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Dal modello FLAP agli hub regionali: come cambia la mappa dei data center in Europa



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La saturazione dei grandi hub del Nord Europa accelera la nascita di nuovi poli regionali nel Mediterraneo. Un cambiamento che impatta direttamente su latenza e resilienza. Il ruolo dei cavi sottomarini

Pubblicato il 6 feb 2026

Emmanuel Becker

CEO di Mediterra DataCenters



Emmanuel Becker, CEO di Mediterra DataCenters
Emmanuel Becker, CEO di Mediterra DataCenters

L’Italia non è più solo una penisola protesa nel mare. È diventata l’approdo principale di un continente che ha riscoperto nel Mediterraneo la sua spina dorsale digitale. La geografia dei dati sta subendo una mutazione profonda, spostando l’asse dell’innovazione dai mercati storici del Nord verso un Sud Europa che non è più periferia, ma baricentro. Per comprendere perché il Mediterraneo sia diventato così centrale, bisogna guardare sotto la superficie dell’acqua.

La crescita dei cavi sottomarini

Entro il 2027 la capacità dei cavi sottomarini nel Mediterraneo è destinata ad aumentare di ben dieci volte rispetto ai livelli attuali. Progetti colossali come il sistema di cavi Medusa, che unisce le sponde est e ovest del bacino, o il Blue-Raman, stanno portando una capacità di banda senza precedenti. Entro la fine del 2026, si stima che il valore del mercato globale delle comunicazioni sottomarine supererà i 23 miliardi di dollari. L’Italia, con i suoi 8.000 chilometri di coste, è la porta naturale di questo ecosistema, trasformando città come Genova, Roma e Palermo in “porti digitali” di rilevanza intercontinentale.

Le proiezioni per i prossimi anni confermano il sorpasso tecnologico del Sud Europa rispetto ai mercati tradizionali del Nord. Mentre l’Europa centrale affronta limiti severi alla potenza installata per carenza di risorse o vincoli ambientali, l’Italia e l’area mediterranea offrono margini di crescita straordinari. Secondo le stime della Italian Datacenter Association (IDA), tra il 2025 e il 2030 l’Italia attirerà investimenti per circa 21,8 miliardi di euro nella costruzione e allestimento di nuovi data center. La potenza complessiva installata nel nostro Paese è destinata a triplicare entro i prossimi cinque anni, superando la soglia di 1 GigaWatt entro il 2028 e puntando ai 2 GigaWatt entro il 2031, con una crescita media annua che sfiora il 30%.

La regionalizzazione dei cavi sottomarini è sempre più strategica anche in termini di competitività. Oggi il 95 – 98% del traffico dati mondiale transita nei cavi sottomarini, che sono i nuovi abilitatori di scambi economici che ormai sono sostanzialmente solo digitali. Di conseguenza, un Paese che ospita sul suo territorio i terminali di questi cavi beneficia di un importante indotto di servizi digitali e acquista visibilità e importanza internazionali.

Esempi di questa crescita sono Marsiglia, Singapore e più di recente Genova, città che ospita i terminali dei cavi BlueMed (Italia, Francia, Grecia, Israele), 2Africa (Africa, Asia, Europa), Medloop e del recente Unitirreno, che corre lungo il Mar Tirreno dalla Sicilia alla Liguria, diramandosi a Olbia e a Roma. In sostanza, quindi, sviluppare nuovi cavi sottomarini in Italia significa creare nuova economia e rinforzare lo sviluppo digitale del Paese.

I cavi sottomarini sono molto più sicuri degli equivalenti terrestri, perché sono meno soggetti a interruzioni dovute a incidenti, inoltre seguono tracciati più diretti rispetto a un cavo terrestre. Per esempio, la distanza in linea d’aria da Milano e Rho è di circa 10 km, mentre il cavo in fibra che connette i due centri è lungo 21 km. Di conseguenza, la Sicilia e la Puglia, regioni situate in posizioni geograficamente molto favorevoli per creare connessioni sottomarine con l’Africa e il Medio Oriente, sono in realtà usate solo per collegamenti intermedi, perché non hanno città sviluppate digitalmente come Genova, che ormai è l’hub più importante per l’Italia.

Il ruolo degli Hub digitali regionali

E se per decenni il mondo digitale europeo ha gravitato attorno all’acronimo FLAP, ovvero Francoforte, Londra, Amsterdam e Parigi, oggi questo modello mostra chiari segni di una saturazione, non solo fisica ed energetica, ma anche strategica. La nuova era richiede prossimità, resilienza e una connettività che segua rotte più brevi e sicure. In questo scenario, la resilienza degli Hub digitali regionali diventa un fattore chiave e la diversificazione dei percorsi dei dati una misura di protezione indispensabile.

Una rete di data center regionali interconnessi tramite tecnologie Software Defined Network (SDN) permette, infatti, di gestire i flussi in modo dinamico e intelligente. Ad esempio, se un nodo subisce un rallentamento, il sistema reindirizza istantaneamente il traffico verso la struttura più vicina, garantendo quella “business continuity” che è oggi la linfa vitale di ogni attività moderna. Il modello “carrier-neutral” assicura, inoltre, che ogni cliente possa scegliere liberamente il miglior fornitore di connettività, abbattendo i costi e stimolando la concorrenza.

Il forte calo della latenza media

L’obiettivo dei nuovi Hub digitali regionali è proprio quello di portare i service provider (xSP Cloud, Content, AI, application, network, security service provider) nei diversi distretti digitali del territorio per avvicinarli alle aziende. Un modello che risponde alle esigenze delle imprese della manifattura, dell’automotive, del farmaceutico e dell’agroalimentare, che non possono più permettersi di far viaggiare i propri dati per migliaia di chilometri prima di vederli elaborati, rischiando un costo di latenza inutilmente elevato. Basti pensare che mentre la connessione verso i mercati FLAP (come Francoforte o Parigi) comporta una latenza media di 30-50 millisecondi, l’utilizzo di data center regionali italiani riduce questo valore a una forbice tra i 5 e i 15 millisecondi. Per un sistema di trading algoritmico o per la gestione di una smart grid energetica, questo guadagno temporale non è solo un miglioramento tecnico, ma una condizione essenziale per l’operatività.

Differenza fra edge data center e data center regionali

La differenza fondamentale fra edge DC e data center regionali risiede nel percorso del dato. Nell’hub digitale il dato attraversa l’oceano per approdare in una struttura carrier-neutral che lo smista verso la rete globale. Nell’edge data center, il dato nasce e viene consumato localmente, garantendo una velocità di risposta che i grandi hub centralizzati non possono fisicamente offrire a causa dei limiti della velocità della luce nei cavi in fibra ottica. Per il Mezzogiorno d’Italia, questa combinazione è vitale: gli hub portano i grandi investimenti e la connettività mondiale, mentre la rete di edge data center fornisce alle imprese locali gli strumenti tecnologici per competere ad armi pari con le realtà del Nord Europa, eliminando definitivamente il digital divide infrastrutturale.

Se l’hub è il grande porto, l’edge è il magazzino di distribuzione locale situato all’interno della città. La sua ragion d’essere è l’abbattimento della latenza, ovvero quel micro-ritardo nel segnale che, per quanto infinitesimale, può rendere impossibile il funzionamento di un’auto a guida autonoma o di un algoritmo di intelligenza artificiale in tempo reale. In un contesto come quello del 2026, dove l’IA permea ogni processo, l’edge data center permette di elaborare i dati “sul posto” senza doverli inviare a centinaia di chilometri di distanza.

Qualche esempio?Un hub digitale nel Centro-Sud, come quello che sta emergendo con forza in Sicilia grazie alla convergenza di numerosi cavi sottomarini internazionali, funge essenzialmente da grande scalo intercontinentale del dato. La sua valenza è principalmente strategica e geopolitica: serve a raccogliere e smistare volumi immensi di traffico verso il resto del continente, rendendo l’Italia il baricentro tecnologico del Mediterraneo anziché una semplice destinazione terminale. Al contrario, l’edge data center risponde a una logica di prossimità quasi molecolare. Non è progettato per gestire le grandi rotte internazionali, ma per portare la potenza di calcolo il più vicino possibile all’utente finale, che si tratti di una fabbrica automatizzata, di un ospedale che effettua chirurgia robotica o di un distretto urbano intelligente.

Il progetto Mediterra nasce dall’ambizione di superare la tradizionale distinzione tra infrastrutture centralizzate e locali, dando vita a un hub digitale regionale che fonde la resilienza di un Premium Data Center con l’agilità di un edge DC. Questa sintesi permette di capitalizzare i vantaggi di entrambi i modelli, offrendo un’infrastruttura di eccellenza che agisce come punto di raccordo strategico tra il territorio e le grandi rotte del traffico internazionale garantite dai cavi sottomarini.

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