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Europ Assistance: parola d’ordine, standardizzazione!

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Europ Assistance: parola d’ordine, standardizzazione!

15 Set 2009

di Nicoletta Boldrini

È un percorso di lunga data quello intrapreso dal dipartimento IT della società italiana che eroga servizi di assistenza privata. Si tratta di un cammino orientato all’ottimizzazione che ha fatto della standardizzazione una vera e propria filosofia strategica. E dal punto di vista tecnologico, il tutto si traduce in uniformità dell’hardware e in semplificazione dell’infrastruttura software e middleware

Il gruppo Europ Assistance è tra i leader mondiali nel settore dell’assistenza privata. Fondato a Parigi nel 1963, il gruppo oggi offre una gamma di soluzioni che integrano prestazioni di assistenza, coperture assicurative e servizi in 4 aree di business: auto, viaggi, salute e casa, famiglia. La capogruppo Europ Assistance Holding ha sede a Parigi e il capitale sociale è interamente detenuto, direttamente e indirettamente, da Generali France.
In Italia la società è operativa dal 1968. Oggi conta 1.060 i dipendenti, 6.752 principali Centri di Assistenza convenzionati, fra cui 815 nell’area auto, 5.393 nell’area salute e benessere, 544 nell’area casa e in altri servizi. La società italiana ha chiuso il 2008 con un fatturato di 320,9 milioni di Euro (il gruppo Europ Assistance ha chiuso il 2008 con un fatturato complessivo pari a 1,2 miliardi di Euro).
La Centrale Operativa di Europ Assistance è il cuore pulsante del gruppo dato che rappresenta la struttura dedicata alla gestione delle assistenze, core business aziendale. Alla centrale operativa si affiancano poi tutta una serie di mezzi legati al web (siti internet, corporate blog, portali informativi e di assistenza, ecc.)  necessari per l’erogazione dei servizi. In questo contesto, il data center ha avuto, e ha ancora, un ruolo di business determinante dato che rappresenta il motore attraverso il quale la società può svolgere la propria mission. Le recenti tappe fondamentali dell’evoluzione del data center si possono riassumere in tre passaggi: nel 2000 la società ha dato il via ai primi portali web attraverso i quali erogare i servizi alla clientela; nel 2002 è stato deciso un re-hosting da mainframe verso server Sparc in ambiente Solaris e nel 2005 si è dato il via ad un progetto di virtualizzazione dei server dipartimentali. Il processo di standardizzazione e ottimizzazione del data center è poi proseguito nel 2009 con la scelta di uniformare l’infrastruttura It (tecnologia Intel e ambiente Linux) e passare alla soluzione database Oracle 11g (la società stava già usando la versione 9 della soluzione Oracle, ndr).  

Ridurre i costi, standardizzare, ottimizzare
Per comprendere questo percorso evolutivo ZeroUno ha intervistato Antonio Motta, responsabile delle infrastrutture tecnologiche della società italiana che spiega come e perché è avvenuto il passaggio degli ambienti legacy da mainframe a  SunSolaris in un primo momento per spostarsi poi verso il binomio Intel-Linux (con l’upgrade ad Oracle 11g).
“Il processo di cambiamento del nostro data center è iniziato nel 2000 ed è poi proseguito con varie tappe che hanno avuto tutte come obiettivo primario l’ottimizzazione e la riduzione dei costi – esordisce Motta -. Dopo aver fatto un re-hosting da mainframe verso server Sparc con sistema operativo Solaris (nel 2002) e aver ottimizzato i server dipartimentali con una scelta di virtualizzazione con VMWare (nel 2005) ci siamo trovati a dover affrontare un nuovo problema; tenendo comunque presente che le esigenze di miglior efficienza e riduzione dei costi sono sempre all’ordine del giorno e non si esauriscono con un singolo progetto: dovevamo erogare un nuovo servizio It per la gestione del portafoglio delle polizze e dei contratti. Avevamo già una soluzione custom fatta in house direttamente da noi ma il top management voleva passare ad una soluzione standard di mercato”.
In altre parole, il processo globale di standardizzazione nel 2008 è partito da un’esigenza di ottimizzazione applicativa. “Dopo aver effettuato le opportune verifiche la scelta è ricaduta su un’applicazione Java di Oracle – spiega Motta -. Noi non avevamo alcun tipo di esperienza in ambito Java e abbiamo dovuto anche dotarci dell’ausilio di un application server (anche in questo caso targato Oracle) che potesse fornire quei servizi di fondamentale importanza per l’applicazione business che saremmo andati ad installare (nonché per tutte le future enterprise application) come ad esempio la facilitazione della comunicazione, la gestione delle connessioni al database e delle transazioni, ecc”.
“L’occasione infine è stata colta anche per risolvere alcune criticità architetturali esistenti come l’assenza di ridondanza hardware e dell’alta affidabilità, la necessità di modulare la richiesta di performance in funzione dell’applicazione, di semplificazione del disaster recovery e di aumentare gli ambienti disponibili per il test, lo sviluppo e la certificazione”, aggiunge il direttore dei sistemi informativi di Europ Assistance.

La fasi del progetto
“Siamo partiti dalla creazione dell’infrastruttura attraverso Oracle 11g RAC (Real Application Cluster) – dice Motta spiegando le recenti tappe del progetto di ottimizzazione del data center – che, grazie all’opportunità di operare in cluster, ci ha consentito di aumentare l’affidabilità e la robustezza del sistema”. Dopo il primo step legato alla scelta applicativa (che ha implicato una fase di formazione per sviluppare quelle competenze in ambito Java mancanti in azienda, ndr), è quindi stato fondamentale definire l’infrastruttura sulla quale “far girare” la soluzione Java per la gestione del portafoglio polizze e contratti. Optando per Oracle 11g come infrastruttura di base è stato poi inevitabile fare una scelta legata all’hardware: “Seguendo un po’ la strategia di standardizzazione che la stessa Oracle ha scelto di adottare da qualche anno a questa parte – sottolinea Motta – abbiamo deciso di proseguire il nostro percorso di rinnovamento hardware puntando a un criterio di uniformità generale, scegliendo quindi tecnologia Intel standard (server che possiamo definire di “largo consumo”; si tratta di sistemi hardware x86) da sostituire ai server Sparc. Questo anche perché grazie alla tecnologia RAC di Oracle si riesce a sfruttare al meglio la flessibilità dei sistemi hardware targati Intel”.      
Naturalmente, il passo successivo è stato quello della scelta del sistema operativo, indirizzatasi verso Linux: “Abbiamo scelto una versione RedHat Linux leggermente modificata da Oracle e già predisposta con alcune funzionalità aggiuntive utili al RDBMS”.
In definitiva, il progetto ha portato ad un risultato finale che può essere sintetizzato così:
• Eliminazione di un sistema operativo
• Standardizzazione su Enterprise Linux
• Utilizzo di Real Application Cluster
• Adozione di Internet Application Server di Oracle-J2EE
• Adozione di strumenti di gestione centralizzati per il Data Base e per l’Application Server
• Il tutto con hardware standard x86

Gli elementi decisionali e i benefici
Una volta verificato che con questo progetto da un punto di vista funzionale non ci sarebbero state perdite né malfunzionamenti, hanno influito positivamente sulla scelta alcuni elementi che Motta ha voluto riepilogare così:
• Flessibilità e scalabilità
• Hardware “normale” a basso costo e riutilizzabile anche per altri scopi
• Possibilità di modulare la richiesta di performance (grid computing)
• Strumenti di amministrazione e gestione per database ed application server integrati
“Una nota particolare la merita il fatto di poter sfruttare il disaster recovery del data base come strumento di business intelligence”, sottolinea il Chief Technology Officer. “Oracle 11g ha una componete chiamata Oracle Active Data Guard che trasferisce le attività che utilizzano grandi quantità di risorse da un database di produzione a uno o più database sincronizzati in standby. Active Data Guard, in sostanza, permette l’accesso in sola lettura a un database fisico in standby su cui eseguire query, ordinamenti, operazioni di reportistica, transazioni via web, ecc., applicando allo stesso tempo le modifiche ricevute dal database di produzione”. La componente permette poi di eseguire rapidi backup incrementali su un database in standby con il risultato di avere, oltre ai vantaggi in termini di disponibilità, una migliore protezione da eventi disastrosi e una riduzione dei tempi di inattività (sia pianificati che imprevisti nel sito di produzione).
Tra gli elementi decisionali, ha giocato a favore di Oracle anche il fatto di poter avere per Europ Assistance un unico punto di riferimento per il software di base e per il middleware.
Da ultimo, guardando ai benefici è facile intuire che un’infrastruttura semplificata diventa sinonimo di gestione ed amministrazione più veloce e snella. “Dal punto di vista della gestione delle infrastrutture vale lo stesso discorso complessivo legato all’ottimizzazione”, precisa Motta. “Ogni passaggio, ogni singolo step della vita quotidiana di un Ced standardizzato si semplifica e ciò significa ridurre i margini di errore, aumentare l’efficacia degli interventi, erogare servizi It con maggior facilità e rapidità”. “Da non dimenticare, infine, Sla migliorati e TCO diminuito”, conclude Motta.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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