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Blockchain e Web3: l’evoluzione tra scalabilità, sicurezza e AI



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Capacità di calcolo, crittografia avanzata e intelligenza artificiale aprono nuovi scenari, dall’Agentic Payments ai controlli sull’inferenza. Il nodo dell’interoperabilità

Pubblicato il 28 gen 2026



blockchain e web3 zerouno
Silvia Attanasio (ABI); Francesco Bruschi (Osservatorio Blockchain & Web3); Federico De Poli (EY); Filippo Franchini (Web3 Foundation di Polkadot); Gianluigi Guida (Binance Italy); Sandro Vecchiarelli (Pomiager).

Il settore fintech sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnando il passaggio da una visione puramente speculativa a una maturità operativa definita “adulta”. Durante la recente presentazione della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Web3 presso il Politecnico di Milano, i principali attori della filiera hanno delineato i trend di frontiera che caratterizzano blockchain e web3, evidenziando come l’innovazione infrastrutturale stia finalmente risolvendo i limiti storici di scalabilità e riservatezza. L’analisi che segue si basa sulle evidenze emerse dal confronto tra accademici, responsabili dell’innovazione bancaria e leader tecnologici globali, offrendo una panoramica rigorosa sulle direzioni future del mercato.

L’infrastruttura del futuro: superare il trilemma con la crittografia avanzata

Uno dei punti di svolta più significativi registrati nel corso dell’ultimo anno riguarda il superamento del cosiddetto “Trilemma della blockchain”, ovvero l’impossibilità teorica di garantire simultaneamente scalabilità, sicurezza e decentralizzazione. Francesco Bruschi, Direttore dell’Osservatorio blockchain e Web3, sottolinea come il 2025 abbia rappresentato uno spartiacque fondamentale: «Quello che abbiamo visto nel 2025, se guardiamo alcune di queste evoluzioni, è stata tra le altre cose la scalabilità della chain che è più decentralizzata e sicura disponibile al momento». Bruschi riporta dati importanti su questo avanzamento, precisando che la capacità di calcolo e gestione delle transazioni è cresciuta «di due ordini di grandezza», con ulteriori prospettive di abbattimento dei costi e incremento del throughput nel prossimo futuro.

Il motore tecnologico dietro questo salto prestazionale è identificato nelle Zero-Knowledge Proof (ZKP) e nella crittografia avanzata. Oltre a a favorire la velocità delle operazioni, queste tecnologie rispondono alle due sfide cruciali per l’adozione di massa: la privacy e l’identità.

Senza un controllo granulare degli accessi e la protezione delle informazioni sensibili, l’applicazione della tecnologia ai processi di business rimarrebbe limitata; le ZKP permettono invece di portare questi elementi in modo «compliant nel mondo delle blockchain».

Privacy e interoperabilità nei sistemi decentralizzati

La necessità di riservatezza è particolarmente sentita dalle aziende che operano in ambiti tradizionali. Federico De Poli, Global OpsChain Solutions Lead di EY, evidenzia come la tokenizzazione su reti permissionless presenti limiti evidenti di confidenzialità che devono essere risolti per abilitare casi d’uso come la supply chain o i pagamenti B2B.

Parallelamente, il tema dell’interoperabilità rimane centrale per evitare la frammentazione del mercato. Filippo Franchini, della Web3 Foundation (Polkadot), osserva come l’ecosistema si stia spostando verso la creazione di hub dove i diversi pezzi di logica vengono concentrati per migliorare la reattività e la user experience. Sebbene l’esplosione dei Layer 2 di Ethereum abbia garantito scalabilità, ha anche generato una dispersione che gli sviluppatori stanno cercando di mitigare attraverso modelli più efficienti e smart contract evoluti.

Il legame sinergico tra intelligenza artificiale e registri distribuiti

Un altro pilastro dell’evoluzione di Blockchain e web3 è rappresentato dall’integrazione con l’intelligenza artificiale (AI). Sebbene in passato le due tecnologie siano state viste come concorrenti per l’attenzione degli investitori, oggi emerge una convergenza funzionale. La Blockchain agisce come abilitatore per la cosiddetta Explainable AI, offrendo tracciabilità e trasparenza a modelli che altrimenti opererebbero come “black box”. Tramite le Zero-Knowledge Proof, sarà possibile dimostrare che un’inferenza derivi correttamente da un determinato modello addestrato su dati certificati e non manipolati.

Un ambito applicativo di estremo interesse è quello degli Agentic Payments. In un futuro prossimo, gli utenti potrebbero delegare ad agenti AI il compito di fruire di contenuti o servizi, pagandoli attraverso meccanismi di micropagamento on-chain.

Sandro Vecchiarelli, CTO di Pomiager, riporta casi d’uso già operativi nel settore bancario, dove l’AI controlla la conformità della documentazione (ad esempio per i mutui) e la blockchain notarizza documenti, e soprattutto la «vettorizzazione, cioè l’ingestion su cui si basa l’AI per rispondere» . Questo approccio garantisce l’integrità totale dei processi, assicurando che la base di conoscenza su cui l’AI formula le risposte non sia stata manomessa, con vantaggi significativi in termini di compliance e applicazioni forensic.

L’evoluzione dell’accesso: smart wallet e identità digitale

Perché blockchain e web3 raggiungano una scala globale, l’esperienza dell’utente deve diventare seamless. I dati indicano una crescita esponenziale degli Smart Wallet, con oltre 59 milioni di smart accounts censiti a livello mondiale. Questi strumenti semplificano l’accesso eliminando le barriere tecniche tipiche dei primi anni del settore. Gianluigi Guida, CEO di Binance Italy, chiarisce che il contrasto tra custodia centralizzata e self-custody è solo apparente: «Il futuro per noi non è CEX versus self-custody, ma è CEX plus self-custody». L’obiettivo è offrire un ampio spettro di servizi che permetta all’utente di scegliere il livello di controllo sui propri asset in base alla propria maturità tecnologica.

Sul fronte aziendale, Federico De Poli osserva che le imprese integrano i wallet per semplificare la vita ai clienti, affidandosi a terze parti per i processi di KYC (Know Your Customer) e AML (Anti-Money Laundering), concentrandosi così sul valore del caso d’uso, come loyalty o ticketing . A questo si aggiunge l’evoluzione dell’identità digitale nel quadro normativo eIDAS. Sandro Vecchiarelli descrive l’implementazione di meccanismi per le Verifiable Credentials, che permettono, ad esempio, a una banca di emettere credenziali sulla solvibilità di un cliente verificabili da terzi senza contatti diretti con l’emittente, creando un «trust triangle tra la banca, il verifier e il cliente finale» .

Verso la convergenza finanziaria

Il mercato sta progressivamente superando le “guerre di religione” tra finanza tradizionale (TradFi) e mondo crypto. Silvia Attanasio, Responsabile Innovazione di ABI, sottolinea l’importanza della stabilità normativa portata dal regolamento MiCA (o MiCAR), che offre la confidenza necessaria per operare in un mondo regolamentato. Tuttavia, permangono sfide interpretative: Attanasio fa notare come l’obbligo di trovare un «responsabile unico del registro» possa talvolta entrare in tensione con il concetto stesso di decentralizzazione.

Nonostante queste frizioni, la convergenza è evidente. Gianluigi Guida osserva come i player tradizionali stiano inglobando la tecnologia per beneficiare di settlement veloci, operatività 24/7 e costi ridotti per i trasferimenti cross-border. Collaborazioni con giganti come BlackRock e Franklin Templeton, e l’annuncio del New York Stock Exchange di voler offrire il trading su blockchain, confermano che la tecnologia è diventata un’infrastruttura standard.

Il cuore di questa trasformazione rimane la tokenizzazione. Filippo Franchini la definisce «la cosa più importante che la blockchain ci porta», ovvero la capacità di trasferire qualsiasi asset, fungibile o meno, liquido o illiquido come il real estate, con la certezza assoluta dell’autenticità garantita dal consenso decentralizzato. L’innovazione richiede una visione sistemica e, come suggerito da Silvia Attanasio citando una celebre metafora cinematografica: «Il primo che passa attraverso il muro finisce sempre insanguinato, ma chi non applicherà questo metodo dopo di te sarà un dinosauro». L’obiettivo per l’ecosistema europeo è dunque muoversi con generosità verso un’Open Innovation che permetta di costruire attori forti e tecnologicamente indipendenti.

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