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Non ci resta che piangere?

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Non ci resta che piangere?

11 Mar 2009

di Stefano Uberti Foppa

E’ bene, in momenti di difficoltà economica come quello che ci apprestiamo ad attraversare, avere in mente alcuni punti fermi. Punti che, come spesso accade in situazioni critiche, possono essere affrontati facendo ricorso a modelli, atteggiamenti, decisioni che spesso sono dettati dalla logica e dal buon senso e che quasi sempre si rivelano esatti. Prendiamo ad esempio la Storia di Copertina di questo numero di ZeroUno, per realizzare la quale abbiamo deciso di incontrare alcuni utenti e fornitori e discutere con loro in merito alle prospettive e alle decisioni che verranno prese per “navigare nel mare limaccioso” della crisi economica.
Sono valutazioni che rientrano nelle considerazioni di buon senso, spesso effettuate in passato dalle persone che vivono e lavorano nel nostro paese, consentendoci, come nazione, non certo di attestarci ai primi posti nelle classifiche mondiali per innovazione (se togliamo le eccellenze, l’Italia, come sistema-paese, non ha mai avuto quella organicità di innovazione che deriva da un sistema integrato industria-sfera politicoormativa/fiscale e finanza), ma sicuramente di saper ammortizzare, economicamente e culturalmente, le situazioni di difficoltà e di decrescita che spesso si sono presentate.

Cosa si intende, in questo periodo, per considerazioni di buon senso in presenza di budget It ridotti, una domanda sempre più difficile da soddisfare e talvolta in contrazione sul fronte dei consumi? Ad esempio al fatto che pur nella riduzione dei budget It, quelli che soltanto 6-8 mesi fa erano considerati progetti strategici per lo sviluppo del business aziendale e per l’efficienza del processo organizzativo, continuano oggi ad essere considerati strategici e ad essere oggetto di investimenti di sviluppo. Magari individuando quelle aree di inefficienza e di ricontrattazione con i vendor dalle quali drenare le risorse necessarie ad andare avanti, ma non facendosi sopraffare dal “sentiment” negativo. Chiariamo: nessuno vuole sottovalutare la difficile situazione economica globale, ma ci viene da sorridere ascoltando le numerose notizie negative sul fronte economico e occupazionale senza avere il sospetto di un eccessivo “sensazionalismo” che crea paralisi e incertezza. Come abbiamo studiato e scritto più volte, esistono, in situazioni di recessione economica, le condizioni per innovare e guadagnare market share, le condizioni per intercettare specifiche aree di mercato alle quali saper dare qualità di prodotto e di servizio. Ed esistono aziende che in questo momento riescono ad eccellere e a crescere in fatturato (ma di queste poco si parla in questo periodo). E sono quelle aziende nelle quali sarebbe una catastrofe non disporre di un It integrato, sinergico, in grado di supportare questa crescita. “Escluderei che, in generale, si assista a un’interruzione degli investimenti It. Anzi direi che vediamo la partenza di molte nuove iniziative” . “I comuni denominatori sono la riduzione delle spese di manutenzione e l’obiettivo di rendere più flessibili e veloci i processi”. “Quello che vediamo nel mercato è che la maggioranza delle aziende prosegue e conferma gli investimenti strategici già iniziati” . “Certi progetti non possono essere rimandati dalle imprese, in quanto spesso sono il motore che spinge verso il vantaggio competitivo”. Sono alcune delle frasi di utenti, vendor It e system integrator che ci hanno dipinto il quadro di come numerose aziende stiano vivendo la crisi: ottimizzando, eliminando gli sprechi, cercando di ricontrattare (già peraltro al limite del contrattabile) tariffe con i vendor, ma salvaguardando il valore dell’innovazione.

Ecco, a nostro avviso e senza alcuna pretesa di statistica, il messaggio forte che sta emergendo da questa crisi 2009 rispetto a quella dei primi anni 2000: l’attendismo e l’immobilismo, questa volta, può essere letale. Sia per l’It e la figura del Cio, sia, soprattutto, per l’azienda nel suo complesso. E possiamo confermarvi, come ZeroUno e per la quantità di incontri che abbiamo con i Cio nelle principali imprese italiane, che questa volta l’immobilismo è bandito. Esiste una forte tensione a cercare di capire come spendere meglio il budget It, come interpretare al meglio la domanda proveniente dalle Line of Business per riuscire a dare, attraverso servizi It, quel valore che si può poi ripercuotere sul business aziendale, dando ai sistemi informativi finalmente quella riconoscibilità e quel nuovo ruolo di cui da tanti anni si parla. E per alcuni settori specifici, poi, l’integrazione it-business è ormai così spinta che proprio in questo periodo il budget è addirittura in aumento, dato che serve potenziare la proposta di servizi e rendere la propria azienda ancora più aggressiva sul mercato.

Ragioniamo brevemente su alcuni numeri.  Forrester ha presentato di recente il proprio report “Global It Market Outlook 2009”, un articolato studio di Andrew H. Bartels che analizza le dinamiche di spesa in ambito It previste per il 2009. Ovviamente le previsioni sono di un calo: una diminuzione degli acquisti It del 3%, un dato decisamente negativo se paragonato al +8% del 2008. Un calo che arriva, ricordiamoci, dopo sette anni di crescita ininterrotta; l’ultima volta infatti che gli acquisti It avevano subìto un calo era stato proprio negli anni della crisi 2001-2002, quando gli acquisti erano diminuiti del 6%.

Già questi primi numeri ci possono dare un’idea di come, dopo anni in cui abbiamo messo in casa tecnologie di ogni tipo, stratificazioni architetturali di ogni genere, acquisti di tecnologie “allo stato dell’arte”, spesso sulla spinta di un’offerta molto aggressiva e senza guardare troppo al Roi e all’impatto sull’efficienza e sul valore per il business, forse siano venuti gli anni di una inevitabile “sgrossatura” che porta al sistema (finanziario, politico, economico, industriale, ecc.) e quindi anche alle imprese, una ritrovata efficienza e flessibilità.

Sicuramente usciranno dalla crisi aziende rafforzate nei modelli competitivi, nell’organizzazione, nei processi e nelle tecnologie. Certamente la strada è spesso difficile e dolorosa; ma richiede nervi saldi, propensione a identificare le priorità giuste e una buona capacità di leggere tra le pieghe della crisi e tra i titoli dei giornali. Le tendenze di spesa sui macro-settori differiscono sensibilmente tra loro: le aziende acquisteranno servizi It (consulenza e system integration) e di outsourcing per 484 miliardi di dollari, circa il 3% in meno rispetto al 2008. Si tratta di un dato al quale potrebbe accostarsi la tendenza dei sistemi informativi oggi a valorizzare e ottimizzare le risorse interne applicandole ai diversi progetti di sviluppo e di integrazione, risparmiando sull’acquisto di servizi da parte di risorse esterne. Un rallentamento è previsto anche sulla parte sistemi hardware, per un valore di acquisto di 434 miliardi di dollari contro i 450 del 2008 (- 4%), un dato che possiamo senz’altro riferire al processo di ottimizzazione attraverso consolidamento e virtualizzazione dei sistemi che è già chiaramente in atto e che determina immediate evidenze di risparmio e di efficienza. Buoni, sui valori del 2008, gli investimenti invece previsti in software: 388 miliardi di dollari, lo stesso importo dello scorso anno, a testimoniare quasi quanto prima si sosteneva: si devono comunque supportare progetti di innovazione e sviluppo ragionando sulla qualità della spesa.

Ecco allora che grazie alla pressione competitiva fortissima, alle riduzioni di budget, alle richieste degli stakeholder aziendali sempre più articolate e con time to market sempre più brevi, stiamo mettendo in moto quello scardinamento del rapporto 80/20 che sembrava nel tempo immutabile: l’80% delle risorse dedicate al mantenimento della macchina infernale dei sistemi informativi, contro un 20% indirizzato ai progetti innovativi e di sviluppo. Si va verso un ribilanciamento di questo rapporto, negli anni sempre auspicato e sempre negli anni procrastinato. Il punto è che oggi verso il 70/30 o il 60/40 si deve andare agendo su meccanismi di risparmio e di raggiungimento di efficienza che, guarda caso, senza una situazione di crisi come l’attuale difficilmente si sarebbe riusciti ad attivare. E quindi, senza piangersi troppo addosso…nervi saldi, vision strategica e sfruttiamo l’occasione per affermare un ruolo, quello dei sistemi informativi e degli uomini e donne che vi lavorano, sempre più importante per l’azienda che, nel 2010, uscirà dalle sabbie della crisi.

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Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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