La cloud repatriation e la relativa exit strategy dal cloud pubblico sono i temi chiave del momento. Dopo anni di entusiasmo verso un modello cloud-first dominato dal public cloud, molte organizzazioni stanno infatti riconsiderando il perimetro delle proprie strategie cloud alla ricerca di maggiore controllo, sostenibilità economica e certezze normative.
I numeri confermano questa tendenza: secondo l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il 35% delle aziende italiane sta valutando iniziative di repatriation, contro il 20% dell’anno scorso; sul fronte internazionale, il Private Cloud Outlook 2025 di Broadcom porta questa percentuale addirittura al 69% e conia l’espressione Cloud Reset.
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Cloud Reset e Repatriation: torniamo alle origini?
Parlare di Cloud Reset o di Cloud Exit Strategy può far pensare a un ritorno al passato, come se l’esperienza di più di un decennio mettesse in discussione l’intero paradigma cloud.
In realtà, non siamo di fronte a un ribaltamento del cloud-first, né a una lettura negativa di quello che resta il pilastro della trasformazione aziendale. Le organizzazioni stanno semplicemente maturando consapevolezza dei pro e dei contro del cloud pubblico e valutano con attenzione dove abbia realmente senso collocare ogni applicazione, assumendo modelli ibridi e multicloud come riferimento naturale.
È quindi normale che, alla ricerca di questo nuovo equilibrio, alcune organizzazioni stiano ponendo in essere exit strategy dal cloud pubblico e, contestualmente, stiano rivalutando il cloud privato. E poiché i progetti di repatriation verso infrastrutture single-tenant riguardano soprattutto dati sensibili e applicativi critici, è evidente che la scelta del provider diventi un elemento decisivo poiché da essa dipende la continuità operativa e l’evoluzione futura del business.
Il cloud provider giusto a supporto della propria exit strategy
Scegliere un partner cui affidare gli applicativi core non è mai stato semplice. Nel tempo, però, alle dimensioni “classiche” come costi, performance, solidità (anche economica) e disponibilità si sono aggiunti criteri più specifici, che guidano in maniera diretta le strategie di repatriation.
Il nodo della sovranità digitale
La sovranità digitale, un tempo percepita come concetto marginale, è uno dei fattori determinanti nelle valutazioni delle imprese in ottica di repatriation.
Massimo Bandinelli, Marketing Manager di Aruba Cloud, conferma quanto questo requisito sia diventato centrale: «Negli ultimi anni, la sovranità digitale è passata da tema teorico a criterio strategico nella scelta di un provider, tanto nel pubblico quanto nel privato. Le organizzazioni, in particolare nei settori regolamentati, devono sapere con esattezza dove risiedono i dati, in quale giurisdizione vengono trattati e chi ha realmente il controllo dell’infrastruttura. Per questo, ribadiamo spesso il valore della nostra garanzia di sovranità: residenza e trattamento dei dati al 100% in giurisdizioni definite, conformità nativa a tutto il framework normativo europeo (NIS 2, DORA, ndr) e, cosa tutt’altro che secondaria, la garanzia di trasparenza e controllo sulla filiera di gestione delle infrastrutture».
Per chi gestisce applicativi core, e quindi dal punto di vista del cloud provider, questa combinazione di fattori (residenza del dato, giurisdizione, controllo, ecc.) diventa una condizione essenziale per trasformare in opportunità la complessità dei nuovi assetti normativi e le dinamiche internazionali, che oggi possono avere un impatto diretto sulle infrastrutture e sui servizi IT.
Sicurezza, un criterio sempre più determinante
Un altro criterio che oggi pesa in modo decisivo è la sicurezza. Non perché in passato fosse meno importante, ma perché l’evoluzione delle minacce e il cambiamento del quadro normativo hanno reso questo tema ancora più centrale nelle valutazioni delle imprese.
Come valutare, dunque, un partner sotto questo profilo? Si parte dalla resilienza dei suoi data center, fino ad arrivare alle certificazioni dei processi di sicurezza, tra cui ISO 27001 e ISO 27017, quest’ultima dedicata ai controlli specifici per i servizi cloud. La valutazione deve riguardare aspetti chiave come le politiche di controllo degli accessi, la sicurezza fisica e ambientale, la protezione delle apparecchiature (server hardening, logging, vulnerability management…), l’impiego della crittografia e i processi di gestione degli incidenti di sicurezza, così da garantire continuità anche in scenari di crisi.
Riduzione del rischio di lock-in
Tra i criteri che guidano la scelta di un provider per la Cloud Repatriation, assume un ruolo sempre più rilevante la riduzione del rischio di lock-in.
«La possibilità di migrare con relativa semplicità workload e applicazioni è ormai un requisito imprescindibile – spiega Massimo Bandinelli – Per questo adottiamo un approccio orientato all’interoperabilità, basato su tecnologie open source. La riduzione del rischio di lock-in non è un beneficio accessorio: in un contesto in cui tecnologie, normative e modelli architetturali evolvono rapidamente, è naturale che le aziende cerchino di tutelarsi scegliendo soluzioni aperte, che non diventino un freno o un vincolo alle decisioni future».
Ottimizzazione di costi e performance
Costi e performance non compaiono come quarto criterio perché meno importanti degli altri, ma perché rappresentano elementi fondanti di qualsiasi cloud journey, indipendentemente dai trend in atto.
Uno dei motivi che rende appetibile il modello single-tenant è proprio la possibilità che il provider adotti modelli di pricing chiari e trasparenti, privi di variabili poco prevedibili. Per molte imprese significa uscire da scenari in cui la spesa è cresciuta negli anni in modo non lineare e ritrovare un pieno controllo sul TCO delle applicazioni strategiche. Scegliere un provider che offra strutture di costo stabili, leggibili e prive di sorprese è un passaggio essenziale per sostenere i propri investimenti.
Sul fronte delle performance, il valore degli ambienti single-tenant sta nella prevedibilità e nel controllo. La disponibilità di risorse dedicate consente di progettare configurazioni su misura, disegnando l’hardware e l’architettura che meglio rispondono alle esigenze di performance dell’applicazione. Questo approccio permette di ottenere comportamenti stabili e ripetibili nel tempo, con latenze coerenti e throughput costante, elementi particolarmente rilevanti per workload critici e applicazioni core, dove affidabilità e continuità operativa contano più dell’elasticità estrema.
L’approccio di Aruba Cloud alla Cloud Repatriation
Aruba Cloud è un candidato solido per progetti di Cloud Repatriation. La combinazione di infrastrutture proprietarie certificate, presenza locale, standard aperti e la capacità di garantire livelli di servizio senza compromessi rende l’azienda adatta a supportare la repatriation di ambienti critici di qualsiasi organizzazione.
Per quanto concerne l’approccio di Aruba Cloud, Massimo Bandinelli spiega che «La Cloud Repatriation è un percorso strategico che non richiede solo infrastrutture, competenze e tecnologie, ma anche ascolto, pianificazione e supporto costante. Il nostro approccio parte proprio dalla definizione di obiettivi, vincoli e priorità, per costruire una roadmap personalizzata e allineata al business. Da lì progettiamo soluzioni di full o hybrid repatriation combinando, in base ai bisogni specifici, ambienti privati con l’infrastruttura preesistente del cliente. Infine, garantiamo un accompagnamento continuo attraverso un team di specialisti con competenze verticali e presenza locale, perché ogni fase, dall’analisi iniziale alla gestione operativa, richiede vicinanza e capacità di intervento immediato».
Il risultato è un modello di repatriation pensato per restituire alle organizzazioni controllo e per ridurre i rischi, due elementi che oggi diventano centrali nelle scelte cloud. Non si tratta di rinunciare alla flessibilità, ma di governarla in modo consapevole, allineando infrastruttura, applicazioni e vincoli normativi a una strategia orientata al valore nel lungo periodo, che abiliti al contempo l’innovazione su basi solide.















