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Acquisti: funzione da delegare?

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Acquisti: funzione da delegare?

02 Giu 2004

di Luciano Barelli

Secondo un’indagine di Accenture, le grandi imprese tendono ad affidare a terzi i processi d’acquisto di molti materiali e servizi, concentrandosi sugli aspetti del procurement che incidono sulle strategie di supply chain

“L’area dei servizi di outsourcing è particolarmente importante per noi – dichiara
Marcello Tamietti, partner dell’area Products e responsabile Supply chain management della filiale italiana di Accenture (tel: 02 777581, www.accenture.com) – visto che a livello mondiale genera 3,6 miliardi di dollari all’anno, poco meno di un terzo degli 11,8 miliardi di dollari che abbiamo fatturato in totale nell’ultimo esercizio”.
In particolare, per Accenture sono importanti i servizi relativi alle attività di procurement, nell’ambito dei quali la società si fa carico dell’individuazione dei fornitori, della gestione degli aspetti contrattuali e delle componenti transazionali (ossia degli acquisti veri e propri), della gestione delle infrastrutture e del controllo dell’andamento del rapporto con i vari fornitori.
L’interesse di Accenture per questi servizi l’ha portata a condurre un’indagine, resa pubblica poche settimane fa, sui responsabili degli acquisti di 219 aziende in 15 Paesi, operanti nei seguenti settori: petrolifero, servizi di pubblica utilità, auto, apparati industriali, high tech, media, entertainment. Si tratta di un campione di grandi imprese multinazionali, per l’83% con un fatturato superiore ai 500 milioni di euro, per il 67% presenti in oltre 5 paesi e per il 58% con più di 5.000 dipendenti. Anche se il numero delle interviste raccolte è relativamente limitato, il campione è giudicato da Accenture rappresentativo, a livello mondiale, dell’universo indagato. Non lo è però a livello Italia (20 aziende intervistate), per cui non sono stati rilasciati dati relativi al solo nostro Paese.

Quali acquisti esternalizzare?
Il primo risultato dell’indagine, che mirava a rilevare se, e in quale misura, veniva utilizzato o pianificato l’outsourcing dei processi di acquisto e con quali risultati, è che il 20% si rivolge già ad un Psp (Procurement service provider) per i materiali cosiddetti “indiretti” ossia quelli non destinati alla produzione, mentre solo il 9% affida all’esterno il processo d’acquisto di materiali diretti. Per il prossimo futuro (entro il 2006) queste percentuali dovrebbero diventare rispettivamente il 43% e il 22%.
L’indagine passa poi ad esaminare i tipi di beni o servizi acquistati. L’acquisto più terziarizzato è quello dei servizi di viaggio: le aziende che delegano l’organizzazione dei viaggi per i propri dipendenti sono oggi quasi il 50%. Nel 2006 aumenteranno di poco, restando inferiori al 55%, il che significa che per questo tipo di servizio si è già praticamente raggiunto il tetto massimo. Ha ancora spazi di crescita, invece, l’acquisto di apparecchi e materiali d’ufficio: oggi questa voce segue a ruota quella dei viaggi; nel 2006 questi acquisti dovrebbero essere affidati a terzi in due aziende su tre. Ancora più in crescita le voci informatica, servizi di manutenzione, logistica e servizi professionali. La terziarizzazione di questi acquisti attualmente riguarda il 20-30% delle imprese, ma tra due anni questa quota dovrebbe raggiungere il 50-60%. Meno frequente, oggi e anche tra due anni, l’utilizzo dei servizi Psp per gli imballaggi, i servizi per il personale, il marketing e le vendite. Alcuni di questi servizi comunque potrebbero raggiungere o superare il 35% dei casi.
Il concetto di “acquisto” comprende varie aree e differenti applicazioni. Oggi le aree applicative maggiormente affidate a terzi (rispettivamente nel 45% e nel 39% delle aziende rispondenti) sono l’e-sourcing e l’e-procurement, ossia la selezione dei fornitori e l’acquisto. In pratica, si tratta più di servizi di Asp che di Business process outsourcing. Più di tipo Bpo sono invece i servizi che riguardano il processo di accettazione dell’offerta e pagamento del fornitore, la gestione delle scorte e la selezione dei fornitori in chiave strategica. Oggi adottati in media da un’azienda su cinque, nei prossimi due anni il ricorso a questi servizi dovrebbe crescere da due a tre volte.

Cosa porta al procurement service providing?
Ma perché la aziende di questi settori industriali e di queste dimensioni si affidano a servizi di terzi per i loro acquisti? Abbastanza imprevedibilmente, la risposta più frequente non è “per diminuire i costi” (che però si piazza al secondo posto) ma: “per potersi concentrare sugli aspetti strategici del procurement”. In altre parole, gli intervistati riconoscono una importanza strategica alla funzione acquisti e puntano ad ottenere il massimo beneficio da essa, delegando a terzi gli aspetti più banali del processo. Interessante anche la terza motivazione citata: beneficiare della esperienza del Psp in particolari categorie merceologiche.
Per quanto riguarda il profilo delle aziende che si affidano a servizi di Psp, la prima osservazione che emerge dall’indagine è che il procurement non sembra essere il primo servizio dato in outsourcing. Ciò si deduce dalle risposte delle imprese che non si servono di tali servizi: mentre chi ricorre già all’outsourcing pensa di utilizzare servizi di Psp entro il 2006, chi non ha tale esperienza dichiara che non se ne servirà.
Un altro parametro è la dimensione aziendale. Abbiamo già detto che il campione è composto in larga misura da grandi società multinazionali. L’indagine rileva che la dimensione influisce molto sulla propensione ad usufruire di servizi di Psp: le grandissime aziende, con fatturato superiore ai 10 miliardi di dollari o più di 50.000 dipendenti, hanno una propensione doppia (sia attuale, sia proiettata al 2006) all’uso dei Psp delle società con meno di 500.000 dollari di fatturato o meno di 1.000 dipendenti.
Terzo parametro: la propensione a vedere la funzione acquisti in termini strategici. Le aziende che dedicano più tempo alla pianificazione dei rapporti con fornitori e che utilizzano maggiormente i contratti-quadro (aziende che Accenture chiama “evolute”) sono quelle che nel 2006 utilizzeranno i servizi Psp in misura di circa il 50% maggiore delle aziende meno evolute. Va detto però che attualmente il ricorso all’outsourcing degli acquisti è uguale per i due tipi di imprese, per cui questa maggiore ‘evoluzione’ sembra diventerà influente solo nel futuro.
Il quarto parametro è un incrocio tra la capacità di ridurre i costi degli approvvigionamenti che le aziende pensano di ottenere (secondo quanto da loro stesse percepito) e gli obiettivi di riduzione dei costi che si pongono. Le aziende che si sono date gli obiettivi più ambiziosi e che si considerano meno capaci di raggiungerli con le proprie risorse, mostrano la più alta percentuale di utilizzo previsto dei Psp nel 2006 (73% di casi). Di converso, chi si è posto obiettivi meno ambiziosi o chi si ritiene abbastanza bravo, mostra una previsione di utilizzo dei Psp nel 2006 dal 36% al 40%.
Infine: sono contente le compagnie dei servizi di cui godono? Sembrerebbe proprio di sì, come si vede dalla figura riportata, che mostra un livello di soddisfazione superiore al valore medio per quasi tutte le voci prese in esame. In particolare, la soddisfazione è buona per le voci ritenute prioritarie, come la riduzione dei costi, la qualità dei materiali acquistati e la riduzione del capitale circolante. Resta elevata anche per quasi tutte le voci considerate di priorità inferiore, tranne solo due: l’identificazione di fornitori locali economici e l’integrazione dei fornitori nella ricerca e nello sviluppo. Qui, evidentemente, per i fornitori dei servizi di procurement c’è ancora del lavoro da fare.

I risultati ottenuti dal procurement in outsourcing

Fonte: Accenture

Luciano Barelli

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