il 21 maggio si parlerà di Antifragility e Resilienza con lo psicologo dello sport Giuseppe Vercelli, mentre il 23 giugno sarà dedicato all’incontro con gli Head Hunter per discutere le strategie di carriera per i C-level. L’8 luglio e il 19 novembre si approfondiranno rispettivamente i temi della Leadership e del Design Thinking, quest’ultimo presentato come uno strumento di enorme valenza metodologica anche per le unità ICT.
Il percorso dei Digital360 Awards e dei Cybersecurity360 Awards si conferma dunque come una piattaforma di collaborazione che coinvolge oltre 250 CIO e 100 CISO, supportata da partner tecnologici di rilievo come Altea, adesso.it, Arsenalia, Avvale, Critical Case, Pure Storage, Lutech e Salesforce. L’evento finale a Lazise, previsto dal 30 settembre al 3 ottobre 2026, non sarà solo il momento delle premiazioni, ma l’occasione per presentare il report finale di un anno di lavoro condiviso.«Vogliamo lavorare insieme proprio perché queste sono discontinuità che vanno ben al di là della nostra community, del mondo dei CIO e dei CISO; sono opportunità che riguardano tutta la società e l’economia» ha concluso Rangone, ribadendo la responsabilità dei professionisti del digitale nel trasformare le sfide geopolitiche e tecnologiche in valore concreto per il sistema Paese.
FAQ: CIO & Innovation
Come sta evolvendo il rapporto tra CIO e CISO nelle organizzazioni moderne?
Il rapporto tra CIO e CISO sta evolvendo verso una collaborazione strategica sempre più convergente. Secondo le analisi di IDC e Check Point Research, i ruoli tradizionalmente distinti potrebbero trasformarsi in figure alleate e sinergiche, fino a prospettare una leadership integrata. Questa evoluzione riflette la necessità di affrontare in modo coordinato le sfide di sicurezza emergenti nel contesto della trasformazione digitale.
Qual è il tema centrale dei Digital360 Awards e CIOsumm.IT 2025?
Il tema centrale dei Digital360 Awards e CIOsumm.IT 2025 è “L’essenziale nel digitale: cosa conta veramente nell’era dell’AI”. L’evento esplorerà cosa rimane fondamentale per l’essere umano nell’era dell’intelligenza artificiale, invitando i CIO a riscoprire le proprie capacità distintive non replicabili dalle macchine, come la leadership visionaria, l’intuizione strategica e l’attitudine a costruire relazioni. Il concetto di essenzialità viene definito come la capacità di focalizzarsi sulle priorità autentiche, investendo le risorse nelle iniziative che contano davvero.
Quali sono le competenze più importanti per un CIO moderno?
Per un CIO moderno, la competenza più importante è la capacità di gestire gli stakeholder, che supera di gran lunga la pura competenza tecnica. A seguire, sono fondamentali la comprensione dei processi aziendali e la conoscenza del modello di business. Questo riflette un cambiamento di paradigma: il CIO contemporaneo è sempre più un manager trasversale, un architetto di relazioni e processi, piuttosto che un esperto di specifiche tecnologie. Questa evoluzione conferma la trasformazione del ruolo verso una figura di sintesi tra tecnologia, business e relazioni umane.
Come impatterà l’intelligenza artificiale sul ruolo del CIO?
Secondo la maggioranza dei CIO, l’impatto dell’AI sul loro ruolo sarà rilevante. I principali benefici attesi includono l’aumento della produttività e il recupero di tempo per attività a maggior valore aggiunto, come l’innovazione e lo sviluppo del business. Un effetto interessante è anche la possibilità di internalizzare attività prima affidate a fornitori esterni, grazie alle capacità dell’intelligenza artificiale. Questo cambiamento spinge i CIO a concentrarsi su ciò che è realmente essenziale, distinguendo l’innovazione utile da quella accessoria e mantenendo un equilibrio tra hype tecnologico e concretezza operativa.
Chi è e cosa fa un CIO Chief Information Officer?
Il Chief Information Officer(CIO) è una figura chiave nell’organigramma aziendale moderno, responsabile della gestione e dell’implementazione delle tecnologie dell’informazione per supportare gli obiettivi di business.
Quando nasce il ruolo del CIO?
La figura del Chief Information Officer è emersa negli anni ’80, evolvendo da un ruolo puramente tecnico a una posizione strategica che influenza direttamente le decisioni aziendali e guida la trasformazione digitale.
Quali sono le responsabilità chiave del CIO moderno?
Il CIO moderno si occupa di allineare la strategia IT con gli obiettivi aziendali, gestire il budget IT, garantire la sicurezza dei dati e guidare l’innovazione tecnologica all’interno dell’organizzazione.
Quali competenze essenziali ha un CIO di successo?
Un responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione di successo deve possedere un mix equilibrato di competenze tecniche, manageriali e strategiche per guidare efficacemente la trasformazione digitale dell’azienda.
Quali abilità tecniche sono richieste al Chief Information Officer?
Le competenze tecniche fondamentali includono una profonda comprensione delle architetture IT, dei sistemi di sicurezza, del cloud computing e delle tecnologie emergenti come l’IA e l’IoT.
Quali sono le soft skills critiche per la leadership IT?
Le soft skills essenziali per un CIO includono capacità di leadership, comunicazione efficace, pensiero strategico e abilità nel gestire il cambiamento organizzativo.
Il CIO è un ruolo ponte tra IT e business?
Il CIO moderno funge da intermediario tra il dipartimento IT e le altre funzioni aziendali, traducendo le esigenze di business in soluzioni tecnologiche e viceversa.
Quali sono le fasi di allineamento delle strategie IT con gli obiettivi aziendali?
Il CIO deve assicurare che le iniziative IT supportino e potenzino gli obiettivi strategici dell’azienda, massimizzando il ritorno sugli investimenti tecnologici.
Con chi collabora il CIO?
La collaborazione con
e altri dirigenti è cruciale per il CIO per garantire che la tecnologia sia integrata in tutte le aree dell’azienda e supporti la visione complessiva.
Quali sfide deve affrontare un CIO?
I responsabili della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione moderni devono affrontare sfide complesse come la rapida evoluzione tecnologica, la crescente minaccia alla sicurezza informatica e la necessità di innovazione continua.
Qual è l’impatto del CIO sulla competitività aziendale?
Un CIO efficace può aumentare significativamente la competitività aziendale attraverso l’implementazione strategica di tecnologie che migliorano l’efficienza e creano vantaggio competitivo.
Come evolverà il ruolo del CIO?
Il ruolo del CIO continuerà ad evolversi, con un focus crescente sull’innovazione, la trasformazione digitale e la creazione di valore attraverso la tecnologia.
Quali tendenze influenzeranno la posizione del Chief Information Officer?
Tecnologie come l’IA, il machine learning, l’edge computing , gli IIoT e la blockchain stanno ridefinendo il panorama IT e il ruolo del CIO nel guidare la loro adozione.
Come cambieranno le responsabilità del CIO?
Si prevede che il CIO assumerà un ruolo ancora più strategico, con maggiore influenza sulle decisioni di business e un focus sulla creazione di valore attraverso l’innovazione digitale.
Come diventare un CIO?
Il percorso verso la posizione di responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione richiede una combinazione di esperienza tecnica, competenze manageriali e una profonda comprensione del business.
Quali sono le qualifiche ed esperienze necessarie per aspirare al ruolo di CIO?
Tipicamente, un responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha una solida formazione in informatica o ingegneria, spesso accompagnata da un MBA, e una vasta esperienza in ruoli IT di crescente responsabilità.
Quali sono i principali consigli per professionisti IT che mirano alla posizione di Chief Information Officer?
I professionisti IT aspiranti responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione dovrebbero cercare opportunità per ampliare la loro comprensione del business, sviluppare competenze di leadership e acquisire esperienza in progetti di trasformazione digitale.
Come il CIO misura il proprio successo?
Il successo di un responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione può essere misurato attraverso una serie di KPI che riflettono sia l’efficacia operativa dell’IT che il suo impatto sul business.
Indicatori di performance per valutare l’efficacia del CIO
Alcuni KPI chiave includono il ROI degli investimenti IT, i tempi di implementazione dei progetti, la soddisfazione degli utenti e il contributo dell’IT alla crescita dei ricavi.
Bilanciamento tra innovazione e stabilità operativa
Un CIO di successo deve trovare il giusto equilibrio tra l’introduzione di innovazioni e il mantenimento di operazioni IT stabili e affidabili.
















