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Nuove strategie di testing per le mobile app

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Nuove strategie di testing per le mobile app

13 Giu 2013

di Riccardo Cervelli

Dal ridisegno dell’organizzazione all’adozione di metodologie di sviluppo e testing agili, che comprendono anche il coinvolgimento degli utenti finali, come consiglieri sulle nuove funzionalità da introdurre e giudici del valore dall’applicazione. I consigli di Forrester.

Ci si accede appoggiando i polpastrelli su icone larghe pochi millimetri. Stiamo parlando delle “mobile app”, applicazioni destinate a girare su smartphone e tablet, ma sempre più accessibili attraverso altri dispositivi basati sui sistemi operativi mobile, quali le smart tv o i deskphone. Per un numero crescente di utenti, le mobile app – sia quelle scaricate da siti web aziendali sia quelle scaricate dagli “app store” – diventano la modalità privilegiata – e a volte l’unica – con cui usufruire di applicazioni di svariata natura o interagire con le imprese. Le mobile app si trasformano sempre più da gadget ad applicazioni strategiche per il business.

Così un numero crescente di imprese si ritrova a valutare l’opportunità di sviluppare mobile app per i propri addetti e/o per i clienti finali. Secondo la società internazionale di analisi di mercato Forrester è consigliabile iniziare un passo alla volta, partendo magari da poche applicazioni e piattaforme mobile e poi allargare il campo d’azione mettendo a frutto l’esperienza acquisita. Nel frattempo è bene focalizzare l’attenzione su aspetti quali le persone che devono guidare la strategia mobile, i processi di sviluppo, da rendere più agili possibili, e le metodologie di testing, che devono prevedere sempre di più l’uso integrato di test manuali e automatizzati.

Team e metodologie di sviluppo e testing agili

Dal punto di vista dell’importanza della qualità, le applicazioni mobile pongono sfide molto maggiori rispetto a quelle tipiche delle soluzioni per Pc. Per gli utenti, le app mobile costano poco o sono addirittura gratis e possono essere scaricate e installate in pochi secondi. Nella maggior parte dei casi, c’è poca differenziazione fra i servizi messi a disposizione dall’app di un’azienda e quelli offerti da una concorrente. Il tutto si traduce in una crescita della competition fra le app disponibili sui vari app store e nella facilità con cui gli utenti insoddisfatti sostituiscono le app che ritengono difficili da usare, povere di contenuti e servizi, non accattivanti in termini di “look and feel” o apparentemente poco sicure. Il primo passo che gli utenti compiono, prima di provare personalmente un’app, è esaminare il rating lasciato da altri utenti all’interno dell’app store. Più il rating è basso, più l’adozione dell’app diminuisce, minori diventano anche i ritorni sull’investimento per le aziende e, di conseguenza, le risorse disponibili per migliorare o innovare l’app.

Come partire con il piede giusto e prendere una strada che porterà a un crescente successo nella strategia di mobile app development? La prima mossa è un ridisegno dell’organizzazione destinata a ideare e sviluppare una strategia mobile che prevede l’abolizione di un approccio a silos e quindi di tutti i muri che possono esistere tra responsabili di business, sviluppatori, addetti alla quality assurance, fino agli utenti finali. L’organizzazione ideale, come consiglia Forrester, è basata su team snelli, che utilizzano metodologie di sviluppo e di testing agili. Squadre di persone scelte con cura, competenti sui vari aspetti di processi end-to-end. Un elemento cruciale di questi team, sul quale la società di analisi si sofferma in modo particolare, è il dipartimento Qa (Quality assurance). In questo ambito devono essere identificate risorse propense a guardare anche al di fuori dei loro tradizionali compiti; in grado, quindi, di navigare nel mondo in evoluzione delle mobile app, individuare le best practice e i tool di testing più innovativi, nonché di diventare – colloquiando da una parte con il business e dall’altra con gli sviluppatori – “enabler” di applicazioni mobile vincenti.

Utenti finali e automazione, ingredienti del successo

Nell’ambito di questi processi devono essere inclusi gli utenti finali, che sono sempre meno tolleranti e più esigenti. Se gli utenti pc sono abituati a affrontare, di tanto in tanto, il blocco di un’applicazione o del sistema, gli utenti mobile si aspettano che le app si avviino sempre  velocemente e garantiscano la continuità e una buona performance delle sessioni. In caso contrario, dopo il primo o secondo schermo bianco, disinstallano la app con un semplice drag and drop, quindi tornano sull’app store a dare un voto negativo all’app utilizzata e a scaricarne una concorrente. Non c’è modo migliore, quindi, per chi si occupa di sviluppo e testing, di coinvolgere gli utenti finali sia nelle fasi di definizione delle funzionalità delle app, sia in quelle di valutazione del loro funzionamento nel mondo reale, adottando diverse metodologie: location-based testing quando le funzionalità hanno una forte valenza legata al contesto geografico (e quando, soprattutto, si fa largo uso di funzionalità di navigazione); crowdsourcing, ovvero la raccolta di esperienze provenienti da diversi gruppi di utenti; raccolta di feedback tradizionale eccetera.

A fronte dell’ampia scala di device da supportare e degli elevati ritmi di aggiornamento richiesti,  nell’attività di testing delle mobile app, l’introduzione di tool automatizzati diventa un’opzione che non può non essere presa in considerazione. Questi tool, in effetti, hanno però un costo. Forrester, quindi, ne consiglia l’adozione a partire dal secondo o dal terzo stadio dell’evoluzione di una strategia mobile. Prima gli sviluppatori e i responsabili di Qa potrebbero non essere in grado di sfruttarne appieno le capacità, con conseguente delusione circa il Roi (Return on investment). Ad ogni modo, la società di analisi suggerisce di introdurre l’automation testing anche solo per una parte minoritaria delle attività (ad esempio, l’esecuzione di script automatizzati sui diversi tipi di hardware) piuttosto che non prevederlo affatto. La parte restante delle attività può essere -fintanto che la complessità delle piattaforme e dei device supportati lo consente – svolta in modo manuale, sia in ambiente virtuale (durante lo sviluppo delle applicazioni) sia in ambiente fisico (prima della messa in produzione).

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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