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Innovazione Italia: le eccellenze regionali

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Innovazione Italia: le eccellenze regionali

13 Feb 2013

di Elisabetta Bevilacqua

I dati medi riportati dal Rapporto sull’innovazione nell’Italia delle Regioni del Cisis non danno
del tutto conto dei ritardi di alcuni territori e delle eccellenze di altri, quest’ultime evidenziate dalle esperienze di alcune amministrazioni che qui riportiamo. Quello che emerge è la presenza di esperienze importanti portate avanti da persone competenti, professionali e appassionate che andrebbero valorizzate e messe a fattor comune all’interno di un piano nazionale per la digitalizzazione del Paese

Regione Piemonte, dall’open ai big data

“Prometto che questa sarà l’ultima volta che parlo di open data . Sono infatti convinto che ci si debba concentrare sui big data, passaggio necessario e urgente per trasformare in valore economico i dati”, ha esordito Roberto Moriondo, direttore innovazione, ricerca, università e sviluppo sostenibile della Regione Piemonte. La Regione, che da dicembre 2011 si è dotata di una legge sulla pubblicazione e il riuso dei dati prodotti dall’Amministrazione, è stata l’antesignana degli open data. Ha infatti assunto la filosofia che rende i dati delle amministrazioni, disponibili con formati standard, accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione, come strumento di sviluppo e di trasparenza delle amministrazioni. Ma oggi, secondo Moriondo, considerato ormai avviato l’intervento sugli open data, dovranno essere gestite al meglio enormi quantità di dati per favorire lo sviluppo economico, sociale, conoscitivo, previsionale…

A partire dalla propria esperienza, Moriondo ha anche fornito alcuni suggerimenti. “Si dovrebbe ragionare sempre in termini di ritorno degli investimenti sia per le iniziative sia per i progetti – ha ricordato – È indispensabile calcolare il Roi di sistema per rendere evidente alla politica che l’Ict non è una spesa ma un investimento per il paese. Per anni abbiamo investito convinti che fosse giusto farlo, ma non siamo poi stati capaci ad evidenziare il Roi per il paese”.

E,  tornando agli open data, ha sottolineato che la competizione tra le amministrazioni non andrebbe giocata tanto sulla quantità dei dati resi disponibili pubblicamente, quanto sul miglioramento dei servizi per chi questi dati li utilizza evitando, da parte di queste stesse amministrazioni, operazioni di immagine fini a se stesse.

 

Regione Veneto, cloud per le Pmi competitive

Gianluigi Cogo, responsabile community network della Regione Veneto ha illustrato il percorso seguito nel  progetto “Pmi cloud”, un bando regionale da 2,3 milioni di euro per lo sviluppo di servizi basati sul modello del Cloud Computing rivolti al mercato delle piccole e microimprese. L’obiettivo era favorire innanzi tutto il passaggio degli operatori veneti dell’offerta Ict verso il nuovo paradigma tecnologico del cloud per accrescere la competitività delle piccole e microimprese venete e favorire la loro internazionalizzazione attraverso partnership con operatori globali.

Il percorso ha visto la formazione delle aziende Ict in ambito cloud non solo da una prospettiva tecnologica ma anche attraverso attività di coaching e nuove modalità di marketing a partire da uno studio preliminare in collaborazione con la Venice International University). Le attività sono state finanziate dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e supportate dalla Direzione Programmazione e da Veneto innovazione  (azienda in house della Regione). Particolare attenzione è stata rivolta alla  governance. “Per capire l’effettivo valore di un bando non basta limitarsi alla rendicontazione contabile – ha sottolineato Cogo – Ma è indispensabile gestire l’intero processo”. Il risultato è stato anche una maggior conoscenza delle aziende e delle loro problematiche da parte dell’amministrazione e la consapevolezza da parte delle Pmi del patrimonio di dati dell’amministrazione stessa, utilizzabile anche per fare business.

 

Regione Toscana, carta nazionale per un’offerta evoluta di servizi

La Toscana ha scelto di utilizzare la carta dei servizi come strumento di accesso ai servizi sviluppati dal territorio e dalla Regione sia in ambito backoffice sia per i cittadini, gestendo in modo completo il ciclo di vita.

Come ha ricordato Grazia Ugolini, responsabile servizi di rete, settore innovazione, infrastrutture e tecnologie per lo sviluppo della società dell’informazione della Regione Toscana, la carta, distribuita a tutta la popolazione e attivata al momento da circa un terzo,  è considerata  lo strumento di riconoscimento dei cittadini in rete. Lo rende possibile un’infrastruttura capillare con punti di accesso presso le pubbliche amministrazioni ma anche presso privati, come le farmacie.

“Ora la sfida è portare sulla carta anche altri servizi ad esempio nel campo del trasporto, servizi dedicati agli studenti e altri ancora”, ha aggiunto Ugolini.

Particolarmente interessante potrebbe essere l’impiego della carta anche per riconoscere online le diverse figure professionali (ad esempio, commercialisti, architetti e geometri…) che possono ricevere l’autorizzazione all’accesso a informazioni riservate per visure o trasmissione documenti. Tuttavia, come fa notare Ugolini, ciò non è ancora possibile per l’assenza di precise regole tecniche per mettere a punto le quali la Toscana sta collaborando con il Piemonte e spera di collaborare anche con l’Agenzia per l’Italia Digitale. Il servizio si basa su infrastrutture, create in linea con standard e in grado di inter-operare con i portali federati, sulle quali crescerà una piattaforma di servizi, che comprenderà la documentazione relativa ai cittadini. Si intendono i cosiddetti fascicoli sanitari (che contengono la storia clinica), i fascicoli debitori (che comprendono debiti del cittadino nei confronti delle pubbliche amministrazioni), quelli per i processi civili (la Regione Toscana è fra le prime regioni a essere integrata con i servizi ministeriali per il processo civile telematico).  Sulle stesse infrastrutture si basa una serie di servizi rivolti al back-office delle amministrazioni. Il tutto poggia sull’infrastruttura di cooperazione applicativa delle Regione Toscana e su un data center di ultima generazione, rinnovato lo scorso anno in logica cloud.

 

Regione Sardegna, dalla fibra al disaster recovery

La Regione Sardegna dispone già da qualche anno di una rete telematica di 1200 chilometri, gran parte in fibra ottica, i cui nodi sono dislocati in corrispondenza delle 8 attuali provincie sarde. Sulla rete viaggiano sia i dati delle amministrazioni sia quelli delle Asl e sono connessi la maggior parte dei comuni.

“Abbiamo sfruttato la ‘concomitanza’ [ndr: si intende sfruttare scavi già finanziati per altre reti infrastrutturali per la posa di fibra] per un ulteriore miglioramento della rete”, ha ricordato Antonio Quartu, direttore generale degli affari generali della società dell’informazione, della Regione Sardegna. La Regione ha utilizzato un  finanziamento di 800 milioni di euro per le reti gas montando la fibra durante gli scavi. Questa nuova rete collegherà tutte le 5mila sedi pubbliche della Regione, premessa indispensabile per rendere possibile il progetto cloud che si svilupperà in tre fasi costituite rispettivamente da: 1) realizzazione del data cloud primario (già operativo) che ha messo a regime circa 300 server dell’amministrazione; 2) la continuità operativa; 3) il disaster recovery, su cui ci si sta focalizzando in questa fase.

“In una logica di collaborazione strategica fra amministrazioni ci candidiamo a supportare anche le altre Regioni sul tema cloud e disaster recovery, visto che la Sardegna è un’area non sismica”, ha concluso Quartu insistendo sul tema dello sfruttamento della “concomitanza”, su cui la sua organizzazione sta premendo per un provvedimento legislativo che la garantisca, per quanto riguarda i lavori pubblici, con l’obiettivo di ridurre tempi e costi di infrastrutturazione del territorio.

 

Regione Emilia-Romagna: comunità intelligenti per un’amministrazione smart

“Per creare un’amministrazione intelligente è necessario creare le condizioni affinché sia davvero interconnessa, cooperativa e dematerializzata”, è stata la premessa di Rossella Bonora,  responsabile servizio sviluppo dell’amministrazione digitale, sistemi geografici della Regione Emilia Romagna.

In questi anni la sua organizzazione ha lavorato per creare le componenti che lo rendono possibile e gli strumenti di governance necessari.

Si vuole arrivare a oltre 2500 punti di accesso (451 dei quali già presenti) che sfrutteranno le migliaia di chilometri di fibra già posata, mentre sono già operative e a disposizione di tutte le amministrazioni le piattaforme di cooperazione, di autenticazione documentale, territoriale, dei pagamenti, le anagrafi condivise per tutto il sistema pubblico (della popolazione, delle imprese, degli immobili e più in generale del territorio).

“È fondamentale, affinché tutto funzioni, una scelta di governance che noi abbiamo basato sulla community network dell’Emilia Romagna attiva da 5 anni [l’insieme dei dipendenti della PA impegnato a rendere più efficiente l’amministrazione di appartenenza e a migliorare i servizi a cittadini e imprese ndr] e su un sistema di accordi che fissino impegni per tutti gli attori (regione, comuni, province) – precisa Bonora – Il modello adottato prevede anche di utilizzare una logica modulare per componenti nello sviluppo del software, evitando la realizzazione di applicazioni omnicomprensive”. 

L’integrazione è garantita dalla definizione di regole comuni che valgono sia per le applicazioni di back-office delle amministrazioni sia per i prodotti di mercato. Il tutto è completato da  misure di accompagnamento coordinate fra di loro: kit comuni per la comunicazione verso l’esterno e per l’e-learning.

Il sistema per continuare a vivere e crescere deve essere sostenibile: lo garantisce una rete di assistenza e supporto dedicata, fornita dal soggetto attuatore, la società regionale inhouse.

“Tutto questo non è ancora amministrazione digitale vera, ma ci sono le premesse per rimuovere finalmente tutta la carta, inter-operare e integrarci veramente. Lo stiamo facendo attraverso due azioni: una all’interno del sistema Regione grazie al piano di semplificazione adottato dalla giunta a fine anno, l’altra con il programma verso gli enti per il ridisegno dei flussi documentali”, ha concluso Bonora.

 

Regione Puglia, banda ultralarga per Pa e distretti industriali

“Il percorso della Regione Puglia sulla Banda larga è una strategia specifica nell’ambito di una più ampia visione della società dell’informazione, che vede nella componente infrastrutturale un ruolo importante che guarda  sia alla crescita dei servizi digitali da parte delle amministrazioni, sia allo sviluppo delle imprese sul territorio”, ha premesso Adriana Agrimi, dirigente del servizio ricerca industriale e innovazione della Regione Puglia. Il progetto, a partire da una dorsale in fibra di mille chilometri dal Gargano al Salento, connetterà le amministrazioni e le aree industriali portando la banda larga a tutti i cittadini e la banda ultra larga alle Pubbliche amministrazioni locali e alle aree industriali, individuate sulla base di una consultazione pubblica. La Regione interverrà direttamente soprattutto nelle aree considerate di scarso interesse per  gli operatori. La gestione sarà affidata a una società pubblica che fornirà servizi di connettività agli operatori Telco che a loro volta forniranno servizi a valore aggiunto alle imprese insediate nelle aree servite.

“Il ruolo della Pubblica amministrazione è portare nei luoghi dove si sviluppano le attività produttive quei servizi che richiedono la banda ultra larga”, ha sintetizzato Agrimi, ricordando anche la necessità delle amministrazioni di porsi come  acquirenti intelligenti sia nel campo dell’Ict sia realizzando procedure avanzate di e-procurement.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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