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Next generation data center index: le aziende si preparano al futuro

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Next generation data center index: le aziende si preparano al futuro

25 Feb 2013

di Nicoletta Boldrini

Resi pubblici i risultati dell’ultima analisi di Quocirca che fotografa l’evoluzione dei data center in Emea (Europe, Middle East and Africa). Le aziende si preparano al futuro riportando al proprio interno la gestione dei dati; scelta che implica data center più flessibili, automatizzati e sostenibili. L’Italia, però, ha ancora molti passi da compiere

È giunta alla terza edizione la ricerca Quocirca, condotta per conto di Oracle, che fotografa lo stato evolutivo dei data center in Europa e nelle aree del Medio Oriente ed Africa. Il ciclo III dell’indagine ha visto coinvolti 952 manager di grandi aziende in 10 Paesi: Benelux, Dch (Germania/Svizzera), Francia, Iberia (Spagna/Portogallo), Irlanda, Italia, Medio Oriente, Scandinavia, Russia e Regno Unito.

Come per il ciclo I (febbraio 2011) e il ciclo II (novembre 2011), l’indagine del 2012 consente di dedurre il cosiddetto “Next Generation Data Centre Index”, ossia l’indice evolutivo dei data center in relazione a tre differenti ambiti di indagine: flessibilità (quanto il data center risulta rispondente alle esigenze del business); sostenibilità (quanto risulta energeticamente sostenibile il data center anche in base a progetti di razionalizzazione, consolidamento e virtualizzazione); supportabilità (come viene gestito il data center e quanto è governabile in termini di agilità ed evoluzione in relazione ai cambiamenti futuri).

A livello globale, crescono l’indice della sostenibilità (con un indice di 5,78 contro il 5,64 del ciclo II e il 5,14 del ciclo I) e della flessibilità (5,53 contro il 5,46 del ciclo II e il 5,27 del ciclo I); registra invece una lieve flessione l’indice della supportabilità (nel ciclo III scende a 5,62, contro l’indice precedente di 5,64 – figura 1). La fotografia italiana (un centinaio gli intervistati coinvolti) mostra una crescita importante di tutti e tre gli indici, anche se la sostenibilità risulta essere il fattore più importante nell’evoluzione dei data center (figura 2). Andando ad analizzare in dettaglio i progetti e i processi che guidano le evoluzioni dei data center, però, l’indagine mostra un quadro per l’Italia tutt’altro che roseo: nella classifica che riunisce gli indici medi dei singoli Paesi, risulta penultima, davanti solo alla Russia; l’Italia è sotto la media per quanto riguarda il livello di automazione dei sistemi (davanti solo a Irlanda, Iberia, Russia); risultati poco confortanti anche per i progetti e gli impatti del consolidamento dei data center (terzultima, ben sotto la media); ultima in classifica, infine, per l’indice che rileva l’allineamento dell’It al business.   

“Ma i dati non sono da leggere in negativo”, assicura Clive Longbottom, analista di Quocirca. “L’Italia sta facendo molto per migliorare i propri data center e lo dimostra la crescita dell’indice globale che deriva da una crescita costante dei tre indici: l’indice di sostenibilità è cresciuto maggiormente rispetto agli altri due (da 4,50 nel ciclo I a 4,94 nel ciclo II, fino a 5,04 nell’ultimo ciclo di indagine) e questo testimonia l’impegno verso una trasformazione guidata da razionalizzazione, consolidamento e virtualizzazione dei sistemi. Tutte strategie che si rivelano utili per il passaggio al cloud computing”.

Figura 1: Next Generation Data Centre Index, l'indice di evoluzione dei data center Europei e dei sotto-indici di flessibilità, sostenibilità, supportabilità. Fonte: Quocirca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 2: Il Next Generation Data Centre Index riferito all’Italia. Fonte: Quocirca

Ritorno in house

E su quest’ultimo aspetto Longbottom commenta: “Gli ultimi due cicli della ricerca sembrano aver colto le imprese, a livello globale, a metà di un cammino. Il ciclo II è stato realizzato in un momento in cui le imprese guardavano al cloud computing affidando all'esterno lo sviluppo, il test e il funzionamento pilota di molti progetti. Il ciclo III rende conto invece di un periodo in cui il cloud sta diventando mainstream e molti dei progetti pilota stanno passando in produzione; progetti che in molti casi sembra siano stati riportati all'interno su piattaforme cloud private – con la conseguente razionalizzazione dell'accesso alle risorse”.

Sebbene in Italia non si sia ancora raggiunto un livello di maturità del cloud computing tale da analizzarne gli effetti sui data center e su business delle imprese, la ricerca di Quocirca evidenzia un cammino evolutivo che lascia intravedere uno scenario futuro abbastanza positivo. Tra le aziende che prevedono nuovi investimenti all’interno dei data center, infatti, al di là di ragioni legate all'obsolescenza e ai limiti delle strutture esistenti, le motivazioni sono da ricondurre a: 1) necessità di consolidamento, a indicare che le funzioni It vanno sempre più in questa direzione e che esso rappresenta un aspetto importante per la semplificazione dell'It; 2) il supporto per la crescita aziendale; dopo una fase di crollo tra il ciclo I e il ciclo II, nell'attuale rilevazione questo aspetto registra un incremento, lasciando ben sperare che la tecnologia sia alla ricerca di modalità sempre nuove per supportare efficacemente il business.

Inoltre, per quel che riguarda l'utilizzo della virtualizzazione, elemento importante in funzione anche del sotto-indice di flessibilità, si registra, in Italia, un lento progresso: la percentuale degli intervistati che hanno dichiarato di aver perseguito una virtualizzazione dei server compresa fra il 30 e il 49% è cresciuta dal 18% al 22%, mentre la percentuale degli intervistati che hanno dichiarato di aver raggiunto una virtualizzazione dei server compresa fra il 50 e il 69% è cresciuta dal 20% al 25%.

“Se guardiamo all'Italia, i segnali che arrivano dalla terza edizione della ricerca sono incoraggianti: le nostre imprese affrontano l'evoluzione dei loro data centre con l'obiettivo chiave di far crescere il valore del contributo che l'It dà al business, riconoscendo l'importanza dei percorsi di consolidamento per una maggiore flessibilità delle proprie strutture”, commenta Ennio Ceccarelli, Country Leader Server & Storage Systems di Oracle Italia. "Oracle asseconda i percorsi evolutivi dei data centre italiani attraverso sistemi ingegnerizzati, che consentono di consolidare le risorse hardware (server, storage, networking) e software in sistemi progettati per conseguire livelli prestazionali più elevati rispetto ad altri sistemi integrati e migliorare così la risposta che l'It può dare al business”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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