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Cyber Resilience Act, per la videosorveglianza scatta la sicurezza continua


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Dall’11 settembre 2026 i produttori dovranno notificare le falle già utilizzate negli attacchi informatici e gli incidenti gravi. Axis individua quattro priorità per la filiera: progettazione sicura, aggiornamenti continuativi, valutazione del rischio e responsabilità condivisa

Pubblicato il 10 set 2026



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Cyber Resilience Act e videosorveglianza


Punti chiave

  • Dal 11 settembre 2026 il Cyber Resilience Act impone obblighi di segnalazione tramite Single Reporting Platform (Enisa) al CSIRT: notifica in 24h, rapporto entro 72h.
  • Per la videosorveglianza le telecamere IP, firmware e OS ampliano la superficie di rischio; la sicurezza deve essere integrata (es. Hardware Root of Trust) e gli aggiornamenti garantiti.
  • La responsabilità attraversa la filiera: produttori, importatori, distributori e installatori devono coordinare vulnerabilità, aggiornamenti e conformità; Axis adotta il Security Development Model e gestisce CVE.
Riassunto generato con AI


La cybersecurity dei device connessi entra in una nuova fase operativa. Dall’11 settembre 2026 diventano applicabili gli obblighi di segnalazione previsti dal Cyber Resilience Act, il regolamento europeo che introduce requisiti orizzontali per hardware e software dotati di elementi digitali. Per il comparto della videosorveglianza, la scadenza coinvolge telecamere IP, sistemi operativi, componenti software e piattaforme utilizzate per raccogliere, trasmettere e gestire immagini e informazioni potenzialmente sensibili.

Il primo passaggio riguarda la capacità dei produttori di individuare e comunicare rapidamente le falle di sicurezza già sfruttate negli attacchi informatici e gli incidenti gravi. Ma la portata del regolamento è più ampia: la conformità dovrà essere integrata nella progettazione, nella manutenzione e nella gestione del prodotto, coinvolgendo progressivamente l’intera catena di fornitura.

Cyber Resilience Act e videosorveglianza, cosa cambia dall’11 settembre 2026

Il Cyber Resilience Act è stato concepito per innalzare il livello di protezione dei prodotti hardware e software immessi nel mercato europeo. La maggior parte delle disposizioni diventerà pienamente applicabile l’11 dicembre 2027, mentre gli obblighi di segnalazione rappresentano uno dei primi elementi del regolamento a entrare concretamente in funzione.

Dal prossimo 11 settembre, i produttori dovranno comunicare le vulnerabilità che risultano già utilizzate per condurre attacchi e gli incidenti gravi che incidono sulla sicurezza dei prodotti con elementi digitali. Secondo il calendario illustrato dalla Commissione europea, una prima segnalazione dovrà essere trasmessa entro 24 ore dal momento in cui il produttore viene a conoscenza dell’evento. La notifica completa dovrà seguire entro 72 ore.

Per le falle già sfruttate negli attacchi informatici, il rapporto conclusivo dovrà essere presentato entro 14 giorni dalla disponibilità di una misura correttiva. Nel caso degli incidenti gravi, il termine previsto è invece di un mese. Le comunicazioni passeranno attraverso la Single Reporting Platform affidata a Enisa e saranno indirizzate al Computer Security Incident Response Team competente.

Per il settore della videosorveglianza, la rapidità richiesta dalle nuove procedure comporta la necessità di disporre di processi già definiti per classificare gli eventi, raccogliere le informazioni tecniche e coordinare le risposte. Il rispetto delle scadenze dipenderà quindi anche dalla capacità di far circolare tempestivamente i dati tra produttori, fornitori di componenti, ricercatori di sicurezza e soggetti che gestiscono le installazioni.

Telecamere IP e dati sensibili ampliano la superficie di rischio

Una telecamera di rete è un prodotto connesso che integra componenti hardware, firmware, sistema operativo, interfacce di amministrazione e servizi di comunicazione. La protezione deve quindi riguardare sia l’accesso al dispositivo sia i dati registrati e trasmessi.

Una vulnerabilità può consentire di alterare il funzionamento dell’apparato, interrompere il servizio, acquisire immagini oppure utilizzare il dispositivo come punto di ingresso verso altre risorse aziendali. Il rischio cresce quando le credenziali predefinite rimangono attive, gli aggiornamenti vengono installati in ritardo o le telecamere sono collocate in reti prive di un’adeguata segmentazione.

Il regolamento europeo punta a intervenire all’origine di questi problemi. La sicurezza informatica diventa una caratteristica strutturale del prodotto, da documentare e mantenere nel tempo, anziché una funzione affidata soltanto alle configurazioni effettuate dopo l’installazione.

Le sanzioni previste per le violazioni dei requisiti essenziali possono raggiungere 15 milioni di euro oppure, se superiore, il 2,5% del fatturato mondiale annuo dell’impresa relativo all’esercizio precedente. Il quadro sanzionatorio attribuisce alla gestione delle vulnerabilità un peso diretto anche sul piano economico e organizzativo.

La progettazione sicura parte dall’analisi del rischio

Uno dei principi centrali del regolamento è la sicurezza fin dalla progettazione e per impostazione predefinita. Il produttore è chiamato a eseguire una valutazione del rischio informatico, a documentarla e ad aggiornarla lungo il periodo di supporto del prodotto.

Per le soluzioni di videosorveglianza, questo approccio riguarda l’intera architettura. La protezione delle credenziali e delle chiavi crittografiche, l’autenticità del firmware, il controllo dell’integrità del software e la gestione degli accessi devono essere considerate già nelle fasi di sviluppo.

Axis Communications, azienda svedese specializzata nelle soluzioni di videosorveglianza e sicurezza basate su reti IP, richiama, in particolare, il ruolo dell’Hardware Root of Trust, una radice di fiducia basata su componenti fisici che permette di proteggere le informazioni crittografiche e verificare l’affidabilità del software eseguito dal dispositivo. La presenza di una base hardware sicura può ridurre il rischio di manomissioni e supportare funzioni come l’avvio verificato e l’archiviazione protetta delle chiavi.

La valutazione dovrà comprendere anche sistemi operativi, librerie e componenti di terze parti. La sicurezza di una telecamera o di un altro apparato connesso dipende infatti dalla qualità di tutti gli elementi inseriti nel prodotto e dalla capacità di intervenire quando uno di essi presenta una vulnerabilità.

Gli aggiornamenti diventano parte integrante del prodotto

Il Cyber Resilience Act rafforza il legame tra vendita e assistenza successiva. I prodotti con elementi digitali dovranno poter ricevere aggiornamenti di sicurezza in modo agevole e, quando applicabile, automatico per impostazione predefinita. I produttori saranno inoltre tenuti a fornire istruzioni e documentazione tecnica che consentano agli utilizzatori di installare e gestire correttamente le correzioni.

Il supporto dovrà coprire il periodo durante il quale il prodotto è destinato a essere utilizzato, con una durata generalmente non inferiore a cinque anni, salvo i casi in cui il tempo di impiego previsto sia più breve. Per le infrastrutture di videosorveglianza, spesso mantenute operative per molti anni, questo requisito incide sulle scelte di acquisto e sulla valutazione del costo complessivo della soluzione.

La disponibilità di una patch rappresenta soltanto una parte del processo. Le organizzazioni dovranno conoscere i dispositivi presenti nella propria infrastruttura, le versioni software installate e le eventuali dipendenze. Diventano quindi centrali l’inventario degli asset, il monitoraggio delle comunicazioni del produttore e la definizione di procedure che consentano di applicare gli aggiornamenti senza compromettere la continuità dei servizi.

La responsabilità attraversa tutta la catena di fornitura

Il regolamento attribuisce obblighi differenti ai diversi operatori economici. I produttori devono verificare la conformità del prodotto e dei componenti utilizzati, mentre importatori e distributori sono chiamati a controllare che siano rispettati i requisiti previsti prima dell’immissione o della messa a disposizione sul mercato.

Nel comparto della videosorveglianza, il percorso che porta una soluzione dall’azienda produttrice al cliente coinvolge spesso distributori, installatori, system integrator e fornitori di servizi. La conformità richiede quindi uno scambio strutturato di informazioni lungo tutta la filiera, soprattutto per la gestione delle vulnerabilità, degli aggiornamenti e delle configurazioni.

Questo modello può incidere anche sui criteri adottati nelle gare e nei processi di selezione. Oltre alle prestazioni tecniche del prodotto, acquistano rilievo la durata dichiarata del supporto, la trasparenza sulle vulnerabilità, la disponibilità degli aggiornamenti e la presenza di procedure verificabili per la risposta agli incidenti.

L’approccio di Axis alla resilienza dei prodotti

Axis Communications spiega in una nota di avere adottato un modello che copre l’intero ciclo di sviluppo e gestione delle proprie soluzioni. Il Security Development Model integra i controlli nelle diverse fasi di realizzazione, mentre la gestione continuativa delle vulnerabilità permette di coordinare analisi, comunicazione e rilascio delle correzioni.

L’azienda opera inoltre come CVE Numbering Authority, con la possibilità di assegnare identificativi CVE (Common Vulnerabilities and Exposures) alle vulnerabilità che interessano i prodotti compresi nel proprio ambito di competenza. Le funzioni di protezione basate sull’hardware completano l’impostazione adottata per aumentare la resilienza degli apparati nel tempo.

«Il Cyber Resilience Act rappresenta un passaggio significativo nell’evoluzione dei requisiti di cybersecurity per i prodotti connessi – spiega Simone Biancardi, Key Account Manager End Customer di Axis Communications – Il regolamento consolida un principio che riteniamo fondamentale: la sicurezza deve essere una priorità fin dalle prime fasi di progettazione e accompagnare il prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita».

«Per il settore della videosorveglianza – conclude Biancardi – questo implica un’attenzione costante alla gestione delle vulnerabilità, agli aggiornamenti e alla sicurezza dell’intera infrastruttura, oltre a una sempre maggiore collaborazione tra i diversi attori della filiera».

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