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Sovranità tecnologica europea: la sfida delle imprese tra cloud e resilienza nel 2026



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L’evoluzione del mercato cloud europeo verso l’indipendenza dai grandi provider americani, analizzando le sfide del vendor lock-in, la conformità alle normative DORA e NIS2 e l’uso dell’intelligenza artificiale per l’efficienza operativa

Pubblicato il 10 feb 2026



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Dmitry Panenkov, fondatore e CEO di emma (Enterprise Multi-cloud Management Application)

La ricerca di un’autonomia digitale strutturata è diventata uno dei temi centrali per le aziende del continente europeo, delineando un percorso che va oltre la semplice gestione dei dati per toccare le radici della sicurezza nazionale e della competitività economica.

In occasione di un dibattito organizzato da Sifted sulle prospettive di crescita per le startup in vista del 2026, Dmitry Panenkov, fondatore e CEO di Emma (Enterprise Multi-cloud Management Application), ha offerto una panoramica dettagliata su come la sovranità tecnologica europea stia passando da concetto teorico a necessità operativa impellente. Panenkov, alla guida di una realtà lussemburghese-britannica che abilita le imprese a gestire infrastrutture multi-cloud complesse, osserva una trasformazione radicale nelle priorità dei decisori aziendali, spinti da un nuovo senso di urgenza geopolitica e normativa.

L’urgenza della sovranità tecnologica europea verso il 2026

Il concetto di sovranità digitale non è nuovo, ma la sua percezione è mutata profondamente negli ultimi dodici mesi. Se in passato l’idea era promossa principalmente da consorzi e istituzioni, oggi è il mercato stesso a richiederne l’implementazione. Panenkov rileva che, nonostante dal 2018 diverse organizzazioni e comunità europee abbiano cercato di promuovere l’indipendenza tecnologica, per lungo tempo i risultati sono stati condizionati dalla presenza dominante dei grandi attori statunitensi.

Secondo Panenkov, fino a poco tempo fa, “i pesi massimi degli Stati Uniti entravano in questi consorzi dicendo di poter assicurare al 100% che i dati fossero archiviati in modo sicuro e che nessuno potesse accedervi dall’esterno’“. Tuttavia, nell’ultimo anno si è fatta strada la consapevolezza, sia tra le grandi imprese che tra le istituzioni governative, che questo equilibrio non possa durare per sempre. La necessità attuale è quella di “iniziare a costruire qualcosa di veramente sovrano e resiliente qui in Europa“, un cambiamento che sta influenzando in modo significativo la domanda di soluzioni infrastrutturali locali.

Barriere tecniche e il superamento del vendor lock-in

Uno dei principali ostacoli alla sovranità tecnologica europea è rappresentato dalla complessità tecnica della migrazione dai cosiddetti “hyperscaler” americani verso fornitori locali.

Il problema, che non risiede tanto nella gestione dei server o delle macchine virtuali, è nei servizi gestiti (Managed Services) che i grandi provider hanno sviluppato e reso indispensabili per gli sviluppatori. Questi servizi creano un legame profondo tra l’applicazione e l’infrastruttura del fornitore, rendendo estremamente difficile lo spostamento dei carichi di lavoro.

Panenkov descrive questa dinamica come un elemento di forte blocco. Per un’azienda che vuole riappropriarsi della propria infrastruttura, il percorso è spesso tortuoso.

Non basta decidere di migrare; è necessario prima spostare l’applicazione verso un altro servizio gestito, regolarla e poi trasformarla in una tipologia di microservizi agnostica che permetta infine l’indipendenza totale da un fornitore specifico. Questa operazione richiede competenze tecniche elevate e costose, rendendo fondamentale l’uso di piattaforme che possano interconnettere fornitori diversi in modo trasparente.

Il divario nei servizi dei provider locali

Nonostante la crescente domanda di soluzioni europee, Panenkov riconosce onestamente che esiste ancora un divario qualitativo tra l’offerta statunitense e quella continentale. La sfida per il 2026 sarà trovare la combinazione perfetta che permetta di evitare la scarsità di risorse computazionali osservata nel mercato, continuando a sfruttare strumenti avanzati ma su infrastrutture sovrane.

Resilienza normativa: DORA, NIS2 e la sicurezza del dato

Il quadro della sovranità tecnologica europea è completato da un apparato normativo sempre più stringente che impone alle aziende standard elevati di protezione e resilienza. Panenkov cita esplicitamente il Digital Operational Resilience Act (DORA) e il framework europeo NIS2 come pilastri di questa trasformazione.

Per le istituzioni finanziarie, ad esempio, la conformità dipende dalla giurisdizione specifica, che si tratti del regolatore lussemburghese o di quello tedesco. L’obiettivo finale di questo spostamento verso la sovranità è la certezza assoluta che i dati siano archiviati in modo sicuro all’interno dei confini europei, senza possibilità di accessi non autorizzati dall’esterno. Questo approccio garantisce alle aziende il rispetto della legge, ma anche una maggiore resilienza operativa in caso di shock geopolitici che potrebbero influenzare la disponibilità dei servizi cloud esteri.

L’intelligenza artificiale come motore di efficienza interna

Oltre alla gestione infrastrutturale, Panenkov evidenzia come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo l’efficienza operativa all’interno delle stesse aziende tecnologiche. Presso Emma, l’adozione dell’IA non è limitata ai servizi rivolti ai clienti, come l’analisi del comportamento dei carichi di lavoro o le previsioni per le raccomandazioni agli utenti, ma è integrata profondamente nei processi di sviluppo.

Prendendo ispirazione da modelli adottati da grandi corporation come Microsoft, l’azienda ha addestrato un modello interno self-hosted sulla propria base di codice, che comprende miliardi di linee. Panenkov riporta un dato significativo: “abbiamo realizzato che internamente possiamo soddisfare completamente il bisogno di dipendenti junior, perché questo modello ci aiuta a scrivere codice della stessa qualità più velocemente, con test automatici incorporati“. L’uso di un modello ospitato internamente, senza accesso alla rete pubblica, è un punto fondamentale per mantenere la sicurezza e la qualità dell’output, permettendo di consegnare aggiornamenti di prodotto e nuove funzionalità agli utenti finali con una frequenza molto superiore rispetto al passato.

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