Cloud Journey quali sono le criticità, le sfide e i compiti dell’It

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Cloud Journey quali sono le criticità, le sfide e i compiti dell’It

La competitività del mercato, la necessità di avere un approccio “application centrico”, e poi security, compliance e Sla: questi in sintesi i temi trattati durante il webinar “Hybrid It Journey: competenze, Sla e partnership vincenti”, organizzato da ZeroUno in collaborazione con Dimension Data ed Emc con l’obiettivo di capire come la digital transformation e la diffusione della nuvola ibrida stanno cambiando i sistemi informativi.

05 Set 2016

di Valentina Bucci

“Si diffonde l’Hybrid Cloud e sempre più aziende si confrontano con il problema del cambiamento del ruolo dell’It, chiamato ad andare oltre il livello strettamente tecnologico per diventare un orchestratore di servizi, di risorse e di relazioni con i partner tecnologici; per riuscirci è però indispensabile che i sistemi informativi acquisiscano nuove competenze necessarie a questo scopo, per esempio nell’ambito della contrattualistica e nella definizione degli Sla”, parole di Patrizia Fabbri, Caporedattore di ZeroUno, che così ha aperto il Webinar “Hybrid It Journey: competenze, Sla e partnership vincenti”, organizzato da ZeroUno con la sponsorship di Dimension Data ed Emc. Le presentazioni dei relatori e la Tavola Rotonda virtuale hanno fatto emergere diversi punti di interesse rispetto al tema citato da Fabbri, ai nuovi business model che stanno cambiando il mercato e alle criticità che il Cloud Jorney porta con sé. Eccone di seguito alcuni:

Figura 1 – Compagnie che hanno ottenuto dai venture capitalist una valutazione superiore a un miliardo di dollari, confronto 2014 e 2016 – fonte: Politecnico di Milano
  1. Il mercato diventa molto competitivo Con la digital trasformation sono nate una schiera di nuove aziende che stanno sconvolgendo interi settori di mercato, tutte imprese accomunate dall’agilità che caratterizza il loro business model. Come spiega Massimo Ficagna, Senior Advisor dell’Osservatorio Enterprise Application Governance della School of Management del Politecnico di Milano, gli esempi sono molti: “Uber, la più grande compagnia di taxi al mondo, non possiede alcun veicolo; Youtube e Facebook, le maggiori media company, non producono contenuti; il leader di tutto il settore dell’hospitality, Airbnb non possiede alcun immobile”. Sta accadendo tutto velocemente: “Nel 2014 avevamo a livello mondiale 45 ‘unicorni’ [nome dato alle compagnie che ottengono dai venture capitalist una valutazione superiore a 1 miliardo di dollari – ndr]; nel 2016 siamo a quasi 150 aziende di questo tipo, e le valutazioni più alte sono arrivate ai 50 miliardi di dollari e più” (figura1). Aumenta dunque il numero di competitor (gli unicorni oltretutto tendono a espandersi oltre il settore di appartenenza: “Sempre Uber, ad esempio  – dice Ficagna – sta iniziando a pensare di entrare nella logistica svolgendo consegne espresso”) e nelle aziende “tradizionali” il business, stressato da questo scenario, cerca di reagire con iniziative che richiedono velocità e possibilità di sperimentare, sbagliare, riprovare; sforzo che inevitabilmente si ripercuote sui sistemi informativi.
  2. I relatori del webinar, da sinistra: Patrizia Fabbri, Caporedattore di ZeroUno, Massimo Ficagna, Senior Advisor dell’Osservatorio Enterprise Application Governance della School of Management del Politecnico di Milano, Enrico Brunero, ITaas Service Unit Manager di Dimension Data e Bernardo Palandrani, Director Partner Sales di Emc

    Ogni migrazione verso l’hybrid cloud dev’essere “application centrica”Secondo Enrico Brunero, ITaas Service Unit Manager di Dimension Data, ogni percorso di trasformazione deve nascere da un’attenta analisi delle applicazioni: “Sin dal principio bisogna poter stabilire qual è il placement ottimale: quali applicazioni e quali dati devono restare all’interno del perimetro aziendale, quali possono essere esternalizzati per beneficiare di un modello più agile, scalabile, ma soprattutto (questo è l’aspetto più importante da valutare) per le applicazioni che sono per struttura multilayer, quali layer del silos applicativo possono beneficiare di un approccio cloud e quali invece, per necessità e regole di compliance aziendali, devono rimanere interne”. Anche Bernardo Palandrani, Director Partner Sales di Emc concorda sull’importanza della fase di analisi e pianificazione del percorso, e sottolinea che negli ultimi 20 anni le aziende hanno investito moltissimo nel mantenimento delle infrastrutture It tradizionali e si trovano ora nella fase in cui devono riuscire a ottimizzarle e investire i risparmi ottenuti in progetti innovativi e di sperimentazione per vincere la sfida della trasformazione digitale. È giusto quindi che il percorso porti le aziende “nel futuro”, tenendo però conto del loro legacy: “Ogni cliente ha una storia – dice Palandrani – Il concetto di approccio bimodale di Gartner indica proprio questa sfida all’It: riuscire a portare l’impresa nel nuovo mondo digitale rispettando gli investimenti fatti; ed è lo stesso approccio che deve avere il partner tecnologico quando disegna con il cliente il percorso di trasformazione”.

  3. Attenzione alla security, traina la compliance – Di fondamentale importanza, nel disegno dell’infrastruttura ibrida, è curare la security. Durante la Tavola Rotonda, alla quale hanno partecipato con numerose domande le persone collegate, è stato sottolineato quanto la compliance sia stata un driver importante per molte aziende spingendole ad azioni che altrimenti non sarebbero state fatte; e tuttavia essa stessa richiede uno sforzo importante alle imprese: “Si tratta di rimanere al passo con leggi che cambiano continuamente – dice Palandrani – Tra i compiti del partner tecnologico rientra anche quello di mantenersi costantemente aggiornato rispetto proprio alle evoluzioni normative”.
  4. Senza competenze “non si va da nessuna parte” – Il cloud, come spiega Brunero, abilita meccanismi di self-provisioning e deprovisioning molto agili e davvero è possibile beneficiare di una riduzione dei costi operativi delegando il fornitore a svolgere tutta una serie di attività routinarie sull’infrastruttura, “ma questo richiede cambiamenti sul piano dei processi, nuove discipline e nuove competenze – dice il manager, che aggiunge – Spesso chi è insoddisfatto del cloud lo è a causa di un’incomprensione di quelli che sono i reali impatti di un cambiamento del paradigma di utilizzo delle applicazioni in un’ottica cloud enabled soprattutto sui processi interni, sulla gestione, sul modo in cui vanno misurati i livelli di servizio che i diversi fornitori garantiscono”.
  5. Definire gli Sla in base alle esigenze di business – In un contesto di cloud ibrido è importante avere una visione d’insieme dell’infrastruttura; la sfida è capire come coniugare componenti interni con livelli di servizio molto elevati, con altri erogati su Public cloud, i cui Sla, se non adeguati, rischiano di rallentare l’ecosistema dei processi aziendali: “Sono aspetti critici che vanno valutati attentamente in fase di analisi – dice Brunero – e sulla base di questa analisi vanno scelti fornitori in grado di rispondere correttamente alle necessità”.

Valentina Bucci

Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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