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L’open source come fondamento della sovranità digitale: l’approccio di SUSE



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Giuseppe Cozzolino (SUSE): «L’open source è l’approccio ideale per evitare il lock-in tecnologico e per mantenere il controllo sullo stack applicativo»

Pubblicato il 14 mar 2026



Giuseppe Cozzolino
Giuseppe Cozzolino, Country Manager di SUSE

In sintesi

  • La sovranità digitale si gioca soprattutto sul software e sullo stack tecnologico, non solo su infrastrutture fisiche o perimetri normativi.
  • L’open source è la via per evitare il lock-in, assicurando visibilità sul codice, autonomia operativa e controllo della resilienza del dato.
  • Occorre un supporto enterprise locale: partner europei come SUSE offrono governance, conformità e assistenza su soluzioni nate dalla community.
Riassunto generato con AI

Nel dibattito sulla sovranità digitale, l’attenzione si concentra spesso sulle infrastrutture fisiche o sui perimetri normativi, rischiando però di trascurare il vero cuore pulsante dell’innovazione: il software. In occasione del convegno “Sovranità digitale: Italia ed Europa a prova di futuro”, la posizione di SUSE, illustrata dal country manager Giuseppe Cozzolino, ha rimarcato come la partita per l’autonomia si giochi prevalentemente sullo stack tecnologico.

I tre pilastri della sovranità

L’analisi di SUSE identifica la sovranità tecnologica attraverso tre direttrici fondamentali che ogni organizzazione, pubblica o privata, deve presidiare con attenzione.

  1. Il primo pilastro riguarda la resilienza del dato e la sua localizzazione fisica
  2. Il secondo attiene allo stack tecnologico utilizzato per processare tali informazioni
  3. Il terzo, infine, riguarda il soggetto che ha la responsabilità operativa dell’infrastruttura.

Secondo la visione aziendale, l’utilizzo di tecnologie open source è l’unico modo per ottenere il pieno controllo della propria infrastruttura. Basare i propri sistemi su codice aperto significa non solo avere visibilità totale su ciò che “gira” nei server, ma anche assicurarsi la capacità di gestire autonomamente tutte le operazioni, garantendo la sicurezza e la trasparenza della supply chain.

Con l’innovazione — dall’orchestrazione dei container ai sistemi operativi — ormai interamente basata su modelli aperti, l’open source smette di essere una semplice alternativa per diventare la commodity abilitante di ogni strategia sovrana.

Il superamento del lock-in

Uno dei rischi più concreti per la sovranità delle aziende europee non è solo di natura geopolitica, ma tecnologica: il cosiddetto lock-in. SUSE evidenzia come la stragrande maggioranza delle aziende globali si trovi oggi in una condizione di dipendenza critica da specifici vendor proprietari, citando come esempio emblematico il settore della virtualizzazione. Il software diventa il vero terreno di scontro su cui si decide l’autonomia di un’impresa.

Il ruolo dell’open source, in questa strategia di difesa, è quello di creare un’alternativa reale e una via d’uscita praticabile. Adottare un core aperto e integrabile a 360° permette alle aziende di mantenere le “porte aperte”, conservando la possibilità di modificare la propria strategia tecnologica nell’arco di pochi anni senza dover affrontare costi di uscita insostenibili o barriere tecniche insormontabili.

Per l’azienda, la sovranità non è uno stato statico, ma la libertà costante di poter scegliere il miglior partner tecnologico in base alle esigenze del momento.

Il valore del supporto enterprise in un ecosistema globale

Sebbene l’open source si basi su una community globale di sviluppatori diffusa in tutto il mondo, la sovranità digitale richiede una distinzione netta tra il codice e chi lo sostiene.

SUSE, in quanto azienda nata e radicata in Europa, sottolinea l’importanza di identificare correttamente il partner tecnologico che fornisce il supporto e la garanzia necessari per intraprendere la trasformazione digitale.

La sfida per le imprese è capire chi mette concretamente “le mani nell’infrastruttura” e chi è in grado di offrire un supporto di tipo enterprise su soluzioni nate dalla community. Affidarsi a un player europeo che contribuisce attivamente ai progetti open source significa non solo beneficiare dell’innovazione globale, ma farlo con la sicurezza di una governance locale e di una conformità ai valori del continente.

In definitiva, SUSE invita a guardare all’open source come allo strumento principe per definire strategie sovrane, capaci di integrare le migliori tecnologie mondiali all’interno di un perimetro di controllo certo e verificabile.

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