la guida

10 minacce alla sicurezza che i team IT devono presidiare



Indirizzo copiato

Il cybercrime evolve e combina tecniche sofisticate: phishing avanzato, DDoS su larga scala, compromissione della supply chain o attacchi persistenti. Una panoramica delle 10 principali tipologie di minacce (da non confondere con evento o incidente)

Pubblicato il 11 feb 2026



Shutterstock_2552025987

Le minacce informatiche evolvono rapidamente e raramente si presentano in modo isolato. Un attacco può iniziare con una campagna di phishing mirata, proseguire con la compromissione delle credenziali, sfruttare una vulnerabilità non corretta e concludersi con l’esfiltrazione dei dati o con un ransomware. La catena è spesso articolata e combina tecniche diverse.

Per un CISO questo scenario impone una visione sistemica. Non è realistico pensare di bloccare ogni attacco, ma è possibile ridurre drasticamente la superficie esposta, aumentare la capacità di rilevazione e contenere l’impatto operativo ed economico degli incidenti. Prevenzione, detection e risposta devono convivere in un unico modello di governance.

Per governare il rischio in modo efficace è utile distinguere tra minaccia, evento e incidente. La minaccia è il potenziale attacco che punta a sottrarre, alterare o cancellare dati oppure a interrompere i servizi; l’evento segnala una possibile esposizione di dati o sistemi; quando l’evento si traduce in una violazione effettiva, si entra nell’ambito dell’incidente. Questa differenza non è solo terminologica: incide su priorità, livelli di escalation e responsabilità operative.

Di seguito dieci categorie di minacce che richiedono un presidio costante da parte dei team IT e di cybersecurity.

1. Attacchi alla supply chain

Gli attacchi alla supply chain sfruttano un anello debole nella catena dei fornitori. Un partner tecnologico, un system integrator o un provider di servizi gestiti può essere compromesso e diventare veicolo di diffusione dell’attacco verso i propri clienti. Il rischio è amplificato dal livello di integrazione digitale oggi presente tra organizzazioni: API condivise, accessi remoti, aggiornamenti software automatici, interconnessioni tra ambienti cloud e on-premise. Un aggiornamento legittimo può contenere codice malevolo inserito a monte. In altri casi, dispositivi hardware possono essere manomessi prima della consegna.

Per il team IT, la supply chain è parte del perimetro di sicurezza aziendale, anche se non è sotto controllo diretto.

Cosa può fare il CISO

  • Introdurre processi strutturati di third-party risk assessment.
  • Mantenere un inventario aggiornato di fornitori e dipendenze.
  • Attivare monitoraggio continuo sui partner più critici.

2. Attacchi DDoS (Distributed Denial of Service)

Un attacco DDoS utilizza una rete di dispositivi compromessi (la cosiddetta botnet) per generare volumi di traffico tali da saturare server, applicazioni o intere infrastrutture di rete. L’obiettivo è rendere i servizi indisponibili agli utenti legittimi. Per organizzazioni che operano online o che gestiscono piattaforme digitali mission critical, un’interruzione prolungata può tradursi in perdita di fatturato, danno reputazionale e violazione di SLA contrattuali. Anche infrastrutture con ampia capacità di banda possono essere messe in difficoltà da attacchi coordinati su larga scala. La resilienza contro i DDoS richiede un approccio architetturale, non solo strumenti di filtraggio.

Cosa può fare il CISO

  • Valutare servizi specializzati di monitoraggio e mitigazione DDoS.
  • Configurare dispositivi di sicurezza per limitare il traffico anomalo e bloccare botnet note.
  • Progettare le applicazioni con criteri di resilienza, replicando componenti essenziali su reti diverse.

3. Social engineering e phishing

L’ingegneria sociale sfrutta il fattore umano come punto di ingresso. Attraverso comunicazioni costruite ad hoc, spesso apparentemente urgenti o provenienti da figure autorevoli, gli attaccanti inducono i destinatari a fornire informazioni riservate o a eseguire azioni non autorizzate. Il phishing è la forma più diffusa di questo approccio: email, SMS o messaggi che riproducono comunicazioni aziendali legittime con l’obiettivo di sottrarre credenziali o dati sensibili.

La protezione non può basarsi solo su filtri tecnologici. Le soluzioni antispam e antimalware intercettano una parte significativa delle campagne, ma la consapevolezza degli utenti resta determinante. Programmi di formazione continuativa, simulazioni periodiche e indicazioni operative chiare aiutano a ridurre l’esposizione.

Cosa può fare il CISO

  • Rafforzare i programmi di formazione continua.
  • Diffondere linee guida pratiche su link, allegati e richieste anomale.
  • Implementare soluzioni antispam e antimalware aggiornate.
  • Mantenere tutti i sistemi costantemente patchati.

4. Siti e contenuti fraudolenti

Gli attaccanti realizzano siti web, profili social e annunci che imitano in modo credibile quelli di organizzazioni affidabili. L’utente viene indotto a visitarli e, in alcuni casi, il semplice caricamento della pagina può avviare il download di codice malevolo, sfruttando vulnerabilità del browser o dei plugin installati. Si tratta di attacchi particolarmente insidiosi perché non richiedono azioni esplicite, come l’inserimento di credenziali: l’utente potrebbe non accorgersi di nulla fino all’attivazione del malware, spesso destinato a operazioni più estese e dannose.

Cosa può fare il CISO

  • Sensibilizzare i dipendenti alla verifica delle URL e delle fonti.
  • Limitare l’interazione con contenuti pubblicitari dai dispositivi aziendali.
  • Integrare feed di threat intelligence per bloccare rapidamente domini sospetti.
  • Aggiornare regolarmente software e browser.

5. Disinformazione e deepfake

La diffusione di informazioni false o manipolate può avere effetti concreti sull’operatività e sulla reputazione aziendale. Comunicazioni fraudolente che sembrano provenire dall’organizzazione possono indurre clienti e partner a condividere dati riservati o a effettuare operazioni non autorizzate. All’interno, messaggi ingannevoli possono spingere i dipendenti a modificare configurazioni, eseguire pagamenti o seguire istruzioni che aggirano le procedure previste. L’utilizzo di deepfake audio e video consente oggi di simulare con realismo interventi di dirigenti o responsabili aziendali, rendendo l’inganno più difficile da riconoscere.

Cosa può fare il CISO

  • Inserire il tema nei programmi di security awareness.
  • Fornire canali ufficiali per verificare comunicazioni sospette.
  • Predisporre meccanismi per la segnalazione di contenuti fraudolenti.

6. Compromissione delle credenziali

Le credenziali rappresentano una delle porte principali di accesso ai sistemi aziendali. Password deboli, riutilizzate su più servizi o sottratte tramite phishing consentono agli attaccanti di impersonare utenti legittimi. Una volta ottenuto l’accesso, possono muoversi lateralmente nella rete, elevare i privilegi e compromettere sistemi più sensibili. Gli attacchi di brute force o l’utilizzo di database di credenziali già esposte aumentano il rischio.

La protezione dell’identità deve essere considerata un asse strategico della cybersecurity.

Cosa può fare il CISO

  • Adottare l’autenticazione multifattore (MFA).
  • Valutare soluzioni passwordless.
  • Promuovere l’uso di passphrase robuste.
  • Monitorare tentativi di accesso anomali, ad esempio login simultanei da aree geografiche incompatibili.

7. Ransomware

Il ransomware cifra file o interi sistemi e richiede un pagamento per ripristinare l’accesso. Sempre più spesso gli attaccanti sottraggono i dati prima di cifrarli e minacciano di pubblicarli se il riscatto non viene pagato. Le conseguenze possono essere rilevanti: fermo produzione, blocco dei servizi ai clienti, costi di ripristino elevati, danni reputazionali. L’ingresso avviene spesso tramite phishing, ma anche attraverso vulnerabilità non corrette o accessi remoti mal configurati. Una risposta efficace dipende dalla preparazione preventiva.

Cosa può fare il CISO

  • Formare il personale su come riconoscere i segnali di attacco.
  • Definire procedure di risposta rapide e testate.
  • Applicare patch e aggiornamenti con regolarità.
  • Utilizzare soluzioni antimalware integrate con intelligence aggiornata.

8. Advanced Persistent Threat (APT)

Le Advanced Persistent Threat si distinguono per la durata e per la pianificazione. Gli attaccanti riescono a ottenere accesso iniziale e a mantenere la propria presenza nei sistemi per settimane o mesi senza essere rilevati. Durante questo periodo raccolgono informazioni, osservano i processi interni e individuano i sistemi più sensibili. Quando l’attacco si manifesta in modo evidente, il danno può essere già esteso. Per contrastare le APT serve una capacità di monitoraggio continua e strumenti in grado di rilevare comportamenti anomali, non solo firme note.

Cosa può fare il CISO

  • Bloccare comunicazioni verso domini e indirizzi IP noti per attività malevole.
  • Analizzare il traffico di rete per individuare accessi non autorizzati.
  • Effettuare scansioni periodiche per rilevare strumenti di attacco e bot.

9. Minacce interne

Le minacce interne derivano da soggetti che dispongono di accessi legittimi: dipendenti, collaboratori o fornitori. Possono agire intenzionalmente oppure per negligenza. L’accesso autorizzato rende più complesso distinguere tra attività legittime e comportamenti dannosi. La sottrazione di dati, l’abuso di privilegi o la collusione tra più soggetti rappresentano scenari concreti. Una gestione rigorosa dei privilegi e un monitoraggio coerente con le policy aziendali aiutano a contenere il rischio.

Cosa può fare il CISO

  • Applicare il principio del privilegio minimo.
  • Definire policy di utilizzo chiare e comunicarne le conseguenze.
  • Monitorare le attività degli utenti con strumenti adeguati.
  • Indagare tempestivamente comportamenti anomali.

10. Perdite accidentali di dati

Non tutte le esposizioni sono il risultato di un attacco deliberato. Errori umani come l’invio di un’email al destinatario sbagliato, il caricamento di documenti sensibili su piattaforme pubbliche o la dismissione impropria di dispositivi possono generare violazioni rilevanti. Anche la gestione delle stampe cartacee e dei supporti fisici resta un punto di attenzione. Ridurre le perdite accidentali significa intervenire su processi, strumenti e cultura organizzativa.

Cosa può fare il CISO

Definire procedure per la distruzione sicura dei documenti cartacei.

Sensibilizzare gli utenti a verificare destinatari e allegati prima dell’invio.

Implementare soluzioni di Data Loss Prevention (DLP) per controllare i flussi in uscita.

Gestire correttamente la dismissione dei dispositivi.

guest
0 Commenti
Più recenti Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati