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Qualità ambientale: valore aggiunto della qualità gestita dall’impresa

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Qualità ambientale: valore aggiunto della qualità gestita dall’impresa

24 Nov 2009

di Rinaldo Marcandalli

Se nel passato economia aziendale ed economia politica erano indirizzi disciplinari su piani diversi, oggi i confini sono meno netti. Imprese e politica hanno la sempre più cogente necessità di tutelare beni collettivi, il che dà luogo a “vincoli esterni” cui produzione e consumo vanno assoggettati.
Con riferimento alla variabile ambientale nasce una responsabilità sociale d’impresa a produrre sì ricchezza in termini di ritorni al capitale investito, ma con una condotta che rispetti i vincoli esterni che da tale variabile discendono.

Anni addietro, almeno nella percezione comune, economia aziendale ed economia politica erano indirizzi disciplinari su piani diversi (i virgolettati sono ripresi da Wikipedia): “microeconomico” la prima, dedicata alla “elaborazione di conoscenze e teorie utili per il governo economico delle aziende”; “macroeconomico” la seconda,  volta a studiare il funzionamento dei sistemi economici, ovvero “il comportamento umano come relazione tra fini e mezzi ‘scarsi’, suscettibili di usi alternativi”.
Ora i confini fra i due livelli sono meno netti: sia le imprese sia ogni sistema politico industrializzato hanno la sempre più cogente necessità di tutelare beni collettivi, il che dà luogo a “vincoli esterni” cui produzione e consumo vanno assoggettati. Bene collettivo certamente non unico, ma indubbiamente primario, è l’ambiente nella sua accezione più ampia di clima ed ecosistema umano, animale e vegetale, in termini di territorio, paesaggio, e patrimonio urbanistico. Risale al 1966 la metafora ben nota, dovuta a K. E. Boulding, della transizione dall’economia del cow-boy, che pensa solo a sfruttare pianure sconfinate, a quella dell’astronauta, che deve curare la conservazione del suo sistema.  
Fabrizio Balestrieri e Maria Teresa Carrozza ne “La qualità ambientale nella gestione d’impresa”, editore Franco Angeli, individuano nella qualità ambientale un elemento di contatto tra le due economie: società in generale e imprese hanno l’obbiettivo comune di gestire come bene collettivo la variabile ambientale. Con riferimento a tale variabile in particolare (e beninteso non solo a quella, un esempio su tutti la sicurezza sul posto di lavoro) nasce una responsabilità sociale d’impresa a produrre sì ricchezza in termini di ritorni al capitale investito, ma con una condotta che rispetti i vincoli esterni che dalla variabile discendono.  

La qualità perseguita dall’impresa nel XX secolo
Gli autori muovono dall’osservazione storica della qualità perseguita dall’impresa, progressivamente arricchitasi nel corso del ventesimo secolo: da controllo di conformità del prodotto finale a specifiche inizialmente programmate, a controllo di affidabilità (mantenimento della conformità durante l’arco della vita del prodotto), a gestione totale (il Total Quality Management di tutte le fasi del ciclo produttivo, oltre al controllo del prodotto), a sistema organizzato responsabile e garante della gestione aziendale (enterprise Quality Management Systems). In tale visione storicizzata, la qualità  ambientale si colloca come quell’integrazione della qualità totale che considera e ottimizza l’impatto sull’ecosistema di prodotti, servizi e attività produttive. Ed entra di diritto nei piani strategici aziendali in quanto fattore cruciale di competitività, per la sempre maggior sensibilità nelle decisioni d’acquisto dei consumatori di prodotti e servizi a un valore aggiunto ambientale: in altre parole, la qualità ambientale viene perseguita come differenziatore del brand nei confronti degli stakeholder, piuttosto che come limite e vincolo imprescindibile. 
Alla qualità ambientale, sempre intesa come area di contatto dell’economia aziendale con beni collettivi il cui sfruttamento a fini produttivi va minimizzato, attengono allora concetti come l’intensità d’uso da parte di un dato settore merceologico di un certo materiale, per esempio acciaio o materie plastiche (definita come rapporto fra il consumo di quel materiale e il Prodotto interno lordo in un dato periodo); l’intensità energetica o elettrica (quantità analoga, inversamente correlata all’efficienza produttiva); per arrivare, integrando gli effetti a livello macro e senza entrare ovviamente in dettaglio, al giorno di debito ecologico, definito come giorno dell’anno in cui si esauriscono le risorse inventariate sul pianeta Terra come rinnovabili e annualmente disponibili: secondo la New Economics Foundation, tale giorno arriva sempre più in anticipo, dal 19 dicembre 1987, al 21 novembre 1995, al 9 ottobre 2006. Il capitolo introduttivo si conclude con i riferimenti alla politica ambientale comunitaria, alle leggi per la tutela ambientale in Italia e alle agenzie e dipartimenti che fanno capo al Ministero dell’Ambiente.   

Leggi e normative: come cambiano le regole
Per una qualità ambientale così integrata nei processi per la qualità totale d’impresa, esistono normative, insiemi di regole aventi valore giuridico cogente, organismi di normazione, processi di certificazione, da parte di strutture certificanti o presso laboratori terzi che a loro volta si sottopongono ad accreditamento per dimostrare di possedere gli opportuni requisiti a livello nazionale o internazionale. Nel relativo capitolo vengono passate in rassegna, in aggiunta alle varie ISO9000 per la Quality Assurance e e ISO10000 per i Quality Management Systems, le norme ISO14000 per gli Environmental Management Systems, alias Sistemi di Gestione Ambientale (Sga) d’impresa. E vengono indirizzate e descritte le strutture di accreditamento in Italia. Per cogliere i vantaggi della strategia imperniata sulla qualità ambientale serve dotarsi di un Sistema Qualità che vanti una certificazione il cui valore è correlato al prestigio dell’ente accreditato che l’ha rilasciata. Il Sistema Qualità produrrà dichiarazioni di conformità ai requisiti ambientali con approccio di prodotto (Environmental Product Declaration, strumento di comunicazione agli stakeholder) o, più diffusamente, con approccio sistemico, attuando e certificando un Sga d’impresa (a guida della norma ISO14001:2004).

Dotare l’impresa di un Sistema di Gestione Ambientale
Quale percorso e quali strumenti per dotare l’impresa di un Sistema di Gestione Ambientale (Sga)? Un intero capitolo descrive l’analisi del ciclo di vita (Life cycle assessment) di un bene (o servizio, o processo, o attività) industriale per definirne e quantificarne l’impatto ambientale; le fasi di un Sga (scelta della politica, definizione degli obiettivi, pianificazione delle attività, esecuzione, controlli ed azioni correttive, riesame); un bilancio ambientale (ecobilancio) che evidenzi in modo organico i costi finanziari ed economici sostenuti per individuare processi decisionali, pianificare controlli periodici, intervenire a fronte di criticità; un audit ambientale come strumento di controllo di conformità della propria ecogestione (aderendo all’Eco Management and Audit Scheme, Emas, previsto dalla normativa comunitaria); il benchmarking per valutare le capacità operative e gestionali in rapporto alla concorrenza; e infine strumenti di comunicazione come il (periodico) rapporto ambientale e l’etichettatura ecologica dei prodotti (sistema europeo Ecolabel, applicabile a 26 gruppi di beni, dalle apparecchiature elettroniche ai prodotti tessili, dagli elettrodomestici ai detersivi).    
Logicamente ultime, non certo per importanza, sono indirizzate le varie tipologie di rischi ambientali: gli inquinamenti atmosferico (acustico, urbano, climatico, il buco dell’ozono, le radiazioni ionizzanti), idrico (urbano, agricolo e industriale) e del suolo. E sono descritte le normative cui riferirsi nel gestirle: dalla valutazione ambientale di programmi e progetti (e come procedere dalla valutazione strategica, a quella di impatto ambientale, fino a conseguire l’Autorizzazione integrata ambientale – Aia),  a leggi e decreti cui uniformarsi per la bonifica dei siti inquinati, fino al risarcimento del danno ambientale, in mancanza di un ripristino.

La qualità ambientale nella gestione d’impresa
Fabrizio Balestrieri, Maria Tersa Carrozza
Franco Angeli, 2008, pp. 187, euro 16,00

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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