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Dell: sperimentare il Green sulla propria pelle

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Dell: sperimentare il Green sulla propria pelle

08 Apr 2009

di Nicoletta Boldrini

È stato ridisegnando il proprio data center che Dell ha compreso quali potessero concretamente essere le aree di miglioramento verso una maggiore efficienza, sia in termini di potenza e consumo energetico sia di business. E capito anche che la misurazione dell’efficienza non può essere “ridotta” al solo calcolo della potenza 

MILANO – Lo abbiamo ripetuto molte volte anche noi ma vista l’attenzione che viene dal ripeterlo non fa mai male: Per un futuro energetico e ambientale sostenibile, una delle principali sfide (ormai all’attenzione del mondo economico e politico mondiale) è riuscire trasformare l’economia in modo che, pur continuando a crescere, si muova verso una bassa emissione di carbonio e la ricerca di maggior efficienza energetica.
L’It contribuisce a circa il 2% delle emissioni globali di CO2 ed è uno dei comparti a più alto consumo energetico. Ecco perché la ricerca di maggior efficienza in termini energetici deve trovare nell’It una risposta. La progettazione, lo sviluppo e l’installazione di sistemi in grado di consumare sempre minore energia è dunque una frontiera da raggiungere al più presto. ZeroUno ha incontrato Francesco Magri, direttore vendite settore pubblico di Dell che per spiegare come l’It oggi possa concretamente contribuire a ridurre le emissioni nocive, salvaguardare l’ambiente ma anche a far ridurre le spese e accrescere la competitività grazie ad una migliore efficienza di business, racconta quella che è stata la loro esperienza diretta come multinazionale: “Dell è una società molto grande presente in tutto il mondo e il nostro modello di vendita è basato principalmente su un’economia legata all’e-commerce – dice Magri -. Abbiamo un sito web che rappresenta uno dei negozi online più visitati al mondo; questo comporta, ovviamente, un’infrastruttura sottostante di dimensioni enormi. Circa un anno fa è sorto un problema. Il data center non bastava più, non era più sufficiente a reggere adeguatamente il nostro business”.
Un problema ormai piuttosto comune che interessa sì le grandi organizzazioni ma anche le imprese medie e, perché no, anche le piccole sulle quali la crescita dell’infrastruttura può creare diverse criticità non solo in termini di costi ma anche di gestione e manutenzione.
“Il nostro data center avrebbe dovuto sostanzialmente essere raddoppiato – aggiunge Magri – ma siamo stati frenati dalle direttive del nostro Ceo, Michael Dell, che all’inizio dello scorso anno ha imposto all’azienda di agire secondo una reale responsabilità “green” portando a zero la contribuzione di emissione di CO2 entro la fine del 2008 (risultato per altro raggiunto a settembre)”.
Bocciata quindi l’idea di ampliare il data center, Dell si è trovata a dover risolvere il problema prendendo altre strade. “È arrivato in azienda Albert Esser, nominato vice president data center infrastructure, personaggio di esperienza internazionale (è l’ex CTO di Emerson, ndr) maturata soprattutto nell’ambito della gestione e dell’efficienza energetica in ambiente industriale. Ed è forse il suo background non strettamente informatico che l’ha portato a ricercare le aree di miglioramento proprio nell’area del power”, spiega Magri. “Esser aveva chiaro fin da subito che all’azienda non serviva un’altra infrastruttura ma un data center più efficiente”.
Con l’aiuto di Esser, Dell ha spostato la sua attenzione “Dalla ricerca di maggior potenza alla ricerca di come meglio sfruttare la potenza già a disposizione”, dice Magri. “In un’industria manifatturiera, per esempio, quando si acquista un macchinario, il primo parametro che si segue per valutarne il ritorno di investimento è l’utilizzo che se ne fa. Nell’It questo fino a poco tempo fa non avveniva. L’approccio, fin’ora, era del tipo: mi serve più potenza, aggiungo infrastruttura”.

L’importanza delle metriche
Compreso sulla propria “pelle” che questo tipo di approccio non era più sostenibile (nessun data center è oggi sfruttato al pieno della sua possibilità e le aree di miglioramento in termini di efficienza sono enormi), Dell ha progettato il ridisegno del proprio data center andando ad analizzare quali potessero essere gli interventi non limitandosi a misurare il power consumption ma cercando di individuare altre metriche.
“In questo momento, a frenare le scelte Green it delle aziende è una mancanza di chiarezza sui costi – precisa Magri -. È difficile quantificare quanto effettivamente si risparmi perché mancano metriche ad hoc per la misurazione dei costi che, si sa, rappresentano uno dei driver principali verso questo tipo di scelte”.
Le metriche comunemente usate per misurare l’effettivo utilizzo dei data center sono la Power Utilization Effectiveness (PUE) e la Data Center Infrastructure Efficiency (DCiE). “Entrambe, sono metriche valide ma a nostro avviso non sufficienti – dice Magri -. Noi crediamo che si debba misurare anche quanta potenza di calcolo viene realmente consumata per completare i vari work process”.
In altre parole, Dell ha sperimentato due nuove metriche per la misurazione del cosiddetto “lavoro utile” prodotto dal data center in relazione al totale di energia utilizzata (tenendo conto quindi non più solo del consumo per l’alimentazione elettrica, per il raffreddamento, per il funzionamento, ecc. ma aggiungendo anche il calcolo del lavoro effettivamente svolto).

Queste due metriche, data center useful work e data center compute potential (vedi figura 1), sono ancora in fase di sperimentazione ma aprono la strada verso un nuovo metodo di misurazione dell’efficienza delle infrastrutture che, in ottica Green It, possono dare risposte più efficaci verso percorsi di reale innovazione e ridisegno dei data center.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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