L’intelligenza artificiale sta automatizzando una parte crescente delle attività di sicurezza, ma aumenta contemporaneamente il valore delle capacità che restano affidate alle persone. Pensiero critico, giudizio, ragionamento etico, precisione del linguaggio e collaborazione diventano essenziali per controllare sistemi autonomi, valutarne le risposte e assumersi la responsabilità delle decisioni.
È quanto emerge da “AI Agents and the Impact on Cybersecurity”, il nuovo Spotlight Report dell’AI Workforce Consortium, nato nel 2024 su iniziativa di Cisco e composto da Accenture, Cornerstone, Eightfold AI, Google, IBM, Indeed, Intel, Microsoft, Pearson e SAP.
L’analisi descrive un mercato nel quale cresce la richiesta di specialisti, mentre l’AI agentica nella cybersecurity cambia le mansioni, i modelli organizzativi e i percorsi di accesso alla professione. Gli agenti possono infatti pianificare ed eseguire sequenze di operazioni, accedere a strumenti e dati e intervenire nei processi sotto il controllo degli utenti. Alle persone spettano la definizione degli obiettivi, dei limiti operativi e dei punti di verifica.
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Nei Paesi G7 accelera la domanda di professionisti
Tra ottobre 2025 e marzo 2026, gli annunci di lavoro nel settore pubblicati nei Paesi G7 sono aumentati del 9,5% rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Nel semestre precedente, compreso tra aprile e settembre 2025, la crescita si era fermata al 6,8%, mostrando quindi un’accelerazione.
Le figure più richieste secondo lo studio sono i Security Engineer, che rappresentano il 18% delle offerte analizzate, seguiti dai Cybersecurity Engineer o Analyst con il 16% e dagli analisti dei Security Operations Center, o SOC, con il 12%. Seguono gli specialisti della sicurezza cloud e applicativa, i professionisti della gestione delle identità e degli accessi, gli esperti di governance, rischio e conformità e gli analisti di threat intelligence.
La diffusione dell’intelligenza artificiale modifica anche i requisiti indicati dalle imprese. La quota media degli annunci che richiedono conoscenze legate all’AI è passata dal 14,2% al 28,5% in un anno, arrivando al 29,7% nell’ultimo mese preso in esame.
Tra le capacità tecniche maggiormente ricercate per i ruoli connessi ai sistemi agentici figurano l’automazione con Python, il prompt e context engineering, la protezione dei modelli, l’orchestrazione degli agenti e le pratiche MLOps e LLMOps per gestire le soluzioni di machine learning durante il loro ciclo di vita.

Più risorse per le tecnologie che per le persone
L’avanzata delle minacce supportate dall’intelligenza artificiale spinge le aziende a rafforzare le proprie capacità di difesa. Una ricerca Cisco condotta nel maggio 2026 su 8.000 responsabili della sicurezza, distribuiti in 30 mercati e 14 settori, evidenzia però una distanza tra gli investimenti previsti per le tecnologie e quelli destinati allo sviluppo professionale.
Il 36% degli intervistati indica tra le tre principali priorità per i due anni successivi le soluzioni di difesa basate sull’AI. Il 32% punta sul miglioramento delle capacità di rilevamento e dei tempi di risposta, mentre il 27% cita la protezione delle applicazioni. Soltanto il 25% include gli investimenti nelle persone, alla pari con la threat intelligence.
Il risultato mette in evidenza un punto critico: gli strumenti avanzano più rapidamente della capacità delle organizzazioni di preparare chi dovrà governarli. L’automazione permette di analizzare volumi molto elevati di dati e accelerare attività ripetitive, ma richiede professionisti capaci di stabilire cosa possa essere delegato e quali operazioni debbano restare soggette a verifica.
«I dati ci portano a dover considerare principalmente due elementi – spiega Renzo Ghizzoni, Country Leader Cybersecurity Sales di Cisco Italia – Il primo è che da quando l’Intelligenza Artificiale, e ancora di più quella agentica, è diventata una protagonista nella vita digitale, la sicurezza informatica ha dovuto cambiare pelle e dovrà farlo sempre più spesso, in linea con il rapidissimo evolversi delle minacce e degli attacchi».
«Il secondo elemento – prosegue Ghizzoni – riguarda l’aspetto umano, nel senso più profondo del termine. Le competenze tecnologiche saranno, come è ovvio, sempre più necessarie, ma accanto ad esse serviranno quelle caratteristiche che probabilmente, almeno allo stato attuale, nessuna tecnologia è in grado di offrire, ovvero etica, giudizio e pensiero critico».
Il SOC analyst passa dall’esecuzione all’orchestrazione
Uno dei profili maggiormente coinvolti dal cambiamento è quello dell’analista di primo livello del Security Operations Center. Gli agenti possono già occuparsi dello smistamento degli alert, della consultazione delle fonti di threat intelligence, della correlazione dei dati e dell’esecuzione di procedure standardizzate.
Il lavoro dell’analista si sposta così dall’elaborazione manuale alla supervisione dei sistemi, alla verifica dei risultati e alla gestione delle eccezioni. La conoscenza tecnica conserva un ruolo centrale: per controllare il ragionamento di una macchina su log, traffico di rete o indicatori di compromissione occorre comprendere i dati e i principi sui quali si basa l’analisi.
Accanto alla trasformazione delle mansioni esistenti, il rapporto individua nuove professionalità. Tra queste figurano gli AI Forensics Expert, incaricati di ricostruire gli incidenti che coinvolgono sistemi intelligenti analizzando dati di addestramento, pesi dei modelli, cronologie dei prompt e registri delle inferenze. Emergono inoltre gli Agent Security Expert, specializzati nella protezione degli agenti e nella definizione dei relativi permessi.
Giudizio ed etica entrano nel profilo dei cyber specialist
L’adozione dei sistemi autonomi amplia lo spettro delle qualità richieste. Secondo i dati di Cornerstone e Indeed analizzati dal Consortium, negli annunci dei Paesi G7 la domanda di ragionamento etico è aumentata del 533% su base annua, mentre quella relativa alla capacità di coinvolgere interlocutori e portatori di interesse è salita del 125%.
I tassi partono da basi ancora contenute e vanno quindi letti come segnali della direzione intrapresa dal mercato. Indicano comunque che le aziende cercano persone in grado di valutare le conseguenze delle azioni affidate agli agenti, spiegare le decisioni tecniche a dirigenti e auditor e collaborare con funzioni diverse.
Il framework proposto dal rapporto organizza le capacità necessarie in cinque dimensioni: conoscenza del dominio tecnico, gestione degli agenti, comprensione del business, relazioni interpersonali e qualità individuali. La competenza professionale diventa la condizione per riconoscere errori, allucinazioni o risultati incompleti, mentre pensiero sistemico e conoscenza del contesto aiutano a stimare gli effetti delle decisioni sull’intera organizzazione.
Il paradosso dei profili junior
La ricerca rileva anche una crescente preferenza per candidati esperti. Tra ottobre 2025 e marzo 2026 gli annunci con qualifiche senior sono aumentati del 65% su base annua, mentre quelli esplicitamente rivolti a profili junior sono cresciuti soltanto del 5,9%.
Ai candidati all’inizio della carriera vengono inoltre richieste capacità che tradizionalmente si sviluppavano attraverso l’esperienza lavorativa. Il 49% dei responsabili intervistati considera difficile trovare persone con esperienza pratica nell’uso degli agenti, il 48% segnala una carenza di preparazione tecnica approfondita e il 45% indica la mancanza di qualità professionali centrate sulla persona.
L’automazione delle attività di primo livello rischia così di ridurre proprio le occasioni attraverso le quali i nuovi professionisti imparavano a investigare gli incidenti e maturavano capacità di giudizio. Il rapporto invita aziende e istituzioni formative a ricostruire questo apprendistato attraverso laboratori, simulazioni, esercitazioni di triage e analisi critica dei risultati prodotti dagli agenti.
Formazione continua e responsabilità definite
L’approfondimento pubblicato da Cisco sottolinea la necessità di integrare preparazione tecnica ed esperienza pratica. L’obiettivo del Consortium è contribuire all’aggiornamento e alla riqualificazione di 130 milioni di persone nel mondo entro dieci anni, rispetto ai 95 milioni previsti inizialmente.
Per le imprese, il primo passaggio consiste nel definire con chiarezza quali attività possano essere affidate agli agenti, quali richiedano la verifica di uno specialista e chi sia responsabile del risultato. Ogni sistema dovrebbe avere un referente identificabile, permessi circoscritti e punti di controllo prima delle azioni irreversibili.
Università e centri di formazione sono chiamati ad affiancare alla teoria ambienti controllati nei quali gli studenti possano usare, controllare e mettere alla prova gli agenti. La preparazione richiesta dal mercato combina profondità tecnica, capacità di apprendimento continuo e consapevolezza delle implicazioni organizzative ed etiche.















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