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La virtualizzazione vista, sperimentata e offerta da Ecs

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La virtualizzazione vista, sperimentata e offerta da Ecs

30 Nov 2010

di Nicoletta Boldrini

È alla media impresa che Ecs si rivolge principalmente con la propria offerta in tema di virtualizzazione. Tecnologia che declina su ambiti differenti e che, prima di tutto, ha sperimentato su se stessa. Come nel caso della virtualizzazione desktop, che vede oggi coinvolti gli uffici francesi e italiani alle prese con un progetto il cui approccio metodologico potrà essere replicato sul mercato (nella foto Nicola Barbi, country manager per l’Italia di Ecs)

Il feedback di Ecs dal mercato, in tema di virtualizzazione server, prima ancora di quella storage e desktop, arriva dalla media-piccola azienda (che per Ecs significa aziende dalle dimensioni che vanno da 50 a 500 dipendenti). Ed è il feedback di una domanda ancora molto elevata che, secondo le dichiarazioni di Nicola Barbi, country manager della filiale italiana di Ecs group, ha consentito al gruppo di “quintuplicare il business rispetto al 2009” (che non significa che il mercato sia cresciuto di 5 volte, ma che Ecs vi si sta introducendo conquistando share). 
“L’offerta è tecnologicamente matura, così come la proposta commerciale dei big vendor – osserva Barbi – Quello che oggi consente a player come noi di stare sul mercato in modo competitivo è la tipologia di approccio e di offerta. Di fatto, riusciamo a proporci come una “via di mezzo” tra il grande player (che normalmente lavora con grandi realtà) e il vendor locale che, seppur con competenze tecniche molto specifiche, non ha forse, rispetto a Ecs, la solidità (finanziaria ma anche strutturale) necessaria per seguire medie aziende che, oggi, vogliono crescere ed espandersi”.
Stabilità finanziaria e strutturale si sposano comunque con la prossimità geografica. Ecs in Italia ha 14 filiali sparse su tutto il territorio nazionale e vanta numeri di tutto rispetto: 1.700 clienti fidelizzati, uno staff di 230 persone e un giro d’affari complessivo (a livello di gruppo) di 840 milioni di euro al 31 dicembre 2009 e un posizionamento consolidato nell’ambito dei servizi It (motivo di interesse per Econocom, che ha recentemente acquisito Ecs da Société Générale).
Ambito, quest’ultimo, cresciuto anche attraverso una strategia di sviluppo per linee esterne; è nel 2008, infatti, che Ecs rafforza la propria capacità di gestione remota dei server con l’acquisizione del Remote Delivery Centre di Eds, un centro per l’erogazione di servizi di monitoraggio e amministrazione remota in ambiente iSeries-AS/400 per tutta l’Europa, il quale distribuisce soluzioni di business continuity a 167 centri di elaborazione in 35 Paesi, con 120mila utenti serviti.
Ed è proprio sulla capacità di gestione degli asset It (compresi quelli virtualizzati) e del loro ciclo di vita che Ecs fonda la propria strategia d’offerta. “Grazie alla virtualizzazione (e al cloud) l’It può oggi essere davvero considerata un’utility e potersi affidare a un unico operatore che si fa carico di tutto il processo (approvvigionamento, manutenzione e gestione) diventa un plus su cui noi puntiamo molto”, dice Barbi.
La virtualizzazione, nella vision di Ecs, si declina su quattro ambiti differenti:
1) Test applicativo: utilizzo delle tecniche di virtualizzazione in fase di sviluppo e creazione di applicazioni che consente di avere istanze identiche ma separate, tutte disponibili, magari con versioni diverse dell’applicativo in fase di sviluppo (tecnologia che permette di creare un ambiente che ospita una copia del sistema operativo destinato all’esplorazione di caratteristiche che non si vogliono o non si possono avere direttamente sulla macchina fisica);
2) Server consolidation: determinazione del perimetro e della strategia di server consolidation sulla base delle specifiche realtà aziendali e gestione del progetto;
3) Disaster recovery: un vantaggio strategico fornito dalla virtualizzazione delle risorse è quello di snellire le procedure di backup e disaster recovery (Ecs definisce con il cliente le procedure e le configurazioni hardware più adeguate):
4) Virtualizzazione desktop (anche se insieme alla virtualizzazione storage e applicativa, almeno nella media impresa, è ancora in una fase iniziale).
In quest’ultimo ambito è attualmente coinvolta direttamente Ecs stessa. “Deciso dal centro di Parigi – spiega Barbi – il progetto di virtualizzazione desktop è partito in Francia ma già dalla fine di quest’anno vedrà coinvolta l’Italia (uno dei primi uffici in cui verrà implementata è quello di Napoli). Ad ora i risultati sono assolutamente positivi e questo perché il progetto è stato preceduto da un planning all’interno del quale sono state analizzate tutte le possibili criticità (comprese quelle legate agli utenti e al loro modo di operare). Stiamo quindi seguendo un approccio metodologico che poi potremo replicare (con eventuali modifiche laddove necessarie) anche sul mercato”.
“Guardandola però dal solo punto di vista tecnologico, la virtualizzazione, in qualunque ambito la si declini, non deve mai scostarsi dai tre componenti vitali per la disponibilità dell’infrastruttura informatica: il sistema, i dati e l’accesso all’informazione”, conclude Barbi. “Che significa non dimenticare gli aspetti di sicurezza e gestione delle infrastrutture, strettamente collegati quando si parla di virtualizzazione, nonché la parte di storage e networking (tasselli anch’essi strettamente connessi che non possono essere trascurati quando si fanno scelte di virtualizzazione). Si deve, in sostanza, avere una visione d’insieme e una progettualità che tenga conto di tutti i rischi connessi”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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