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Dai dati all’AI: così Impresoft porta l’intelligenza artificiale nei processi aziendali



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La rotta per innovare il business tracciata dal Group CEO, Alessandro Geraldi. Obiettivo: superare il gap digitale italiano attraverso un ecosistema aperto, casi d’uso verticali, sovranità, nuove competenze basate sul modello “scout”

Pubblicato il 24 apr 2026



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Il panorama hi-tech delle aziende italiane vive un paradosso scomodo: nonostante l’Italia sia il quarto Paese in Europa per spesa digitale, la penetrazione tecnologica resta molto inferiore rispetto ai partner continentali. Con un investimento complessivo che si attesta all’1,9% del PIL, contro il 2,6% della media europea e punte superiori al 4% negli Stati Uniti, il sistema Paese sconta un debito tecnologico che frena la produttività.

Per i CIO e i responsabili IT, la sfida non è solo spendere di più, ma spendere meglio. Una delle criticità alla base di questa situazione consiste in una carenza di infrastrutture dati e processi strutturati, elementi fondamentali per essere competitivi prima ancora di approcciare l’intelligenza artificiale.

La domanda di innovazione esiste, ma richiede un’offerta specializzata capace di servire il motore del Paese, ovvero quel mercato mid-to-large che produce ed esporta.

Impresoft: l’evoluzione di un ecosistema per il Made in Italy

Nata per aggregare competenze multidisciplinari, Impresoft si è consolidata come un player di riferimento con circa 240 milioni di euro di ricavi e una forte specializzazione nei settori Manufacturing, Retail e Pharma.

La strategia del gruppo si basa su un modello operativo dove il cliente può trovare un unico punto di riferimento per la trasformazione digitale: dall’ERP al CRM, fino alla digitalizzazione dei processi di fabbrica e alle infrastrutture cloud.

Con 18 acquisizioni dal gennaio 2023, il gruppo ha dimostrato una capacità attrattiva verso l’imprenditorialità locale, mantenendo una crescita organica del 10% e puntando a un’ambizione europea.

Dalla Generative AI all’approccio AI First

L’intelligenza artificiale non è più una funzionalità aggiuntiva, ma il fulcro della strategia di Impresoft. L’obiettivo dichiarato è passare da una fase di sperimentazione a una scala industriale: “AI First at scale”.

Questo approccio si traduce in un impegno massiccio che coinvolge le 1.700 persone del gruppo, con l’idea che l’AI debba essere utilizzata a tutti i livelli aziendali.

«Non si tratta di ridurre il personale, ma di aumentarne la produttività e la capacità di risolvere problemi complessi», sottolinea Alessandro Geraldi, Group CEO di Impresoft. Che fa notare: «utilizziamo l’AI estensivamente nella scrittura del codice, nel marketing per l’analisi delle performance e nella gestione del customer service, dove l’accuratezza degli strumenti automatizzati sta raggiungendo livelli sorprendenti, mantenendo però sempre l’uomo nel loop».

Casi d’uso verticali: dove l’AI genera valore reale

L’efficacia della tecnologia si misura nei risultati di business. Impresoft sta portando l’AI in settori critici con soluzioni concrete. Nell’healthcare, ad esempio, soluzioni di “patient summary” permettono ai medici di sintetizzare istantaneamente le informazioni cliniche, riducendo i tempi amministrativi a favore dell’analisi medica.

Nel mondo legal, l’AI analizza rischi legali e contratti in diverse lingue e giurisdizioni, ottimizzando le risorse interne. Nel manufacturing, l’integrazione dell’AI nei sistemi di qualità permette di analizzare dati provenienti dai macchinari o feedback dei clienti, trasformando il lavoro operativo in attività di supervisione e decisione.

Altri esempi toccano l’automotive, con assistenti intelligenti che guidano l’utente nella scelta dell’auto, e il turismo, con consigli personalizzati basati sulla conoscenza aziendale specifica.

Governance e sovranità digitale: il sistema Martia

Un tema cruciale per i responsabili tecnologici è la governance dei costi e della sicurezza. L’uso indiscriminato di strumenti di AI può portare a rischi di compliance e a un’esplosione dei costi computazionali.

Impresoft affronta queste sfide con Martia, una piattaforma che garantisce l’indipendenza dai singoli modelli linguistici (LLM) e assicura che i dati rimangano di proprietà dell’azienda, senza arricchire modelli esterni.

Martia funge da strumento di governo, permettendo di monitorare chi usa quale strumento e con quale frequenza, ottimizzando la capacità computazionale. Questo approccio risponde al bisogno di sovranità digitale, un pilastro per la sicurezza e l’innovazione in Europa, come sottolineato anche di recente dal rapporto Draghi.

Infrastruttura dati: il pre-requisito per l’algoritmo

L’AI non può funzionare nel vuoto. Molte aziende soffrono di un debito tecnologico legato alla frammentazione dei dati. Impresoft lavora per creare quell’infrastruttura fondamentale (data gateway, integrazione tra ERP, MES e CRM) che permette di trasformare un’azienda in una ’azienda algoritmica’.

Grazie anche a normative come il Data Act, è oggi più facile accedere ai dati dei macchinari, permettendo la creazione di digital twin e analisi predittive che migliorano l’efficienza operativa e riducono gli sprechi.

Per il CIO, l’investimento prioritario rimane la pulizia dei dati e l’integrazione del patrimonio informativo aziendale.

Le nuove competenze: il modello “scout” e l’intelligenza emotiva

La trasformazione guidata dall’AI impone un ripensamento radicale delle competenze. Impresoft suggerisce di abbandonare la formazione tradizionale e accademica a favore di un modello simile a quello degli scout: micro-team che si confrontano settimanalmente sull’uso degli strumenti, in un processo di apprendimento continuo e orizzontale.

Le competenze tecniche evolveranno verso la capacità di individuare e codificare i problemi, ma crescerà paradossalmente l’importanza dell’intelligenza emotiva, dell’empatia e della capacità di lavorare in gruppo. In un mondo dove la conoscenza può essere automatizzata, l’attitudine al contributo collettivo e la curiosità diventano i veri differenziatori competitivi.

Etica e compliance: innovare entro i limiti previsti

Inoltre, l’innovazione tecnologica non può prescindere da un solido framework etico e legale. Impresoft ha adottato policy di governance rigorose, vietando l’uso di AI non controllate internamente (Shadow AI) per tutelare il codice e i dati aziendali.

La collaborazione «con studi legali specializzati in privacy e diritto societario assicura che i progetti di AI siano “compliant by default”, conforme dall’origine», rimarca il Group CEO: «capire le implicazioni dell’AI Act europeo e le tutele contrattuali non è solo un obbligo burocratico, ma una competenza strategica che permette di costruire soluzioni solide e durature».

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