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DevOps: l’agilità delle operation passa anche dal performance management

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DevOps: l’agilità delle operation passa anche dal performance management

30 Set 2015

di Nicoletta Boldrini

Il successo di un’azienda in un’economia ‘software driven’ richiede che i team delle operation debbano diventare agili come quelli dello sviluppo. Il problema è come riuscirci. Ne abbiamo discusso con Fabrizio Tittarelli, Business Technology Architect di Ca Technologies

Nell’era dell’app economy la capacità di offrire servizi digitali ai propri utenti (interni ed esterni) diventa un fattore discriminante di successo competitivo, a maggior ragione se la fedeltà ad un brand viene sostituita con la fedeltà all’esperienza d’uso (come recentemente confermato dall’indagine di Zogby Analytics condotta per conto di Ca Technologies in 18 Paesi, di cui 4 europei, su un campione di 6770 utenti e 809 aziende).

Fabrizio Tittarelli, Business Technology Architect, Ca Technologies

Dalla prospettiva It tale capacità si traduce in un più efficace Performance Management delle applicazioni (Apm) così come delle infrastrutture, disciplina che esce dai ranghi del mero monitoring ‘post produzione’ e che entra definitivamente all’interno dello sviluppo software, “soprattutto nell’ambito mobile dove il rilascio continuo di nuove versioni e la rincorsa al ‘debug’ richiedono flussi di sviluppo, test e rilascio sempre più agili, facendo tuttavia attenzione ad aspetti di sicurezza e qualità (il rilascio continuo di aggiornamenti di un’applicazione non perfettamente performante innalza il rischio di ‘infedeltà’ dell’utente)”, sottolinea Fabrizio Tittarelli, Business Technology Architect di Ca Technologies, recentemente intervistato da ZeroUno. “Se lo sviluppo continuo di applicazioni e aggiornamenti delle stesse ha ormai preso un’andatura dinamica e veloce, è quanto mai doveroso che anche i team delle operation reagiscano e inizino a muoversi con altrettanta agilità”. In altri termini, il DevOps, come metodologia, richiede il cosiddetto “AgileOps” che lavora, in sinergia con i team di sviluppo, su: nuove infrastrutture agili, deployment continui, rilasci in tempi rapidi, scalabilità dei sistemi, qualità del servizio e dell’esperienza utente… Tutti aspetti che richiedono un nuovo metodo di performance monitoring.

In risposta a tale ‘fermento’, Ca Technologies ha annunciato di recente il rilascio di alcune nuove funzionalità delle soluzioni CA Application Performance Management (Ca Apm) e CA Unified Infrastructure Management (Ca Uim), oggi unificate sotto il ‘cappello’ dell’offerta Agile Operations (all’interno del portfolio CA DevOps). “Non si tratta di un rebranding di marketing – ci tiene a precisare Tittarelli -, ma di un vero e proprio sistema che, grazie a un’interfaccia unica e agli strumenti di analytics, facilita la collaboration in ambienti dinamici, sia sul piano applicativo che su quello infrastrutturale (entrambe le soluzioni, infatti, sono state interamente riprogettate secondo i ‘dettami’ del DevOps – speed, scale, quality – e possono essere integrate in un’unica user interface) ”. Ca Apm e Ca Uim, infatti, sono collegate da un gateway (software) grazie al quale le aziende possono effettuare monitoring e performance management di tutte le applicazioni e di qualsiasi ambiente infrastrutturale (anche quelli specifici per Big Data). “Grazie a tale unificazione tecnologica, la collaboration tra operation e sviluppatori si semplifica – sottolinea Tittarelli -; metriche e analitiche specifiche per la qualità del servizio possono essere facilmente correlate con altri parametri di performance applicativa (controllati da Ca Apm) e visualizzati in un’unica schermata in modo da consentire ai differenti team di avere una visione complessiva sia delle applicazioni sia dell’infrastruttura”. L’integrazione assume ancor più valore se la si analizza in virtù delle capacità di ‘prevenzione’: “i team di DevOps, sia dalla prospettiva degli sviluppatori sia da quella dei professionisti che operano nelle altre funzione It, possono verificare in anticipo se un determinato rilascio o aggiornamento avrà un impatto determinante sulla qualità del servizio intervenendo in anticipo su infrastruttura e applicazione laddove necessario”, osserva in chiusura Tittarelli. “È questa la risposta in termini di Business Technology. Come accennato, il rilascio continuo di aggiornamenti, revisioni e correzioni di errori non sempre (anzi, quasi mai) rappresenta un buon ‘biglietto da visita’ per l’azienda ed i servizi che offre”. 

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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