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Budget It: la forza del buon senso, la voglia di fare

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Budget It: la forza del buon senso, la voglia di fare

08 Lug 2009

di Stefano Uberti Foppa

Alcune tra le principali società di analisi di mercato hanno realizzato, in questi mesi di crisi economica, numerose indagini per capire l’andamento dei budget di spesa Ict. In questa volatilità generale era necessario e doveroso farlo, anche se non è semplice cercare di rendere razionale ciò che difficilmente si presta ad esserlo: la decisione, cioè, di ogni singola azienda e di ogni Cio, di come intervenire sui budget dedicati alla tecnologia; come spendere al meglio budget che, a seguito della crisi economica, hanno subìto ridimensionamenti e spesso, con una verifica trimestrale, sono soggetti ad ulteriori assestamenti verso il basso (vedremo in seguito alcuni dettagli).
Esercizio difficile, se consideriamo le specificità che derivano sia dai differenti mercati sia dalle diverse aziende (e persone) pur quando appartengono agli stessi mercati. Tuttavia, prima di  sviluppare il nostro pensiero attraverso alcuni dati emersi da recentissime ricerche sui budget It 2009, vogliamo riportare la vostra attenzione ad alcune dichiarazioni che ci sembrano ben riflettere l’atteggiamento che le aziende italiane, pur nella loro diversità merceologica, stanno avendo in questo difficile periodo. Sono tre dichiarazioni che a nostro avviso possono ben riassumere una strategia di azione a cui guardare per quanto riguarda la gestione dei budget It e derivano da una nostra recente storia di copertina (marzo 2009): 
    
– dichiarazione numero 1 – “Nel 2009, la priorità consiste nel preservare i progetti ritenuti importanti o strategici per il business e che lo scorso anno hanno già iniziato il loro percorso evolutivo. Preservare significa garantire la continuità di questi progetti e, seppur distribuendo in modo diverso le risorse e ripianificando alcuni interventi, proseguire lo sviluppo del nucleo del progetto” (Pierpaolo Crovetti – direttore Ict di Brembo).
    
– dichiarazione numero 2 –  “Nel nostro caso, l’enfasi maggiore è dedicata al controllo della spesa, che tradotto in progetto It significa implementare soluzioni di extended supply chain per poter gestire i rapporti con i fornitori in maniera più efficiente. Laddove la stessa crisi economica impone una certa attenzione ai budget, per il medesimo motivo si dà priorità a quei progetti tecnologici che portino una maggiore efficienza anche dal punto di vista dei costi” (Marco Forneris – presidente e amministratore delegato di Shared Service Center – società del gruppo Telecom Italia).
    
– dichiarazione numero 3 – “Rispetto ai benchmark di analisti come Gartner, abbiamo una percentuale di spesa destinata alla trasformazione dell’azienda che è decisamente superiore alla media. Questo perché crediamo che in un momento di crisi del sistema economico globale, non è arrestandosi che si risolvono i problemi. Per riuscire a fare ciò, era necessario creare una riserva economica capace di finanziare questi investimenti. Riserva che abbiamo trovato rinegoziando i contratti in essere e i prezzi legati ai servizi” (Mauro Viacava – Cio di Barilla).
    
Nessuno, men che meno ZeroUno, vuole cercare di dipingere un quadro roseo in una situazione economica e competitiva complessa come l’attuale, ma è indubbio che da queste e molte altre simili decisioni di investimento in progetti Ict, prese in questi mesi dalle aziende, emerga con chiarezza una cosa: lasciamo pure da parte alcuni progetti velleitari oppure anche inutili arricchimenti funzionali, ma identifichiamo il nucleo forte dei progetti, sia di quelli già in essere sia relativi a nuovo sviluppo, sul quale costruire il valore di business, l’elemento di differenziale competitivo. Ecco allora che, al di là di generiche affermazioni di innovazione, sono i progetti primari che drenano le principali risorse, risorse finanziarie che talvolta sono già presenti in budget sia pur ridotti, risorse che altre volte vengono invece ricercate oltre che in una rinegoziazione con i vendor (soprattutto nell’ambito dell’erogazione di servizi), anche nei progetti di ottimizzazione dell’esistente, all’interno di quei sistemi informativi che, sappiamo, cresciuti negli anni a dismisura e in modo spesso irrazionale, consentono ancora oggi ampi spazi di manovra sul fronte della ricerca dell’efficienza. 
Ciò che questa crisi sta mettendo a nudo è in realtà ben altro della minore disponibilità di spesa: ci riferiamo, piuttosto, alla volontà e soprattutto alla capacità dei sistemi informativi e delle persone che li compongono e li guidano di saper fare, di saper realizzare, pur con risorse inferiori e tra mille ostacoli organizzativi, relazionali e finanziari, progetti di valore allineati alle effettive esigenze aziendali e del mercato. Questo è il grande “filtro” della crisi. Avere quella capacità realizzativa la cui mancanza, per molti anni, si è cercato di giustificare in mille modi. Ora, purtroppo o fortunatamente, non c’è più spazio per ulteriori ritardi. E non possiamo nasconderci dietro ad alcuni tagli di budget.
Ecco allora alcuni dati, freschissimi. Ricordando ai lettori come, a nostro avviso, dietro le cifre ci siano tutto sommato in modo abbastanza diffuso atteggiamenti come quelli sopra citati. 
All’interno del Gartner Executive Program, una community worldwide che fa capo all’analista americano e che raggruppa circa 3.600 Cio, Gartner ha effettuato nei mesi marzo-aprile 2009, su un campione di circa 900 Cio a livello mondiale, un’indagine relativa all’andamento di spesa dei budget It. La media ponderata su base annua 2009 dei budget It prevede una riduzione del 4,7%. Sul campione totale, il 54% dei Cio non ha visto, nel primo trimestre, un cambiamento nell’attribuzione del budget; il 4% ha registrato addirittura degli incrementi, mentre il 42% ha subìto una riduzione media del 7,2%. La ricerca focalizza due principali strumenti di azione per la ricerca di risorse: rinegoziazione dei contratti con i vendor (talvolta giunti ormai ad un livello difficile da sostenere a fronte di un’accettabile soglia di qualità) e riduzione di personale. 
Un certo ottimismo si rileva per quanto riguarda l’andamento del mercato a fine 2009 — primo trimestre 2010, mentre già per quest’anno, guardando al mercato italiano, qualcosa sembra muoversi. Quantomeno lo rileva una ricerca Coleman Parkes, realizzata per conto di Intel, effettuata in 8 Paesi dell’area Emea e alla quale hanno risposto 511 It senior e decision maker delle rispettive aziende (circa 50 appartenenti a realtà italiane). Tendenzialmente si prevede per l’Italia una stabilità nel budget It (67%), ma ciò che soprattutto emerge da questa indagine, si legge nella sintesi di presentazione, è una diffusa attenzione ad investimenti in progetti orientati a garantire un’innovazione di supporto al business; in pratica, su scala più ampia, quella focalizzazione sui progetti di valore competitivo che inizialmente avevamo riportato nelle dichiarazioni dei nostri intervistati. Con in più (lo afferma il 72% dei Cio), la necessità di disporre di tecnologie Ict adeguate per sostenere lo sviluppo di progetti che devono garantire al top management, nel medio periodo, i risparmi che si attende. 

Tendenze che sembrano trovare conferme anche in una recente analisi NetConsulting sulle strategie delle principali aziende italiane secondo i Cio intervistati, appartenenti a 60 maggiori gruppi privati italiani. Se infatti tentiamo una lettura trasversale del grafico riassuntivo le tendenze di spesa in progetti Ict per quest’anno, abbiamo alcuni interessanti punti di coincidenza: a fronte della necessità di sostenere la capacità competitiva (“Guadagnare market share”) non aumenta nel 2009 tanto la capacità di contenere i costi di gestione, quanto l’esigenza di ridefinire un’offerta, rafforzando la relazione con i clienti, migliorando il time to market e soprattutto, mentre continua l’ottimizzazione dei processi, migliorare la capacità decisionale in una strategia globale di controllo delle performance aziendali. Il quadro sembra tornare.

Un’ultima cosa: poiché ZeroUno da sempre interloquisce con la propria community in numerose occasioni e attraverso progetti diversificati, vi chiediamo un intervento che potrebbe esservi utile: partecipare alla nostra inchiesta “SPESA IT – SITUAZIONE 2009 E DINAMICHE 2010”, per verificare insieme quale sia l’orientamento delle aziende italiane nei confronti degli investimenti Ict. I risultati dell’indagine verranno elaborati e analizzati da NetConsulting e se vorrete dedicare pochi minuti del vostro tempo, farete parte di un gruppo di persone che riceveranno in esclusiva un report dettagliato contenente grafici e risultati commentati che, siamo certi, vi potrà essere utile. Ovviamente il tutto nella massima riservatezza e protezione della privacy. Proviamoci, e poi ne discuteremo. Magari in un nostro prossimo Executive dinner al quale, fin da ora vi invitiamo.

 

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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