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Il ruolo di NetApp per abilitare il multicloud RCS

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Digital360 Awards 2021

Il ruolo di NetApp per abilitare il multicloud RCS

NetApp ha supportato due macro progetti che mirano al rinnovamento e ridisegno dell’infrastruttura on premises attraverso la realizzazione di un datacenter primario in co-location e alla realizzazione di un ambiente multicloud che implica la migrazione di ambienti web e applicativi tra provider cloud pubblici e la realizzazione di un concetto di Disaster Recovery tra provider diversi

03 Ago 2021

di Redazione

Con il progetto Hybrid Multicloud? Per RCS MediaGroup è una realtà (risultato finalista ai Digital360 Awards 2021 per la categoria Soluzioni Infrastrutturali) NetApp supporta RCS MediaGroup nel cambiamento dell’approccio allo storage verso un cluster di Storage Machine virtuali e sul cloud per aprirsi alla possibilità di utilizzare una molteplicità di cloud pubblici con la realizzazione in parallelo due macro-progetti: rinnovamento e ridisegno dell’infrastruttura on premises e realizzazione vera e propria dell’ambiente multicloud.

Il percorso di trasformazione IT di RCS

Nel corso degli ultimi anni il business di RCS MediaGroup ha visto una profonda trasformazione con l’aumento significativo delle attività digitali, con una conseguente sempre maggiore interazione con i clienti e una più sofisticata macchina pubblicitaria.

Diversi anni fa RCS ha intrapreso un primo passo nella trasformazione del proprio datacenter adottando il cloud come modello operativo per tutto l’ambito digitale, affiancandolo al proprio datacenter tradizionale. Grazie a questa esperienza RCS ha compreso la necessità di evolvere ulteriormente per cambiare la modalità di gestione del datacenter, verso una logica multicloud ibrido, in modo da creare le migliori condizioni operative e tecnologiche per accelerare la digitalizzazione, garantendo gli alti livelli di affidabilità e scalabilità necessari per la gestione di articolati sistemi digitali, come corriere.it e gazzetta.it, che cubano circa 40 milioni di utentiunici/mese, situandosi a livelli comparabili con i big player come: Google, Facebook o Amazon.

Questo comportava sul fronte del datacenter “on premises” di cambiare filosofia dello Storage verso in ottica virtuale e al multicloud per garantire: la massima affidabilità, le migliori performance, ma anche la massima efficacia a livello economico.

I dettagli tecnologici dei 2 progetti

Dal punto di vista progettuale sono in fase di realizzazione in parallelo due macro-progetti.

Un primo progetto è finalizzato al rinnovamento e ridisegno dell’infrastruttura on premises attraverso la realizzazione di un datacenter primario in co-location, presso un primario provider italiano, trasformando il datacenter attuale in un sito di disaster recovery.

Su questo fronte oltre a un refresh tecnologico basato su tecnologie NetApp FAS, sia nel nuovo DC primario che nel DC secondario, si è proceduto all’allineamento alle versioni cluster mode del sistema operativo Ontap in modo da rendere possibile la gestione di un cluster di dati facilmente scalabile, una migliore availability dei dati e una sinergia a livello cloud. L’attuale datacenter, on premises e cloud, supporta diverse aree applicative: da quella editoriale, per i Quotidiani e i Periodici, all’area Digitale (con nodi Ontap in cloud), al Backup, fino agli applicativi Enterprise, per un totale di circa 1PB di spazio storage, al netto dello spazio per il backup, oltre 1000 server virtuali e 80 server fisici, oltre a centinaia di VM/Container in Cloud.

Le sfide nella realizzazione del progetto sono diverse, in quanto è necessario garantire: la compatibilità con il cambio di gestione della sala calcolo da «on premises» a «colocated», specialmente per il networking e la gestione dell’accesso per nuove installazioni e manutenzioni; il passaggio all’ultima versione del Software Storage Ontap 9.8; il trasferimento e lo svecchiamento degli apparati con recupero, ove possibile, dell’HW esistente e l’abbattimento dei costi di manutenzione; il moving dei dati e dei servizi di storage dalle attuali facilities on premises alle nuove in colocation; la trasformazione in contemporanea dei servizi di storage e delle attività di aggiornamento del resto del progetto (server, versioni DB, sistemi di VM eccetera) con implicazioni sulla sincronizzazione nei tempi.

Dopo una attenta analisi è stata individuata la sequenza delle attività di rinnovamento e movimentazione adottando un approccio “storage centric”, grazie a NetApp. Le attività propedeutiche già hanno preceduto il moving che è partito a luglio.

Un secondo progetto è finalizzato alla realizzazione vera e propria dell’ambiente multicloud, attraverso la migrazione di ambienti web ed applicativi tra provider cloud pubblici e la realizzazione di un concetto di disaster recovery, tra provider diversi.

In particolare, da una situazione iniziale, circa 6 anni fa, che prevedeva per il file system l’utilizzo di Gluster, con replica su nodi diversi, si è passati a soluzioni con nodi Ontap in cloud, che consentono repliche efficienti e sincronizzazioni fra cloud provider.

La tecnologia NetApp è stata chiave in questa evoluzione in quanto permette il passaggio di applicazioni e dati da un provider a un altro in modo non disruptive e di poter scegliere, per ciascun servizio, il provider con performance e condizioni economiche migliori.

A tal proposito RCS ha sviluppato nel tempo proprie practices di FinOPS che permettono al team IT di ottimizzare i costi dell’infrastruttura e dello storage in cloud.

Nel cloud vengono gestiti servizi in modalità sia SaaS (quali CRM, Analytics, Data Monetization), sia IaaS/PaaS e Container as a Service, per erogare tutti i servizi digitali del Gruppo RCS.

Come per il progetto on premises anche in questo caso la movimentazione dei dati tra diversi Hyperscaler cloud pubblici è cruciale, in quanto deve avvenire senza interrompere il servizio.

Siti come Marca sono tra i primi 300 al mondo con picchi di 300.000 utenti concorrenti e devono essere “always on”. L’erogazione di servizi web dei siti italiani come Corriere.it e Gazzetta.it richiedono altissime prestazioni soprattutto in lettura (più di 24 milioni di pageview al giorno in media per sito).

Attraverso il massiccio utilizzo di caching e content delivery network, la migrazione di un sito come Corriere.it, avvenuta nel mese di Aprile verso Google Cloud, non è stata minimamente percepita dagli utenti finali.

L’elemento più critico: il trasferimento dati, grazie a Cloud Ontap, avviene partendo da una sincronizzazione di base che richiede alcuni giorni, gli allineamenti dati successivi poi avvengono con una frequenza nell’ordine dei 5 minuti. Il sito esposto agli utenti ha quindi un aggiornamento molto frequente e la migrazione vera e propria comporta uno stop delle pubblicazioni, da parte della Redazione, nell’ordine di pochi minuti.

Un ulteriore step in prospettiva è l’utilizzo di Cloud volume Ontap di NetApp per massimizzare la flessibilità e adeguare il livello di prestazioni, oltre in lettura anche in scrittura, aumentando ulteriormente il livello di controllo dei costi.

I plus offerti dalla tecnologia NetApp

L’originalità e gli elementi distintivi di questi progetti risiedono nella possibilità di operare una trasformazione così profonda del datacenter e dell’intero sistema di gestione del dato con un massimo riutilizzo degli asset già in possesso di RCS, potendo al contempo realizzare un datacenter in multicloud ibrido con ambienti dati interoperanti, indipendentemente dalla soluzione organizzativa, datacenter fisico o cloud provider. La tecnologia NetApp opera da collante tecnologico nel design e nella gestione del dato, permettendo a RCS MediaGroup di innovare con nuovi servizi digitali e salvaguardare gli asset di oltre un secolo di tradizione editoriale.

Con questo doppio progetto RCS MediaGroup realizza un passaggio a una modalità di gestione dei propri asset digitali in ambienti diversi, creando le premesse per: scalare i propri ambienti in modo controllato garantendo disponibilità del dato (grazie all’adozione del cluster mode); gestire DR tra Hyperscaler diversi; accelerare la virtualizzazione degli ambienti server e desktop; progettare il passaggio di applicazioni enterprise come SAP nel Cloud; ridurre i costi di manutenzione e gestione del datacenter fisico.

Grazie alle tecnologie di cloning NetApp vengono generati ambienti per test e sviluppo che non richiedono spazio e non incidono sulle performance dello storage in produzione, offrendo ai team applicativi un ambiente ideale per il DevOps.

R

Redazione

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