Il mercato della virtualizzazione sta costringendo molte imprese a rimettere mano a scelte considerate ormai consolidate. L’aumento dei costi seguito all’acquisizione di VMware da parte di Broadcom e il ridimensionamento dell’ecosistema dei partner si sommano alle difficoltà di approvvigionamento di RAM e processori.
Per CDLAN, la risposta è una discontinuità tecnologica controllata: passare a una piattaforma indipendente senza rinunciare alle caratteristiche enterprise.
Da questa impostazione nasce NextGen Private Cloud, un servizio gestito basato su Proxmox e ospitato nei data center CDLAN C21 di Milano ed E100 di Roma. La proposta, pensata per un cliente italiano, mira a offrire stabilità dei costi, prestazioni elevate, sovranità del dato e resilienza operativa, supportando anche carichi di lavoro mission-critical.
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Un’infrastruttura open source ingegnerizzata per l’enterprise
La configurazione parte da cluster con almeno due nodi di calcolo, processori AMD da 24 core fisici a 2,9 GHz e 512 GB di RAM. Lo storage centralizzato utilizza unità Full NVMe collegate in Fibre Channel per contenere la latenza. La connettività Internet può variare da 100 Mbps a 10 Gbps, con disponibilità di indirizzi pubblici IPv4 e IPv6.
La protezione dei dati può essere affidata a Proxmox Backup Server dedicato oppure al servizio cloud Veeam Backup & Replication di CDLAN. In entrambi i casi, i backup possono essere archiviati su object storage compatibile S3 nei data center del provider, con immutabilità per ridurre l’esposizione a ransomware ed errori umani.
Sul piano della continuità, il disaster recovery utilizza il mirroring SAN dei datastore e dichiara un RPO nell’ordine di pochi minuti, con riattivazione dei workload nel sito remoto. Gli scenari di business continuity possono sfruttare le funzionalità SDN native di Proxmox oppure l’estensione del livello 2 della rete sottostante tra i cluster dei due data center.
Controllo e delega nel modello co-managed
Il progetto mette insieme repatriation da ambienti eterogenei, gestione condivisa e resilienza geografica. CDLAN supporta la migrazione dei dati e svolge la manutenzione proattiva, mentre il cliente conserva libertà nella gestione dell’infrastruttura. L’accesso near-root consente ai profili tecnici di intervenire in dettaglio sulla piattaforma, senza perdere il supporto del servizio managed.
La stessa logica vale per l’osservabilità. Il monitoraggio è disponibile come parte del servizio, ma l’organizzazione può continuare a utilizzare i propri strumenti. L’obiettivo è evitare che la semplificazione operativa si trasformi in una nuova forma di dipendenza tecnologica.
CDLAN indica cinque benefici principali: prezzi stabili rispetto alle oscillazioni del mercato, prestazioni senza i colli di bottiglia delle piattaforme cloud generaliste, residenza dei dati in Italia, autonomia operativa e continuità protetta anche attraverso backup immutabili. L’architettura tra Milano e Roma aggiunge una dimensione geografica alla resilienza.
Una migrazione pensata per essere replicabile
L’elemento distintivo è la trasformazione di una tecnologia open source, ricca di funzioni ma impegnativa sul piano delle competenze, in un servizio enterprise accessibile. Modularità e standardizzazione dei processi di migrazione permettono, secondo CDLAN, di rendere operativo l’ambiente in pochi giorni, riducendo i tempi tipici di un progetto on premise.
La soluzione si rivolge quindi alle organizzazioni che vogliono consolidare l’infrastruttura o riportare workload sotto un maggiore controllo, mantenendo una separazione netta tra indipendenza tecnologica e gestione in proprio. Proxmox fornisce l’anima aperta; l’ingegnerizzazione, i data center e il presidio operativo trasformano la piattaforma in un servizio.
Il progetto concorre ai Digital360 Awards 2026 nella categoria “Cloud Computing & Soluzioni infrastrutturali”.









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