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Tim nuovi servizi grazie alla Soa

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Tim nuovi servizi grazie alla Soa

05 Dic 2005

di Carlo Cremona

Grazie a un nuovo bus e alla logica Soa, Tim riesce a gestire la propria rete di comunicazione in modo molto più semplice e a sviluppare nuovi servizi in tempi rapidi ipotizzando e realizzando scenari di integrazione che in precedenza sarebbero stati considerati impossibili a causa della loro complessità.

Tim (Telecom Italia Mobile) è uno dei principali operatori di telefonia cellulare a livello mondiale. In un mercato caratterizzato da un elevatissimo tasso di penetrazione e da un rapido progresso tecnologico, l’attenzione di Tim per l’innovazione le ha consentito di giocare un ruolo primario anche nello sviluppo di servizi mobili. Per gestire una rete di telecomunicazione sono necessari diversi tipi di attività – pianificazione, progettazione, realizzazione, collaudo ed esercizio – svolti con l’ausilio di particolari sistemi informatici detti ‘Operational Support System’ (Oss), considerati dalle telecom vere e proprie armi competitive. Di fatto gli Oss, pur non fornendo in modo diretto servizi commerciali, controllano l’intera infrastruttura che consente di erogarli. “Netbus – spiega Michele Barone, responsabile Tim dell’omonimo progetto – è nato per gestire nel modo migliore sia il funzionamento degli Oss che le loro interazioni. Si tratta di un sistema di trasporto di messaggi e di servizi che consente agli Oss che gestiscono la rete di comunicare e interagire fra loro nel modo più efficiente possibile. Prima di Netbus il collegamento tra gli Oss avveniva tramite interfacce punto-a-punto all’interno delle quali bisognava ‘cablare’ anche la logica necessaria a coordinarne il funzionamento. Una vera e propria ‘spaghetti architecture’, dove l’introduzione di un nuovo servizio o di una nuova tecnologia di rete richiedeva la realizzazione di nuove interfacce o la modifica di quelle esistenti.”
La vecchia architettura, quindi, era lungi dal rappresentare una soluzione ottimale, sopratutto se vista in un’ottica Eai e Bpm. Ed è in questo scenario che si colloca Netbus, che è stato concepito non solo come nodo centrale per lo smistamento dei dati tra i vari sistemi, ma anche come punto di definizione dei work-flow che supportano i diversi processi di rete, come strumento di controllo del corretto funzionamento delle integrazioni, e come ‘gateway’ verso le applicazioni di altre business unit Tim.

Michele Barone, responsabile del progetto Netbus di Tim

 

 

 

Obiettivo raggiunto
“Prima di tutto – ricorda Barone – Netbus avrebbe dovuto essere assolutamente affidabile e facilmente scalabile. Avrebbe poi dovuto possedere un potente middleware di comunicazione sul quale appoggiare un motore di work-flow capace di gestire i vari processi e garantirne l’efficiente monitoraggio. Avrebbe infine dovuto avere funzioni di portale. E tutti questi strati avrebbero dovuto essere il più possibile integrati fra loro”.
Solo a questo punto è stata fatta un’analisi approfondita di ciò che offriva il mercato, e tra le diverse soluzioni considerate, la sola che verificasse tutti i requirement del progetto è risultata quella proposta da Bea, con le suite WebLogic Server e WebLogic Integration.  Un’accoppiata che avrebbe tra l’altro permesso a Tim di risolvere sia il problema dell’affidabilità e della scalabilità del bus, sia quello dell’integrazione degli Oss della divisione Rete con i Bss (Business Support Services) della divisione Sistemi Informativi (Si), che è quella che si occupa delle sue attività commerciali.
Lo sviluppo di Netbus ha avuto inizio alla fine del 2002 e la prima versione del bus è entrata in produzione nella primavera del 2003. Netbus 1.0 integrava inizialmente tre Oss: il ‘Network Inventory Management’ (ovvero il data base della rete), il ‘Trouble Ticket Management’ e il ‘Network Managment System’ (ovvero i gestori del sistema degli allarmi che supporta tutti gli apparati della rete Tim).
“Una realizzazione veramente rapida – commenta Barone – resa possibile dal fatto che la tecnologia Bea propone un ambiente di sviluppo assolutamente performante. Il bus, infatti, possiede funzioni di comunicazione tali per cui ogni applicazione che vi si adegua è immediatamente in grado di scambiare dati e informazioni con tutte le altre.”
Attualmente Netbus, di cui nel novembre del 2004 è stata rilasciata la versione 2.0, integra una decina di applicazioni, ma in futuro su di esso verranno fatti convergere tutti gli Oss che gestiscono il funzionamento della rete e tutti i Bss rivolti al mondo del business, portando così a una trentina il numero delle applicazioni integrate.
“Tutti gli obiettivi che ci proponevamo con il progetto sono stati raggiunti – afferma Barone – anche se misurarne in termini quantitativi l’entità è in certi casi difficile. Sicuramente misurabile è la riduzione dei tempi necessari per realizzare nuove integrazioni: oggi, ad esempio, per inserire un sistema Java based nel bus abbiamo bisogno di un mese, mentre in passato, per un’integrazione di pari difficoltà era necessario un tempo fino a quattro volte superiore. Nel caso di sistemi che invece richiedono ‘adapter’ dedicati, perchè sviluppati con tecnologie proprietarie, i tempi sono circa la metà dei precedenti. Grazie al bus – conclude Barone – siamo in grado di sfruttare tutte le possibilità consentite dalle nuove tecnologie, in particolare i Web services. Oggi, volendo esporre un servizio sul bus, ci dedichiamo solo alla sua realizzazione senza preoccuparci del suo modo di comunicare con i possibili destinatari, lasciando alle logiche di routing del bus l’individuazione del come farlo”.

Carlo Cremona

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