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Intelligenza artificiale e HR, aumenta la fiducia nei robot

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Intelligenza artificiale e HR, aumenta la fiducia nei robot

La relazione tra gli esseri umani e le macchine è in fase di ridefinizione sul posto di lavoro e non esiste un approccio unico per gestire con successo questo cambiamento: è quanto si deduce dallo studio AI at Work, condotto da Oracle e Future Workplace

30 Ott 2019

di Redazione

L’intelligenza artificiale ha cambiato il rapporto tra persone e tecnologia sul lavoro e sta ridisegnando il ruolo che i team HR e i manager devono svolgere nell’attrarre, trattenere e sviluppare i talenti. È quel che emerge dalla seconda edizione dello studio annuale AI at Work, condotto da Oracle e Future Workplace (una società di ricerca che forma i leader a ripensare il posto di lavoro e le attività di assunzione, sviluppo e coinvolgimento dei dipendenti) che ha coinvolto un panel di 8.370 dipendenti, manager e responsabili Risorse Umane in 10 Paesi.

L’adozione dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro

Contrariamente alle comuni paure sull’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione, dipendenti, manager e responsabili delle Risorse Umane di tutto il mondo stanno segnalando un aumento dell’adozione dell’AI sul posto di lavoro e molti la stanno accogliendo con positività e ottimismo fugando le paure sull’impatto di questa tecnologia in ambito lavorativo.

L’IA si sta affermando sempre più, infatti, il 50% dei lavoratori attualmente utilizza una qualche forma di AI nello svolgimento del proprio impiego, superando di parecchi misure il 32% dell’anno scorso. I lavoratori in Cina (77%) e India (78%) hanno tassi di adozione oltre il doppio di quelli di Francia (32%) e Giappone (29%).

Il rapporto con i robot

La maggioranza (65%) dei lavoratori è ottimista, entusiasta e grata di avere colleghi robot e quasi un quarto riferisce di avere un rapporto molto positivo e gratificante con l’AI sul posto di lavoro.

I lavoratori in India (60%) e Cina (56%) sono i più entusiasti, seguiti da quelli degli Emirati Arabi Uniti (44%), Singapore (41%), Brasile (32%), Australia/Nuova Zelanda (26%), Giappone (25%), Stati Uniti (22%), Regno Unito (20%) e Francia (8%).
Gli uomini hanno una visione più positiva dell’AI (32%) rispetto alle donne (23%).

La crescente adozione dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro sta avendo un impatto significativo sul modo in cui i dipendenti interagiscono con i loro manager, con una conseguente evoluzione del ruolo tradizionale dei team HR e del manager stesso.

Il 64% delle persone si fiderebbe di un robot più del proprio manager e la metà si è rivolta a un robot invece che al proprio manager per una consulenza.

I lavoratori in India (89%) e Cina (88%) hanno maggior fiducia nei robot rispetto ai loro manager, seguiti da Singapore (83%), Brasile (78%), Giappone (76%), Emirati Arabi Uniti (74%), Australia/Nuova Zelanda (58%), Stati Uniti (57%), Regno Unito (54%) e Francia (56%).

Più uomini (56%) rispetto alle donne (44%) si sono rivolti all’AI invece che ai relativi manager.

L’82% ritiene che i robot possano fare le cose meglio dei loro manager. Alla domanda su cosa i robot possono fare meglio dei loro manager, gli intervistati hanno risposto che i robot sono più bravi a fornire informazioni imparziali (26%), rispettare i programmi di lavoro (34%), risolvere i problemi (29%) e gestire i budget (26%).
Interpellati su cosa i manager sono in grado di fare meglio dei robot, i lavoratori hanno elencato la comprensione dei loro sentimenti (45%), la formazione (33%) e la creazione di una cultura del lavoro (29%).

Intelligenza artificiale sul lavoro, cosa fare guardando al futuro

L’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro è solo all’inizio e per sfruttare gli ultimi progressi in materia, le aziende devono concentrarsi sulla semplificazione e sulla sicurezza dell’AI sul posto di lavoro. Il rischio è di perdere terreno.

Il 76% dei lavoratori (e l’81% dei responsabili delle risorse umane) trova difficile tenere il passo con i cambiamenti tecnologici sul posto di lavoro.

I lavoratori desiderano interagire in modo semplice con l’intelligenza artificiale al lavoro, infatti, richiedono una migliore interfaccia utente (34%), una formazione sulle migliori procedure (30%) e un’esperienza personalizzata in base al loro comportamento (30).

La sicurezza (31%) e la privacy (30%) sono le principali preoccupazioni che impediscono ai lavoratori di utilizzare l’AI a scopi professionali.

I nativi digitali della Generazione Z (43%) e i Millennials (45%) sono più preoccupati per la privacy e la sicurezza sul lavoro rispetto a coloro che appartengono alla Generazione X (29%) e ai Baby Boomers (23%).

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Redazione

Nel corso degli anni ZeroUno ha esteso la sua originaria focalizzazione editoriale, sviluppata attraverso la rivista storica, in un più ampio sistema di comunicazione oggi strutturato in un portale, www.zerounoweb.it, una linea di incontri con gli utenti e numerose altre iniziative orientate a creare un proficuo matching tra domanda e offerta.

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