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Hp Software Universe: accelerare la modernizzazione

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Hp Software Universe: accelerare la modernizzazione

03 Mar 2009

di Rinaldo Marcandalli

Cosa propone Hp col suo software? Niente di meno che scuotere lo status quo con un “alternative thinking” capace di  imbrigliare e incanalare l’informazione in costante esplosione, risolvere  un problema prima che i clienti si rendano conto che c’è, automatizzare passi labour intensive  consentendo di concentrarsi sul business anziché sulla manutenzione, trasformare l’It  in un partner visionario. Tutte proposizioni che rimandano al cuore delle soluzioni Business  Technology Optimization (Bto), “digerite” a due anni dall’acquisizione di Mercury

VIENNA – Il calcio d’avvio dell’evento HP Software Universe (il principale evento europeo di HP Software, svoltosi quest’anno a Vienna, poco prima di Natale, dinnanzi a una platea di circa 3000 clienti) è di Francesco Serafini, senior Vp e managing director HP Emea e Technology Solutions Group (Tsg) che apre commentando i risultati finanziari. La Corporation, con un fatturato nel 4° trimestre 2008 pari a 33,6 miliardi di dollari e dell’intero anno pari a 118,4 miliardi, con una crescita rispettiva anno su anno del 19% e del 13%, è “ormai la più grande corporation It al mondo, leader in aree chiave dal printing al personal computing, alle infrastrutture It, seconda solo a Ibm nei servizi dopo l’acquisizione di Eds”. Con un business maggioritario fuori dagli Usa (dei 118 sono Emea quasi 50 miliardi di dollari, 60 con l’acquisizione di Eds – ndr), Hp Emea “può far leva su opportunità in ogni segmento di mercato e ovunque nel mondo, garantendo anche in condizioni di crisi di liquidità sia soluzioni top line che integrazioni “bottom line”, dice il manager. Serafini propone poi una vista pluriennale della strategia di acquisizioni di Hp allargata ad hardware e servizi che ne inquadra le scelte strategiche di fondo nell’espandere il portafoglio, indurre efficienze e far leva sul go-to-market così ottimizzato. “Dal 2001 a oggi, market leadership e profittabilità sono state perseguite dapprima per l’Hardware (acquisizione di Compaq che ha apportato o espanso capacità business in x86, blades, storage oltre che in area software come Unix, Linux e Windows), poi per il Software (Peregrine, Mercury ed Opsware, con un portafoglio integrato di Software di Management distribuito, Soa governance e Automazione), infine per i Servizi (Eds con capacità d’offerta outsourcing infrastrutturale e applicativa, nonché servizi di supporto e formazione al posto di lavoro e al data centre)”, spiega Serafini. Il messaggio è che la “adversity” si può trasformare in “advantage”: “Hp si è messa in posizione ottimale per fornire ai clienti valore aggiunto e ritorno degli investimenti a breve, e per aiutarli a maturare e reingegnerizzare i loro ambienti in modo da liberare capitale per sostenere il business. E farà leva sull’opportunità creata da discontinuità e crisi di liquidità in questo mercato”, aggiunge il manager Hp.

Strategia e risultati
La forte performance della divisione Hp Software e Solutions è stata presentata da Steen Lomholt-Thomsen, Vp e general manager: “da fine 2005 a fine 2008, il fatturato Hp Software e Solutions si è triplicato da 1,06 a 3,03 miliardi di dollari, espandendosi di oltre il 20% annuo, sia per crescita organica sia grazie alle acquisizioni”. Impressionante la serie da Peregrine (dicembre 2005) fino a C&i (ottobre 2008), che inanella fra gli altri Mercury, Bristol, Spi, Opsware, Tower Software, Eds ed è costata oltre 6 miliardi di dollari. E il margine operativo? “Ha macinato un 6,5% annuale, passando da -49 milioni di dollari e -4,6% di fine 2005 ad un sostanziale break-even già a fine 2006 (-17 milioni e -1,2%), per esplodere a 461 milioni e 15,2% a fine 2008, crescita che è superiore al mercato e conquista market share: la sola Bto cresce del 25% annuo”, spiega Lomholt-Thomse.
Obbiettivo strategico triennale in Hp Software e Solutions è stato “organizzarsi in un’unica divisione per proporsi a progetti sia di piccola scala che di grandi dimensioni”, aggiunge il manager, “con un go to market strutturato in quattro aree software: Itm (portafoglio Bto), Information Management (Im), Soluzioni Business Intelligence (Bi) e Soluzioni Comunicazioni e Media (Cms)”. Sottesi a ciascuna offerta software, i servizi (consulenza, formazione, software as a service e supporto), a formare “soluzioni di management che ottimizzano i risultati di business, estraendo maggior valore dagli investimenti aziendali in persone, applicazioni, infrastrutture, reti e informazioni”, dice Lomholt-Thomse. E pur in tempi incerti “la crisi crea l’opportunità, anche per i clienti, basta seguire tre ricette semplici: preparazione (quelli che sono preparati avranno successo); sono cruciali atteggiamento ed esecuzione; il successo viene da un forte focus sul cliente”.

Bto per accelerare la modernizzazione
Di Robin Purohit, general manager software products di Hp Software e Solutions, l’annuncio dal palco di Vienna di un “significativo arricchimento sia funzionale sia in ottica Saas del Bto Software portfolio” e di una contemporanea promozione fino allo scorso 31 gennaio (salvo proroga da verificare) di un leasing finanziario a tasso zero per contratti di licenza e supporto di Soluzioni It Management (Itm) e Bto sopra i 100.000 dollari. L’annuncio punta dichiaratamente a stimolare gli investimenti dei Cio per rafforzare i vantaggi competitivi e ridurre i Tco aziendali, rispondendo in modo decisivo al ciclo negativo di business. Se in tempi di bolla tecnologica il “deus ex machina” era innovare, in tempi di dopo bolla era razionalizzare, in tempi di espansione e crescita era modernizzare, con la crisi finanziaria e credit crunch, la ricetta non può che essere “accelerare la modernizzazione”. Ciò sia nel parco delle applicazioni (Web 2.0 e Mashup per il business, Agile development, Soa e composite application, upgrade rapido delle piattaforme come Oracle, Sap e Vista), sia nelle operazioni It (la Service oriented delivery affranca dall’approccio per silos e realizza ciò che importa al business; l’Automazione crea efficienze; la Virtualizzazione riduce il costo capitale e anche il Tco, a patto di contenere il costo del management).
Ma per accelerare la modernizzazione servono un piano e un framework collaudati. Il piano suggerito da Hp è in tre passi concettuali: prioritizzare “spregiudicatamente” gli investimenti in base al valore di business; centralizzare in ogni modo possibile le funzioni di fornitura servizi, rendendole disponibili su richiesta o a cambiamenti organizzativi, eliminando ridondanze, abilitando decisioni su quali asset coinvolgere o acquisire; standardizzare quanto si centralizza sulla base di una sola metodologia e automatizzarne i processi. “Il framework collaudato è naturalmente il Bto Software Blueprint che riassume tutte le funzioni che vanno espletate nello spazio dell’It Management in termini di Strategia, Applicazioni (Quality Management) e Operazioni e le collega in modo che tutti gli elementi lavorino assieme come  sistema unico”, spiega Purohit. Con gli annunci di Vienna (il Quality Center 10.0 o Q10 e l’Universal Configuration Management Database 8.0 o Ucmdb 8.0), il Bto Software Blueprint si presenta arricchito come spiegato nella figura 1.

Figura 1: Framework Hp Bto Software Blueprint e relativo portfolio
(cliccare sull’immagine per ingrandirla)

Nello spazio Strategia It, l’integrazione di Q10 in Project & Portafolio Management produce una vista unificata che, con l’approccio centralizzato, consente di cancellare progetti a basso valore, garantisce che un’applicazione non si duplichi e sia comunque sviluppata in tempi più brevi, con risparmi di spesa It fino al 7-8% (tra i 10 e i 20 milioni di dollari all’anno per un cliente Fortune 500, ndr). Incorporando in un’unica piattaforma i vari management di requirement, testing funzionale e di sicurezza, nonché quello dei difetti, Q10 si pone al cuore del ciclo di vita di un’applicazione, ne consente la modernizzazione (col supporto di protocolli  avanzati come Ajax e Flex), assicura il successo dei progetti. Nello spazio Applicazioni con Quality Center (Requirement management, Functional quality verification, Application security, Performance validation) si sperimentano riduzioni del  ciclo di validazione delle performance (del 75%), dei test case di audit (95%), del tempo di verifica della sicurezza (ridotto a 1 ora). Per Operazioni, l’acquisizione di Opsware porta ad un’automazione spinta tra le componenti network, storage e server; Umcdb si integra con qualcosa come 17 prodotti Bto, venendo a costituire “un sistema di configurazione dinamico che fornisce la vista federata per tutti i fruitori attraverso lo strumento di mailing o di monitoraggio scelto”, spiega Purohit. Il sistema porta ad una riduzione proattiva ed automatica dei problemi: l’integrazione di Healh Monitoring e Incident, Change e Automated Release Management produce un Incident Monitoring a “loop chiuso” che abilita l’intelligenza di quali servizi di business sono impattati per quali utenti in quali locazioni, prima di rimediare al problema (dunque una appropriata prioritizzazione della realizzazione della fix), o addirittura, se l’evento è già stato registrato come “già visto”, persino prima della pertanto automatica produzione del rimedio, rendendo il problema del tutto invisibile al business.

Figura 2: Superiore time to value raggiunto grazie al Bto Software Portfolio scelto in modalità SaaS
(cliccare sull’immagine per ingrandirla)

Time to value = It Management come Saas
Dulcis in fundo, due terzi del Bto Software Portfolio sono disponibili come Software as a Service. Saas sposta i costi da spese capitale a spese operative, e ovviamente accelera il time to value, ma, nota Hp, fornisce valore superiore nel tempo (vedi figura 2), grazie al costante monitoraggio e agli aggiornamenti.
Hp, che incidentalmente è al decimo posto fra i vendor Saas (il primo è SalesForce) ma è al primo nel Saas di It Management, è “aperta alle scelte dei clienti”, sia che preferiscano subito la soluzione onsite, per aver maggior controllo, sia che scelgano la soluzione off premise, privilegiando un minor costo capitale a Tco controllato, sia che scelgano inizialmente la seconda per poi tornare alla prima (la “transizione on premise” è l’opzione scelta da chi vuole massimizzare controllo e time to value assieme).


Hp e l’esplosione delle informazioni

Oltre all’It Management che fa la parte del leone, una sessione dell’evento di Vienna di Hp è stata dedicata all’Information Management (Im), cioè alle soluzioni per indirizzare la crescita di dati e informazioni aziendali disponibili, gestendo i dati che si muovono “in giro per l’organizzazione” secondo regole conformi alle normative e alle esigenze di business, archiviandoli e ritrovandoli. “Anche in tempi di crisi la gente non smette di mandar messaggi, che sono ormai più delle persone al mondo”: Erik Moller, Director Market Im, Hp Software e Solutions parte dalla “esplosione dell’informazione” prodotta dalla pressione a ridurre i costi e dalla crescente consapevolezza dell’esigenza di governare l’informazione. Una ricerca europea (Coleman Parks, agosto 2008, 1080 Cio e Business Unit leader intervistati) trova grossolanamente sottostimata l’informazione aziendale non strutturata (la cui discovery efficace e tempestiva è problematica). Valutazioni minimali la vedono ormai al 25% del totale, un rischio specifico per il business. Neal Clapper, Vp Hp Storage Emea ha illustrato i 4 obiettivi che Hp si è data, per altrettanti prodotti di recente annuncio: migliorare l’utilizzo degli asset, con Thin Provisioning che aiuta la riduzione di “overallocation” (il fenomeno per cui da 1 Gb di dati applicativi, fra spazio concesso di scorta, copie per diversi uffici, copie di backup giornaliere, settimanali o mensili, possibili duplicazioni se c’è un datacentre si può arrivare all’occupazione effettiva di 48 Gb); migliorare l’efficienza della gestione di spazi da 1 terabyte a 1 petabyte per amministratore, col prodotto Extreme Data Storage (EXds); finanziare l’efficienza, riducendo la spesa capitale iniziale facendo pagare man mano che le esigenze crescono, con Utility Ready Storage, programma “sale and lease”; migliorare l’efficienza fisica, aumentando i Terabyte/mq e abbattendone il footprint elettrico e termico, di nuovo con EXds (R.M.).

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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