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Software as a service: modello, mercato e penetrazione applicativa

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Software as a service: modello, mercato e penetrazione applicativa

10 Giu 2009

di Rinaldo Marcandalli

Quanto vale e cresce il mercato del Software as a Service (Saas)? In quali nicchie applicative penetra con maggior successo? Queste alcune delle domande rivolte a Claudio Da Rold, vice president e Distinguished Analyst, Gartner. Ecco come la società di analisi internazionale ha posizionato il Saas  rispetto al Cloud computing e agli altri modelli di delivery “alternativi” che emergono come “caldi” dal trend di industrializzazione dei servizi It. Abbiamo guardato allo stato del mercato Saas 2009, disaggregandolo nei sottomercati più effervescenti, e alle loro proiezioni di crescita al 2013. Abbiamo inoltre cercato di identificare i criteri di scelta tra Saas e la tradizionale delivery “on premise”

Anzitutto un po’ di storia del trend di industralizzazione dell’It. L’It sta completando, dice Claudio Da Rold, vice president e Distinguished Analyst, Gartner, una lunga marcia verso caratteristiche industriali delle sue proprietà costitutive (architetture condivise, skill comuni, standard, riuso ed accesso). Questa marcia si è venuta snodando attraverso trasformazioni da applicazioni monolitiche a soluzioni client server, da software customizzato a quello pacchettizzato, e da software a servizi equivalenti remotizzabili (Software as a service). Siamo oggi alla fase in cui, alla ricerca di robustezza industriale e di minori costi, i servizi equivalenti al software diventano, da individuali, erogabili in parallelo e in contemporanea a una molteplicità di utenti (Saas multitenant). Rispetto al modello tradizionale di delivery della soluzione, costituito dalla licenza installata, il Saas, rappresenta un modello alternativo di delivery: la soluzione come servizio (eseguito da software remotizzabile e acquistato in modalità pay-per-use) si pone in alternativa alla soluzione come software.

5 modelli di delivery alternativi “caldi”
Saas arriva in compagnia di altri modelli alternativi nascenti; Gartner ne conta cinque in un mercato effervescente; costituiscono un nuovo passo nel modo di fare It, per ridurne i costi unitari e aumentare la robustezza dei servizi; tutti sono sospinti dalla diffusione mondiale dell’It basata su Internet, anche sotto l’incalzare di una situazione economica che impone bassi costi ai processi aziendali, e all’It sottostante.
Per una foto di gruppo, serve un ripasso di terminologia. La figura 1 contrappone Hosting (abitato da risorse fisse e dedicate, e per definizione “on premise”) a Cloud (popolato da risorse Internet caratterizzate da “elasticità”, sinonimo di scalabilità di massa, e che sta nello spazio “off-premise”).

5 modelli di delivery dell’IT
Fonte: Gartner, aprile 2009
(cliccare sull’immagine per visualizzarla correttamente)


Il primo modello alternativo, Saas, abita normalmente lo spazio Cloud (Internet), anche se può eseguirsi su host non Internet.
Un secondo modello, sottostante a Saas e al Web Hosting, è l’Infrastructure Utility (terminologia Gartner per It as a Service), che standardizza come si gestiscono e si erogano in modalità di servizio le infrastrutture.
Sopra a Saas (non rappresentato in figura 1, ma concettualmente sopra il livello dell’Application Platform as a service) sta il terzo modello “caldo”, quello di delivery alternativa dei processi di Business. Business Process utility (Bpu), alias Business Process as a Service, abilita il fornitore, che investe sue risorse umane e tecnologie, a proporre lo stesso processo di business a più utenze. Un esempio di Bpu è www.navitaire.com, unità di Accenture che eroga prenotazioni, fatturazione e servizi di logistica back-office per 75 linee aeree low cost; le eroga come servizio online con architettura multitenant e struttura di costi condivisi, servendo esigenze simili in organizzazioni diverse, dopo aver adattato il suo front-end configurandolo sulle esigenze individuali del cliente.
Con il quarto modello, Remote Management Services, che abilita il management remoto dell’infrastruttura critica per l’It aziendale, torniamo nel campo Saas, anche se stiamo parlando di una specifica categoria di servizi, non al business, ma di Governance strategica (Project and portfolio management), o applicativa (Application security, Performance), o operativa (Business availability). Ci sono ormai sul mercato offerte di delivery alternative che forniscono in versione Saas i servizi di Governance dei tre livelli, erogandoli online da Centri remotizzati (per esempio l’Application Security Centre, il Performance Centre, il Business availability Centre).
Il quinto modello alternativo “caldo” è il Cloud Computing. Gartner lo definisce come “il computing di stile ‘elastico’ proprio delle capacità abilitate dall’It tramite tecnologie Internet, che vengono erogate come servizi a clienti esterni”. Di nuovo, elastico equivale a massicciamente scalabile, sicché il Cloud computing in senso stretto si associa alla “Classe globale”, l’architettura per soluzioni che devono supportare (centinaia di) milioni di query contemporanee con tecnologie tipo Google o Amazon, mentre la “Classe Enterprise” indirizza le centinaia di migliaia di utenze all’interno dell’azienda. Di qui un primo posizionamento fra i due modelli di delivery Saas e Cloud computing (in parziale sovrapposizione tra loro, vedi figura 1, dove Cloud computing è chiamata Cloud Platform): Saas e Cloud computing sono modelli di delivery online rispettivamente per classi enterprise e globale. Anche se nulla vieta un uso di classe enterprise del modello di Cloud computing: un’impresa può prendere tecnologie Amazon o Google e metterle online per un gruppo di utenze aziendalmente delimitato. Incidentalmente, SalesForce.com, un po’ il prototipo del modello Saas, sostiene di scalare almeno a un milione di utenze, posizionandosi così a metà strada tra Saas e Cloud computing. Un certo grado di sovrapposizione, conclude Da Rold, è innegabile, soprattutto se per Cloud computing si abbandona la definizione stretta di Gartner e ci si riferisce a servizi “a base cloud” erogabili da piattaforme Application Platform as a Service (Apaas, in figura 1), vedi Azure di Microsoft o Google Apps, che sono soprattutto ambienti di sviluppo e di integrazione di applicazioni che puntano ad attrarre lo sviluppo dei programmatori e creare nuove funzionalità e nuovo traffico nel Cloud.

Il mercato del Saas dal 2008 al 2013
Quanto vale e cresce il mercato del modello di delivery Saas? 8 miliardi di dollari nel 2009, proiettati a crescere con un tasso aggregato del 19,4% al 2013 (più del triplo del Cagr totale It, che è di 5,2% – vedi figura 2).


Figura 2 – Il mercato delle soluzioni Saas a livello mondiale, 2008 -2013
Fonte: Gartner, aprile 2009
(cliccare sull’immagine per visualizzarla correttamente)


La figura 2 suddivide il mercato in segmenti, ognuno con suoi volumi e dinamiche. Sempre nel 2009, le applicazioni di Content, Communication e Collaboration (Ccc) erogate in modalità Saas valgono 2,5 miliardi di dollari, seguita dal Crm (2,1) in cui oltre a SalesForce.com abitano un centinaio di fornitori diversi: un mercato affollato da una vivace concorrenza di nicchia. Terzo a quota 1,3 milardi di dollari è l’Erp, ma con la minor Cagr (9%) e prevalentemente con funzioni non core, tipo ad per esempio Human Resource. Anche il Supply chain management (0,8), come il Crm, si presta bene alla delivery Saas, a dimostrazione che le funzioni aziendali orientate all’esterno, con servizi più condivisi con altri, sono più adatte a questa modalità di fruizione. C’è infine il mercato delle Office Suite, piccolo (0,5) ma con un Cagr fantastico (63%) che riflette l’attrattiva per l’Office dei servizi Internet (Saas o Software & Service in caso Microsoft), che però devono garantire affidabilità online 365 giorni l’anno a milioni di utenti. Un’ampia percentuale delle Office Suite, segnala e-mail e Ucc come aree di battaglia fra vendor capaci di offerte rapidamente scalabili.
Abbiamo provato ad approfondire con DaRold come mai l’adozione di Saas sia “assai forte in alcuni segmenti, ma ha potenziale limitato in altri”. Risposta: alla fine per i clienti non è il modello di delivery (Saas o tradizionale) che conta, ma a quale applicazione si applica. Non serve guardare a Saas come fenomeno a sé stante, ma a “come Saas per ogni area riesca a competere con la licenza tradizionale”. Ne consegue che il mercato Saas va disaggregato immediatamente in dozzine di sottosegmenti, il che spiega i diversi gradi di penetrazione.

Fattori decisionali nella scelta del modello di delivery
Quali possono essere i fattori che hanno un peso nella scelta fra modello di delivery tradizionale e Saas? E’ chiaro che l’acquisizione di servizi esterni, di cui il Saas fa parte, dovrebbe rispondere a una strategia generale, nella quale giocano diversi criteri. In una determinata area applicativa, più serve differenziarsi e personalizzare e più si tenderà a ricorrere a un modello tradizionale; tanto più basta raggiungere la market parity, tanto più è ideale Saas. E’ per questo che l’Erp, personalizzato com’è per differenziarsi, è tra le applicazioni più impervie al Saas, mentre per Human Resource (per esempio valutazione delle performance, o rimborsi spese viaggio) soluzioni Saas sono “good enough”. La delivery Saas è interessante più per applicazioni collaterali che core. Giocano le dimensioni: è nelle aziende medio piccole che l’Erp Saas ha più probabilità di successo. Un’altra variabile è il minor costo e la minor manutenzione, che vale più per le aziende medio piccole, mentre le grandi possono puntare a economie di scala per un Tco più basso. In tempi di cambiamenti, un ulteriore fattore è la velocità: i servizi Saas sono rapidamente dispiegabili e ci sono aziende che hanno scelto questa modalità per presidiare rapidamente una determinata area, ma che poi, per la soluzione definitiva, preferiscono tornare all’acquisto di licenze. Infine c’è un “effetto recessione”, in termini di opportunità di crescita per i fornitori con un’offerta Saas pronta. Se la durata della recessione si rivelasse maggiore del previsto, l’impatto per chi non avesse investito in un’offerta pronta potrebbe essere significativo.
Concludendo, Saas non è la panacea, ma un nuovo approccio che fa la differenza a patto di bilanciare intelligentemente le diverse variabili in gioco (differenziazione, market parity, dimensioni aziendali, costo, velocità). E non va dimenticato che occorre mitigare i maggiori rischi inerenti al Saas rispetto alla delivery tradizionale, in termini per esempio di governance, sicurezza, personalizzazione e integrazione. Strategico sarà sviluppare gli skill dei manager IT e business manager per una gestione efficace della relazione con i fornitori Saas.


Figura 1

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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